Scosse dalla Grecia

Vassilis Vassilikos

C’è un'antichissima espressione greca che rimanda ai responsi di Pizia ed è difficilmente traducibile. Quest’espressione suona così: Η κατάστασις επεδεινουμένη βελτιούται. Che si potrebbe tradurre: «Più le cose vanno male, meglio vanno». In questa battuta, che sembra tratta da un atto unico di Ionesco, c’è la sintesi della situazione attuale del mio paese. Per dirla in altre parole: i tagli a stipendi e pensioni sono arrivati al punto estremo, al «muro della vergogna», con la diminuzione delle indennità, l’aumento di due anni dell’età pensionabile e con l’invenzione di soluzioni alternative a problemi altrimenti insolubili, come quello di evitare la scure sugli stipendi di giudici, generali e poliziotti.

Parallelamente l’Europa ha dato segni di risveglio. In primis con la mossa di Draghi (che se fosse stata fatta, come era giusto, due anni fa, ora le cose sarebbero molto diverse) e secondariamente domando la bisbetica frau Merkel. Per il momento, questa svolta al timone della Bce non porterà alla Grecia i vantaggi immediati dell’Italia e della Spagna. Ma l’onda lunga già partita dagli altri paesi mediterranei arriverà tra un paio d’anni anche nelle nostre spiagge. Questa è una prospettiva che crea quell’ottimismo finora mancato. Nel nostro paese, ora che le mucche non hanno più latte da offrire al mungitore/esattore, l’attenzione dei veterinari incaricati della salvezza del paese (cioè i nostri creditori attraverso la troika) si è concentrata sui tori. Notoriamente i tori da monta, ma anche i galli, corrispondono all’1% di mucche o galline. Costoro, i grandi capitalisti (per chiamarli con il loro vero nome) hanno spostato i loro soldi all’estero, in particolare nel paese di Guglielmo Tell, altrimenti detto Svizzera. Ignoti depositanti greci tengono in Svizzera settanta miliardi di euro: due volte il deficit del paese.

Prima però di arrivare a un accordo tra la Grecia e la Svizzera per tassare questi depositi, come ha fatto due anni fa la Germania, lor signori hanno già iniziato a spostare i loro capitali dalla Svizzera verso altri paradisi, magari asiatici. In questo modo, se ci saranno ulteriori ritardi nella conclusione dell’accordo, nel prato fiorito svizzero ci rimarrano solo le ortiche e i cardi spinosi, che, com’è noto, vanno bolliti per ottenere un decotto che dà grande sollievo alle disfunzioni epatiche e ad altri malanni del corpo umano. Ma solo a loro. Divento mio malgrado ironico perché so quello che noi tutti sappiamo, cioè che il denaro non ha patria. Ma quando la patria non ha il denaro necessario per rimanere patria, allora a che serve la parola patriota (a meno che non si riferisca ai missili Patriot), a che servono la bandiera, l’inno nazionale, la lingua, la Chiesa ortodossa d’Oriente e tutto quello che è compreso nella parola «greco»? Arriviamo così a quello che disse il poeta premio Nobel Giorgos Seferis: «Hellas vuol dire disgrazia» (Hélas in francese, con una l).

Ed è veramente questa la situazione in cui ci troviamo: nella «disgrazia». Quello che si sente continuamente nelle tragedie antiche: ahimè e ahinoi! Uccisioni, incesti, stragi, che comunque alla fine portano sempre all'antica catarsi. È proprio questa catarsi che si aspetta il popolo greco, quella che solo un deus ex machina può portare, visto che i nostri antichi antenati, i tragediografi, sono defunti da 2.500 anni. Ma il deus ex machina che ci hanno lasciato in eredità le loro opere rimane ancora la soluzione che porta alla salvezza.

