Fanny & Alexander, un Amleto anamorfico

roger-300x238-185x185Dalila D’Amico

«Essere o non essere» è il dubbio dell’eroe per antonomasia del teatro moderno, l’eroe incapace di agire: Amleto. Nell’incrociare la ricerca dell’artista Roger Bernat, questo dilemma per Fanny & Alexander diventa inquisizione sull’identità, stratificazione di memorie, indagine sull’attore. Diventa To be or not to be Roger Bernat, presentato a Roma nell’ambito del festival Teatri di Vetro. Lo spettacolo è il frutto dell’incontro tra la compagnia ravennate e l’artista catalano durante una residenza in Polonia. Già il titolo denuncia l’intenzione di trasmigrare da un’identità a un altra, che si traduce in scena come contaminazione genetica tra due pratiche artistiche. Pur ponendo in questione l’identità, lo spettacolo infatti si impianta sui tratti distintivi delle due poetiche: l’eterodirezione dell’attore e la manipolazione dell’immaginario collettivo dei Fanny & Alexander, il teatro partecipativo e il reenacment di Roger Bernat.

L’eterodirezione è l’assegnazione all’attore, in tempo reale tramite auricolari, di indicazioni testuali e gestuali. Questa pratica, utilizzata negli ultimi spettacoli della compagnia (Him, West e il ciclo dei Discorsi), presuppone che un «fantasma» si impossessi dell’attore attraverso una determinata impronta vocalica o un’attitudine posturale. Dal canto suo Roger Bernat pone in questione la presenza stessa dell’attore, affidando allo spettatore il compito di portare avanti lo spettacolo attraverso l’assegnazione di istruzioni. In entrambi i casi si assiste a una problematizzazione del ruolo dell’attore che diviene attraversamento di identità e identità attraversata. In To be or not to be Roger Bernat, il testo shakesperiano si riversa come banco di applicazione e contaminazione reciproca di queste due istanze. L’usurpazione del trono di Danimarca diviene infatti appropriazione di identità e detronizzazione vocalica.

Lo spettacolo si propone come una conferenza sull’Amleto a opera di un attore, Marco Cavalcoli, che si presenta come Roger Bernat, mostrandone la carta d’identità e fornendone le principali informazioni biografiche. L’attore inizia il discorso doppiando il monologo shakespeariano recitato fuori campo dalla voce di Bernat, la quale a poco a poco sfuma nella propria. La voce dunque, che per eccellenza si fa traccia sensibile di una singolarità, impronta sonora strettamente dipendente dal timbro e dalla prosodia che da uno specifico corpo risuona, si attesta sin dall’inizio come minaccia della soggettività e dispositivo costruttivo e generatore dei molteplici strati di lettura che lo spettacolo propone. È infatti la stessa identità di Amleto che viene segmentata attraverso differenti impieghi della voce. Doppiando le immagini mute alle sue spalle, Marco Cavalcoli presta la propria voce all’episodio dei Simpson dedicato al dramma shakesperiano. Eterodiretto da una spettatrice, che pigiando su una centralina passa da una all’altra delle voci che nel passato hanno dato vita ad Amleto, l’attore da usurpatore della voce di Bernat viene usurpato della propria.

Cavalcoli cosi viene invasato da due potenze contemporaneamente, quello dello spettatore che interviene sull’andamento dello spettacolo e quello dell’immaginario che sulla figura di Amleto nel corso degli anni si è andato sedimentando. La voce, oltre che canale di travaso tra diverse soggettività, si configura quindi anche come strumento di reenactment, deposito di una memoria costellata dai molteplici adattamenti che hanno costruito e insieme frammentato l’identità del principe di Danimarca.

Quello del reenactment è un dispositivo frequente nelle opere di Roger Bernat. Nello spettacolo Numax-Fagor-Plus (2014) ad esempio, il regista invita gli spettatori a ricostruire e collegare la vicenda dei lavoratori che nel 1979 abbandonarono la fabbrica Numax a quella dei lavoratori della Fagor, chiusa nel 2013, leggendo le parole dei protagonisti reali. Lo stesso espediente è utilizzato in To be or not to be Roger Bernat, quando degli spettatori vengono invitati a ricostruire l’omicidio del padre di Amleto leggendo le indicazioni su uno schermo. Per Bernat la pratica del reenactment pone lo spettatore di fronte alla responsabilità di una scelta. Prendere o non prendere parte allo spettacolo: bivio che trova nel dramma shakesperiano un’emblematica pregnanza, proprio perchè Amleto è l’eroe incapace di scegliere.

