Daniele Lombardi, due ricordi

Ascolto guardando e vedo ascoltando

Maria Maddalena Novati

Confrontavamo i manifesti dei musicisti futuristi come i bambini le figurine dei calciatori: questo ce l’ho, anch’io, questo no, me lo presti per la mostra?

E con la tua solita generosità non mi dicevi mai di no. E mi prestavi le partiture, e mi donavi i libri e i dischi. Per contro, noi di NoMus, ti facevamo i riversamenti dei tuoi nastri analogici, delle tue audiocassette (che belle le dieci con le interviste del 1988 a Goffredo Petrassi per le trasmissioni Rai).

Ogni tanto mi strapazzavi perché il tuo pensiero radicale non ammetteva compromessi, mi rimettevi sulla retta via dello studio profondo, della ricerca vera, dell’andare alle fonti dirette, del pensare con la propria testa, del non farsi intimidire dal pre-giudizio.

Pianista, pittore, scrittore, divulgatore, organizzatore di mostre ed eventi, uomo curioso, un po’ scomodo, troppo avvezzo a dire la verità (non si usa più di questi tempi), mai prono al potere, mai in cerca di successo.

Docente di pianoforte in Conservatorio, ma secondo me ti stava stretto. Ne abbiamo parlato più volte, eri addolorato dal come l’accademia impaludava gli studi, rinsecchiva le menti, eri futurista anche in questo, avresti voluto svegliare gli animi e i cervelli. Ricordo quando al Museo del Novecento (in uno dei tanti concerti che ci donasti) ci parlasti dell’editoria e del peso che il mercato aveva nel decidere il successo di un compositore a scapito di un altro, di come ti infervoravi nel difendere le tue posizioni contro tutti.

Trascorrere un pomeriggio con te significava per me ripassare tutta la storia della musica, rivedere tutte le estetiche e le poetiche dell’arte, ripercorrere in modo nuovo i sentieri del suono e riscoprirlo forse in modo diverso da come per tanti anni l’avevo concepito.

Venni a Spoleto a sentirti suonare Savinio, altro mito in comune che tu hai frequentato molto prima di me, anzi fosti tu a svelarmene le sfumature e le ironie. Savinio, Scelsi, Antheil e tanti altri che la grande autostrada asfaltata della storia dominante non celebra o dimentica. Mentre tu, sempre nelle pieghe cercavi, sempre nei luoghi di confine, negli attraversamenti fra culture e correnti. Con quella tua calligrafia che era essa stessa musica e pittura al tempo stesso:

La mia musica è una sfida allo spazio, lo spazio dove il suono vibra; un gioco fra il visibile e l’udibile per cui ascolto guardando e vedo ascoltando1.

E venire nel tuo studio voleva dire perdersi fra i libri, le carte, i tuoi quadri, le tue tele a volte chilometriche (ne ricordo una arrotolata che mi dicesti superare i dieci metri2) e il pianoforte a rulli, e l’altro pianoforte quello più accademico e tradizionale, quello per lo studio della musica, tutta la musica, da Mozart a Cage, da Pratella a Bussotti. E quelle tue catarchiche sinfonie per 21 pianoforti, la n. 1 del 1987 e la seconda del 1992, che secondo il tuo pensiero “espandeva le possibilità del pianoforte mediante un uso sinfonico, sovrapponendo più strumenti fino a formare un’orchestra: un ensemble a coda.” 3

Come tutti i grandi curiosi della musica hai scandagliato tutte le possibilità timbriche delle geometrie musicali, dalla musica da camera, il duo, il trio, fino alla grande massa sonora dell’orchestra; dal pianoforte solo all’ensemble a coda dei 21 pianoforti, ma anche dal pianoforte preparato per non sottrarti nemmeno all’uso dell’elettronica, del live electronics. O addirittura muoverti senza pregiudizi e ossessioni dal flauto traversiere alla performance con pianoforti, tape, computer music, raggio laser computerizzato, multivision, proiettori di luce colorata, notazioni di fatti sonori che l’esecutore ricrea nella propria immaginazione.4

Che dire delle sculture? Diventavano spazio e suono e materia da plasmare in ogni direzione del tempo. I quattro elementi Aria, Fuoco, Terra e Acqua con i quali hai giocato tutta la vita traducendoli ora in suoni, ora in visioni, ora in movimenti e danze, ora in caleidoscopiche realtà sono ora ai tuoi piedi fanne quello che vuoi.

