La Libia e il pacifismo a orologeria

Omar Calabrese

In questi mesi – a partire dall’inizio dell’intervento armato delle forze della Nato in Libia – abbiamo assistito a una discussione (abbastanza sottotraccia, a dire il vero) sulla legittimità dell’azione bellica in territori sovrani, sia pure in presenza di giustificate ragioni umanitarie. Sarò sincero: ho trovato questo dibattito spesso deviante, a volte strumentale, e persino un po’ ipocrita. Riassumiamo le posizioni fondamentali. Da un lato, come è ovvio, stanno i «giustificazionisti»: Gheddafi sta compiendo un massacro nei confronti di una sacrosanta ribellione popolare, e dunque occorre fermare la strage, sia pure senza l’invio di truppe di terra, in ottemperanza con la risoluzione dell’Onu sulla materia. Dall’altro si trova, invece, un variegato e insolito arcipelago di critici «pacifisti»: numerose personalità della destra, a cominciare dai leghisti, negano l’opportunità di imporre con le armi la No fly zone, e magari domandano sarcasticamente dove siano finite le bandiere arcobaleno che protestavano contro la guerra in Iraq o in Afghanistan; alcuni gruppi tradizionalmente antimilitaristi continuano a ritenere che le bombe siano sempre bombe, che uccidono senza alcuna presunta «intelligenza», e che essere fautori della pace non possa prevedere alcuna mediazione sul principio generale; e infine una sinistra più “«torica» vede in Gheddafi una vittima degli americani, che promuoverebbero la guerra per il controllo delle risorse petrolifere. Leggi tutto "La Libia e il pacifismo a orologeria"