Giochi alfabetici / L’oracolo in archivio

giochiAntonella Sbrilli

Fine anno: tempo di bilanci e di aspettative, di sguardi all’indietro e di interrogazioni divinatorie. Senza ricorrere a dadi, monete, bastoncini e a complicati calcoli, Alfabeta2 mette a disposizione delle piccole scaramanzie festive il suo Archivio di articoli, come un consistente e straniante deposito di risposte alle domande per l’anno nuovo. E anche come un dispositivo per allestire stralunate composizioni fatte di titoli.

Invece di porre una domanda a un libro - vedi a questo link la bella scena di Career Girls (Ragazze) di Mike Leigh con l’interrogazione di Cime tempestose - proviamo a porla a un archivio digitale, affidiamoci al motore di ricerca che percorre i circa 3000 articoli indicizzati, tirando fuori da questa massa di parole interconnesse i titoli più pertinenti alla nostra ricerca.
Un esempio:
usando “enigma” come parola chiave, si ottiene in risposta un articolo del 9 ottobre 2016 Botho Strauss, la realtà come enigma e un altro del 9 maggio 2015 L’enigma del senso di colpa. Ce n’è di materiale per riflessioni e ri-creazioni.

Come si gioca

- andare sulla pagina Archivio di Alfabeta2.

- scrivere una o più parole-chiave nella casella SEARCH

- se nella risposta compaiono diversi articoli, trascrivere i titoli e usarli per comporre una frase o un breve racconto, da inviare a redazione@alfabeta2.it

- se nessun articolo riporta la chiave di ricerca nel titolo, riprovare con un’altra parola;

nel caso in cui, invece, nella risposta compaia un solo articolo, leggerlo (o rileggerlo) come una fonte di ispirazione per questo periodo di cambio d’anno e poi riprovare con un nuovo termine.

Una variante di questo gioco, dal titolo Webmantica è qui sul sito di Engramma

La risposta al gioco Intitolati di domenica 11 dicembre 2016
Il gioco di domenica 11 dicembre 2016 proponeva l’anagramma del nome e cognome di un artista italiano contemporaneo.
Fragore con la china blu era l’anagramma, che valeva come titolo di una mostra immaginaria dell’artista di cui permutava le lettere, 10 per il nome e 10 per il cognome.
Un dettaglio di un’opera di questo autore, a cui Alfabeta2 ha dedicato diverse riflessioni (vedi la galleria di immagini a questo link) aiutava ad arrivare alla soluzione: Gianfranco Baruchello,

Bisogna guardarli da molto vicino durante unora, diceva Marchel Duchamp dei quadri di Gianfranco Baruchello. A distanza di mezzo secolo, le sue immagini continuano a edificare mondi liquidi e ipertesti che tendono a espandersi allinfinito”.


Fra i solutori e le solutrici, che hanno inviato la risposta via facebook, twitter e mail, ecco in ordine alfabetico: Paolo Bernacca, Ada De Pirro, Viola Fiore, Eleonora Gregorio, Ingegni Edizioni, Paola Paganelli, Matteo Piccioni, Afro Somenzari, Maria Letizia Zozi.

Fra chi ha inviato proposte per nuove mostre immaginarie, Eleonora Gregorio suggerisce “China sorda”, ancora un riferimento all’inchiostro per il nome di un altro artista italiano contemporaneo (soluzione 6, 4);

Aldo Spinelli immagina una mostra di sculture in cui il legno è lasciato al naturale; il titolo è “Mai colorire”, anagramma del nome e cognome di un artista che del legno ha fatto una delle sue cifre (soluzione 5, 6);

infine, Luigi Scebba gioca col nome di un artista del passato, ibridandolo con quello di uno scrittore: Arte, droghe, Tondelli (soluzione 8, 5, 5).

Giocatori, a voi! e le ulteriori soluzioni nel prossimo appuntamento, domenica 8 gennaio.

L’arte è comunicazione

Francesca Gallo

Il Centro Studi Archivio della Comunicazione è entrato in una nuova fase di sviluppo, negli spazi magnifici della Abbazia di Valserena – forse quella dove Stendhal ambienta La certosa di Parma – a Paradigna, in mezzo alla campagna parmense che un tempo doveva essere la fonte di approvvigionamento della comunità monastica.

Oggi un’altra comunità si ritrova in quei luoghi e lo CSAC si nutre di ben altre energie. Fondato da Arturo Carlo Quintavalle all’inizio degli anni Settanta, per dare continuità alle prime mostre di arte contemporanea ospitate nel Palazzo della Pilotta alla fine del decennio precedente, con il tempo ha definito la propria fisionomia qualificandosi come una delle prime realtà italiane interessate alla fotografia, sia di ricerca che documentaria, e aprendo poi alla grafica pubblicitaria e al fumetto, al design e all’architettura, alla moda. Un progetto ambizioso e lungimirante, fondato su un’idea di cultura contemporanea capace di comprenderne tutte le diverse articolazioni, senza gerarchie di generi e prodotti, ma tenendo al centro l’immagine. Un approccio che, dalle premesse di Roland Barthes, per certi versi precorre quelli che oggi si identificano nei visual studies.

Negli anni, la funzione archivistica era diventata preponderante rispetto a quella espositiva e pertanto si potevano solo consultare documenti, foto o oggetti sapientemente conservati. Lo CSAC era diventato un luogo di accesso un po’ elitario, a dispetto dell’idea di cultura così aperta e inclusiva, da tenere assieme arte e comunicazione, appunto.