Adesso anche per te si aprirà la porta Divina.com? si aprirà la porta di bronzo scolpita5 con la tua musica per farti giocare con la luce? Anche lì sarai imbarazzato nel dover scegliere fra la luce e il silenzio, fra il mito e la leggenda, fra l’eternità e il baleno?

Abbi cura di te, amico mio, racconta al silenzio la tua storia e alla luce la tua emozione.

Pianofortissimo

Gino Di Maggio

Daniele, mai avrei pensato di dover scrivere di te in una simile occasione, ti precedevo di qualche anno e non lo immaginavo naturale. Ma madre natura a cui dobbiamo la nostra esistenza ci ha solo parzialmente rivelato i segreti della vita e quindi nessuno di noi è in grado di sapere quando tutto avrà fine.

Mi raccontano che stavi lavorando nel tuo studio al computer. Lavorare è una parola che ti è sempre naturalmente appartenuta. Instancabilmente direi, come docente di musica al Conservatorio di Milano, come ricercatore, come musicista, come compositore, come pittore. E su tutti i fronti sempre con così grande intelligenza, generosità e lealtà verso gli altri che nella mia pur intensa vita di rapporti con gli artisti di tutto il mondo mi è capitato raramente di incontrare.

Non ricordo dove e come ci siamo conosciuti è stato evidente che ci siamo subito incontrati perché su moltissime cose della vita e della cultura la pensavamo allo stesso modo.

Per più di quarant'anni ho avuto il privilegio di viaggiare insieme a te, moltissimi progetti realizzati che per la loro specificità sono ormai patrimonio della nostra cultura.

Ne cito solo alcuni: nel 1978 abbiamo collaborato insieme alla realizzazione del primo disco sulla musica di Alberto Savinio, per la Multhipla Records che raccoglieva quasi tutte le composizioni per voce e pianoforte e l’unica realizzazione teatrale de Les chants de la mi-mort, «Savinio musicien 1914, récital mi-scénique» con testi di Luigi Rognoni e Maurizio Fagiolo dell'Arco ed eseguite dal pianista Antonio Ballista.

Nei successivi dieci anni un tuo minuziosissimo lavoro di ricerca storica portò alla pubblicazione sempre per multipha record di un primo disco sulla musica futurista (33 giri) e poi alla realizazione di 10 compact disc che grosso modo riassumevano tutta l'esperienza della musica futurista, accompagnati da un'Enciclopedia della musica futurista che allo stato attuale è un unicum al mondo.

Nel 1990 per l'apertura della Fondazione Mudima di Milano progettammo insieme e realizzammo la mostra Pianofortissimo, una mostra dedicata al pianoforte manipolato dagli artisti visivi. Pianofortissimo la intitolammo.

In qualche misura ancora una volta una mostra futurista perché realizzava in un modo anche molto particolare quanto aveva scritto

Filippo Tommaso Marinetti nel suo Il Manifesto tecnico della letteratura Futurista “solo il poeta asintattico e dalle parole slegate potrà penetrare l'essenza della materia”.

Sei stato e sarai sempre un compositore, sempre alla ricerca di una nuova dimensione del suono. Le tue partiture così dense ed intense, originalissime nella forma sono anche sempre di una bellezza impareggiabile. Creavi quasi sempre sul pentagramma, con una scrittura forte che sentivo carica di energia, altre volte dispiegavi la tua immaginazione musicale su spazi liberi con esiti anche più poetici.

