Come resistere al golpe

Carlo Formenti

Nessuna regola costituzionale può impedire che una democrazia si converta in regime autoritario. Nessun soggetto istituzionale super partes (Corti costituzionali, Presidenti, sovrani) ha mai impedito l’ascesa del duce di turno: non ne furono capaci né lo vollero – fra gli altri – Vittorio Emanuele III e Hinderburg. Ecco perché ritengo impraticabile la soluzione ventilata da Asor Rosa, il quale, su un numero del «manifesto» di qualche settimana fa, ha auspicato la possibilità di porre fine al regime berlusconiano attraverso un imprecisato intervento dall’alto, cui spetterebbe il compito di proclamare una sorta di schmittiano «Stato di eccezione». Impraticabile ma non, come si è sproloquiato da destra e da sinistra, «sovversiva»: in primo luogo perché un processo sovversivo è già in atto da tempo, poi perché il discorso di Asor Rosa pecca, semmai, di moderazione. Leggi tutto "Come resistere al golpe"

150 anni di memorie divise – Dialogo del Centro TraMe con John Foot

a cura del Centro TraMe

John Foot ha dedicato e dedica tuttora le sue ricerche al nostro paese e alla sua storia recente nei suoi vari aspetti: dallo sport (Calcio 1898-2007. Storia dello sport che ha fatto l’Italia) alla storia delle città italiane (Milano dopo il miracolo. Biografia di una città) fino all’analisi delle vicende politiche. Nel 2009 ha pubblicato il libro Fratture d’Italia, in cui racconta le “memorie divise” sviluppatesi attorno agli eventi più importanti della storia del paese – dalla Prima Guerra mondiale fino agli anni di piombo – a partire dall’analisi di varie pratiche di memoria (targhe, monumenti, anniversari e commemorazioni).

[Nei mesi scorsi su AlfaBeta2 Slavoj Zizek e Alexander Stille hanno parlato dell’“anomalia Italia”. E su questa espressione è ritornato qualche settimana dopo Donald Sassoon sul Sole24Ore. Lei stesso apre il suo Modern Italy (2003) citando Peter Lange: Che cosa rende l’Italia un caso di difficile classificazione?. Tutto sommato gli inglesi a volte discutono ancora su quale nome usare per designare la loro nazione e per decenni hanno fatto i conti con l’IRA; gli spagnoli elaborano ancora il doloroso passato franchista, cercano di gestire forti spinte secessionistiche interne e qualche settimana fa hanno ricordato i trent’anni dall’ultimo tentato golpe militare; il Belgio sta attraversando una profondissima crisi politica che ne minaccia la stessa esistenza. E infine la riunificazione della Germania non sembra essere andata di pari passo con quella dei tedeschi.]

Allora, a 150 anni dall’unità, in che senso l’Italia rimane tra le nazioni europee l’anomalia di “difficile classificazione”?

In molti sensi, anche se naturalmente è sempre necessariovedere l’Italia in una prospettiva comparativa. Sono peculiarità italiane: la deficitaria legittimità dello Stato e delle istituzioni pubbliche (una sorta di permanente crisi di legittimazione, per citare Habermas), la tendenza al trasformismo politico, alcune questioni antropologiche legate al comportamento politico, la battaglia in corso tra la classe giudiziaria e quella politica, l’uso pubblico della storia, il potere degli intellettuali, il ruolo del clientelismo e del patronage, la crisi dello stato-nazione, il potere del crimine organizzato, il ruolo della società civile e della famiglia. Tutti questi elementi non sono esclusivi dell’Italia ma, messi insieme, rendono l’Italia “difficile da classificare”. Leggi tutto "150 anni di memorie divise – Dialogo del Centro TraMe con John Foot"