alfadomenica #4 – dicembre 2016

Oggi su alfadomenica:

  • Franco Berardi Bifo, La mutazione neoliberista: Un paio di anni fa, l’anno precedente l’EXPO milanese per intenderci, insegnavo a Brera, e il mio corso era dedicato alle questioni della precarietà. Il tema dell’EXPO, e particolarmente del lavoro gratuito che veniva “offerto” ai giovani, era naturalmente al centro delle mie lezioni e delle discussioni in classe. A un certo punto un ragazzo cinese che aveva seguito il mio corso con attenzione, anche se aveva qualche difficoltà con la lingua (ma sai come fanno, mentre tu parli digitano sul cellulare una parola che non capiscono e poi fanno cenno di sì tra sé e sé) prese la parola e mi disse che lui aveva accettato la proposta dell’EXPO. Gli chiesi di spiegare le sue ragioni alla classe, e lui disse una cosa ragionevolissima. Leggi:>
  • Tero Liukkonen, Silenzio, parole, silenzio:  Per indole sono sensibile e introverso e ho temuto molte prove della vita ancor prima che arrivassero. Sono sempre stato piuttosto sicuro di crollare, di non resistere, di fallire. Solo di rado sono riuscito a fronteggiare le sfide. Le difficoltà mi accerchiavano e soltanto dopo che se ne erano andate mi accorgevo di essere effettivamente sopravvissuto. In realtà, anche piuttosto bene. Ero stato capace di trovare la forza interiore dentro di me, oltre ogni aspettativa. E quando la situazione si calmava, allora pensavo: dov’è che anche stavolta ho trovato l’energia per farcela? La risposta è breve: in me c’è il silenzio. Leggi:>
  • Alberto Capatti, Alfagola / Risotto alla milanese con l'olio d'oliva:  Si era sempre preparato con il burro. Lo stesso Artusi, nelle sue tre ricette della Scienza in Cucina, ne prescriveva 80 grammi per 500 di riso, o 50 grammi per 300. L’ultima edizione curata dall’autore è del 1911. Pochi anni dopo, per cuochi e cuoche, arriva la guerra, e succede l’impensabile. Il burro di latte è sofisticato con caseina o margarina. Nel mercato si trovano poi “i così detti burri economici od artificiali” che mescolano oleomargarina, latte, acqua, burro naturale e materia colorante. Leggi:>
  • Antonella Sbrilli, Giochi alfabetici / L'oracolo in archivio: Fine anno: tempo di bilanci e di aspettative, di sguardi all’indietro e di interrogazioni divinatorie. Senza ricorrere a dadi, monete, bastoncini e a complicati calcoli, Alfabeta2 mette a disposizione delle piccole scaramanzie festive il suo Archivio di articoli, come un consistente e straniante deposito di risposte alle domande per l’anno nuovo. E anche come un dispositivo per allestire stralunate composizioni fatte di titoli. Leggi:>
  • Semaforo: Adolescenti - Esordienti - Sapienti Leggi:>

Ricordiamo ai lettori che è adesso disponibile l'Almanacco 2017  della nostra rivista con una selezione degli articoli usciti nel 2016 e la sezione inedita L'invasione aliena. A tutti quelli che ci seguono, segnaliamo inoltre che in questi giorni si è aperto il cantiere di Alfabeta. Vi aspettiamo!

Giochi alfabetici / L’oracolo in archivio

giochiAntonella Sbrilli

Fine anno: tempo di bilanci e di aspettative, di sguardi all’indietro e di interrogazioni divinatorie. Senza ricorrere a dadi, monete, bastoncini e a complicati calcoli, Alfabeta2 mette a disposizione delle piccole scaramanzie festive il suo Archivio di articoli, come un consistente e straniante deposito di risposte alle domande per l’anno nuovo. E anche come un dispositivo per allestire stralunate composizioni fatte di titoli.

Invece di porre una domanda a un libro - vedi a questo link la bella scena di Career Girls (Ragazze) di Mike Leigh con l’interrogazione di Cime tempestose - proviamo a porla a un archivio digitale, affidiamoci al motore di ricerca che percorre i circa 3000 articoli indicizzati, tirando fuori da questa massa di parole interconnesse i titoli più pertinenti alla nostra ricerca.
Un esempio:
usando “enigma” come parola chiave, si ottiene in risposta un articolo del 9 ottobre 2016 Botho Strauss, la realtà come enigma e un altro del 9 maggio 2015 L’enigma del senso di colpa. Ce n’è di materiale per riflessioni e ri-creazioni.