P.S.: Molti amici stranieri mi rivolgono domande su Alba Dorata. Come ha fatto la malapianta a crescere? Io rispondo che, nei periodi più difficili della nostra storia, c’era sempre un 5% che svolgeva lo stesso ruolo svolto ora dai baldi giovani di Alba Dorata. Nel 1931 c’era l’organizzazione Eee che attaccava gli ebrei greci. Durante l’occupazione delle potenze dell’Asse, c’erano i Battaglioni di Sicurezza e il gruppo X. Durante la dittatura dei colonnelli avevamo i delatori senza nome. E ora abbiamo Alba Dorata che è cresciuta nei quartieri più sensibili grazie alle sue “opere caricatevoli” e all’assenza dello stato. Se la prendono con i pachistani, gli srilankesi, con quelli scuri di pelle. L’unica differenza con il Ku Klux Klan è che loro dispongono di seggi nel Parlamento degli Elleni, nel paese in cui è nata la democrazia. Involontariamente però svolgono anche quella funzione di cui parlavo prima, di deus ex machina che risveglia l’elleno dal letargo in cui era caduto per ben 35 anni di benessere in prestito e di un’apparente agiatezza ad altissimi tassi d’interesse.

Traduzione dal greco di Dimitri Deliolanes

Grecia, la fiera della miseria politica

Dimitri Deliolanes

Il sentimento dominante è la disperazione. Più che la rabbia. Arrabbiati sono in tanti, ma alla fine sono minoranza. Disperati lo sono tutti. Dal premier Yiorgos Papandreou fino all’ultimo immigrato afghano, trascinato in condizioni disumane fino a questo estremo lembo di Europa per trovarsi intrappolato e solo, senza possibilità di lavoro e senza una lira in tasca.

Gli arrabbiati si sono radunati per lungo tempo a piazza Syntagma, di fronte al Parlamento, la «Boulè degli Elleni». È là la Puerta del Sol, la piazza Tahrir dei Greci. «Ladri! Ladri!», hanno inveito contro il mondo politico. Tutti gli danno ragione. Mai come in questo momento la classe politica incontra tanto disprezzo da parte dell’opinione pubblica. Leggi tutto "Grecia, la fiera della miseria politica"

alfadomenica giugno #1

DELIOLANES su TSIPRAS - PAOLOZZI su RENZI – FERRIERI sul FENOMENO SAMIZDAT - CARBONE Semaforo - CAPATTI Ricetta **

LA VITTORIA DI TSIPRAS
Dimitri Deliolanes

Una situazione politica complessa che pone alla sinistra questioni difficili ed esige mosse ponderate e attente. Questo è il risultato delle elezioni europee nel paese di gran lunga colpito più duramente dalla crisi e dalle politiche di austerità.
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LA VITTORIA DI RENZI
Letizia Paolozzi

“Non mi fido però…”; “Mi fido ma…”; “Aspettiamo a vedere…”. Intorno alla vittoria di Renzi, al di là dei vari commenti sul Pd partito-stato; partito-pigliatutto, partito-contenitore; nuova Dc. E sulla sua “mutazione antropologica” o sulla continuità con il berlusconismo in salsa giovanilistica.
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IL LETTORE ECCEDENTE
Luca Ferrieri

Sono molti gli elementi di interesse di questo libro di Valentina Parisi, che, oltre a essere una grande esperta del mondo russo e della sua letteratura, è traduttrice da diverse lingue ed è attenta conoscitrice delle esperienze artistiche ed estetiche del Novecento, oltre che dell’editoria e della sua storia.
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SEMAFORO
Maria Teresa Carbone

DEMOGRAFIA - DIMENTICANZE - DISUGUAGLIANZE - RICERCA & SVILUPPO
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QUATTRO FORMAGGI - Ricetta
Alberto Capatti

I moltiplicatori numerici applicati ai nomi dei piatti suonano male e suggeriscono una abbondanza fasulla, una convivenza forzata e una indeterminatezza di fondo.
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La vittoria di Tsipras

Dimitri Deliolanes

Una situazione politica complessa che pone alla sinistra questioni difficili ed esige mosse ponderate e attente. Questo è il risultato delle elezioni europee nel paese di gran lunga colpito più duramente dalla crisi e dalle politiche di austerità. Il risultato delle urne ha dato un chiaro messaggio di condanna verso il governo. Nuova Democrazia, il partito di destra del premier Antonis Samaras, ha subito un importante calo del 7% rispetto alle elezioni nazionali del 2012.

