I guri pentiti rileggono McLuhan

Carlo Formenti

 

Il testo che segue riproduce parte del terzo capitolo del saggio Felici e sfruttati. Capitalismo digitale ed eclissi del lavoro, che sarà in libreria il 27 aprile prossimo per i tipi di EGEA. Invece di evidenziare i tagli con puntini di sospensione, si è preferito giuntare le parti estratte tramite interpolazioni ad hoc, per cui il testo presenta alcune varianti rispetto all’originale (sono state eliminate anche le note). Per le tesi dei tre autori citati, vedi Andrew Keen, Dilettanti.com, De Agostini, Milano 2009; Jaron Lanier, Tu non sei un gadget, Mondadori, Milano 2010; Nicholas Carr, Internet ci rende stupidi?, Cortina, Milano 2011.

Qualche anno fa rilasciai all’«Espresso» un’intervista nella quale sostenevo che la maggioranza dei blog contenevano patetici esercizi di scrittura spacciati per letteratura sperimentale, oscene esibizioni di emozioni e sentimenti personali, polemiche da bar e auspicavo che questa spazzatura sprofondasse nell’oblio, restituendo alla rete la vocazione di canale di controinformazione. Successivamente ho fatto autocritica, non perché mi sia convinto che i blog siano migliori di come li avevo descritti, ma perché ho capito di avere dimenticato la lezione di McLuhan, secondo cui ciò che importa è l’architettura di un medium, più dei contenuti che veicola: a contare non è che cosa si pubblica bensì la facilità con cui chiunque, anche soggetti privi di ogni competenza culturale e tecnologica, viene messo in condizione di pubblicare. Leggi tutto "I guri pentiti rileggono McLuhan"

Comunisti senza comunismo?

Jacques Rancière

[…] La mia riflessione ha come punto di partenza una frase ricavata da un’intervista che Alain Badiou ha di recente concesso all’organo del Partito comunista francese: L’hypothèse comuniste est l’hypothèse de l’émancipation. Per come la capisco, la frase significa che il senso della parola è intrinseco alle pratiche di emancipazione, che il comunismo è la forma di universalità costruita attraverso queste pratiche. Sono assolutamente d’accordo con la proposizione intesa in questo senso. Per sapere quale comunismo sia qui chiamato in causa, resta ovviamente da definire cosa si intenda con emancipazione. Leggi tutto "Comunisti senza comunismo?"

Vizi e virtù dei ceti medi


Alberto Burgio

Quindici anni fa Paolo Sylos Labini pubblicò un agile libretto per attaccare Marx. Tracciava un bilancio che intendeva mettere in mostra il suo errore fondamentale: la previsione che il capitalismo avrebbe scomposto le società in due blocchi, da una parte i capitalisti, dall’altra i proletari. A questa «profezia» Sylos Labini contrapponeva la crescita della classe media, non solo sempre più vasta e articolata ma anche sempre più influente sul piano politico. Da allora molta acqua è passata sotto i ponti. Il cosiddetto neoliberismo ha dispiegato i propri effetti, che la crisi dei mutui ha portato alle estreme conseguenze. Forse, considerando il paesaggio sociale dei paesi a capitalismo maturo oggi, Sylos Labini ci penserebbe su due volte prima di mandare Marx in soffitta. Leggi tutto "Vizi e virtù dei ceti medi"

La borghesia mafiosa e la deriva criminale del capitalismo

Tonino Perna

Premessa

Partiamo da una constatazione che può sembrare una banalità: in un sistema capitalistico la classe sociale che controlla i flussi di capitale ha il potere, comanda, diventa classe dirigente. Ne consegue che quando cambia il modo con cui si conquistano e controllano grandi flussi di capitale, cambia la società e le stesse istituzioni. Ed è questo lo scenario con cui dobbiamo fare i conti e che cercheremo sinteticamente di analizzare in queste note, tenendo presente i contributi di Umberto Santino – uno dei massimi studiosi della mafia siciliana – sull’origine e la complessità del fenomeno, di Ugo Biggeri – presidente della Banca popolare Etica – sull’intreccio tra capitali illegali e mondo della finanza, e di Tonio dell’Olio – presidente di Libera Internazionale – sui caratteri globali del fenomeno, nonché sulle risposte concrete che la società civile organizzata sta portando avanti (uso dei beni confiscati alle mafie). Leggi tutto "La borghesia mafiosa e la deriva criminale del capitalismo"

Storia della colonna di destra. Un’analisi di www.repubblica.it

Giorgio Vasta

La Repubblica.it è un animale con due colonne vertebrali.

La prima, quella che scorre leggermente scoliotica sul lato sinistro dello schermo, si propone come logica, consequenziale e gerarchica. Il mondo e l’Italia prendono forma in una spina dorsale di eventi che procede dall’alto verso il basso in un preciso ordine di gravità e di urgenza. A destra, più regolare nella grafica – un’infilata a piombo di francobolli che ospitano un’immagine – ma priva all’apparenza di un’organizzazione gerarchica evidente, c’è la seconda colonna vertebrale: lo stupidario, la bizzarria, il fatto senza la notizia, lo svuotamento del contesto, il geroglifico ironico-delirante.

Ogni francobollo fa accedere a un breve filmato o a una sequenza fotografica. A dominare è il sensazionalismo: tra i partecipanti alla maratona di New York c’era anche Edison Pena, uno dei minatori cileni rimasti intrappolati nella cava di San Josè; Baby Rasta si calma solo con il reggae; nel Regno Unito la regina Elisabetta è su facebook; Lory Del Santo ha dichiarato: «Mi piacerebbe diventare la first lady di Berlusconi». Leggi tutto "Storia della colonna di destra. Un’analisi di www.repubblica.it"

Leggere la svolta globale

[Pubblichiamo per intero sul sito l'intervento della Spivak, che sul cartaceo è apparso livemente scorciato per ragioni di spazio.]

Gayatri Chakravorty Spivak

 

 

(traduzione di Gian Maria Annovi)

 

Dubito che l’emergere degli “studi sulla dominazione occidentale” abbia molto a che vedere con gli effetti della globalizzazione. Nel movimento complessivo verso la sociologia della conoscenza originatasi con L’ideologia tedesca, si tratta soprattutto di sottogruppi identitari, che mutano al mutare della storia.

La trasformazione generale del mondo è avvenuta in modo così iniquo che chiamarla “generale” è dare per dimostrato ciò che ci eravamo proposti di provare: considerare “il mondo” una network society, prima di cercare esempi del contrario. La network society è la condizione e l’effetto del movimento del capitale digitale. Per filosofi della politica come Jon Elster, la teoria del valore-lavoro pare semplicemente sbagliata e Gramsci un “marxista del cavolo”. Per quelli come John Roehmer, il marxismo, dimostratosi inutile, s’è ridotto a disciplina letteraria. (1) Leggi tutto "Leggere la svolta globale"

Sommario del n° 8 – aprile 2011

03. Marco Rovelli Guerra agli immigrati
04. Vermondo Brugnatelli La Libia come volontà e rappresentazione
05. Manuela Gandini, Annamaria Fiorillo Ornamento e delitto Dialogo tra una critica d’arte e una Pm dei minori
05. Andrea Inglese Eravamo svegli

Il capitale illegale

06. Tonino Perna L’accumulazione criminale La borghesia mafiosa e la deriva illegale del capitalismo
07. Umberto Santino Per una storia delle idee di mafia Dall’«associazione malandrinesca» alla borghesia mafiosa Leggi tutto "Sommario del n° 8 – aprile 2011"