Voci del 15 ottobre – Carlo Formenti

Idiozia politica

Carlo Formenti

Piluccando nella marea di banalità, luoghi comuni e iperboli retoriche che gli incidenti romani del 15 ottobre hanno prevedibilmente (succede in occasione di tutti gli scontri di piazza) innescato sui media, mi è capitato di leggere pochissimi articoli che avessero un minimo di interesse. Qui ne vorrei commentare tre, due dei quali apparsi sul Corriere della Sera, il terzo sul Manifesto. Ne riassumo brevemente i contenuti. In un pezzo inserito fra le cronache sugli incidenti, il Corriere ipotizza che a scatenare il casino sia stata la volontà della frazione “dura” del movimento (alcuni centri sociali neo autonomi, frange dei noTav, anarchici insurrezionalisti, ecc.) di regolare i conti con i cugini “moderati” (gli ex disobbedienti di Casarin e componenti analoghe), colpevoli di avere intavolato una trattativa con il partito di Vendola (trattativa da cui sarebbe derivata la decisione di non assaltare i palazzi del potere durante la manifestazione del 15). Leggi tutto "Voci del 15 ottobre – Carlo Formenti"

Dopo le elezioni

Carlo Formenti

Dunque non era un golpe? Dunque il nostro sistema democratico è vivo e vegeto, perfettamente in grado di rovesciare il “duce” (o almeno i suoi cloni locali, milanesi e partenopei) e di far rientrare la politica nei binari di una “normale” alternanza? Dunque ero in errore quando, sull’ultimo numero di “Alfabeta2”, scrivevo di postdemocrazia, di regime, di necessità di organizzare la resistenza? Mi dispiace ma non rinnego nemmeno una virgola. La disfatta del centro destra nelle elezioni amministrative di maggio è cosa buona e bella, ma non perché ha vinto il centro sinistra, bensì perché si tratta di un potente segnale di risveglio della società civile - un segnale che è arrivato ancora più forte e significativo dal raggiungimento del quorum e dalla valanga di sì nei referendum del 12-13 giugno scorsi. Leggi tutto "Dopo le elezioni"

Come resistere al golpe

Carlo Formenti

Nessuna regola costituzionale può impedire che una democrazia si converta in regime autoritario. Nessun soggetto istituzionale super partes (Corti costituzionali, Presidenti, sovrani) ha mai impedito l’ascesa del duce di turno: non ne furono capaci né lo vollero – fra gli altri – Vittorio Emanuele III e Hinderburg. Ecco perché ritengo impraticabile la soluzione ventilata da Asor Rosa, il quale, su un numero del «manifesto» di qualche settimana fa, ha auspicato la possibilità di porre fine al regime berlusconiano attraverso un imprecisato intervento dall’alto, cui spetterebbe il compito di proclamare una sorta di schmittiano «Stato di eccezione». Impraticabile ma non, come si è sproloquiato da destra e da sinistra, «sovversiva»: in primo luogo perché un processo sovversivo è già in atto da tempo, poi perché il discorso di Asor Rosa pecca, semmai, di moderazione. Leggi tutto "Come resistere al golpe"

I guri pentiti rileggono McLuhan

Carlo Formenti

 

Il testo che segue riproduce parte del terzo capitolo del saggio Felici e sfruttati. Capitalismo digitale ed eclissi del lavoro, che sarà in libreria il 27 aprile prossimo per i tipi di EGEA. Invece di evidenziare i tagli con puntini di sospensione, si è preferito giuntare le parti estratte tramite interpolazioni ad hoc, per cui il testo presenta alcune varianti rispetto all’originale (sono state eliminate anche le note). Per le tesi dei tre autori citati, vedi Andrew Keen, Dilettanti.com, De Agostini, Milano 2009; Jaron Lanier, Tu non sei un gadget, Mondadori, Milano 2010; Nicholas Carr, Internet ci rende stupidi?, Cortina, Milano 2011.

Qualche anno fa rilasciai all’«Espresso» un’intervista nella quale sostenevo che la maggioranza dei blog contenevano patetici esercizi di scrittura spacciati per letteratura sperimentale, oscene esibizioni di emozioni e sentimenti personali, polemiche da bar e auspicavo che questa spazzatura sprofondasse nell’oblio, restituendo alla rete la vocazione di canale di controinformazione. Successivamente ho fatto autocritica, non perché mi sia convinto che i blog siano migliori di come li avevo descritti, ma perché ho capito di avere dimenticato la lezione di McLuhan, secondo cui ciò che importa è l’architettura di un medium, più dei contenuti che veicola: a contare non è che cosa si pubblica bensì la facilità con cui chiunque, anche soggetti privi di ogni competenza culturale e tecnologica, viene messo in condizione di pubblicare. Leggi tutto "I guri pentiti rileggono McLuhan"

