Piazza maggiore, all’inizio del secondo decennio

Franco Berardi Bifo

Fin dal tredicesimo secolo la piazza di Bologna è un posto politicamente significativo, quindi bene ha fatto la FIOM a sceglierla per iniziare una nuova fase e per anticipare lo sciopero nazionale dei metalmeccanici che avrà luogo domani. Si comincia con uno sciopero pienamente riuscito in tutte le fabbriche metal meccaniche della regione (percentuali che stanno intorno all’85%) un corteo di cinquantamila e forse più, una partecipazione studentesca imponente. Vedremo domani cosa accade in tutto il paese, ma un paio di cose ormai possiamo dirle.

La prima è che i metalmeccanici, come altre volte nei decenni passati, sono avanguardia culturale di un paese senza democrazia. La seconda è che ora la questione del lavoro diventa quella centrale sulla scena italiana, e l’era dei governi di mafia si avvia alla conclusione. Leggi tutto "Piazza maggiore, all’inizio del secondo decennio"

Spettri di Università: Chi sono i precari della ricerca?

Rete dei Ricercatori precari Bologna

Come i vecchi spettri di una volta i ricercatori precari si aggirano nelle università italiane. Un uno, nessuno, centomila nascosto, negletto, calmierato dai «stringi la cinghia ancora un po’, dài», ma di fatto definibile in un solo modo: persone che, come e più di altri attori, sostengono, mandano avanti, tappano i buchi di ciò che resta dell’università pubblica. Quanti sono i precari della ricerca oggi in Italia? Domanda ricca di insidie e fondamentalmente senza risposta, nemmeno nei piani alti ministeriali. Uno studio dell’Università di Milano ci ricorda che i corsi tenuti a contratto sono oltre cinquantamila, quasi la metà di tutti i corsi complessivi, ma è ovvio che il riferimento ai corsi non può risolvere la questione. Per risolvere la questione, si dovrebbe provare a classificarle queste figure sparse, queste dimensioni parallele. Ci sono gli assegnisti, che hanno una borsa mensile per uno, due, quattro anni (sempre più raramente ormai) e che, oltre la loro ricerca, sono costretti a fare mille altre cose. Ci sono i dottorandi, che rischiano di essere i futuri precari di domani. Ci sono i cultori della materia, definizione fumosa, malinconicamente démodé, che ci ricorda di altri tempi e altre situazioni, e che ancora inquadra centinaia, migliaia di ricercatori ed ex ricercatori che in un qualche modo fanno attività di «volontariato nell’università». Ci sono i collaboratori alla didattica che offrono, per pochi euro, un’attività essenziale di ricevimento, insegnamento (a volte interi corsi o moduli) e altro. E ci sono i docenti a contratto di cui prima, quelli che per un massimo di 2.000-2500 euro all’anno e un minimo di 0 euro (anni, mesi, giorni in questo caso non contano) svolgono un’attività di insegnamento in tutto e per tutto simile a quelle dei docenti di ruolo (associati, ordinari). Leggi tutto "Spettri di Università: Chi sono i precari della ricerca?"