Fukushima mon amour. Il nucleare non passa la prova del nove

G.B. Zorzoli

Non potrebbe essere più netto il contrasto fra i punti di vista odierni sul nucleare e quelli dominanti nel 1955 alla prima Conferenza di Ginevra delle Nazioni Unite sugli usi pacifici dell’energia nucleare, dove si diffuse un ottimismo acritico sul futuro di questa tecnologia, destinato a durare, anche se con qualche crepa, durante gli anni Sessanta. Paradossalmente, proprio dopo il prima shock petrolifero del 1973, che avrebbe dovuto rafforzarne le prospettive, con la sola eccezione della Francia, che proprio allora vara un massiccio programma nucleare, le prospettive di questa tecnologia entrano in crisi in quasi tutti i paesi, a partire dagli Stati Uniti.

L’opzione energetica che a Ginevra era stata definita così a buon mercato da non valere il costo di un contatore che ne misurasse l’erogazione (too cheap to be metered) si dimostra più cara del previsto a causa dei crescenti investimenti per migliorarne la sicurezza che, oltre a rivelarsi un tallone di Achille economico, nell’immaginario collettivo assume le sembianze del rischio inaccettabile. Leggi tutto "Fukushima mon amour. Il nucleare non passa la prova del nove"

Doppio canto. Luoghi di una memoria minore

Daniela Panosetti

Stefano Schirato è un fotografo indipendente, sbarcato a Chernobyl lo scorso dicembre per realizzare un reportage sul fenomeno (in crescita) dello stalking sui luoghi della catastrofe. Tymofyi è il nonno di uno dei tanti bambini della zona nati con gravi patologie e 25 anni fa lavorava per la centrale come autista, facendo spola tra gli impianti e la vicina città di Prypyat. Stefano ha un permesso per entrare nella zona rossa, nei giorni successivi. Tymofyi, invece, non ci ha più messo piede dal giorno del disastro. Decidono allora di andarci assieme, per un breve viaggio nella memoria. Ne nasce un racconto a due voci, tra le immagini catturate da Stefano1 e i ricordi ripercorsi di Tymofyi, dalle strade deserte di Prypyat fino alla soglia di una vecchia casa di pietra, invasa dal verde.

Stefano, a Chernobyl, è arrivato inseguendo una storia, quella degli stalkers. Per raccontare le loro incursioni incoscienti e disperate nella zona rossa, oltre il cordone di sicurezza, a trafugare oggetti e materiali radioattivi per il mercato nero2 o a far da guida ai molti, discutibili “turisti della catastrofe”, in cerca di inquietudini alla Tarkowski3 o di emozioni forti da videogame post-apocalittico.4 Cercava il presente in un passato congelato, il retroscena reale di una delle scene più potenti della nostra iper-realtà. Leggi tutto "Doppio canto. Luoghi di una memoria minore"