Alfa Zeta: L come laboratori

Puntata dedicata ai laboratori che animano la rivista e il sito di alfabeta2. Le riprese sono state fatte durante un incontro al dipartimento di filosofia di Torino, sul concetto di rete e sul rapporto tra rivista e new media, gerarchia e autorevolezza delle parole o dei mezzi. Il racconto si snoda attraverso delle citazioni, dal sito letterario Nazione Indiana, alla rivista parigina l'Atelier du Roman, per poi finire con la poesia l'Atelier di Cezanne, di Biagio Cepollaro, tratta dal volume Scribeide (Edizioni Piero Manni) e letta dallo stesso autore.

Amleto dopo Wittgenstein: la poesia letta.

Biagio Cepollaro

La scoperta della poesia (Metauro Ed., 2008) è il titolo di una raccolta di saggi intorno alla poesia e alla sua ‘scoperta’ da parte degli stessi poeti, curata da Massimo Rizzante e Carla Gubert .

Riporto qui il mio contributo.

1. Amleto dopo Wittgenstein

In un luogo in cui Wittgenstein incontra Amleto, la filosofia del linguaggio coglie l’occasione per toccare i limiti di ‘dicibilità’ dell’etica, dall’esterno ma con profondo rispetto. Nella conferenza sull’etica, pronunciata da Wittgenstein tra il ’29 e il ’30 davanti all’associazione ‘The Heretics’ a Cambridge, c’è un brevissimo passaggio in cui il filosofo riporta una frase di Amleto che sembra buttata lì ma che pesa e resta nella mente del lettore.La frase è una sentenza relativa al bene e al male che hanno senso solo come qualità del pensiero: ‘Nothing is either good or bad, but thinking makes it so’ (Amleto, atto II, scena 2 ).

Wittgenstein contesta la verità di questa affermazione ritenendo quello di Amleto un potenziale malinteso che si radica nel considerare uno stato mentale buono o cattivo, in senso etico, come un fatto passibile di descrizione. Mentre l’etica, se è qualcosa, ribadisce il filosofo, è soprannaturale e per il soprannaturale, per l’assoluto, non c’è linguaggio, essendoci il linguaggio solo per fatti ‘passibili di descrizione’. Il qualcosa, il fatto inchiodano il discorso escludendo la possibilità di parlare sensatamente di etica e di valori assoluti. Eppure lo Spettro appare ad Orazio e poi ad Amleto: la consistenza ontologica dell’apparizione sfugge alla logica del fatto ma non al criterio cartesiano dell’evidenza. In modo chiaro e distinto la coscienza di Amleto integra il dramma del sapere e del non sapere, della ragione e della sragione. Lo Spettro entra ed esce, si avvicina, suggerisce, si affianca alle cose, procede come un fatto, l’allegoria affianca la lettera. Leggi tutto "Amleto dopo Wittgenstein: la poesia letta."

Ognuno da dove si trova

Biagio Cepollaro

Tra il 2005 e il 2007 ho pubblicato una rivista di poesia on line in pdf, Poesia da fare, omonima del mio blog : ventotto numeri agilissimi, due autori, un'immagine e un editoriale breve ed assolutamente slegato da qualsiasi riferimento ai contenuti della rivista. Posto qui un certo numero di questi micro-editoriali.

Al tempo del post-culturale.

Mi è capitato di usare l’espressione ‘postculturale’, pensando all’Italia dopo il postmoderno, come suo esito. Ma a pensarci bene non è proprio così. Ciò che è davvero finito è un contesto di stato-nazione che dal Risorgimento alla fine degli anni ’70 ha rappresentato l’orizzonte delle attività intellettuali e del loro legame con delle istituzioni culturali.

Oggi quelle istituzioni sono a tal punto delegittimate che perfino i più giovani che non hanno vissuto altre stagioni - egualmente dure ma almeno tollerabili esteticamente- si ritrovano smarriti. Eppure altri orizzonti si vanno costituendo al di fuori della tradizione della cultura dello stato-nazione, dove l’autorevolezza non discende, non può discendere da un’istituzione ma dal riconoscimento reciproco sul campo. Sono orizzonti mobili e friabili, talvolta transnazionali, che vanno a intersecarsi con altri friabili confini e pratiche e modi di fare fino a ripetere, appunto, i modi dell’orizzontalità come modi di procedere strutturali. Qui la mancanza di gerarchia non è ideologica ipocrisia ma tecnica di produzione, modalità di produzione concreta di ciò che si fa e si va progettando. La Rete è il medium di queste trasformazioni, anche se si continua materialmente a stare dentro il cartaceo, anche se vi è incremento di osmosi tra l’uno e l’altra: le tradizioni stanno forse nascendo, come all’origine, dentro l’oralità secondaria, dentro codici di riconoscimento locali ma agiti su di un mezzo tendenzialmente globale (globale per ora purtroppo è solo l’impero). Tradizioni e trasmissioni dirette nel momento esatto in cui avanzano e si propongono come tali: forse è questo ciò che segue al postmoderno troppo impegnato a destrutturare il fantasma del moderno per avere lo spazio e la possibilità di fare qualcosa, questa volta si, di nuovo. Leggi tutto "Ognuno da dove si trova"

Non è solo questione di poesia…

Biagio Cepollaro

Pubblico qui una seconda serie di blogpensieri del 2005. La prima è qui.

La parola della poesia

Si sa che la parola della poesia è lenta.  Ma un conto è la lentezza, un altro l’assoluta mancanza di agevolazione, di sconto sul suo consumo…Nel linguaggio informatico si usa parlare di ‘interfaccia amichevole ‘ per indicare una certa facilità, anche per il profano, di utilizzare un sistema operativo o un programma…Per lo più in queste semplificazioni ci si allontana dal linguaggio macchina, cioè da quel mondo nascosto di ‘istruzioni’ che fanno il programma. Per la parola della poesia questa semplificazione non può essere proponibile. La poesia non è mai amichevole pur essendo fatta di retorica, cioè di arte della persuasione, persuasione interna, coerenza interna, dall’effetto imprevedibile. Ci si può affezionare ad una poesia ma la poesia non si affeziona a noi. Questa sua riservatezza è anche la sua inesauribilità. La parola della poesia non vuole arrivare al lettore, il suo problema non è di arrivare ma di ‘andare’, confrontare la sua mezza oscurità con la mezza luce che ci può dare.

In fondo una parola che non scivola via per quale ragione ci dovrebbe prendere? Una parola che non si abbrevia, che non si banalizza, una parola vera e propria, con tutto il peso di secoli del dire, del detto, che emerge da quel deposito in cui il banale è imbarazzante…Viceversa sentirsi profondamente e continuamente imbarazzati per le parole che vengono dette oggi e scritte, che vengono urlate, come se fossero vere, come se fossero parole… Leggi tutto "Non è solo questione di poesia…"

L’elastico al punto zero: si dovesse ripartire…

Biagio Cepollaro

Premessa

Riporto qui alcuni blogpensieri che risalgono al 2005, apparsi come note sparse su www.cepollaro.splinder.com. Questi cinque anni mi pare abbiano espresso quasi continuamente il senso di qualcosa che degeneri e di qualcosa che resti sostanzialmente immobile. Strana questa doppia sensazione: come se molti segni indicassero una discesa verticale al di là di ogni pessimistica previsione e però anche un’immobilità di fondo che dice che c’è ancora una speranza…Come se l’immobilità fosse un’estrema protezione e un possibile inizio di rimonta, il punto zero dell’elastico da cui ripartire. Leggi tutto "L’elastico al punto zero: si dovesse ripartire…"