Aurora. Intervista a Alessandro Sciarroni

https://vimeo.com/177797646

di Chiara Pirri e Dalila D’Amico

Dopo aver solcato le scene francesi, belghe e spagnole, Aurora, l’ultimo spettacolo del coreografo Alessandro Sciarroni, torna dove ha mosso i suoi primi passi, a Centrale Fies che lo ha ospitato in residenza creativa l’inverno scorso. Aurora è una pratica performativa e coreografica che nasce da una riflessione sulle discipline sportive in generale, e in particolare sul gioco del Goalball, sport per non vedenti e ipovedenti. Rappresenta il terzo capitolo del progetto Will You Still Love Me Tomorrow?, una trilogia dedicata ai concetti di resistenza, sforzo e concentrazione. Aurora si riconnette ai capitoli precedenti come evento scritto senz’occhi, composto seguendo il ritmo dell’azione che rivela la natura e il significato della pratica sportiva, dove il tempo non coincide mai con la durata, ma si contrae e si dilata in base alla percezione soggettiva di performer e spettatori.

Alessandro Sciarroni è un artista attivo nell’ambito delle Performing Arts con alle spalle diversi anni di formazione nel campo delle arti visive e di ricerca teatrale.

Il suo lavoro può utilizzare tecniche della danza, del circo, del teatro o dello sport. Le sue creazioni tentano di svelare ossessioni, paure e fragilità dell’atto performativo, alla ricerca di una dimensione temporale altra e di una relazione empatica tra spettatori e interpreti.

Le interviste agli artisti di World Breakers_Drodesera XXXVI sono curate da Dalila D’Amico e Chiara Pirri all’interno del progetto Words Breakers, promosso da WorkOfOthers e Centrale Fies. Per uno sguardo sfaccettato e un approccio caledoscopico due domande per ogni intervista sono studiate e proposte da professionisti, studiosi ed esperti internazionali, provenienti da ambiti disciplinari diversi. Voice off di quest’intervista é Sergio Logatto, critico e studioso.

https://vimeo.com/177797646

Intervista a Pauline Curnier Jardin

di Dalila D’Amico e Chiara Pirri

Video: https://vimeo.com/176646739

L’artista e regista francese Pauline Curnier Jardin è ospite delle tre giornate che il festival Drodesera dedica alla performance attraverso Live Works_performance act awards, curato da Barbara Boninsegna, Daniel Blanga Gubbay e Simone Frangi.

Nello spettacolo Resurrection Plot, protagonista è un corpo anatomico, sezionato e distopico.

Il riferimento contemporaneo di questo lavoro è il controverso anatomista tedesco Günther von Hagens, inventore della “plastinazione” (la tecnica di conservazione dei corpi attraverso la sostituzione dei liquidi con polimeri di silicone) e inventore della Body Worlds, mostra di corpi ormai inermi, rigidi e inodore, ma ancora vividi nelle fattezze e nei colori. La storia di questo “anatomista/artista”, dal recente successo internazionale, incontra i teatri anatomici del Rinascimento e il pensiero del filosofo Michel Foucault in una cosmogonia fatta di esseri umani, animali e vegetali, che affronta i concetti di rinnovamento, rinascita e rigenerazione.

Nato dal fascino dell’artista per i teatri anatomici che apparvero nel XV secolo e per il desiderio, sintomatico dell’epoca “sperimentale” , di conoscere il corpo, Resurrection Plot è un viaggio teatrale tra modelli di anatomia umana, danze e una terrificante Medusa cantante che instilla nello spettatore fantasie di plastinazione e pietrificazione.

I trasgressivi, eccentrici, e idiosincratici lavori di Pauline Curnier Jardin sono stati presentati a livello internazionale in prestigiose istituzioni, come il Musée d'Art moderne & Palais de Tokyo (Paris – 2010) o l’Haus der Kulturen der Welt (Berlin – 2013), e di recente all’Ellen De Bruijne Projects (Amsterdam – 2016). L’artista è in residenza al Rijksakademie di Amsterdam.

