Alfagiochi / Un blog a sorpresa

Antonella Sbrilli

Jean-Jacques Birgé è un compositore e regista indipendente, nato a Parigi nel 1952, pluripremiato per le sue creazioni che mescolano generi, linguaggi, tecnologie. Nei primi anni Settanta ha dato avvio alletichetta di jazz sperimentale GRRR Records e nel 1976 è stato tra i fondatori di Un Drame Musical Instantané, una “orchestra a geometria variabile” le cui creazioni sono firmate collettivamente dai componenti. Pioniere della multimedialità, Birgé ha scritto romanzi “aumentati” di musica e ha composto tracce sonore per CdRom e siti web; nella lunga lista delle sue attività si annoverano incursioni radiofoniche, spettacoli immersivi, coreografie, fuochi d’artificio, improvvisazioni, letture aleatorie.

Birgé ha anche un blog quotidiano dove dal 2005 segnala, recensisce, racconta, inventa, mette a disposizione creazioni sue e altrui, che intrecciano musica e teatro, cinema, animazione e molto altro. Nei circa 4000 post pubblicati in questi quattordici anni si trova una quantità sorprendente di notizie e collegamenti Non mancano, come si può immaginare, gli incontri casuali, all’insegna del gioco e del coinvolgimento. Uno di questi è con un’opera interattiva di Sonia Cruchon, artista e progettista multimediale.

Si tratta di una sorta di oracolo virtuale, alla cui realizzazione ha contribuito lo stesso Birgé. Il gioco si raggiunge seguendo questo link. L’incroyable oracle en scroll invita i visitatori a pensare una domanda, poi a scorrere la lunga e ipnotica sequenza di immagini di scale a chiocciola presenti nella pagina, a sceglierne una, a cliccare e ad attendere il responso. Può capitare che la risposta sia una foto (un paesaggio surreale o un torsolo di mela), la pagina di un dizionario, una parola singola, un breve video evanescente. Spetta a chi lo ha consultato di interpretare ciò che vede, collegandolo avventurosamente alla domanda formulata in partenza. A voi l’esplorazione! Chi vuole condividere una sequenza domanda-risposta particolare, può farlo con l’hashtag #alfagiochi su twitter e Instagram o via mail al solito indirizzo redazione@alfabeta2.com.

Il gioco della scorsa rubrica

Ispirato alle sezioni dell’Almanacco di alfabeta 2019, il gioco proposto nella scorsa rubrica era una variante di “Nomi, cose, città”: al posto delle consuete categorie, vigeva la sequenza Poeti, politici, gastronomi, filosofi, artisti, architetti. I giocatori, senza usare google, dovevano scrivere velocemente un nome che iniziasse con la lettera dell’alfabeto stabilita e che appartenesse a una delle categorie.
Sono arrivate poche sequenze, e con diverse categorie lasciate vuote. Segno che, senza google, lo scandaglio nella memoria è arduo. Eccone alcune:

A > Achmatova, Andreotti, Adrià, Aristotele, Arman, Aalto
M > Magrelli, Mastella, …., Mill, Michelangelo, Moretti

V > Valery, Visco, …, …., Vouet, Vitruvio

Alfagiochi / Poeti, politici, gastronomi

Antonella Sbrilli

Dopo quella del 2 dicembre scorso al Cinema Palazzo di Roma, venerdì 25 gennaio si è svolta una nuova presentazione dell’Almanacco 2019 di “alfabeta”, edito da alfabeta2 e DeriveApprodi e curato da Nanni Balestrini e Maria Teresa Carbone. Nella sala delle Colonne della Galleria Nazionale (viale delle Belle Arti), l’Almanacco ha mostrato altre facce della sua antologica natura. Doppiamente antologica: è composto infatti di una prima parte che raccoglie consistenti testi critici (e fotografie di Uliano Lucas) e di una seconda, che presenta una selezione dei materiali proposti con cadenza settimanale dalla rivista nel corso del 2018, organizzati tematicamente per sezioni. Le sezioni sono intitolate a macro-temi e sono quindici: Poesia, Narrativa, Letteratura, Teatro, Arte, Fotografia, Design, Architettura, Cinema Musica, Filosofia, Politica, Sociologia, Storia, Gastronomia.

