Alfagiochi / Il “bisordine”

Antonella Sbrilli

Nella scorsa rubrica avevamo promesso di parlare della mostra dell’artista Aldo Spinelli, aperta fino al 5 maggio 2019 presso il Museo archeologico civico di Vercelli “L. Bruzza" (corso Libertà, 300) e presso il Museo Leone - Sala Romana (via Giuseppe Verdi, 30), sempre nella città piemontese.
Attivo dal 1968 come artista e inventore di giochi, Aldo Spinelli fa parte dell’OpLePo (Opificio di Letteratura Potenziale) ed è corrispondente italiano dell’Oupeinpo (Ouvroir de peinture potentielle), due gruppi in cui la creatività si esercita su vincoli linguistici e formali. Fra le sue imprese recenti, che oscillano sempre fra calcolo e invenzione, c’è la Storia millimetrata dell’arte, un’opera composta da 1.000.056 elementi, tanti quanti gli anni che l’arte avrebbe compiuto il 17 gennaio 2019, il giorno dell’Art’s Birthday.

Nella mostra in corso a Vercelli, curata da Serena Mormino e Luca Brusotto, Aldo Spinelli presenta una serie di lavori realizzati o ideati anni fa, ripresi per l’occasione e posti in dialogo con i reperti archeologici del museo che li ospita.
Nella Copia sul caso, per esempio, 52 cocci di terracotta sono sistemati in una sala nella medesima configurazione casuale e disordinata in cui erano stati trovati, gettati in un angolo: la copia pedissequa di uno stato disordinato è ancora disordine o diventa ordine?

Nell’opera Vero dalla copia, su ciascuna di due tele affiancate sono disposti - nello stesso modo - 365 chicchi di riso: qual è l’originale e quale la copia? o anche, quale è l’ordine in cui le due tele sono state eseguite?

L’opera Ventotto lettere disposte a caso è fatta di 28 cubetti di legno che presentano le 28 lettere della frase che compone il titolo, mescolate a caso, dunque in disordine, ma coerenti, proprio per questo, con ciò che significano.
E così avanti, sala dopo sala, in un viaggio nei paradossi del ragionamento, della relazione, della sequenza, attraverso oggetti quotidiani che contengono loop concettuali e sorprese. E da cui emerge una riflessione aperta e serrata su ordine e disordine. La coppia di concetti della termodinamica, a cui Alighiero Boetti dedicò le sue celebri quadrature, si trasforma, in queste opere di Aldo Spinelli, in una una parola sola, magnetica e convincente, quella che dà il titolo alla mostra: Bisordine.
Se in ogni attività umana si parte da A per giungere a B, nellarte soltanto con B si può conoscere il vero senso di A”, scrive Spinelli. “Larte sta nello stupore di un ordine che non ha un ‘prima’, un antefatto, una domanda”. L’ordine come caso particolare del disordine è il titolo infatti di un’altra significativa opera in mostra, e bisordine è un “ordine differente, un ordine alternativo a quello prevedibile e che assume un senso proprio nella sua risonanza con lordine convenzionale”.

Il bisordine è un “ordine 2” o il “bisogno di ordine”? chiede Andreina De Tomassi su “alfabeta2”, dando così lo spunto, con la sua domanda, al gioco di questa settimana. Gioco che consiste nel sottoporre la propria definizione di bisordine, con l’invito anche ad andare a visitare la mostra omonima al Museo archeologico di Vercelli, da qui a maggio!

Inviare le definizioni a redazione@alfabeta2.com, o su Twitter e Instagram con lhashtag #alfagiochi.

Risposte al gioco della scorsa rubrica

Associazioni libere, didascaliche, a piacere fra pagine in lettura e brani musicali: era questo l’invito del gioco, ispirato al Literary jukebox di Brain Pickings, proposto la scorsa rubrica.

Raniero Chelli collega l’antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters a Fabrizio De André, auto-valutando la sua scelta come “troppo facile”, ma va bene così, nello spirito del jukebox. Elena Nanci legge Lavorare stanca di Pavese accompagnando le pagine con l’ascolto di Guccini. Luigi Scebba coniuga “l’amaro aroma montaliano” e un improvviso di Schubert.