Le interviste agli artisti di World Breakers_Drodesera XXXVI sono un format ideato e curato da Dalila D’Amico e Chiara Pirri all’interno del progetto Words Breakers, promosso da WorkOfOthers e Centrale Fies.

FOTO E CREDITS : http://www.b-fies.it/2016_worldbreakers/pauline_curnier.html

Video: https://vimeo.com/176646739

Il tempio dell’edonismo. Intervista a Mara Cassiani

di Dalila D’Amico e Chiara Pirri

Video: https://vimeo.com/176317218

#Ed3n Temple di Mara Cassiani, presentato in prima assoluta a World Breakers_Drodesera XXXVI, tratta il diffondersi dell’esperienza di benessere della Spa, vissuta come un ideale Eden terrestre il cui mantra è: venera il tuo corpo e adora te stesso.

foto Alessandro Sala
foto Alessandro Sala

La long durational performance invita lo spettatore a intraprendere un pellegrinaggio mistico, un viaggio introspettivo in cui l'idolatria di corpo, benessere e relax diventa una pratica rituale e spirituale. Un ecosistema multisensoriale composto da oggetti rituali ( bottiglie di Powerade, asciugamani bianchi, piante), frasi motivazionali, immagini e suoni armonici guidano verso il processo d’idratazione e liquefazione del corpo.

Mara Oscar Cassiani lavora nell'ambito della performance e della danza, integrando questi linguaggi con i nuovi media. La sua ricerca è incentrata sulla creazione di un'iconografia contemporanea che metta in luce i nuovi linguaggi e i rituali emergenti mutuati dal mondo di internet e dei media digitali. Attraverso questi immaginari l'artista indaga la relazione con il proprio pubblico, enfatizzando la discontinuità tra flusso mediatico e coscienza dello spettatore.

Le interviste agli artisti di World Breakers_Drodesera XXXVI sono curate da Dalila D’Amico e Chiara Pirri all’interno del progetto Words Breakers, promosso da WorkOfOthers e Centrale Fies. Per uno sguardo sfaccettato e un approccio caledoscopico due domande per ogni intervista sono studiate e proposte da professionisti, studiosi ed esperti internazionali, provenienti da ambiti disciplinari diversi. Voice off di quest’intervista è il gruppo Quiet Ensemble.

www.maracassiani.com

www.centralefies.it

Video: https://vimeo.com/176317218

10 miniballetti – intervista a CollettivO CineticO

di Dalila D’Amico e Chiara Pirri

Video: https://vimeo.com/177203661

CollettivO CineticO (Francesca Pennini e Angelo Pedrone) lavora negli interstizi tra danza, teatro e arte visiva dal 2007 facendo attualmente parte della piattaforma europea Aerowaves. Il corpo, al centro della loro pratica performativa, inizialmente corpo a-dimensionale, corpo/manga, corpo hokusai, assume in ogni lavoro un valore nuovo. Il gioco attiva l’atto performativo e detta composizione dello spettacolo. Il gioco non è intrattenimento divertente ma insieme di regole che dettano l’azione, dispositivo concettuale e a tratti ironico.

10 Miniballetti è un’antologia di danze in bilico tra geometria e turbinio, veicolate da un vecchio quadernogiovanile di Francesca Pennini con decine di coreografie inventate e mai eseguite. Una macchina del tempo per un’impossibile archeologia che si declina sulla scena in una serie di possibilità strampalate e poetiche.

Correnti e bufere, ventilatori e droni, uccelli e grand-jeté diventano allegorie sul legame tra coreografia e danza in un’indagine che rimbalza tra la scrittura e l’interpretazione.