Anche i suoi alleati socialisti, il PASOK di Evangelos Venizelos, sono usciti dalle elezioni con le ossa rotte: due anni fa questo partito aveva ottenuto il 12% (subendo già un clamoroso calo rispetto al 44% del 2009), il 25 maggio è ancora sceso all’8%. SYRIZA di Alexis Tsipras ha ottenuto il 26,5% emergendo come primo partito del paese. Una chiara vittoria elettorale e, insieme, un’esplicita condanna del governo in carica.

All’indomani delle elezioni Tsipras si è recato dal Presidente greco Karolos Papoulias e gli ha palesato una situazione di “profonda disarmonia” tra il responso delle urne e la composizione attuale del Parlamento. La richiesta è stata di arrivare “in tempi stretti” allo scioglimento della Camera e a nuove elezioni. Infine, il leader di SYRIZA ha diffidato il governo: non solo non deve prendere nuovi impegni con la troika, ma non deve neanche applicare le misure di austerità già approvate in Parlamento. Come, per esempio, la privatizzazione dell’acqua, la vendita di più di un centinaio tra le coste più belle del paese e la liquidazione delle casse pensionistiche in forte deficit dopo l'haircut del debito del gennaio 2012.

È evidente la volontà del leader dell’opposizione di esercitare la maggiore pressione possibile sulla debole maggioranza in Parlamento (appena 1 o 2 seggi di vantaggio) in modo da provocare defezioni e contrasti capaci di metterla in crisi. Questa tattica è rafforzata anche dal fatto che il più vasto fronte delle forze antiausterità rappresenta complessivamente quasi il 69% dell’elettorato.

Le mosse di SYRIZA però debbono essere prudenti. Malgrado la grande vittoria elettorale, il partito di Tsipras ha ottenuto il primato a causa del crollo degli avversari. Tanto che molti osservatori si pongono il problema se questo 27% rappresenti un tetto all’espansione elettorale del partito. È un problema importante che ne pone a sua volta un secondo: quello delle possibili alleanze di governo. I potenziali alleati sono usciti malconci dalle elezioni europee. Il piccolo partito della Sinistra Democratica di Fotis Kouvelis si è sostanziamente dissolto, ottenendo un misero 1,2% (6,2% due anni fa). Anche il partito di centrodestra antiausterità dei Greci Indipendenti di Panos Kammenos ha subito forti perdite: 3,4% (7,5% nel 2012).

Ne sono usciti invece leggermente rafforzati i comunisti stalinisti del KKE: 6% rispetto al 4,5% del 2012. Il KKE però ha sempre rifiutato qualsiasi accordo con SYRIZA. Anzi, da quando il partito di Tsipras è emerso come primo partito della sinistra, la polemica dei comunisti si è fatta feroce. Il PASOK, da parte sua, ha dimostrato di conservare una parte della sua forza, mentre tutti erano convinti che rischiasse di sparire dalla scena politica. Sicuramente, la piena identificazione del partito con una destra ultraliberista e autoritaria crea seri problemi di identità. Ma quell'ulteriore 4% che ha abbandonato Venizelos non è andato a sinistra ma ha preferito la neonata formazione To Potami (Il Fiume) creata dal presentatore TV Stavros Theodorakis, un raggruppamento piuttosto confuso che a Strasburgo ha aderito al PSE.

