Biogrammi 2

Gianluca Gigliozzi

Una zia con appartamento gravemente lesionato se ne sta da quindici mesi in albergo – ma due giorni dopo la nuova manovra economica del governo la chiamano i Responsabili di un qualche ente supervisore – annunciano solenni e inflessibili che deve sloggiare da là, e senza fiatare – ci sono state complicazioni, subentrate nuove disposizioni, le carte inoltre parlano chiaro – la situazione di per sé non lo è affatto – è chiaro solo che è pessima – potrà avere almeno un contributo minimo per pagarsi un affitto? – assolutamente no! Dopo qualche giorno va ad informarsi presso altri uffici competenti che però comunicano un parere concorde al verdetto della commissione. Passa ancora qualche giorno e dallo stesso ufficio la richiamano e le dicono che sì, si sono sbagliati, potrà avere un contributo minimo. Intanto parte la caccia a un alloggio nei frastornati dintorni – che impennata il prezzo degli affitti in periferia e nei paesi circostanti : propongono come appartamenti certe stamberghe! Ce n'è uno che però non costa molto e che è piuttosto grazioso, ristrutturato da poco – solo che si trova in un quartiere un po' scosceso ai limiti estremi della Zona Rossa – a pochi metri dal portone della palazzina i soliti militari a controllare che accedano solo alcuni professionisti avanguardisti che là hanno riaperto i loro studi – pensare che la palazzina s'erge come un baluardo della Civiltà contro la circostante congerie di strutture in via di decomposizione – che emozione affacciarsi dalle finestre del piccolo rifinitissimo alloggio specie di notte – sai che buio abissale, genuino – immagino un annuncio possibile – affittasi ampio trilocale dotato di tutti i coMfort in zona ai limiti del reale––– Leggi tutto "Biogrammi 2"

Interrogazione sul mezzo

Milli Graffi

Questa settimana spendo il mio gettone di presenza su questo blog muovendo qualche timido passo nel tentativo di capire che cosa sia la scrittura che viene avviata online sui blog. Sembrano pagine di diario senza contenitore cioè con quella cornice minima che è appunto definita diario e alla quale un lettore si avvicina con la curiosità di chi va a scoprire possibili segreti o perlomeno illuminanti idiosincrasie. E invece no, l’effetto non è quello del diario. Il diario come autoriflessione per quanto libera è sempre rivolta su se stessa e perciò produce un effetto autocontenente, si produce come capacità di contenersi dentro lo spazio che va inventandosi. Penso che persino il diario di uno psicotico riesca a prodursi come contenitore, o forse più che mai il diario dello psicotico è un contenitore. Invece la scrittura sui blog ha questo effetto di essere stracciata sbrindellata in uno spazio di libertà così immenso da diventare vago. Leggi tutto "Interrogazione sul mezzo"