Tra contorsioni e sforzi asfittici s’innesca uno scambio respiratorio che mescola i volumi tra corpo e spazio, tra scena e spettatore in una geografia mobile, sospesa e decisa, fluttuante e depositata.

Le interviste agli artisti di World Breakers_Drodesera XXXVI sono curate da Dalila D’Amico e Chiara Pirri all’interno del progetto Words Breakers, promosso da WorkOfOthers e Centrale Fies. Per uno sguardo sfaccettato e un approccio caledoscopico due domande per ogni intervista sono studiate e proposte da professionisti, studiosi ed esperti internazionali, provenienti da ambiti disciplinari diversi.

Voice off di quest’intervista é Matteo Antonaci.

Video: https://vimeo.com/177203661

Finire in bellezza: intervista a Mohamed El Khatib

di Dalila D’Amico e Chiara Pirri

Videointervista: https://vimeo.com/176160845

Dopo la rivelazione al festival D’Avignone nel 2015, Finir en beauté, spettacolo in cui il regista franco marocchino Mohamed El Khatib tratta il tema della morte della madre, si avvia ad una lunga tournée internazionale che lo porta fino a Centrale Fies, dove lo abbiamo intervistato per il festival World Breakers_Drodesera XXXVI. Il lavoro di Mohamed El Khatib, artista francese di origini marocchine, tenta di esplorare le potenzialità espressive che emergono dalla nozione di “detriti”: detriti di un legame, detriti di una storia, di un paesaggio, di tutto ciò che rimarrà di una madre e un figlio, dopo l’avvento della morte; detriti della lingua madre, detriti del linguaggio teatrale, detriti dell’atto della scrittura.

foto di Alessandro Sala
foto di Alessandro Sala

Dopo gli studi di teatro e sociologia, El Khatib fonda nel 2006 il collettivo Zarlib, luogo di incontro di performer, danzatori, cineasti, musicisti di formazione e orizzonti diversi.

Tanto quanto il lavoro per la scena, la ricerca tra arte,scienze umane e tecnologia e i progetti a favore dei pubblici “periferici” fanno parte del suo campo d’azione.

foto di Alessandro Sala
foto di Alessandro Sala

Le interviste agli artisti di World Breakers_Drodesera XXXVI sono curate da Dalila D’Amico e Chiara Pirri all’interno del progetto Words Breakers, promosso da WorkOfOthers e Centrale Fies. Per uno sguardo sfaccettato e un approccio caledoscopico due domande per ogni intervista sono studiate e proposte da professionisti, studiosi ed esperti internazionali, provenienti da ambiti disciplinari diversi. Voice off di quest’intervista é Tanguy, Accart, segretario generale di ONDA (office National de diffusion artistique) francese.

www.centralefies.it

Videointervista: https://vimeo.com/176160845

World Breakers, Drodesera 2016

01_World Breakers_Credits Centrale Fies + Dead MeatChiara Pirri

Ad accogliere Drodesera è una centrale idroelettrica ancora funzionante, esempio interessante di architettura industriale nei pressi di Dro, in Trentino. A fargli da cornice, il biotopo delle Marocche con le sue imponenti rocce, le Dolomiti sullo sfondo, il lago di Garda e una costellazione di bacini verde-azzurro a pochi chilometri. L’unicità del luogo si riflette in quella del progetto artistico, che dal 1981 Barbara Boninsegna e Dino Sommadossi portano avanti con cura e originalità. Un festival che invita artisti italiani e internazionali, giovani scoperte e nomi affermati, accompagnandoli in un percorso che in molti casi precede e procede oltre i dieci giorni di spettacoli, mostre, laboratori, concerti, dibattiti e tanto altro.

Sede del festival, Centrale Fies è infatti anche un importantissimo centro di produzione e residenza (inserito all’interno di network nazionali e internazionali) e incubatore di idee e progetti innovativi.