Come si gioca

- andare sulla pagina Archivio di Alfabeta2.

- scrivere una o più parole-chiave nella casella SEARCH

- se nella risposta compaiono diversi articoli, trascrivere i titoli e usarli per comporre una frase o un breve racconto, da inviare a redazione@alfabeta2.it

- se nessun articolo riporta la chiave di ricerca nel titolo, riprovare con un’altra parola;

nel caso in cui, invece, nella risposta compaia un solo articolo, leggerlo (o rileggerlo) come una fonte di ispirazione per questo periodo di cambio d’anno e poi riprovare con un nuovo termine.

Una variante di questo gioco, dal titolo Webmantica è qui sul sito di Engramma

La risposta al gioco Intitolati di domenica 11 dicembre 2016
Il gioco di domenica 11 dicembre 2016 proponeva l’anagramma del nome e cognome di un artista italiano contemporaneo.
Fragore con la china blu era l’anagramma, che valeva come titolo di una mostra immaginaria dell’artista di cui permutava le lettere, 10 per il nome e 10 per il cognome.
Un dettaglio di un’opera di questo autore, a cui Alfabeta2 ha dedicato diverse riflessioni (vedi la galleria di immagini a questo link) aiutava ad arrivare alla soluzione: Gianfranco Baruchello,

Bisogna guardarli da molto vicino durante unora, diceva Marchel Duchamp dei quadri di Gianfranco Baruchello. A distanza di mezzo secolo, le sue immagini continuano a edificare mondi liquidi e ipertesti che tendono a espandersi allinfinito”.


Fra i solutori e le solutrici, che hanno inviato la risposta via facebook, twitter e mail, ecco in ordine alfabetico: Paolo Bernacca, Ada De Pirro, Viola Fiore, Eleonora Gregorio, Ingegni Edizioni, Paola Paganelli, Matteo Piccioni, Afro Somenzari, Maria Letizia Zozi.

Fra chi ha inviato proposte per nuove mostre immaginarie, Eleonora Gregorio suggerisce “China sorda”, ancora un riferimento all’inchiostro per il nome di un altro artista italiano contemporaneo (soluzione 6, 4);

Aldo Spinelli immagina una mostra di sculture in cui il legno è lasciato al naturale; il titolo è “Mai colorire”, anagramma del nome e cognome di un artista che del legno ha fatto una delle sue cifre (soluzione 5, 6);

infine, Luigi Scebba gioca col nome di un artista del passato, ibridandolo con quello di uno scrittore: Arte, droghe, Tondelli (soluzione 8, 5, 5).

Giocatori, a voi! e le ulteriori soluzioni nel prossimo appuntamento, domenica 8 gennaio.

Monsieur Bovary incontra Mr Dalloway in una vetrina

daniela-comani-new-bookstoreAntonella Sbrilli

Fino al 21 dicembre 2016, a Roma, nella centralissima via del Consolato, al numero civico 12, resta aperta A New Bookstore. Una nuova libreria di cui esiste solo l’ingresso (chiuso) e la vetrina, con gli scaffali su cui sono allineati i libri.
Nella luce bassa che si avvicina al solstizio invernale, l’effetto è soffuso e la sera - quando si accendono i tubi verdi al neon - la vetrina attira come una calamita anche chi passi frettolosamente. Una volta fermi davanti al vetro, ci si accorge di che pasta illusoria siano fatti i volumi, gli scaffali, e l’ambiente tutto.

Siamo spettatori di una mostra in vetrina, due termini che la Treccani segnala come sinonimi. Siamo davanti proprio a Una Vetrina, un luogo espositivo fondato nel 2013 da Gianni Garrera, Giuseppe Garrera e Carlo Pratis, in cui gli artisti vengono invitati a esporre a rotazione - per un periodo di giorni limitato, ma con visibilità 24 ore al giorno - nella cornice di un finto negozio, di modo che “ciò che accade nel raggio critico di visione della vetrina è tutto il suo museo”.

