Obama, Google e la democrazia

Carlo Formenti

In un articolo dal titolo “Cyberwar”, apparso su uno degli ultimi numeri dell’Economist – organo internazionale del pensiero unico liberista – viene stilato un elenco apocalittico dei terribili danni (misurabili in denaro e vite umane) che potrebbero derivare da atti di sabotaggio informatico progettati da organizzazioni terroristiche, “stati canaglia” e potenze ostili agli Stati Uniti: distruzione o messa fuori uso di centrali energetiche, raffinerie, banche,sistemi di controllo del traffico aereo, satelliti per le comunicazioni, industrie chimiche, ecc. E’ per far fronte a queste repliche virtuali dell’11 settembre 2001, scrive l’Economist, che l’amministrazione in carica ha creato il Cyber Command, un‘articolazione del ministero della Difesa guidata dal generale Keith Alexander e dotata di tutti i mezzi necessari a sventare eventuali attacchi alla sicurezza del sistema informatico Usa e, naturalmente, a compiere tutte le ritorsioni (e gli attacchi preventivi) che verranno ritenute opportune nei confronti dei colpevoli. Leggi tutto "Obama, Google e la democrazia"

Disorganici: Google o gli attivisti cinesi?

Simone Pieranni

Pechino,

Google paladino della libertà, seguito da un manipolo di attivisti cinesi: è l'immagine che spesso viene offerta dai media occidentali delle ultime vicende in Cina. Come se gli attivisti cinesi fossero simili, anzi identici, a quelli occidentali. In realtà non è così e sulla vicenda pesano pregiudizi tutti nostrani nel cercare di valutare le realtà altre partendo sempre dal proprio punto di vista.

Cominciamo da Google: in Occidente, grazie all'ampiezza di fuoco mediatico degli Stati Uniti, il colosso di Mountain View è passato agli annali come il grande contestatore della censura cinese. Dimenticando, o forse omettendo, che Google per entrare nel mercato cinese aveva accettato ogni tipo di compromesso (fece di peggio solo Yahoo! che consegnò ai solerti poliziotti cinesi le mail di alcuni attivisti), piegandosi senza troppe storie alle richieste di contenuti filtrati proveniente da Pechino. Nel momento in cui Google ha compreso alcune difficoltà oggettive del mercato cinese (gli utenti locali utilizzano per lo più servizi in lingua cinese, di cui ne hanno una marea), a seguito di un attacco informatico, pare, proveniente dalla Cina, Google ha deciso che la censura cinese era diventata inaccettabile. Ha così optato per spostare le ricerche sul proprio indirizzo di Hong Kong, previa imbeccata proprio di Pechino. Alcuni, specie gli osservatori cinesi, avevano registrato fin da subito il collegamento tra battaglia di libertà e perdite economiche, ma ovviamente a livello planetario ha influito non poco la propaganda made in Usa (meno ottusa, almeno nei modi, di quella cinese ma pur sempre apparato di comunicazione globale). Leggi tutto "Disorganici: Google o gli attivisti cinesi?"