Cosa c’è sulla Cina nei documenti di Wikileaks (per ora)

Matteo Miavaldi e Simone Pieranni

C’era grande aspettativa circa i documenti riservati, svelati da Wikileaks nella serata di ieri. Il mondo dei media è ancora sotto shock per la mole di materiale offerta ad analisti e studiosi. Si tratta per altro solo di una prima parte dei documenti, nei quali supposizioni e ragionamenti su questioni geopolitiche rilevanti, trovano spesso una conferma espressa dai tanti uffici di ambasciate statunitensi nel mondo.

Per quanto riguarda la Cina, sfogliando i cable presentati da Wikileaks sul proprio sito, si ottengono alcune analisi provenienti dagli uffici dell'ambasciata Usa a Pechino, concentrati per lo più sulle relazioni internazionli con un focus particolare su Iran e Corea del Nord, confermando quanto i balletti diplomatici avevano fatto supporre, ovvero il ruolo centrale della Cina nelle politiche Usa relative ai cosiddetti stati canaglia.

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Un Dossier in 5 parti sulle relazioni Cina-Africa.

Daniele Massaccesi

Da una parte il più grande consumatore di energia al mondo. Dall’altra, un intero continente ricco di risorse naturali e materie prime che fanno gola a Pechino.
Limitare però il rapporto tra i due solo in un’ottica di politica economica è riduttivo e fuorviante.
Altri e più complessi sono infatti gli elementi delle relazioni sino-africane.

C'era una volta a Bandung

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http://www.china-files.com/it/link/8462/dossier-cinafrica-cera-una-volta-bandung-parte-1

Le lezioni di Giovanni Arrighi

[Il lungo saggio che pubblichiamo costituisce l'introduzione al volume di Giovanni Arrighi, Capitalismo e (Dis)Ordine Mondiale, a cura di G. Cesarale e M. Pianta, manifestolibri, Roma 2010. L'autore, ripercorrendo l'itinerario militante e intellettuale di Arrighi, offre una sintesi chiara della sua strumentazione concettuale e delle sue più importanti analisi del sistema capitalistico]

 

 

Giorgio Cesarale

Nel dibattito sulla attuale crisi economica globale è diventato ormai quasi senso comune la critica all’incapacità della scienza economica dominante di indicare e interpretare adeguatamente le cause di questa crisi, e in particolare di uno dei suoi fenomeni più abbaglianti, e cioè il processo di finanziarizzazione. Che legami ha questo processo con ciò che, peraltro impropriamente, si chiama “economia reale”? Che nesso vi è fra questo processo e la vorticosa espansione economica di intere regioni del pianeta (il Sud-est asiatico delle quattro “tigri”, della Cina, del Vietnam ecc.)? Quale ruolo giocano in esso gli Stati, da quelli in ascesa a quelli in più evidente difficoltà? Sono domande cruciali, che obbligano a fornire una risposta alta e convincente. D’altro canto, per rispondere a queste domande è necessario collocare l’attuale crisi e la turbolenza globale che l'accompagna entro un orizzonte storico e geografico più largo. Uno “sguardo corto” sulla crisi è precisamente ciò che può impedire di comprenderla in tutta la sua complessità. E tuttavia è proprio da questo “sguardo corto” che la maggior parte degli osservatori e degli studiosi appare caratterizzata. Le eccezioni sono rare: tra queste c’è Giovanni Arrighi (1937-2009), una delle figure più rilevanti, insieme ad Andre Gunder Frank, Immanuel Wallerstein e Terence Hopkins, dell’approccio “sistemico” allo studio della storia e della struttura del capitalismo globale, dei movimenti sociali anticapitalistici, delle disuguaglianze mondiali di reddito e dei processi di modernizzazione. Leggi tutto "Le lezioni di Giovanni Arrighi"

Made in China

Simone Pieranni

Avvengono miracoli. Se siamo disposti a chiamare miracoli quegli spasmodici trucchi di radianza, scriveva Sylvia Plath.

Nel nuovo universo web di Wired c'è spazio anche per la Cina, nel blog Made in China (http://daily.wired.it/blog/made_in_china), un'avventura editoriale che sviluppa un tentativo di dare seguito a quei piccoli trucchi di radianza cinese, per scovare quell'avanzamento civile di un paese spesso presente nelle cronache solo in negativo.
Con licenza Creative Commons, particolare decisamente importante nel panorama dell'informazione italiana, cercheremo di raccontare storie cinesi, con un occhio al web, alla tecnologia, all'ambiente, cercando di scrutare laddove è possibile segnali particolari, inusuali, coperti spesso da un'informazione a senso unico, in bianco e nero sul gigante asiatico. Naturalmente non si negheranno attenzioni alle ottusità del sistema cinese, ma proveremo ad andare oltre, cercando di dare una visuale, parziale data la grandezza del paese e la variegata possibilità di opinioni al riguardo, di quanto vediamo e osserviamo, captiamo e troviamo.