Se SYRIZA vuole trovare alleati nel nuovo Parlamento è in questa direzione che dovrà guardare. Ma le leadership delle due formazioni (PASOK e To Potami) non fanno sperare. Venizelos probabilmente teme di finire in galera per chissà quali e quanti vecchi scandali, mentre Theodorakis è apertamente sponsorizzato dai “poteri forti” che controllano il settore radio televisivo. Tsipras deve quindi trovare il modo di parlare ai loro elettori e rendere la sua proposta politica più efficace, più convincente e sicuramente più di governo. Altrimenti le elezioni anticipate richieste a gran voce rischiano di trasformarsi in boomerang.

Il saccheggio della Grecia

Dimitri Deliolanes

L’austerità funziona e sta dando risultati. Su questa parola d’ordine si sta giocando la partita per le elezioni europee. Al centro dello scontro, di nuovo, c’è la Grecia, il paese cavia delle politiche imposte dalla Germania e dal Fondo Monetario Internazionale.

Lo show pubblicitario è partito il 10 aprile, con l’improvviso ritorno dei bond greci sui mercati finanziari. Fino a quel momento, il ministro delle Finanze greco Yannis Stournaras assicurava che i tempi sarebbero stati molto più lunghi. Il premier Antonis Smaras ha invece voluto premere l’acceleratore e così l’immissione è stata fatta all’istante: obbligazioni di diritto britannico a scadenza quinquennale per 2,5 miliardi a un tasso di 4,75%. Un vero affare per gli investitori, garantiti dal fatto che lo stato greco non può procedere a nuovi haircut. Un nuovo aggravio di più di 700 milioni per il già pesante debito greco.

Ma non era solo questa la freccia nell’arco del governo greco. Il presunto risanamento delle finanze pubbliche avrebbe raggiunto per la prima volta nel 2013 un surplus primario. Poco più di un miliardo e mezzo, ma tanto basta per segnalare “l’inversione di tendenza”. Di nuovo campane in festa nei media europei ma per i greci è una beffa amara: tutti sanno che quest’obiettivo è stato raggiunto sospendendo tutti i pagamenti dello stato fin dalla fine del 2011: più di 4,5 miliardi di tasse da restituire, 5 miliardi i debiti dello stato verso fornitori, 1,2 miliardi di pensioni non elargite.

Ai toni trionfalistici del governo greco si è aggiunta la cancelliera Merkel, in visita per poche ore ad Atene l’11 aprile per sostenere e avallare i successi del suo allievo prediletto. “La Grecia ha fatto i compiti”, ha dichiarato la cancelliera, aggiungendo però che “molto rimane da fare”. Rimane ancora “da fare” quanto concordato a marzo con la troika (FMI, BCE, Commissione Europea) e poi approvato in un testo di più di 750 pagine diviso in due articoli dal Parlamento greco con una maggioranza da crepacuore: 151 sì (su un totale di 300) per il primo articolo, 152 per il secondo.

È previsto il licenziamento di altri 25 mila impiegati dello stato entro la fine del 2014 (in sostanza significa chiudere altri ospedali e altre scuole), viene protratta l'imposta sulla prima casa e si prevede anche la confisca per chi non la versa, vengono sbloccate le aste giudiziarie per i mutui in sospeso per le prime case e vengono tassati perfino gli appezzamenti agricoli, anche quelli non produttivi. Poi c’è il grande capitolo delle privatizzazioni: al primo posto le società dell’acqua di Atene e di Salonicco, la società elettrica, le due società del gas e tanti immobili.

L’enorme parco del vecchio aeroporto di Ellinikon, pochi kilometri fuori Atene, è stato già venduto per 915 milioni per costruirci casinò e centri commerciali. La prospettiva, ha commentato compiaciuto il premier, è di trasformare tutta la litoranea che va da Falero verso capo Sunion con albergoni e case da gioco. Primi aquirenti le multinazionali tedesche associate con oligarchi locali. I russi, che hanno mostrato interesse verso le società del gas, sono stati bocciati dalla troika, malgrado la loro offerta fosse di gran lunga la migliore. Da tutte queste svendite si calcola di incassare circa 18 miliardi entro il 2015 e un’altra ventina negli anni seguenti. Briciole di fronte ai 340 miliardi del debito greco, il 175% del PIL.