Stavolta, l’artista invitata è Daniela Comani, italiana residente a Berlino dall’anno della caduta del muro, indagatrice dei temi del tempo, dello spazio, del genere, attraverso sottili falsificazioni fotografiche, tipografiche ed editoriali.

comani-dettaglioPer la Vetrina di via del Consolato, Daniela Comani allestisce una finta libreria usando la tecnica del trompe-l’oeil: le scaffalature con i volumi che vediamo sulla parete della vetrina sono infatti una grande foto che raccoglie alcune delle sue “Novità editoriali”. Le novità editoriali di Daniela Comani consistono nella manipolazione delle copertine di classici della letteratura, in cui l’impaginazione familiare (nome dell’autore o dell’autrice, editore, immagine e grafica) è attraversata da un’anomalia che rivela presto la sua regola: ragazze di vita, la santa bevitrice, la vecchia e il mare e - simmetricamente - Mr Dalloway rovesciano il genere dei protagonisti: “L’operazione di cambio di sesso è riuscita! Orlando ha lasciato traccia!”.
A complicare l’andirivieni fra vero, falso, finto, reale e possibile, sul ripiano della vetrina è appoggiato un volume cartaceo, una copia fake della storica edizione dei Promessi sposi di Manzoni, nella veste editoriale della Nuova Italia Editrice di Firenze: nel volume rivisitato da Daniela Comani il commento critico di Luigi Russo è sostituito dal nome-firma dell’artista e le pagine rilegate sono lasciate bianche, come promesse di un’altra storia, la storia appunto delle promesse spose.

Un finto esercizio commerciale, che espone finti scaffali di libri, che a loro volta sono dei fake. Eppure è tutto vero, nella scatola magica di Una Vetrina che si affaccia sui passanti.

Il sito di Daniela Comani

Il sito di Una Vetrina di via del Consolato

Il progetto The Independent. Una Vetrina, al Maxxi fino al 5 febbraio 2017

Ricordiamo ai lettori che è adesso disponibile l'Almanacco 2017  della nostra rivista con una selezione degli articoli usciti nel 2016 e la sezione inedita L'invasione aliena. A tutti quelli che ci seguono, segnaliamo inoltre che in questi giorni si è aperto il cantiere di Alfabeta. Vi aspettiamo!

Giochi alfabetici / Intitolati

giochiAntonella Sbrilli

Inauguriamo la rubrica dei giochi alfabetici con una sfida a rintracciare il nome di un artista reale, anagrammando il titolo di una mostra immaginaria.

Passeggiare per le strade di un centro storico o di un quartiere accanto a unaccademia e fermarsi davanti a una galleria darte. Leggere il tamburino delle mostre nellinserto di un giornale domenicale. Scorrere lelenco delle esposizioni in corso proposte da un sito specializzato.

C’è una babele di titoli che ci investe: titoli che captano velocemente le parole nuove in circolazione, da big dataa post-verità”; che inglobano altri titoli (di classici, di canzoni, di serie); che propongono paradossi sul loro contenuto o sulla loro struttura; che giocano darguzia con palindromi, acrostici, anagrammi, modi di dire.

Il titolo della mostra come dispositivo concettuale e come genere creativo ha prodotto in passato divertenti parodie giocabili, rubricabili nel genere delle ricreazioni e ricombinazioni (vedi per esempio il generatore automatico di titoli alla maniera del curatore Marco Goldin).

IL GIOCO

Rimanendo nel campo delle mostre potenziali, plausibili, possibili, il gioco di questa settimana invita a trovare lartista protagonista di una mostra che non c’è (ancora), ma che potrebbe esserci, una mostra di cui esiste il titolo e una breve presentazione.

Il titolo immaginato è lanagramma del nome e del cognome dellartista da scoprire, che esiste realmente ed è in questo caso un contemporaneo italiano.

Per chi vuole provare: la mostra di questa settimana si intitola
Fragore con la china blu.

1975-jungkapital_gesellenkapital_machinenkapital-1024Ecco la presentazione:

Piccole macchie di inchiostro dalle tonalità azzurre interrompono la vasta superficie di carte bianche, popolate da disegni lenticolari di paesaggi, edifici, esseri animati e inanimati, tipici di questo artista in grado di evocare il silenzio dello spazio illimitato e il brusio dellesistente"

Soluzione: 10, 10

Il nome e il cognome dellartista da indovinare: 10, 10

Come si gioca:

a) inviando la soluzione, cioè il nome e il cognome dellartista

b) proponendo altri anagrammi dello stesso artista

c) inviando proposte di mostre il cui titolo è lanagramma di un altro artista

Le soluzioni vanno mandate a redazione@alfabeta2.it oppure su twitter (#giochialfabetici)

alfadomenica #1 – dicembre 2016

Oggi su alfadomenica:

  • Lelio Demichelis, Adriano Prosperi, le ombre dell’identità e la caverna del potereIdentità è una parola avvelenata, scriveva l’antropologo Francesco Remotti. Che può diventare un’ossessione. Promette ciò che in realtà non esiste (appunto, un’unica identità) e illude individui e popoli su ciò che non sono (essendo molteplici per composizione).  Leggi:> 
  • Antonella Sbrilli, Aldo Spinelli, magister ludi:  Fino al 31 dicembre 2016 è visitabile nella Biblioteca Classense di Ravenna la mostra Aldo Spinelli. Parole e figure. Curata dallo stesso artista, in collaborazione con Daniela Poggiali, Mara Sorrentino, e Dino Silvestroni, l’esposizione presenta i libri e i giochi realizzati da Spinelli nel corso di cinquant’anni di attività. È esposta anche una scelta di giochi della collezione dell’artista e delle raccolte storiche della Classense. Leggi:>
  • Claudia Beccato, Artisti (russi) di tutto il mondo, benvenuti in Montenegro:  Il Dukley European Art Community di Kotor, in Montenegro è una singolare residenza artistica d’intento europeo, ma sensibilmente russa. È qui che Sergey (Balovin ndr) e io veniamo invitati per tutto il mese di agosto 2016. Leggi:>
  • Semaforo: Bambine - Bambini - Giocattoli. Leggi:>

Sulla nostra home page c'è L'invasione aliena - Almanacco 2017 di Alfabeta2 e un invito a entrare nel nostro cantiere: leggetelo e, se volete, fate girare!

 

Aldo Spinelli, magister ludi

spinelli_dadoloopAntonella Sbrilli

Fino al 31 dicembre 2016 è visitabile nella Biblioteca Classense di Ravenna la mostra Aldo Spinelli. Parole e figure. Curata dallo stesso artista, in collaborazione con Daniela Poggiali, Mara Sorrentino, e Dino Silvestroni, l’esposizione presenta i libri e i giochi realizzati da Spinelli nel corso di cinquant’anni di attività. È esposta anche una scelta di giochi della collezione dell’artista e delle raccolte storiche della Classense.

Se si va in cerca del catalogo dell’opera di Aldo Spinelli – artista giocatore, collezionista e curatore nato a Milano nel 1948 – non si trova un volume monografico con saggi critici e illustrazioni a tutta pagina. Quello in cui ci imbatte, invece, è una raccolta di figurine, un vero album di cento figurine. Pubblicato dall’editore per antonomasia degli album da completare, Panini di Modena, il catalogo-album è uscito nel 2008, con la firma (o meglio, con la «forma della firma» dell’artista, eseguita a macchina e stampata da plotter) e con il titolo Collezione nella prima pagina di copertina e Collazione nell’ultima. Un album di figurine e un cambio di vocale fra due verbi contigui: chi viene in possesso dell’album ha subito la conferma che sta entrando nel terreno del gioco, quel fenomeno che – come ha scritto Stefano Bartezzaghi – mette tra virgolette tutto il resto.

Al posto dei saggi e delle fotografie, dunque, nell’album di Spinelli si trovano appositi spazi numerati in cui bisogna incollare – dopo essersele procurate anche con scambi di doppioni – le riproduzioni adesive delle sue opere. La didascalia di cui è corredata ogni figurina spiega con sintesi essenziale la regola e la natura di ciascun lavoro e la sua relazione con gli altri. Come un ipertesto, l’album è autosufficiente in quanto a informazioni e immagini, e come un ipertesto, la sua lettura non si ferma alla superficie, ma chiede ai lettori-giocatori di partecipare attivamente al completamento della raccolta e alla sua esplorazione, instillando in loro «la contagiosa ed epidemica idea della collezione».

Messi in risonanza, affrontati in diagonale, smontati e rimontati, l’arte e il gioco si affacciano ovunque nelle invenzioni di Spinelli, richiamando e rimescolando modelli artistici e ludici. I giochi enigmistici, i giochi da tavolo, i giochi di carte, così come i grandi maestri, Queneau, Perec, Boetti, Ben Vautier, Hofstadter (di cui l’artista è amico e complice in diverse occasioni creative), sono rivisitati à la manière de Aldo Spinelli. I versi dell’Infinito di Leopardi, anagrammati, formano Il fintino; le cifre figurate di Leonardo da Vinci, ricombinate, danno origine a rebus che si risolvono con parole moderne; il quadrato magico di Boetti Immaginando tutto si trasforma in Immutando attingo; e poi cruciverba che si autodescrivono, puzzle perfetti, labirinti di parole, forme ricorsive. Una lunga e variegata ricerca, declinata sempre nella direzione dell’autoreferenzialità dell’arte, «che non scopre né inventa nulla se non il suo continuo guardarsi allo specchio e la sua vicinanza con il gioco per la sua inutile gratuità, che comunque genera piacere».

spinelli-paole-e-figureUna parte di questa ricerca in bilico fra arte e gioco ha intercettato le forme del libro. Il libro come oggetto di collezioni particolari; il libro come volume cartaceo da cui ritagliare lettere ricombinabili: il libro come supporto per esperimenti sulla scrittura e il tempo. Come collezionista, Spinelli ha raccolto e continua a raccogliere – oltre a giochi d’artista di autori come Broodthaers o Filliou, e a oggetti quotidiani quali matite, fogli, graffette, scontrini – anche diverse tipologie di libri. Dal primo incontro con Alice nel paese delle meraviglie, commentato da Martin Gardner, Spinelli ne colleziona edizioni disparate, fra cui in ebraico, in estone, in svedese, fino al latino di Alicia in terra mirabili. Un’altra raccolta comprende saggi e romanzi il cui titolo è formato da una sola eloquente lettera dell’alfabeto, fra cui W di Perec e un libro dello stesso Spinelli dedicato alla lettera «e».

«Vorrei che vi meravigliaste non solo di ciò che voi leggete, ma del miracolo che ciò sia leggibile»: è una frase di Nabokov che Spinelli cita nella sua mostra Vedere e Leggere (2010) e che si trova anche – in una catena di parentele necessarie – in esergo a un capitolo centrale del libro I neuroni della lettura (2007), dello scienziato cognitivo Stanislas Dehaene. Il miracolo della lettura per Spinelli si carica anche dello stupore per l’equilibrio e lo squilibrio fra vedere e leggere, che fa oscillare la mente fra la forma delle lettere e gli spazi che si creano fra di esse. Ed ecco che leggere si rivela imparentato con l’atto di occupare superfici in modi regolari o bizzarri, con il gesto di piegare le pagine, con l’azione di contare e classificare lettere, segni di interpunzione, spazi interpolati e così via.

Come autore, ha prediletto la forma ridotta del libro o del quaderno per esperimenti su testi che descrivono se stessi, i così detti loopings: per esempio nel looping 16 ogni pagina dichiara il numero di lettere presenti su unaltra pagina scelta a caso. Altri lavori, appoggiati sulla successione discreta delle pagine, sono dedicati al rapporto fra tempo e scrittura. Fra tanti, spicca Per congiungere un dì ad un altro dì (esposto anche alla mostra Dall’oggi al domani. 24 ore nell’arte contemporanea, al MACRO di Roma, 2016). La spiegazione di Spinelli recita: «Per congiungere un dì a un altro dì basta scrivere dal tramonto all’alba questo testo che non è altro che il calcolo di quante volte esso stesso può essere scritto in quello spazio di tempo». Nelle pagine il testo si ripete per 190 volte, tante ne sono entrate nella notte del 21 luglio 1973, mentre il buio lasciava il posto al chiarore del giorno successivo.

Alla Biblioteca Classense di Ravenna, i libri e i giochi inventati da Spinelli – rompicapo, tassellature, dadi, giochi di parole, giochi matematici – sono esposti e giocabili in laboratori ad hoc (vedi il sito). Ma bastano le istruzioni per l’uso, di cui ogni opera è corredata, per contagiarsi e cominciare a leggere contando, ritagliando, interpolando testi e forme in un gioco di riflessi e ricreazioni di cui Aldo Spinelli è magister.

Aldo Spinelli. Parole e figure

Ravenna, Biblioteca Classense, dal 28 ottobre al 31 dicembre 2016

Dalla prossima settimana su alfadomenica Antonella Sbrilli curerà con cadenza quindicinale una rubrica di giochi, ovviamente alfabetici. Alla casella di partenza!

Alfabeta / Giocare

giocareDopo una tappa economica dedicata al verbo “spendere” e al tema del debito nell’economia contemporanea, la trasmissione Alfabeta rivolge la sua attenzione a un altro vocabolo essenziale della vita contemporanea: “giocare” (questa sera alle 22.05 su Rai 5). 

Le teorie che hanno tentato di codificare il termine giocare sono state in grado di definirlo soltanto in negativo. Per ciò che non è. Libero, improduttivo, separato dalla vita vera, incerto, carico di una indeterminata quota di immaginario, il gioco è, nella folgorante formulazione di Stefano Bartezzaghi, ciò che mette tra virgolette tutto il resto. Eppure mai come oggi il gioco ha acquisito tanta importanza nella società, mescolando la sua sfera con quella dell'utile, invadendo i campi del lavoro e dell'economia. Con i contributi di Umberto Eco, Stefano Bartezzaghi, Gianni Clerici, Peppino Ortoleva, Fabio Viola, Marco Dotti, Giulia Niccolai, Alfabeta2 e Andrea Cortellessa si confrontano con le molteplici contraddizioni del gioco contemporaneo e delle sue possibili derive patologiche.

 

Giocare, un percorso tra i libri

I brani letti da Giulia Niccolai sono tratti da Poemi & Oggetti, Le Lettere 2012

Il brano letto da Marilena Renda è tratto da Arrenditi Dorothy!, L’orma 2015

 

Umberto Eco, Sator arepo eccetera, nottetempo 2006

Ludwig Wittgenstein, Ricerche filosofiche [1964], Einaudi 1976, 2009

Raymond Queneau, Esercizi di stile [1947], traduzione di Umberto Eco, Einaudi 1983; a cura di Stefano Bartezzaghi, ivi 2001

Georges Perec, La sparizione [1969], traduzione di Piero Falchetta, Guida 1995, 2007

Peppino Ortoleva, Dal sesso al gioco. Un’ossessione per il 21. secolo?, Espressedizioni 2012

Stefano Bartezzaghi, L’orizzonte verticale. Invenzione e storia del cruciverba, Einaudi 2007; Scrittori giocatori, Einaudi 2010; M. Una metronovela, Einaudi 2015

Samuel T. Coleridge, Biographia literaria [1817], a cura di Paola Colaiacomo, Editori Riuniti 1991

John R. Searle, Lo statuto logico della finzione narrativa, in «Versus», 19-20, 1978; in Che cosa è arte. La filosofia analitica e l’estetica, a cura di Simona Chiodo, Utet 2007

Johannes Huizinga, Homo Ludens [1938], Einaudi 1946; con introduzione di Umberto Eco, ivi 1979, 2002

Gianni Clerici, 500 anni di tennis, Mondadori 1974, 2013; Quello del tennis, Mondadori 2015

Algirdas J. Greimas, A proposito del gioco [1980], in Id., Miti e figure, Esculapio 1995 (e in «E|C. Rivista dell’Associazione Italiana Studi Semiotici»:  link: http://www.ec-aiss.it/monografici/10_greimas/Miti_e_figure_a_proposito_del_gioco_27_2_12.pdf)

Fabio Viola, Gamification. I videogiochi nella vita quotidiana, Arduino Viola 2011

Ah, che rebus! Cinque secoli di enigmi tra arte e gioco in Italia, catalogo della mostra a cura di Antonella Sbrilli e Ada De Pirro, Mazzotta 2011

Marco Dotti, Il calcolo dei dadi. Azzardo e vita quotidiana, O barra O 2013; Slot city. Brianza-Milano e ritorno, Round Robin 2013

Thomas S. Eliot, Tradizione e talento individuale [1919], in Id., Il bosco sacro [1921], Bompiani 1946, 2010

Geoges Perec, W o il ricordo d’infanzia [1975], Rizzoli 1991, Einaudi 2005; La vita istruzioni per l’uso [1978], Rizzoli 1984, 2005

Umberto Eco, Postille al Nome della rosa, in «alfabeta», 1983; poi in Id., Il nome della rosa [1980], Bompiani 1983, 2014

Linda Hutcheon, The politics of postmodernism, Routledge 1989, 2001

John Barth, La letteratura dell’esaurimento [1967], in Id., L’algebra e il fuoco. Saggi sulla scrittura, minimum fax 2013

Zygmunt Bauman, Carlo Bordoni, Stato di crisi, Einaudi 2015

John McPhee, Tennis [1979], a cura di Matteo Codignola, Adelphi 2013

Roger Caillois, I giochi e gli uomini. La maschera e la vertigine [1958], a cura di Giampaolo Dossena, prefazione di Pier Aldo Rovatti, Bompiani 1995, 2007