"Se uno ha il coraggio di farelo come vuole, fare giornalismo ha ancora senso. Oggi siamo ingozzati di notizie, ma tornerà a mancare la partecipazione di uno che va per conto suo portando i suoi occhi, ma guardando per te, delle realtà lontane. Oggi si ha l'impressione di capire tutto, perché c'è la televisione. Bisogna avere il coraggio di rinunciare a fare carriera nel senso classico, per fare un lavoro genuino di scoperta ed esplorazione. Rinunciando alla pretesa di essere obiettivo: non si è mai obiettivi." (Tiziano Terzani)

Le complesse voci cinesi

Simone Pieranni

Fu dunque realtà, non sogno;

e se fu realtà - e questo è altro e maggior imbroglio -

posso alla prova chiamarlo un sogno?

La percezione dalla Cina all'estero, è spesso quella determinata da un'informazione a senso unico. Quando poi si decide di scrivere delle complessità del paese, spesso si viene accusati di difendere la Cina, in una eterna battaglia in bianco e nero. La verità è che la Cina viene spesso comunicata in modo ideologico e contrario, ponendo in evidenza o un'anedottistica ridicola e un po' stramba, oppure le ottusità di un sistema che si manifesta attraverso violenze o repressioni. Il tentativo di raccontare il paese con i suoi piccoli ma percettibili cambiamenti, fa si che si venga inseriti immediatamente nella lista dei pro Cina, come se l'ambito fosse un tema da stadio. Leggi tutto "Le complesse voci cinesi"

Precarietà a Wuhan

Simone Pieranni

Una canzone vecchia, con un vestito nuovo: un anno fa alcuni cinesi mi hanno invitato a tenere una lezione all'Università di giornalismo di Wuhan, su Indymedia, informazione e precarietà (roba da non dormirci la notte).

Dopo otto ore circa di treno, da Pechino si arriva a Wuhan, dove scorre lo Yangtze, immaginaria linea di confine tra Nord e Sud del paese. Appuntamento al McDonald così ci si trova, che al solito: le stazioni cinesi sono un inferno, uno dei modi per dire: quanti sono! Trovo M., il ragazzo cinese che mi ha invitato, prendiamo un autobus e ci stiamo per un'ora. Attraversiamo Wuhan o una parte di essa: Pechino al confronto sembra un salotto di un orologiaio svizzero. Wuhan è grande, ma ha la vita di un paese, almeno nelle aree non troppo pettinate: delirio, casino, gente per strada, negozietti, bancarelle, cibo ovunque. E' la città cinese del punk e dell'Lsd, una garanzia. Arriviamo in uno spiazzo in mezzo al niente, dopo avere percorso la strada accanto al fiume: silenzioso e nero. Ci sono alcuni rumori, qualche cane e piccole luci. Leggi tutto "Precarietà a Wuhan"

I cinesi aumentano l’entropia (se la vostra umidità vi sembra troppa)

Simone Pieranni

Grazie a Sara per l'involontario assist

Mi invitano non so come e non so perché, per tutto un giro assurdo di bigliettini da visita, numeri di telefono scambiati in questi giorni, a un evento organizzato da un brand di sportswear, abiti sportivi. Canicola, asfalto pronto per friggere gli spaghetti dello Xinjiang, ma: gente giovane, che piace ai giovani, a noi giovani. Appuntamento a Nanjing Xi Road, che vuol dire tutto e niente: una Buenos Aires milanese (parlandone da viva...) di circa 10 chilometri.

The event è proprio nell'area che ogni giorno ne ospita uno: tra Piazza del Popolo e il Bund. In sei ore, mi dicono, passeranno circa due milioni di persone. Come non ci fossi mai stato: nel piccolo gruppo di amici la via è chiamata Inferno. «Si, però, dico io, ve lo dico, sto un'oretta al massimo che poi ho un impegno». Sei molto impegnato eh! Eh si. Invento riunioni con una facilità che mi stupisco di me stesso. Leggi tutto "I cinesi aumentano l’entropia (se la vostra umidità vi sembra troppa)"