Per Fanny & Alexander il reenactment, invece, significa misurarsi con la Storia che il dramma ha percorso e la frastagliata immagine che dimora nei ricordi dello spettatore. Paradossalmente questa immagine è filtrata da una massa vocalica, una pasta timbrica di quanti hanno vestito gli abiti dell’eroe shakesperiano. L’Amleto che emerge è un identità fluttuante che sguscia fuori dall’epidermide di un soggetto definito, per riverberare in una nebulosa di reminescenze. Le voci che popolano lo spettacolo, infatti, istituiscono un fuoricampo, un oltre che testimonia dell’incoercibilità di questa sostanza fagocitante con la quale attore e spettatore continuamente dialogano. Il Bernat in scena entra ed esce dal ruolo di relatore, per essere risucchiato in questo altrove, rispondendo alla voce acusmatica di Ofelia, che è quella di Kate Winslet doppiata da Ilaria Stagni nel film di Kenneth Branagh, o litigando con la madre nella voce di Glenn Close, doppiata da Sonia Scotti nel film di Zeffirelli. L’identità schizofrenica di questo Amleto spiegato dal Bernat-relatore, evocato dalle voci, agito dagli spettatori e travasato sulle sembianze di Cavalcoli, si attesta nel dominio dell’ascolto e necessita di una memoria orale, affinché possa magnificarsi. La voce, dal suo canto, si divincola dalla singolarità di un soggetto, congedandosi dal corpo che l’ha emessa per divenire materia plastica e mnemonica, sorgente di un «io» che scivola nelle membrane risonanti del «noi», collettivizzazione del discorso.

Fanny & Alexander

To be or not to be Roger Bernat

Roma, Centrale Preneste, 6 ottobre 2016

 

Postcards from the future: intervista a Sotterraneo

di Dalila D’Amico e Chiara Pirri

Video: https://vimeo.com/176922978

La Storia inizia per convenzione con la scrittura: per millenni abbiamo selezionato e trascritto le cose più importanti. L’Iperstoria invece è appena cominciata: non selezioniamo più, semplicemente trascriviamo e documentiamo tutto – il selfie come contenuto storiografico. Postcards from the future è un tentativo di immaginazione del possibile, un set minimale in cui gli spettatori diventano a tutti gli effetti player e, guidati da alcuni tutor, compongono tre pose fotografiche viventi su scenari futuribili. In questo incrocio fra performance e gamification, Sotterraneo indaga i temi della mutazione – culturale, genetica, biotecnologica – che tutti stiamo attraversando, elaborando narrazioni ipotetiche di ciò che faremo come specie nei prossimi decenni, secoli, millenni: il miglior modo di prevedere il futuro è inventarlo.

Sotterraneo è un collettivo di ricerca teatrale nato a Firenze nel 2005. Le produzioni del gruppo replicano in molti dei più importanti festival e teatri in Italia e all’estero, ricevendo negli anni numerosi riconoscimenti, tra cui Premio Lo Straniero, Premio Speciale Ubu, BeFestival First Prize.

Le interviste agli artisti di World Breakers_Drodesera XXXVI sono curate da Dalila D’Amico e Chiara Pirri all’interno del progetto Words Breakers, promosso da WorkOfOthers e Centrale Fies. Per uno sguardo sfaccettato e un approccio caledoscopico due domande per ogni intervista sono studiate e proposte da professionisti, studiosi ed esperti internazionali, provenienti da ambiti disciplinari diversi.

Voice off di quest’intervista é Michele Sinisi.