Ecco la grande success story dell’Europa dell’austerità. Saccheggio selvaggio, miseria e perenne dipendenza dai creditori stranieri. Nessuna strategia di sviluppo mentre le condizioni della popolazione non fanno che peggiorare: poco meno di due milioni di disoccupati, il 62% dei giovani senza alcuna prospettiva di lavoro, tre milioni senza assistenza medica, 750 mila sotto la soglia di povertà. Era stato promesso un “aumento della competitività” riducendo il costo del lavoro ai livelli turchi.

Ma l’unica cosa che si è ottenuta è un regime autoritario, quello sì molto simile al modello turco. L’austerità esige un attacco diretto contro la democrazia: svalutare sistematicamente le procedure parlamentari, violare la Costituzione, repressione poliziesca, squadrismo nazista e spudorata disinformazione dei media. Non c’è che dire, la Merkel e la pessima Commissione uscente hanno fatto proprio un bel lavoro.

alfadomenica aprile #2

DELIOLANES sull'EUROPA - PALLADINI su MAPA TEATRO – Video di MANZONI – Poesia di COVIELLO – Ricetta di CAPATTI ***

L'EUROPA DI TSIPRAS
Dimitri Deliolanes

Alexis Tsipras ha la stessa età di Matteo Renzi, 39 anni, ma probabilmente questa è l’unica cosa che li unisce. Renzi ha assunto, nel modo discutibile che tutti conosciamo, la presidenza del consiglio. Tsipras deve ancora aspettare le prossime elezioni politiche, che non tarderanno.
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L'IMMAGINAZIONE POLITICA DI MAPA TEATRO
Giulia Palladini

L’immaginazione, secondo Italo Calvino, può essere pensata come la costruzione di cristalli, punti di concentrazione attorno a cui delle immagini si accorpano. Le opere del gruppo colombiano Mapa Teatro sembrano rispondere a questa descrizione con straordinaria esattezza.
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FIATO D'ARTISTA DI PIERO MANZONI - alfavisioni
Domenica prossima, in occasione della mostra milanese Piero Manzoni 1933-1963, alfadomenica proporrà un ampio speciale curato da Andrea Cortellessa e dedicato al «pittore milanese, ma geniale». Oggi anticipiamo un video tratto da uno dei Filmgiornali che Manzoni realizzò fra il ’60 e il ’61 e uno dei testi di Cortellessa.
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https://vimeo.com/91780987

MAILING - Poesia
Michelangelo
Coviello

Due occhi sono come due mani
toccano e frugano nella discarica
la sinistra tiene nella destra il coltello
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COMUNISTA - Ricetta
Alberto Capatti

Nella seconda metà dell’ottocento, il comunismo era definito nei dizionari “Dottrina o meglio Utopia sociale secondo la quale, i beni di questo mondo si avrebbero a spartire egualmente fra tutti”. La prima volta che, a quanto io sappia, compare, in un ricettario, è ne La cuciniera maestra stampata a Reggio Emilia nel 1884.
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L’Europa di Tsipras

Dimitri Deliolanes

Alexis Tsipras ha la stessa età di Matteo Renzi, 39 anni, ma probabilmente questa è l’unica cosa che li unisce. Renzi ha assunto, nel modo discutibile che tutti conosciamo, la presidenza del consiglio. Tsipras deve ancora aspettare le prossime elezioni politiche, che non tarderanno. Basti dire che agli inizi di febbraio le ultime misure di austerità sono state approvate in Parlamento con una maggioranza di 151 deputati su 300.