Alfagiochi / Doppio jukebox

Antonella Sbrilli

Susan Hiller, l’artista americana morta lo scorso gennaio, in occasione della dOCUMENTA di Kassel del 2012 aveva presentato un’opera installativa, dal titolo Die Gedanken sind frei, i pensieri sono liberi (che era a sua volta il titolo di una canzone tedesca sulla libertà di pensiero).
L’opera consisteva di cinque jukebox, sistemati in altrettanti locali e spazi espositivi della cittadina tedesca, che suonavano, a richiesta, una delle cento canzoni contro la guerra che l’artista aveva selezionato e inserito nel dispositivo.

Database interattivo luminoso, dispensatore di piacere sonoro, contenitore di compilation, il formato del jukebox è ancora una bella fonte di ispirazione per l’arte e per il web.

Maria Popova, la creatrice del sito Brain Pickings, a cui abbiamo accennato la volta scorsa, lo ha utilizzato per un progetto dal titolo Literary Jukebox, aggiornato dal 2012 al 2016 ma ancora attivo e usabile.

Quotes from beloved books, each thematically matched with a song” : si tratta - come dice il claim - di una collezione di 537 accostamenti di brani musicali, ascoltabili mentre sullo schermo si legge una breve citazione da un testo, che a sua volta rimanda a un articolo di approfondimento sulla pagina principale del sito (e ad Amazon per l’eventuale acquisto del relativo libro).
A volte, avverte l’autrice, i collegamenti sono ovvi, altre volte si rivelano più esoterici e incuriosenti. Un passo di Bertrand Russel sulla matematica è sincronizzato con The Calculation di Regina Spektor. Una riflessione sull’ascolto di Susan Sontag va insieme con I Hear Music di Billie Holiday, Anaïs Nin è collegata a Patti Smith e così via, secondo le associazioni del tutto arbitrarie e creative dell’autrice.

L’interfaccia minimalista dell’home page, con il jukebox stilizzato, è la soglia di questo doppio database, che si può esplorare nell’Archivio, a questo indirizzo.

L’invito di questa settimana è a proporre le proprie libere associazioni fra una pagina e un pezzo musicale, aggiungendo una parola che li colleghi.

Inviare i propri accostamenti a redazione@alfabeta2.com, o su Twitter e Instagram con l’hashtag #alfagiochi.

Il gioco della scorsa rubrica

In Una parete di pagine, abbiamo cercato di emulare la pagina marmorizzata del romanzo Tristram Shandy.
Le risposte più belle arrivate sono quelle visibili nelle immagini: il retro di una tela indossata e “pollockizzata” in diretta da Giacomo Isidori, Enrico e Veronica e il puzzle instabile, liquido e ad alta improbabilità pubblicato su Instagram dall’artista Aldo Spinelli, di cui torneremo a parlare prossimamente per la sua mostra Bisordine, che apre il 16 marzo 2019 al MAC - Museo Archeologico Civico di Vercelli.

Alfagiochi / Una parete di pagine

Antonella Sbrilli

Duecentosessanta anni fa, nel 1759, usciva il primo volume del romanzo di Laurence Sterne, La vita e le opinioni di Tristram Shandy, gentiluomo, labirinto narrativo, capolavoro di parodie, paradossi e umorismo, repertorio di invenzioni tipografiche e di inserti verbo-visivi. Fra questi spiccano file di asterischi, trattini di lunghezza variabile, linee sagomate; una intera pagina nera che esprime il lutto per la morte del personaggio Yorick; una pagina bianca su cui i lettori sono invitati a disegnare, secondo la loro idea di bellezza, la figura di un altro personaggio, la vedova Wadman; e - soprattutto - una pagina marmorizzata.

Realizzata manualmente cospargendo il foglio con gocce di diversi colori variamente manipolate in modo da ottenere bolle, venature e altri effetti che ricordano una superficie marmorea, la pagina compare - diversa per ogni edizione antica del libro - nel terzo volume.
Emblema variegato della mia opera” (“Motly emblem of my work”) come la introduce lo scrittore, la pagina è un ipnotico inserto visivo, che in certi punti - per gli andamenti sinuosi - trasporta nella tradizione decorativa orientale; per le zone espanse e simmetriche fa pensare a una macchia di Rorschach; per l’effetto gocciolamento al dripping di Pollock; per l’intenzione di rappresentare la digressione ingarbugliata del racconto, fa venire in mente alcune tecniche attuali di visualizzazione grafica dei contenuti.