Non passa lo straniero

Carlo Formenti

Le reazioni politiche più spassose al tragicomico naufragio della Nazionale in Sudafrica sono state quelle dell’ineffabile Calderoli e dell’ex (?) fascista Gasparri. Mentre gli appassionati di calcio non si prendevano nemmeno la briga di accogliere i “reduci” del disastro a pomodorate (a conferma che ad accendere la passione sono ormai solo le squadre di club, in barba alla retorica sull’onore pedatorio nazionale), i due ministri hanno puntato il dito contro i colpevoli: i troppi stranieri che giocano nel nostro campionato, soffocando il talento dei nostri giovani virgulti. Non importa se altre nazioni europee, i cui campionati non sono meno imbottiti di immigrati, hanno fatto assai meglio, né ci si interroga sui motivi per cui tutto lo sport italiano (atletica, nuoto, sci, pallacanestro ecc.) sta andando malissimo (con poche eccezioni, tutte al femminile, il che meriterebbe una riflessione che non ho qui modo di sviluppare). La colpa è dei club “esterofili”, a partire da quella Internazionale (nome che fa rizzare le orecchie a Gasparri: non a caso nel ventennio lo avevano cambiato in Ambrosiana)  che ha vinto la Coppa dei Campioni senza schierare nemmeno un italiano. Ma ora mettiamo fra parentesi i deliri razzisti, e tentiamo di capire i veri motivi del fallimento, anche perché non è necessario amare il calcio per ammettere che simili catastrofi sono spie dello stato di salute di un Paese. Leggi tutto "Non passa lo straniero"

Presentazione dei Bloc-notes

Inizia oggi la rubrica Bloc-notes:

Scritture rivolte al presente, alla prossimità, a ciò che sta sempre sotto gli occhi senza mai essere visto. Zibaldone senza vincoli di tema o genere. Più che l’opinione, la notazione; più che il disegno, la traccia provvisoria. Diversi autori coinvolti per un certo lasso di tempo, con una cadenza settimanale. Un diario corale.

Da oggi, per la durata di un mese, sette autori posteranno una volta alla settimana i loro interventi: Simone Pieranni il lunedì, Andrea Inglese il martedì, Milli Graffi il mercoledì, Biagio Cepollaro il giovedì, Alessandro Raveggi il venerdì, Carlo Formenti il sabato, Franco Arminio la domenica.

alfadomenica dicembre #2

LELIO DEMICHELIS su CARLO FORMENTI - RAFFAELLA PERNA SU RENATO MAMBOR - SEMAFORO di Carbone - RICETTA di Capatti *

UN SOCIALISMO DEL XXI SECOLO?
Lelio Demichelis

Agli occhi di molti occidentali e di parte delle sue sinistre oggi allo sbando (perché cieche davanti alla realtà), la rivoluzione cittadina di Rafael Correa in Ecuador è sembrata un modello virtuoso, l’ultima speranza a cui aggrapparsi assieme a quella di altri (e comunque non omogenei) spostamenti a sinistra avvenuti in America Latina dall’inizio del nuovo millennio. Un modello nuovo, per un socialismo del XXI secolo? Forse la realtà e la verità dei fatti dicono qualcosa di diverso. Carlo Formenti, in questo suo nuovo, documentatissimo e riflessivo libro a confine tra reportage e pamphlet (Magia bianca, magia nera – Jaca Book 2014) – esito di un seminario universitario e di una prolungata permanenza in Ecuador - prova a rompere l’illusione di questa rivoluzione.
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RENATO MAMBOR: «USCIRE DAL CONOSCIUTO PER FARE ESPERIENZA»
Raffaella Perna

È forse nell’idea di imparare a osservare il mondo con lo stupore e l’incanto dei bambini che l’opera di Mambor, venuto a mancare il 6 dicembre scorso, all’età di 78 anni, lascia l’eredità e il segno più profondi. L’esordio di Mambor risale alla fine degli anni Cinquanta: nel marzo del 1959 egli espone con Mario Schifano e Cesare Tacchi alla Galleria Appia Antica diretta da Emilio Villa, centro nevralgico delle esperienze della neoavanguardia (non solo romana), dove espongono tra l’altro artisti quali Piero Manzoni, Enrico Castellani e Agostino Bonalumi. Nel clima di generale superamento dell’Informale Mambor, nel 1960, crea i primi Legni: opere-oggetto monocrome, realizzate con mollette di legno verniciate con colori industriali, vicine ai lavori realizzati in questo periodo da Tano Festa, artista a cui Mambor è particolarmente legato e con il quale condivide lo studio.
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SEMAFORO di Maria Teresa Carbone

Barriere - Nord - Pericoli - Roma - Vita.
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RICETTA di Alberto Capatti

Risott: Nell’alto milanese, un risott è, metaforicamente, il guazzabuglio, la confusione, il disordine. Le ricette del risotto sono connotate da quello che si aggiunge o manca: lo zafferano, il formaggio grattato, la noce moscata (in Luraschi).
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