Anche nel caso, in cui dopo la sicura batosta delle elezioni europee, il premier di destra Antonis Samaras non voglia deporre le armi, ci saranno le elezioni presidenziali agli inizi del 2015. Ma difficilmente l’attuale governo riuscirà ad arrivarci. Intrappolato nella logica del buon allievo della Merkel, Samaras si sente accerchiato: i commissari della troika non gli concedono nulla, il suo elettorato sta fuggendo verso il voto di protesta per Alba Dorata e dentro il suo stesso partito è accusato di aver virato decisamente a destra: autoritarismo poliziesco, retorica da guerra fredda e l’assegnazione di importanti ministeri agli estremisti, come il ministro della Salute Adonis Georgiadis, ex deputato di estrema destra, editore di libelli antisemiti.

Neanche i suoi alleati del partito socialista PASOK di Evangelos Venizelos se la passano bene. Il successore di Papandreou ha condotto il partito verso una politica di appiattimento sulle posizioni del premier di Nuova Democrazia. Questo crollo del PASOK ha conseguenze dirette sulla crescita di SYRIZA. Tra il 2011 (caduta del governo Papandreou) e l’estate del 2012 (doppie elezioni nazionali) un nutrito gruppo di ex minstri, deputati ma soprattutto elettori del PASOK si sono spostati a sinistra. Qualcuno lo ha fatto individualmente. Altri, come le organizzazioni sindacali e quella giovanili, hanno aderito in gruppo. SYRIZA, per la sua stessa composizione, era pronta ad accoglierli.

Tsipras in effetti è il leader che meglio simbolizza la natura composita di questo partito, nato praticamente sotto la sua leadership: un punto di aggregazione che rompe la secolare tradizione al frazionamento della sinistra. I primi passi sono stati intrapresi nel 2001 per iniziativa della vecchia Coalizione della Sinistra del Progresso, il cui troncone principale era il vecchio Partito Comunista dell’Interno, di orientamento eurocomunista. Con SYRIZA la barra si è spostata decisamente a sinistra, dal momento che è riuscito ad aggregare non solo piccole formazioni extraparlamentari, ma anche consistenti forze uscite nel frattempo dal Partito Comunista (KKE). I comunisti avevano iniziato un percorso a ritroso che nell’ultimo congresso li ha condotti a rivalutare la figura di Stalin.

Alle elezioni del 2004 a capo della nuova formazione c'era l’ex europarlamentare Alekos Alavanos ma nel congresso del 2008 Alavanos si è messo da parte per lasciare il posto al giovane Alexis Tsipras, emerso nelle precedenti elezioni comunali. Alle elezioni del 2009 SYRIZA aveva ottenuto il 4,4% ma la profonda crisi ecnomica scoppiata subito dopo ha determinato il crollo del bipartitismo che aveva governato fino a quel momento. Anche se SYRIZA nel 2010 ha subito la scissione a destra della Sinistra Democratica di Fotis Kouvelis, è riuscito comunque a moltiplicare in modo impressionante le sue forze e nel giugno 2012 a raggiungere il 27%.

Tsipras era il volto nuovo della politica greca. Giovane, pulito, dal ragionamento pacato e dalla vita personale molto riservata. Malgrado i grandi sforzi delle emittenti specializzate in gossip, la sua compagna (niente matrimonio ma patto di convivenza) Betty (Peristera) Baziana è rimasta praticamente invisibile, così come i due figli. La carriera politica del presidente di SYRIZA si è svolta interamente dentro il partito della sinistra: era cominciata agli inizi degli anni Novanta, con l’ondata di occupazioni nei licei contro i tagli all’istruzione, poi proseguita all’Università, fino alla laurea in ingegneria civile, specializzazione in urbanistica.