Numerosi gli artisti che qui hanno creato i loro spettacoli più importanti: il Teatro Valdoca, i Motus, Antonio Latella, Alessandro Sciarroni, Mutaimago, gruppo nanou, i BERLIN e tantissimi altri. Questo luogo, tra le poche realtà di residenza per artisti in Italia, è anche sede di una Factory che accoglie compagnie alle quali la Centrale offre un supporto alla produzione, promozione e circuitazione degli spettacoli.

Fucina d’idee e progetti in grado di costruire reti di supporto locali e internazionali, Centrale Fies è primariamente la sua linea artistica forte, che risalta da tutte le edizioni del festival, portatrici ognuna di un diverso sguardo sulla contemporaneità. Un tema centrale, con cui ogni opera si pone in relazione, dà organicità alla programmazione. Spettacoli, performance, mostre, concerti costituiscono un universo di cui lo spettatore, come fruitore attivo, può rintracciare i nodi di analisi e le problematiche.

Quest’anno Drodesera è World Breakers: mondi in sgretolamento, non macerie ma confini che si aprono per accogliere l’Altro. World Breakers mostra il momento in cui qualcosa s’infrange: la quotidianità irrompe in un paesaggio artificiale e immaginifico con Philippe Quesne in La Mèlancolie des Dragons; la violenza più efferata entra in una classe di liceo durante l’esame di maturità (Anagoor Socrate il sopravvissuto, che si ispira al romanzo Il sopravvissuto di Antonio Scurati); l’universo familiare fatto di lingua madre e cultura si vede costretto al confronto con un altro mondo in A beautiful ending di Mohamed El Khatib; il disastro di Chernobyl rivive attraverso la testimonianza dell’anziana coppia, che non ha voluto abbandonare il proprio villaggio in seguito all’esplosione (BERLIN, Zvizdal).

Il passato e il futuro si scontrano: Sotterraneo porta in scena una riflessione cinica e brillante sul post-umano (Postcards from the future), Vanja Smiljanić presenta uno studio sulla setta religiosa dei Cosmic People / Cybernetic War; l’artista angolano Nastio Mosquito, (attualmente in mostra alla Fondazione Prada di Milano) combina musica, video, installazione e performance per trattare i temi dell’eredità culturale; Luigi Presicce propone un ciclo filmico sulle sue performance, che affronta parallelamente eventi storici, politici e simbologie astrali e alchemiche; Blauer Hause, festival sonoro, con Giulia Morucchio presenta ascolti dedicati a ciò che resta sul piano sonoro dell’atto performativo. Inoltre giunge quest’anno alla terza edizione il premio “Live Works”, dedicato alla performance e curato da Barbara Boninsegna, con Simone Frangi di Via Farini (Milano), Daniel Blanga Gubbay di Aleppo (Bruxelles) e Denis Isaia del Mart di Trento e Rovereto.

Nel luogo in cui arte visiva, teatro, cinema e tanto altro possono convivere in un territorio liminale, le specificità di ciascun medium sono reinventate attraverso un dialogo armonico, molti altri artisti ci condurranno oltre la nostra “comfort zone”.

Centrale Fies è anche B-FIES, una crew di fotografi e video maker che testimoniano attraverso veri e propri reportage, progetti speciali e una cifra stilistica riconoscibilissima, tutte le attività della Centrale (residenze, festival, vita quotidiana), costituendo un archivio d’immagini e filmati (integrali e trailer) di alcune tra le opere più rappresentative della scena contemporanea. Centrale Fies è inoltre “Fies Core”, label che cura progetti di narrazione e comunicazione glocal e cultural-based legati alle identità territoriali, oltre che “Fies project”, attraverso cui la Centrale si apre alle scuole per avvicinare i bambini e i più giovani alle arti contemporanee.