FOTO E CREDITS : http://www.b-fies.it/2016_worldbreakers/sotterraneo_postcardsfromthefuture.html
Video: https://vimeo.com/176922978

Helicotrema: intervista a Blauer Hase & Giulia Morucchio

di Dalila D’Amico e Chiara Pirri

Video: https://vimeo.com/176917686

Helicotrema è un festival che presenta una programmazione di brani audio registrati con l’obiettivo di indagare le potenzialità dell’ascolto collettivo in relazione all’ambiente, ispirandosi ai primi decenni delle trasmissioni radiofoniche. Il festival crea occasioni di ascolto site-specific sperimentando come i brani e l'ascolto possano potenziarsi e adattarsi a diversi contesti

Helicotrema, che nelle precedenti quattro edizioni ha avuto luogo a Venezia, Roma, Milano, quest’anno ha inaugurato la sua programmazione a Centrale Fies per poi viaggiare in diverse città d’Italia. In questo contesto Helicotrema ha presentato una serie di ascolti dedicati a ciò che resta dell’atto performativo a livello sonoro. Si sono dunque alternate: opere sonore, audiodrammi, audioteatro, radiodocumentari, paesaggi sonori, poesia sperimentale e formati basati su una componente acustica.

Le interviste agli artisti di World Breakers_Drodesera XXXVI sono curate da Dalila D’Amico e Chiara Pirri all’interno del progetto Words Breakers, promosso da WorkOfOthers e Centrale Fies. Per uno sguardo sfaccettato e un approccio caledoscopico due domande per ogni intervista sono studiate e proposte da professionisti, studiosi ed esperti internazionali, provenienti da ambiti disciplinari diversi.

Voice off di quest’intervista é Valentina Valentini, docente di arti performative e arti eletroniche e digitali.

FOTO E CREDITS : http://www.b-fies.it/2016_worldbreakers/helicotrema.html

Video: https://vimeo.com/176917686

Socrate il sopravvissuto. Intervista a Anagoor

di Dalila D’Amico e Chiara Pirri

Video: https://vimeo.com/176915912

Presentato allinterno del festival World Breakers, Socrate il sopravvissuto è l’ultima creazione della compagnia veneta. Anagoor entra all’interno di una classe, in una scuola come tante e lo fa inseguendo alcune pagine del romanzo di Antonio Scurati Il sopravvissuto, assumendo il punto di vista di chi si dispone di fronte ad un gruppo di giovani, incaricato della loro educazione.

Tra le ore che precedono la morte di Socrate per ingiunzione della città e l’ora in cui lo studente Vitaliano Caccia massacra a colpi di pistola l’intera commissione di maturità, lasciando in vita il solo insegnante di storia e filosofia – così come è dipinta con ferocia nel romanzo di Scurati – si consuma la battaglia, una vera e propria Gigantomachia. E si rinnovano anche due eterni interrogativi: la domanda di senso, ingombrante punto di domanda rivolto al maestro, e la questione stessa della posizione del maestro rispetto al sapere e ai discepoli.

Anagoor Il gruppo prende il nome dal racconto di Dino Buzzati Le mura di Anagoor, in cui il protagonista raggiunge finalmente la leggendaria città del deserto, nota per le sue meraviglie, le cui innumerevoli porte rimangono chiuse a quanti non bussino con l’avvertita incoscienza di chi si imbatte nell’ignoto. Quasi a dire che la creazione artistica richieda una purezza di sguardo e una disposizione d’animo umile, ma nello stesso tempo ardente.

Le interviste agli artisti di World Breakers_Drodesera XXXVI sono curate da Dalila D’Amico e Chiara Pirri all’interno del progetto Words Breakers, promosso da WorkOfOthers e Centrale Fies. Per uno sguardo sfaccettato e un approccio caledoscopico due domande per ogni intervista sono studiate e proposte da professionisti, studiosi ed esperti internazionali, provenienti da ambiti disciplinari diversi.

Video: https://vimeo.com/176915912

Voice off di quest’intervista è Mauro Petruzziello.

Waves of Worship (WOW): intervista a Vanja Smiljanic

di Dalila D’Amico e Chiara Pirri

Video: https://vimeo.com/176910968

Vanja Smiljanić è nata a Belgrado nel 1986 e vive a Colonia. Nella sua pratica spesso utilizza il modello della lecture-performance come un modo per connettere universi fittizi ed esperienziali. L’artista serba torna a Centrale Fies dopo aver vinto la passata edizione del premio dedicato alla performance.

Lives Works. Waves of Worship (WOW) è una lecture-performance che riflette sull’uso di insegne nazionalistiche, come le bandiere, nelle pratiche religiose e sulle modalità di affermazione del potere nello spazio cibernetico.