A leggere l’elenco delle categorie in gruppi di tre, viene fuori un ritmo, che riporta alla memoria un gioco favorito nell’età scolare: “Nomi, cose, città”, in cui bisognava trovare velocemente un nome che iniziasse con una lettera dell’alfabeto stabilita e che appartenesse a una delle categorie. Esiste una versione in scatola del gioco, dal titolo Scattergories, (“a creative-thinking category-based game”), che diventa Saltinmente nell’edizione italiana prodotta da Hasbro.
La struttura del gioco si adatta a molteplici varianti tematiche e a diversi livelli di difficoltà, al punto che si potrebbe giocare anche con le categorie dell’Almanacco di “alfabeta”.
Magari modificate come segue:
Poeti, politici, gastronomi, filosofi, artisti, architetti ecc.
La sfida è scrivere, per ciascuna di esse, nomi pertinenti che comincino con una lettera selezionata. Bisogna creare dei gruppi di gioco, da due a sei partecipanti, ma si può giocare anche in solitaria, con il vincolo di una scadenza temporale.

L’invito di questa settimana dunque è, in primis, a procurarsi l’Almanacco (vedi link nella colonna di destra) e poi a cimentarsi con le prime sei categorie proposte, popolandole di nomi che inizino con la A.

Le risposte possono essere inviate scrivendo all’indirizzo redazione@alfabeta2.com o tramite Twitter con l’hashtag #alfagiochi.

Il gioco della scorsa rubrica

Nella scorsa rubrica si è parlato del gioco collaborativo dal titolo “26 lettere dal confine”, volto a corredare le 26 lettere dell’alfabeto di voci pseudo-enciclopediche, collegate al tema del confine. Iniziato a gennaio con un incontro al Macro Asilo di Roma, il gioco va avanti fino a maggio. Una volta che tutte e 26 le lettere dell’alfabeto saranno “riempite” di una o più voci, l’artista Pietro Ruffo (qui www.pietroruffo.com una scelta dei suoi mappamondi, atlanti, aerei, mappe di migrazioni) visualizzerà i capilettera di questo lessico, creando un’opera che risenta anche del gioco di invenzione e redazione dell’insieme delle voci. Nei giorni scorsi ne sono arrivate diverse, fra cui: Alloppo, Bagnasciuga, Con-inizio, Fenomeni infrasottili, Fotocellula daltonica, Ghirlanda sgarbata, Hortus inconclusus, Ladri di spazio, Mare cuscinetto, Orizzonte degli eventi, Terminatore, Vertigine da intervallo.
Chi volesse seguire il gioco e contribuire ad esso, lo trova - insieme a regole e informazioni - all’indirizzo www.26letteredalconfine.com

Alfagiochi / 26 lettere dal confine

Antonella Sbrilli

È iniziato giovedì 10 gennaio e proseguirà fino a maggio 2019 un gioco collaborativo dal titolo “26 lettere dal confine”, che si svolge on line ed è scandito da incontri fisici negli spazi del Macro Asilo di Roma (via Nizza 138).

Il gioco si ispira alle comunità “Lexicongame”, volte a creare enciclopedie fittizie su argomenti paralleli (fantasy, distopie, storie alternative), dove ciascun partecipante scrive delle “voci” che contengono a loro volta termini da definire o già sviluppati da altri autori. Gli altri giocatori sono tenuti a scrivere le definizioni dei termini mancanti andando via via a costruire una enciclopedia reticolare, le cui parti sono indipendenti e correlate al tempo stesso. Al termine del gioco, tutte le voci redatte possono costituire la base di una narrazione, di un atlante esplorabile, di una plancia di gioco,  di un dizionario, di un’opera figurativa.


Il meccanismo di gioco creativo collettivo è certamente più difficile da spiegare che da fare. Vediamo dunque in concreto: ecco per esempio una delle prime voci pubblicate sul sito del gioco www.26letteredalconfine.com:

Intervallo di buffer > è quel tempo libero, completamente sciolto da ogni dovere o onere sociale delimitato dalla durata che impiega uno strumento elettronico a caricare una pagina o unapplicazione. Può durare un secondo o svariati minuti, e testa particolarmente chi è affetto da “vertigini da intervallo”. Durante lintervallo di buffer la mente e locchio sono in time out; si può schiacciare un pisolino, fare uno spuntino, o ammazzare il tempo cercando di raccogliere il “pulviscolo residualetra i tasti.

