We are 99. Come la folla rivendica la sovranità

Daniele Salerno

Rivolte, riots, disordini, sommosse, cortei, rivoluzioni. Sono queste probabilmente le parole più usate nel 2011 e ciò evidenzia che il grande protagonista di quest’anno è stata la folla. La differenza tra le parole evocate sta nei modi in cui la folla si forma e diviene soggetto collettivo all’interno di una scala tra il massimo grado di dispersione e il massimo grado di aggregazione. Nei disordini (per esempio quelli dell’estate in Inghilterra) la folla viene rappresentata come sfrangiata, in flusso verso i mille rivoli degli spazi urbani: essa è pulviscolare e non dotata di volontà o intenzionalità collettiva (erano casomai intenzionalità singole uguali, e quindi potenzialmente in conflitto, che si contendevano lo stesso oggetto: la roba); nei cortei la folla appare formata dalle pratiche proprie delle manifestazioni politiche: slogan, musiche e ritmi insieme a striscioni e bandiere costruiscono discontinuità regolari, oltre che spazi di parola veri e propri. Leggi tutto "We are 99. Come la folla rivendica la sovranità"

Thriller Republic. La memoria degli anni di piombo tra aule giudiziarie e format televisivo

Daniele Salerno – Centro TraMe

«La mia immaginazione si sforzava senza riuscirvi di rappresentarsi i dialoghi non solo nei contenuti ma nelle frasi parola per parola, il tono delle voci, le possibilità dell’uso del discorso nel cuore del terrore. E insieme sentivo la certezza desolata che quei dialoghi non si sarebbero mai più potuti ricostruire, che erano perduti per sempre».

«Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi. Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace».

La prima citazione è di Italo Calvino: era il 1978, all’indomani del ritrovamento del corpo di Aldo Moro. La seconda citazione è di Pier Paolo Pasolini: era il 1974, l’anno della strage di Brescia, ancora oggi senza colpevoli per insufficienza di prove. Si tratta di due intellettuali e scrittori profondamente diversi, che di fronte a un elenco di stragi e assassini cercano di ricostruire una narrazione che possa fare a meno di “ciò che non si sa o che si tace”, della prova che continua a essere insufficiente. Leggi tutto "Thriller Republic. La memoria degli anni di piombo tra aule giudiziarie e format televisivo"