Quando SYRIZA è diventato il primo partito di opposizione, (al quale la Costituzione greca attribuisce particolari funzioni) Tsipras è stato quello che ha maggiormente compreso la differenza che passa tra la lunga sopravvivenza all’opposizione e la prospettiva di governare per portare la Grecia fuori dalla crisi. Già all’indomani delle elezioni del 2012 il leader di SYRIZA ha posto pubblicamente il problema della nuova natura e dei nuovi compiti della sinistra greca. Era, e continua a essere, una sfida determinante. È indicativo un fatto: alle ultime elezioni la posizione di SYRIZA rispetto alla crisi era ancora di tipo massimalista: prevedeva l’unilaterale abrogazione di ogni accordo sottoscritto con i creditori, assumendo consapevolmente il rischio di un’esplusione del paese dall’eurozona. Ma subito dopo Tsipras ha iniziato un lungo percorso che lo avrebbe portato su posizioni molto più realiste.

Intanto si è provveduto a cambiare natura al partito. Nell’ultimo congresso, che si è svolto nel luglio del 2013, SYRIZA ha smesso di essere un aggregato di ben undici componenti. Ha assunto una sua specifica identità e le componenti si sono ridotte a mere correnti interne. Ma la vittoria più importante di Tsipras è stata assumere l’europeismo come valore fondante del partito, ricercando la via di uscita dalla crisi all’interno dei processi politici dell’Unione Europea. Da questa indicazione è maturata a dicembre la decisione del gruppo della Sinistra Europea di candidare Tsipras alla presidenza della Commissione.

Una volta definito questo percorso, bisognava elaborare una proposta fattibile per l’uscita dalla crisi. Tsipras punta non a una soluzione greca, ma a una soluzione europea per tutti i paesi indebitati: una conferenza UE dedicata proprio a questo problema, con un nuovo haircut del debito, secondo le indicazioni del FMI e l’elaborazione di un nuovo piano di sviluppo delle economie in recessione. La Grecia, secondo il leader di SYRIZA, può offrire all’Europa le grandi risorse energetiche del Mediterraneo orientale, nascoste sotto il fondo marino che si estende da Israele a Cipro fino allo Ionio. Ma soprattutto l’Europa eviterà di destabilizzare il paese in una regione già percorsa da tantissime tensioni esplosive.

In tutte le dichiarazioni Tsipras ostenta sicurezza sulla ragionevolezza dei creditori: “Tutti sanno che fare esibizione di instansigenza verso la Grecia rischia di risvegliare i tanti vulcani europei del debito che ora sono in sonno”. In ogni caso, le decisioni unilaterali, come la sospensione dei pagamenti degli interessi sul debito, potranno essere solo l’ultima ratio, quando ogni accordo risulterà impossibile.

Il leader della sinistra greca rimane fedele alle indicazioni del congresso del suo partito che parlano dell’obiettivo di un “governo della sinistra”. Ma è probabile che anche in questo campo alla fine prevarrà la realpolitik. Non è sicuro che SYRIZA riesca a ottenere in Parlamento l’autosufficienza. I comunisti del KKE hanno già detto che non sono interessati. Rimane solo la Sinistra Democratica di Kouvelis, fino al giugno scorso al governo con Samaras, e i Greci Indipendenti di Panos Kammenos, un piccolo partito della destra antiausterità. D’altronde, lo stesso Tsipras ha più volte ammesso che il suo elettorato non proviene solo dalla sinistra, ma comprende anche tanti elettori moderati.

È questo il programma di governo che il leader della sinistra greca ha cercato di spiegare agli europei e agli americani in una serie continua di viaggi all’estero. Nella strategia di SYRIZA il sostegno dell’opinione pubblica europea svolge un ruolo fondamentale. Allo scoppio della crisi nel 2010 i greci hanno constatato con terrore con quanta facilità un potente sistema mediatico poteva scatenare contro qualsiasi popolo europeo un'offensiva fatta da calunnie, razzismo e antichi stereotipi. L’Unione Europea non può reggere una seconda volta a una lacerazione simile.