In questa voce, il concetto di confine riguarda l’imprendibile passaggio di tempo fra due stati di attenzione, e la voce fantasma “vertigini da intervallo” viene scritta in grassetto per indicare che attende altri giocatori che la sviluppino; mentre il termine “pulviscolo residuale” rimanda a una voce già esistente a cui si arriva seguendo il link.


Una volta che tutte e 26 le lettere dell’alfabeto saranno corredate di una o più voci, l’artista Pietro Ruffo (chi lo segue, conosce i suoi i mappamondi, i cieli, gli atlanti con le rotte delle migrazioni) visualizzerà i capilettera di questo lessico cooperativo, creando un’opera che risenta anche del gioco collettivo di invenzione e redazione dell’insieme delle voci.

Si tratta, in fondo, di un “alfagioco” e poiché chi scrive è fra gli organizzatori dell’iniziativa (insieme con Maria Grazia Tolomeo, Valentino Eletti e Francesco Moleti), la proposta #alfagiochi di questa settimana si collega a “26 lettere dal confine” e invita chi vuole partecipare a inviare la sua voce. Ricordando che il tema del confine può riferirsi liberamente a realtà immaginarie, a non-luoghi, a prospettive fanta-storiche, a domini scientifici e tecnologici, a stati fisici e mentali.

Le proposte possono essere inviate scrivendo all’indirizzo redazione@alfabeta2.com

o usando Twitter o Instagram con l’hashtag #alfagiochi.

Il sito del gioco con regole e informazioni: www.26letteredalconfine.com

Alfadomenica #5 – dicembre 2018

Teatro, arte, giochi e tantissimi libri: con un sommario molto ricco, come è consuetudine, chiudiamo il 2018 e ci diamo appuntamento alla prima domenica del 2019. Prima di congedarci e di augurare a tutti, voi e noi, un nuovo anno migliore di quello che finisce, raccomandiamo ancora una volta a chi può e vuole (tanti, speriamo) di fare o rinnovare l'iscrizione all'associazione Alfabeta, luogo di incontro fra i lettori e strumento di sostegno per la rivista. Un sostegno minimo, dal momento che quasi tutto il lavoro grazie al quale ogni settimana viene realizzato Alfadomenica si inscrive nell'ambito della militanza intellettuale e culturale; un sostegno prezioso perché ci consente di coprire alcune spese essenziali; un sostegno che ci conforta nei momenti in cui ci chiediamo il senso del nostro lavoro. E adesso, buon anno nuovo, buona lettura!

Il sommario

Claudio Canal, Mbembe, pensare il mondo a partire dall'Africa

Matteo Moca, La decolonizzazione dello sguardo

Fabrizio Patriarca, Philip Roth, come scrivere l'America a se stessi

Arianna Agudo, Barocco, onirico, rizomatico, pop. Storia e storie del videoclip musicale

Maria Grazia Calandrone, La stessa barca

Letizia Paolozzi, Lia Migale, il "destino femminile" gettato alle ortiche

Marie Rebecchi, Tomás Saraceno, i sentieri dei nidi di ragno

Renata Savo, Macbettu, tra culto e innovazione

Antonella Sbrilli, Alfagiochi / Passaggi di tempo 2018

Alfagiochi / Passaggi di tempo 2018

Antonella Sbrilli

Siamo arrivati al 30 dicembre, comincia il conto alla rovescia per l’anno nuovo e si affollano i calendari del 2019.