Si tratta di attività multidisciplinari, che vivono di contributi pubblici, ma non solo, spiega Dino Sommadossi: “I finanziamenti pubblici sono indispensabili per l’arte e la cultura, ma da noi non superano il 50% dei finanziamenti totali, infatti Centrale Fies persegue – e questo è un altro tratto peculiare - l’auto-sostenibilità attraverso bandi, finanziamenti privati, attività economiche parallele (affitto degli spazi, attività di counseling, etc) e dalla ricaduta economica delle attività primarie della Centrale (circuitazione degli spettacoli, biglietti e altro.

A fare la differenza è anche la modalità di scelta degli spettacoli, che non segue la logica della “prima nazionale”, messa in atto da tutti quei festival che ricercano una più ampia ricaduta mediatica, a discapito della circuitazione.

Centrale Fies sceglie di stare dalla parte degli artisti: attitudine al rischio, intuizione, ricerca, progettazione, disposizione al dialogo e alla condivisione, sembrano essere le sue parole d’ordine.

World Breakers

Drodesera XXXVI

22 Luglio al 30 Luglio 2016

Centrale Fies, Dro (TN)

http://www.centralefies.it/

Alfabeta2, media partner del festival, pubblicherà alcune delle video-interviste agli artisti di World Breakers, curate da Dalila D’Amico e Chiara Pirri.

alfadomenica #2 luglio 2016

Oggi su alfadomenica:

  • Giorgio Mascitelli, Nostalgia della guerra fredda: I rischi di una crisi irreversibile dell’Unione europea innescati prima dalla crisi economica, poi da quella umanitaria dei migranti e infine dalla Brexit sembrano trovare una loro corrispondenza ideologica con ricadute anche operative in una sorta di nostalgia per la guerra fredda che si respira in molte capitali europee, non ultima proprio Londra. La progressiva derubricazione della Russia di Putin da paese partner dell’Occidente a paese concorrente fino a pericolosa reincarnazione dell’Impero del male sovietico non rivela soltanto un gusto vintage delle élite occidentali nell’elaborazione delle propri strategie politiche, ma è infondo la logica conclusione di un percorso avviato anni fa allorché, agli albori del suo potere, Putin provvide a sostituire gli oligarchi eltsiniani, legati a doppio filo alla grande finanza anglosassone, con altri più vicini a lui. Leggi:>
  • Maria Anna Mariani, Una contro-storia della commedia dell’arte. Tim Robbins a SpoletoLa commedia dell’arte: chi ha più diritto di raccontarla? Chi la inscrive nella storia – ricostruendone le origini e illustrandola con diapositive sgranate – o chi la incarna, modulando frizzi e lazzi mentre i costumi che foderano i corpi sono tutti un fruscio? È questa competizione per il monopolio sul racconto a mettere in moto Harlequino: On to Freedom, lo spettacolo scritto e diretto da Tim Robbins, in prima europea al Festival dei due Mondi dopo aver girato le carceri californiane – dove erano i detenuti stessi a recitare sotto le maschere di Arlecchino, Pantalone e compagnia, prima di lasciare il turno ai diciannove formidabili attori della Actor’s Gang di Robbins. Leggi:>
  • Chiara Pirri, World Breakers, Drodesera 2016Ad accogliere Drodesera è un’ex Centrale idroelettrica, esempio interessante di architettura industriale nei pressi di Dro, in Trentino. A fargli da cornice, il biotopo delle Marocche con le sue imponenti rocce, le Dolomiti sullo sfondo, il lago di Garda e una costellazione di bacini verde-azzurro a pochi chilometri. L’unicità del luogo si riflette in quella del progetto artistico, che dal 1981 Barbara Boninsegna e Dino Sommadossi portano avanti con cura e originalità. Un festival che invita artisti italiani e internazionali, giovani scoperte e nomi affermati, accompagnandoli in un percorso che in molti casi precede e procede oltre i dieci giorni di spettacoli, mostre, laboratori, concerti, dibattiti e tanto altro. Leggi>: 
  • Semaforo: Falso - Impulsivo - Sexy. Leggi>: