Organico e moderno

Fausto Curi

Se non mi sento disorganico, basterà questo a farmi essere organico? E se non mi sento post-moderno, basterà a farmi essere moderno? Diomio, questa “Alfabeta” è appena nata, o meglio rinata, e già scatena queste laceranti interrogazioni. Certo fra “sentirsi” qualcuno o qualcosa e “essere” qualcuno o qualcosa la differenza non è poca. Però se mi sento poco bene, sto poco bene. E in realtà sto poco bene, se provo solo a immaginarmi disorganico e post-moderno. E poi, “sentirmi”. Ma mi rendo conto che già dire che “mi sento” mi fa essere “autoreferenziale” e basta quindi a innescare i sospetti di tre illustri intellettuali quali sono Bondi, La Russa e Verdini? Per fortuna c’è Umberto Eco che (nel primo fascicolo di “Alfabeta”, Alfabeto per intellettuali disorganici) con la consueta lucidità e piacevolezza mi aiuta a capire che cosa è oggi un intellettuale, dicendo, fra l’altro, che “il vero intellettuale è anzitutto colui che sa criticare quelli della propria parte”. Dunque, c‘è una “parte”. Ma se sono di parte, come faccio a essere disorganico? E se sono disorganico, come faccio a essere di parte? Leggi tutto "Organico e moderno"