Per il conto alla rovescia, è d’obbligo citare Ice Watch, l’installazione che l’artista Olafur Eliasson ha realizzato insieme con il geologo Minik Rosing a Londra. Trenta piccoli iceberg - il peso di ciascuno varia da una tonnellata e mezzo a sei tonnellate - raccolti alla deriva in un fiordo in Groenlandia sono collocati in due zone della città, 24 nei pressi della Tate Modern e altri sei, in cerchio, all’esterno della sede europea di Bloomberg (che finanzia l’operazione). Già due volte, nel 2014 e poi nel 2015, Eliasson aveva trasportato enormi pezzi di ghiaccio in mezzo a due capitali, Copenaghen e Parigi, in concomitanza con incontri internazionali sul cambiamento climatico. Disposti a cerchio, come in un quadrante di orologio, o sfalsati sull’asfalto cittadino come bianchi dolmen fra cui muoversi, i pezzi di ghiaccio si liquefanno giorno dopo giorno, con un chiaro - per alcuni fin troppo didascalico - monito sugli effetti del riscaldamento globale, sul futuro delle calotte polari e del livello dei mari. L’installazione, inaugurata a dicembre, dura finché i blocchi non saranno sciolti, scandendo il tempo con un ritmo imprevedibile.

Chi cerca invece un calendario con la sua griglia regolare di caselle che accompagnano il 2019 con citazioni e anniversari, può dare un’occhiata a quello creato da Ethics in Bricks. Il calendario presenta per ogni mese un pensiero-guida, su temi di filosofia morale, illustrato da una scena allestita con mattoncini e altri componenti Lego. Ethics in Bricks è attivo su Instagram, Facebook e Twitter, dove posta ammirevoli ricostruzioni di uffici, strade trafficate, aule - tutte fatte di Lego - e ognuna collegata a un tema filosofico, declinato al presente: il dilemma etico dell’auto senza guidatore, il rapporto formatore-discente, le differenze di genere, i big data e così via. Le scene sono popolate anche dalle figure di filosofi, riconoscibili per dettagli, come la barba scura di Nietzsche, la parrucca bianca di Kant, o per il contesto, come il fiume di Eraclito, fatto con mattoncini piatti celesti e trasparenti.

La copertina del calendario si ispira alla Scuola di Atene di Raffaello e raccoglie in ordine sparso, ma motivato da una legenda, 14 filosofi antichi e moderni, da Socrate ad Hannah Arendt, da Diogene a Martha Nussbaum, e non manca Žižek.

Il mese di gennaio 2019 inizia all’insegna di Platone e ricorda le date di nascita di Simone de Beauvoir, il 9 gennaio, di Gramsci, il 23 e di san Tommaso, il 28.

Il calendario si può scaricare da questo indirizzo e in cambio fare una libera donazione all’Unicef.

Il gioco

Chi avesse voglia, può contribuire all’ampliamento della Scuola di Atene, suggerendo i filosofi che andrebbero aggiunti e quali loro caratteristiche potrebbero essere rappresentate con i mattoncini Lego. Come sempre l’indirizzo a cui scrivere è redazione@alfabeta2.com, mentre su Twitter l’account è @alfabeta_due e su Instagram alfabetadue_

Alfagiochi augura un buon 2019!

Alfagiochi / Dati (e dadi)

Antonella Sbrilli

Una costellazione di pallini colorati collegati da connessioni rappresenta la quantità variegata di tweet che - durante le feste natalizie dell’anno scorso - hanno espresso sentimenti di disagio nei confronti del Natale e delle feste in genere. Salvatore Iaconesi li ha trasformati in una infografica che ora - stampata su forex e col titolo I hate Christmas - è visibile su una parete della pizzeria Formula 1, in via degli Equi a Roma.
I hate Christmas
è una delle tante opere dislocate in librerie, bar, ristoranti, centri di ricerca, atelier situati nel quartiere romano di San Lorenzo, che - tutte insieme - formano la mostra che accompagna la seconda edizione del festival HER She loves San Lorenzo 2018.

Promosso dal Centro di ricerca “HER Human Ecosystems Relazioni”, diretto dagli artisti-ricercatori Salvatore Iaconesi e Oriana Persico e curato da Arianna Forte, per due mesi il festival ha organizzato incontri, laboratori, passeggiate, lezioni magistrali, conferenze sul tema delle intersezioni fra la cultura dei dati e i linguaggi artistici.

La gran parte delle iniziative si è già svolta, ma la mostra diffusa nel quartiere è ancora visitabile, fino al 20 del mese di dicembre.