Luigi Ghirri, Infinito, 1974 (500x307)
Luigi Ghirri, Infinito, 1974.

Nel giro degli ultimi due anni, però, molte cose sono cambiate: il progetto di riqualificazione degli spazi, diretto da Carlo Quintelli, ha definito gli ambienti per la foresteria, la caffetteria, la didattica. Mentre sia la chiesa, sia la sala ipogea e quella delle colonne, sia i cortili sono destinati all’esposizione di opere d’arte contemporanea, secondo l’allestimento suggestivo e comunicativo insieme, diretto da Vanja Strukelj e Francesca Zanella (attuale neo presidente dello CSAC). La sfida di questa rinascita, infatti, è rendere in maniera interessante e chiara la natura dei materiali lì conservati, esplicitando il nesso – ad esempio – fra edifici realizzati, da un lato e maquettes e progetti donati dagli architetti, dall’altro; tra disegni per le collezioni di abiti, vestiti e riviste dell’alta moda; o, ancora, fra illustrazione da una parte e giornali satirici e fanzine dall’altra.

Il risultato è che, girovagando nei diversi ambienti, si ha una sensazione molto forte di stare circumnavigando un grande iceberg della cultura contemporanea, di cui una piccola parte è in mostra e il resto si trova in cassettiere, scaffalature, depositi vari all’interno del medesimo complesso. Questo patrimonio è non solo disponibile agli approfondimenti dello studioso, ma anche alla curiosità del profano, dato che i materiali saranno esposti a rotazione, non solo per motivi conservativi, ma anche per dare conto dell’estrema ricchezza e varietà delle collezioni.

La mission dello CSAC, infatti, sembra essere cresciuta all’ombra di un rinnovato umanesimo, in cui arti applicate, tecniche e arti maggiori sono intese non come campi separati, quanto piuttosto come vasi comunicanti, attraverso i quali la creatività passa grazie a figure spesso dall’identità sfaccettata, come ad esempio Mario Sironi o Enzo Mari. Se del primo si può ammirare un cartone e diversi disegni, nonché studiare bozzetti e documenti; del secondo si possono cogliere le fasi della progettazione dal disegno all’oggetto in serie o unico. Attualmente, infatti, la sala delle colonne è destinata all’esposizione di piccoli nuclei tematici – l’arte programmata o la pop italiana – in rapporto diretto con documenti ugualmente accessibili. Una soluzione semplice ed efficace che suggerisce percorsi di lettura e approfondimento da costruire attorno al singolo oggetto. Un modello museale quindi distante da quelli che puntano sul singolo pezzo, che assumono l’isolamento estetico come metafora del valore artistico.

Giulio Paolini, Early Dynastic, 1971, 9 colonne cm 121x29x29 + 9 colonne cm 61x16x16, PVC e legno, A002366S_764 (500x430)
Giulio Paolini, Early Dynastic, 1971.

Se in rete è possibile conoscere la natura dei fondi conservati, progressivamente si sta procedendo alla schedatura completa di donazioni come quelle di Ignazio Gardella e di Marcello Nizzoli, della Sepo e di Armando Testa per la grafica pubblicitaria, e di altre provenienti da Publifoto, Luigi Ghirri, Gabriele Basilico e Mario Cresci, ancora per esemplificare.

Tra le eccellenze, probabilmente la sezione dedicata alla fotografia e quella dell’alta moda (in mostra abbiamo il prêt à porter) rappresentano dei casi molto rari in Italia, paese in cui l’interesse per questi settori creativi si è radicato a fatica. Soprattutto per la moda, lo CSAC è uno dei pochi archivi pubblici, e pertanto di facile accesso, in una fase in cui gli interessi culturali e scientifici verso tale ambito sono molto consistenti. In generale, i materiali si prestano a letture plurime, volte sia al carotaggio monografico, sia alla lettura incrociata fra ambiti disciplinari limitrofi – favorite dalla compresenza di fondi diversificati – come l’allestimento teatrale, la moda e l’architettura; oppure le arti figurative, la satira, la pubblicità e la fotografia.

Un progetto coraggioso quello che ha guidato l’attuale rilancio, che si è subito articolato in attività didattiche rivolte a studenti delle scuole superiori, universitari e oltre, con master e rassegne cinematografiche, e che dall’autunno vedrà crescere la propria estroversione con convegni e seminari, forte di un territorio in cui i vari centri sono veramente i gangli di un medesimo sistema circolatorio.

L’ombra del potere

da «Alfabeta», n. 69, febbraio 1985


Paolo Volponi

Pare che si debba giungere, oltre lo smarrimento morale e lo sgretolarsi della ragio­ne, a considerare che il terrorismo portatore di strage si realizza nella distruzione e nello scempio dei più semplici modi della vita e della so­cietà di uomini, intesi e presi come gente e massa prima ancora che come popolo. Ormai da circa ven­t’anni le culture civili, filosofiche, economiche non vengono più in­dagate e proposte con i metodi dell’analisi e del confronto, ma vengono affermate o deformate da un principio assunto fuori da ogni relazione e coerenza (culturale e scientifica) allo scopo di determi­nare la sopraffazione più che l’e­gemonia di alcune e al fine di di­struggere valori e misure di altre. Leggi tutto "L’ombra del potere"