Per l’anniversario del Tristram Shandy, il sito Brainpickings (una risorsa sorprendente di “cose interessanti” creata dalla blogger Maria Popova e inclusa dal 2012 nel web archive permanente della Library of Congress), dedica un articolo alla pagina marmorizzata.

Nel pezzo, viene presentato anche il progetto Emblem of my work che nel 2011 ha raccolto 169 interpretazioni della pagina, a opera di altrettanti artisti contemporanei, che hanno espresso “l’emblema” della propria opera, con mezzi e tecniche diverse.
Vale la pena di scorrere l’antologia, ricca e variegata. E viene voglia di raccogliere (o addirittura produrre) altri esempi.

Nellimmagine che accompagna questa rubrica, a sinistra è riprodotta la pagina marmorizzata di una edizione settecentesca del Tristram Shandy. Al centro, quella pubblicata nella traduzione italiana del 1922, uscita presso l’illuminato (e sfortunato) editore Formiggini. La terza è uno degli esempi attuali tratto proprio dal progetto Emblem of my work.
Insieme, formano una specie di parete marmorizzata, un pannello di macchie e percorsi irripetibili, ciascuno con un suo carattere e una consistenza cromatica e spaziale.
L’invito di questa settimana è a comporre un proprio “emblema”, scegliendo pagine marmorizzate sul web o nei risguardi di vecchi libri e carte regalo.

Chi vuole condividere le pagine, può farlo con lhashtag #alfagiochi su Twitter e Instagram o via mail allindirizzo redazione@alfabeta2.com

Alfagiochi / Un blog a sorpresa

Antonella Sbrilli

Jean-Jacques Birgé è un compositore e regista indipendente, nato a Parigi nel 1952, pluripremiato per le sue creazioni che mescolano generi, linguaggi, tecnologie. Nei primi anni Settanta ha dato avvio alletichetta di jazz sperimentale GRRR Records e nel 1976 è stato tra i fondatori di Un Drame Musical Instantané, una “orchestra a geometria variabile” le cui creazioni sono firmate collettivamente dai componenti. Pioniere della multimedialità, Birgé ha scritto romanzi “aumentati” di musica e ha composto tracce sonore per CdRom e siti web; nella lunga lista delle sue attività si annoverano incursioni radiofoniche, spettacoli immersivi, coreografie, fuochi d’artificio, improvvisazioni, letture aleatorie.

Birgé ha anche un blog quotidiano dove dal 2005 segnala, recensisce, racconta, inventa, mette a disposizione creazioni sue e altrui, che intrecciano musica e teatro, cinema, animazione e molto altro. Nei circa 4000 post pubblicati in questi quattordici anni si trova una quantità sorprendente di notizie e collegamenti Non mancano, come si può immaginare, gli incontri casuali, all’insegna del gioco e del coinvolgimento. Uno di questi è con un’opera interattiva di Sonia Cruchon, artista e progettista multimediale.

Si tratta di una sorta di oracolo virtuale, alla cui realizzazione ha contribuito lo stesso Birgé. Il gioco si raggiunge seguendo questo link. L’incroyable oracle en scroll invita i visitatori a pensare una domanda, poi a scorrere la lunga e ipnotica sequenza di immagini di scale a chiocciola presenti nella pagina, a sceglierne una, a cliccare e ad attendere il responso. Può capitare che la risposta sia una foto (un paesaggio surreale o un torsolo di mela), la pagina di un dizionario, una parola singola, un breve video evanescente. Spetta a chi lo ha consultato di interpretare ciò che vede, collegandolo avventurosamente alla domanda formulata in partenza. A voi l’esplorazione! Chi vuole condividere una sequenza domanda-risposta particolare, può farlo con l’hashtag #alfagiochi su twitter e Instagram o via mail al solito indirizzo redazione@alfabeta2.com.