Il catalogo delle opere (Beloved projets) con gli indirizzi di collocazione (Lovers) si trova qui e permette di fare un doppio tour. Un viaggio nel dedalo dei luoghi attivi che San Lorenzo riserva, fra cui la sede di HER/4Changing in via dei Rutoli 4, e insieme nel panorama della creatività contemporanea che lavora sull’immaterialità di dati e informazioni, trasformandoli in paesaggi e oggetti (visualizzazione e fisicalizzazione dei dati), attraversandoli con domande diagonali, connettendoli di nuovo con il mondo fisico.

Il Festival lascia in eredità al quartiere anche il nucleo fondativo della Scuola di Arte e Dati di San Lorenzo, una scuola sperimentale che mira a creare fonti di dati generate con le persone, che possano intercettare bisogni, esigenze, visioni per il futuro prossimo.
E il nostro gioco?

Durante uno degli incontri del festival, Looking for Data, dedicato al tema dei cambiamenti climatici e condotto da Elena Giulia Rossi, nel RUFA Space di via degli Ausoni, l’autore Giorgio Cipolletta ha esposto una serie di acrostici della parola ANT(H)ROPOCENE. Le undici lettere iniziali (dodici con la H fra parentesi) danno l’incipit a riflessioni sul pianeta e sull’uomo: “Ambienti Naturali Tremano. (Humani) Raramente Operano Processi Olistici. Cataclismi Eccedono. Nascono Eccidi”.
Seguendo il suo esempio, si aspettano proposte di composizioni coerenti con il tema del clima e dei dati, che usino le lettere ANTR(H)ROPOCENE.

Le proposte - che saranno condivise con l’autore - possono essere inviate scrivendo all’indirizzo redazione@alfabeta2.com o usando Twitter o Instagram con l’hashtag #alfagiochi.

Il gioco in sospeso: risposta

Nella scorsa rubrica siamo entrati nella mostra dedicata al Gioco dell’Oca presso la Casina di Raffaello di Roma, scoprendo che le oche, popolarmente sottostimate, sono dotate di memoria per i percorsi e per questo accompagnavano i pellegrini diretti a mète lontane come Santiago de Compostela. E pellegrini sono anche i giocatori che intorno al tavolo affrontano le 63 caselle del percorso del Gioco dell’Oca. Nella riproduzione di un tavoliere antico, avevamo trovato un indovinello, che segue i pellegrini/giocatori lungo le diverse tappe, il ponte, l’osteria, la prigione, il labirinto… Un verso criptico dice che - in questo viaggio/gioco - essi sono spinti avanti “dall’ossa, ch’ han negli occhi il fato”. Che cosa saranno le “ossa che hanno negli occhi fato?”. Viola Fiore via twitter ha inviato la soluzione di questo verso, che allude alla parola “dadi”, anticamente fatti con un osso del tarso posteriore di capre o montoni (l’astragalo), che poteva essere naturale o riprodotto.

La mostra resta aperta fino al 6 gennaio 2019 (info orari a questo link http://www.casinadiraffaello.it).

Alfagiochi / Raccontare, contare, visualizzare

Antonella Sbrilli

Cronaca di un anno è il titolo dell’Almanacco alfabeta 2019, che viene presentato oggi 2 dicembre al Festival DeriveApprodi a Roma, al Cinema Palazzo, piazza dei Sanniti 9a, ore 16.
Come negli anni passati (questa è la terza edizione), l’almanacco raccoglie gli articoli usciti con cadenza settimanale sulla rivista online, divisi per sezioni: poesia, narrativa, letteratura, teatro, arte, cinema, musica, fotografia, design, architettura, filosofia, sociologia, politica, storia, gastronomia; l’antologia quest’anno è introdotta da quattordici interventi di affondo critico su temi che intersecano le sezioni, mentre lungo le pagine si snodano le fotografie di Uliano Lucas.

Il primo intervento, L’accoglienza e il rigetto, è di Furio Colombo e riguarda proprio le immagini di Uliano Lucas, scattate nel centro di accoglienza “Teobaldo Fenoglio” di Settimo Torinese, pubblicate in volume nel 2017 dalle edizioni Fondazione Mudima. L’ultimo intervento è di Nanni Balestrini, Perché non ci fanno scendere?, racconto in tempo-reale e in differita, in terza e in prima persona, della vicenda della nave Diciotti. Fra questi due testi, le fotografie dei richiedenti asilo accolti nel centro piemontese danno il diapason all’Almanacco alfabeta 2019.