Manipolando la linea del tempo, Vanja Smiljanic si muove tra la visione chiaroveggente di un futuro distopico, dove i proseliti del movimento religioso virtuale Cosmic People sono impegnati in una cyber-guerra contro i Sauriani, e il presente, L’artista inneggiando alla rivoluzione rivendica lo spazio del web, riflette sui processi di individualizzazione all'interno dello spazio cibernetico e sul senso del potere, oggi.

L’artista ricorre al proprio corpo come ad un oggetto della narrazione, si muove tra la posizione di oracolo e quella di storyteller, attestando la fondazione di ideologie come regimi alienati.

Le interviste agli artisti di World Breakers_Drodesera XXXVI sono curate da Dalila D’Amico e Chiara Pirri all’interno del progetto Words Breakers, promosso da WorkOfOthers e Centrale Fies. Per uno sguardo sfaccettato e un approccio caledoscopico due domande per ogni intervista sono studiate e proposte da professionisti, studiosi ed esperti internazionali, provenienti da ambiti disciplinari diversi. Voice off di quest’intervista é Arturo Filastò, digital activist.

FOTO : http://www.b-fies.it/2016_worldbreakers/vanja_smiljanic_wavesofworship.html

Video: https://vimeo.com/176910968

Under specified conditions: Intervista a Giacomo Raffaelli

di Dalila D’Amico e Chiara Pirri

Video: https://vimeo.com/176716586

Nato nel 1988, Giacomo Raffaelli è artista visivo e ricercatore. Il suo lavoro tenta di creare un’interazione tra dato umano e scientifico e mette in questione la nozione di obiettività scientifica, attraverso l’utilizzo di fotografia, video, performance, lectures e testi. In Under specified conditions, lecture- performance, analizza la questione della misurazione scientifica del peso. L’unità di misura universale del kilogrammo è data da dei prototipi, una serie di oggetti identici prodotti alla fine del XIX secolo. Da allora, in tutto il mondo, la definizione della massa è stata determinata da questi oggetti unici. Ma, una volta verificato che il peso dei prototipi stava inaspettatamente variando, gli scienziati hanno iniziato a cercare nuovi modi di definire il chilogrammo in termini puramente matematici. In collaborazione con centri di ricerca internazionali, negli ultimi due anni Raffaelli ha prodotto una serie di opere che esplorano tale processo di ridefinizione.

Le interviste agli artisti di World Breakers_Drodesera XXXVI sono curate da Dalila D’Amico e Chiara Pirri all’interno del progetto Words Breakers, promosso da WorkOfOthers e Centrale Fies. Per uno sguardo sfaccettato e un approccio caledoscopico due domande per ogni intervista sono studiate e proposte da professionisti, studiosi ed esperti internazionali, provenienti da ambiti disciplinari diversi.

Voice off di quest’intervista é Simone Frangi.

Video: https://vimeo.com/176716586

Sons of Sissy: intervista a Simon Mayer

di Dalila D’Amico e Chiara Pirri

Video: https://vimeo.com/176844915

Simon Mayer inizia la sua carriera da giovanissimo con la Vienna State Opera Ballet. Dopo alcuni anni passati nella compagnia di Anne Teresa de Keersmaeker inizia il suo lavoro da coreografo. Già musicista e danzatore, è direttore e ideatore dello “Spiel Festival” che ha luogo nella campagna austriaca.

La tradizione folk della sua terra di origine è al centro della sua ricerca. Con i Sons of Sissy l'universo di danze e musica popolari dell’Alta Austria é rievocato e decostruito in scena.

Quattro performer e musicisti utilizzano in modo sperimentale la tradizionale musica alpina, balli di gruppo e pratiche ritualizzate. Liberandoli dal conservatorismo e dalle convenzioni, stabiliscono un’inedita fusione tra reinterpretazioni artistiche e attribuzioni di significato sociale. Sfidando categorizzazioni ed etichette, i Sons of Sissy si comportano in parte come uno strano quartetto di musica popolare, in parte come combo sperimentale e giocosa di danza rituale, usando l'umorismo e la poesia per sradicare i triti modelli maschili in uso nelle tradizioni popolari.

Il pubblico trentino lo accoglie caloroso nel secondo week end del festival Drodesera.

Le interviste agli artisti di World Breakers_Drodesera XXXVI sono curate da Dalila D’Amico e Chiara Pirri all’interno del progetto Words Breakers, promosso da WorkOfOthers e Centrale Fies.

Video: https://vimeo.com/176844915