Ma amavi moltissimo, con gli anni sempre di più, il tuo lavoro di pittore, anche in questo caso di tipo nuovo perché in realtà anche quando dipingeva tu scrivevi musica.

Tutti sappiamo che la musica è la più bella rappresentazione del tempo e tu sei riuscito con la tua ricerca musicale a farcelo ascoltare il tempo e con la tua pittura a rendercelo visivo. Lunghi, a volte lunghissimi, i rotoli di carta che dipingevi dove le immagini scorrono, solo apparentemente disordinate, caotiche, a volte raggruppandosi ed aggrovigliandosi come a voler formare delle galassie. La rappresentazione, la più bella che ad oggi mi è stato di vedere di un universo cosmico a cui apparteniamo e di cui non conosciamo le regole. Una pittura leggera dove il colore e non solo la forma si fa suono. E che si potesse ascoltare vedendo, lo avevi dichiarato nel tuo primo manifesto Ipotesi di teatro metamusicale presentato per la prima volta in occasione dell'autunno musicale di Como nel 1972 dove avevi inserito una citazione tratta dal Dottor Faust di Thomas Mann: “si dice, è vero, che la musica si rivolge all'orecchio; ma lo fa solo relativamente in quanto l'udito, al pari degli altri sensi, è un organo supplente e mediatore dei fatti spirituali. Esistono in realtà musiche che non presuppongono in alcun modo l'esecuzione, anzi la escludino addirittura. Ciò vale per un canone a sei voci di Bach, nel quale il maestro elaborò un'idea tematica di Federico il Grande. Questo pezzo non è destinato né alla voce umana, né a qualsiasi strumento, né in genere a una realizzazione concreta, ma è musica pura e semplice, musica astratta”. Straordinaria la coerenza che hai dimostrata in tutta la tua vita di ricercatore e di artista.

Le tue partiture così dense ed intense, originalissime nella forma sono anche sempre di una bellezza impareggiabile. Creavi quasi sempre sul pentagramma, con una scrittura forte che sentivo carica di energia, altre volte dispiegavi la tua immaginazione musicale su spazi liberi con esiti anche più poetici.

In questi ultimi anni stavamo lavorando alla realizzazione di libri monografici dedicati ad autori e compositori della musica contemporanea.

Un'impresa solo apparentemente semplice alla quale tu Daniele come sempre hai partecipato con grande passione, anima e corpo. Da oggi mi sentirò molto più solo, per questo ti piango caro fratello ed amico prezioso con tutte le mie lacrime ma salutandoti voglio anche dirti che la nostra amicizia ha reso semplicemente più bella e felice la mia vita.

1

 Daniele Lombardi, Ascoltare con gli occhi, Milano, Mudima 2017, p. 151

2

 Musica virtuale 22 del 2013 misurava 170 x 2500 cm.

3

 Lombardi, ibidem p. 201

4

 1982 Grande notturno a Gargonza / Poema di suoni, segni e luci colorate.

5

 Porta di bronzo scolpita per Giuliano Gori all’entrata della cappella di Celle con la musica dell’ultima lapide dantesca musicata da Lombardi nel 2004 a Firenze.

La pittura è come la vita militare

[Proponiamo la versione integrale dell'articolo di Lombardi, uscito sul n° 13 di alfabeta2]

Daniele Lombardi

 Il film s’intitola La più grande rapina del secolo e Jean Gabin, in una scena dove gli mostrano un quadro di Kandinskji, commenta: «La pittura è come la vita militare, è inutile tentare di capirla».

Quest’affermazione esprime l’idea che il termine militare «avanguardia», usato per le arti, per molti sia e debba rimanere incomprensibile. Sempre rimanendo ai film c’è quella straordinaria scena in Dove vai in vacanza di Alberto Sordi con Anna Longhi in visita alla Biennale di Venezia e al concerto di musica contemporanea: Sordi a metà di un pezzo che allude a 4’33” di John Cage, chiede al vicino di poltrona: «Scusi, quando comincia?». Leggi tutto "La pittura è come la vita militare"