Cinema senza autori?

Maria Teresa Carbone

Sventurata la cinematografia senza autori. Sempre che, naturalmente, gli autori siano coloro che sanno “trovare la giusta distanza per dire la verità sul sistema da cui si strappano”.  O se preferiamo – è ancora Serge Daney a parlare nell’introduzione a Les Cahiers du cinéma: la politica degli autori (minimum fax 2000) – sempre che siano “la linea di fuga grazie alla quale il sistema non è chiuso, respira, ha una storia”.

Paolo Sorrentino è un autore? Certo vuole esserlo, e questa è un’aspirazione meritevole, in un paesaggio piatto, come è nel complesso quello del cinema italiano di questi anni. Certo gliene è stato attribuito lo statuto dalla critica (italiana e anche, a dire il vero,  internazionale) e di questo, comunque la si pensi, non gli si può fare colpa. Ma certo, ammesso che lo sia, Sorrentino è un autore (un eroe) del nostro tempo – e dunque pigro e furbo.

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