Quando parliamo di migrazioni ciò che separa il sentire comune dalla realtà spesso ruota intorno a poche informazioni. Tuttavia se è impossibile contare (e raccontare) tutte le storie che albergano alle frontiere che segnano la differenza tra essere dentro ed essere fuori, è molto facile confondere scelte individuali e urgenze globali, etnie e religioni, luoghi di approdo e mete desiderate”. Se l’Almanacco alfabeta 2019 racconta le migrazioni con parole e fotografie, c’è chi le affronta dalla prospettiva di dati, numeri, percentuali, e di come la loro visualizzazione - grafica o plastica - possa generare non solo riflessione, ma addirittura empatia.

Accade a Torino, dove nella piccola galleria WildMazzini (via Mazzini 33), si condensano domande sconfinate: “Quante persone servono per fare un esodo? Dopo quante generazioni una famiglia può dirsi integrata? Quanti chilometri da casa rendono qualcuno un migrante?”. Nella mostra collettiva Where When How Many? (aperta fino al 6 gennaio 2019) sono esposte una serie di elaborazioni visive di dati relativi a queste domande, realizzate da designer e artisti dell’infografica internazionale. Lo sguardo incontra sulle pareti diagrammi di linee, legende, convenzioni cartografiche, cifre e frecce, allestite di volta in volta in andamenti formali e cromatici diversi, che trasferiscono i contenuti dal piano della lettura di tabelle di dati a quello del percorso percettivo e cognitivo, non privo di sorprese e di esche per la memoria.

I flussi di svedesi emigrati in America nell’Ottocento sono rappresentati in forma di linee ondulate nella carta di Madelene Wikskär, dove “i dati diventano sinuosi tratteggi che richiamano le correnti d’acqua dell’Oceano Atlantico”. Sempre le migrazioni verso gli Stati Uniti negli ultimi due secoli sono rappresentate, nel diagramma di Pedro M. Cruz e John Wihbey, come una specie di sezione d’albero dagli anelli irregolari e granulosi. Ogni agglomerato di segni corrisponde a un set di dati, ogni linea a una direzione, nella carta dell’emigrazione italiana verso l’estero dalla fine dell’Ottocento al 2011 realizzata da Davide J. Mancino. E ancora, le origini demografiche delle province canadesi sono visualizzate come ramificazioni di segni sottili dai colori luminosi nel Ritratto etnico del Canada di Niel Caja Rubio e Christina Bonanno; la tavola Power of your passport di Marco Hernandez visualizza con un colpo d’occhio a raggiera il valore del passaporto di Hong Kong e la classifica dei passaporti in relazione al loro bisogno o meno di visti. In mostra c’è poi un’opera della cartografa Delphine Papin, l’autrice dell’Atlante delle frontiere (pubblicato in Italiana da add editore): una tavola che rappresenta diverse concezioni del mondo in una sola “inconsueta disposizione” della carta.
Oltre alla visualizzazione, la mostra propone anche un esempio di fisicalizzazione dei dati, in cui la rappresentazione delle informazioni si sostanzia in oggetti da toccare, scuotere, rovesciare. Si tratta dell’opera El Dorado di Max Hornäcker: sette capsule di vetro piene di chicchi di riso di diversi colori, monete di rame e monete dorate, grani di rosari, che visualizzano “a colpo d’occhio” la percentuale di italiani e stranieri in diversi contesti di lavoro e convivenza.

Questa settimana

Il gioco è sostituito dall’invito per chi è a Roma ad affacciarsi (oggi domenica 2 dicembre) al Cinema Palazzo alla presentazione dell’Almanacco alfabeta 2019 e per chi è a Torino a visitare la mostra Where When How Many? alla galleria WildMazzini, via Mazzini 33 (orari e info www.wildmazzini.com). Commenti, immagini, minirecensioni possono essere inviate all’indirizzo redazione@alfabeta2.com o usando Twitter o Instagram con l’hashtag #alfagiochi.