Il gioco della scorsa rubrica

Ispirato alle sezioni dell’Almanacco di alfabeta 2019, il gioco proposto nella scorsa rubrica era una variante di “Nomi, cose, città”: al posto delle consuete categorie, vigeva la sequenza Poeti, politici, gastronomi, filosofi, artisti, architetti. I giocatori, senza usare google, dovevano scrivere velocemente un nome che iniziasse con la lettera dell’alfabeto stabilita e che appartenesse a una delle categorie.
Sono arrivate poche sequenze, e con diverse categorie lasciate vuote. Segno che, senza google, lo scandaglio nella memoria è arduo. Eccone alcune:

A > Achmatova, Andreotti, Adrià, Aristotele, Arman, Aalto
M > Magrelli, Mastella, …., Mill, Michelangelo, Moretti

V > Valery, Visco, …, …., Vouet, Vitruvio

Alfagiochi / Poeti, politici, gastronomi

Antonella Sbrilli

Dopo quella del 2 dicembre scorso al Cinema Palazzo di Roma, venerdì 25 gennaio si è svolta una nuova presentazione dell’Almanacco 2019 di “alfabeta”, edito da alfabeta2 e DeriveApprodi e curato da Nanni Balestrini e Maria Teresa Carbone. Nella sala delle Colonne della Galleria Nazionale (viale delle Belle Arti), l’Almanacco ha mostrato altre facce della sua antologica natura. Doppiamente antologica: è composto infatti di una prima parte che raccoglie consistenti testi critici (e fotografie di Uliano Lucas) e di una seconda, che presenta una selezione dei materiali proposti con cadenza settimanale dalla rivista nel corso del 2018, organizzati tematicamente per sezioni. Le sezioni sono intitolate a macro-temi e sono quindici: Poesia, Narrativa, Letteratura, Teatro, Arte, Fotografia, Design, Architettura, Cinema Musica, Filosofia, Politica, Sociologia, Storia, Gastronomia.

A leggere l’elenco delle categorie in gruppi di tre, viene fuori un ritmo, che riporta alla memoria un gioco favorito nell’età scolare: “Nomi, cose, città”, in cui bisognava trovare velocemente un nome che iniziasse con una lettera dell’alfabeto stabilita e che appartenesse a una delle categorie. Esiste una versione in scatola del gioco, dal titolo Scattergories, (“a creative-thinking category-based game”), che diventa Saltinmente nell’edizione italiana prodotta da Hasbro.
La struttura del gioco si adatta a molteplici varianti tematiche e a diversi livelli di difficoltà, al punto che si potrebbe giocare anche con le categorie dell’Almanacco di “alfabeta”.
Magari modificate come segue:
Poeti, politici, gastronomi, filosofi, artisti, architetti ecc.
La sfida è scrivere, per ciascuna di esse, nomi pertinenti che comincino con una lettera selezionata. Bisogna creare dei gruppi di gioco, da due a sei partecipanti, ma si può giocare anche in solitaria, con il vincolo di una scadenza temporale.

L’invito di questa settimana dunque è, in primis, a procurarsi l’Almanacco (vedi link nella colonna di destra) e poi a cimentarsi con le prime sei categorie proposte, popolandole di nomi che inizino con la A.

Le risposte possono essere inviate scrivendo all’indirizzo redazione@alfabeta2.com o tramite Twitter con l’hashtag #alfagiochi.

Il gioco della scorsa rubrica

Nella scorsa rubrica si è parlato del gioco collaborativo dal titolo “26 lettere dal confine”, volto a corredare le 26 lettere dell’alfabeto di voci pseudo-enciclopediche, collegate al tema del confine. Iniziato a gennaio con un incontro al Macro Asilo di Roma, il gioco va avanti fino a maggio. Una volta che tutte e 26 le lettere dell’alfabeto saranno “riempite” di una o più voci, l’artista Pietro Ruffo (qui www.pietroruffo.com una scelta dei suoi mappamondi, atlanti, aerei, mappe di migrazioni) visualizzerà i capilettera di questo lessico, creando un’opera che risenta anche del gioco di invenzione e redazione dell’insieme delle voci. Nei giorni scorsi ne sono arrivate diverse, fra cui: Alloppo, Bagnasciuga, Con-inizio, Fenomeni infrasottili, Fotocellula daltonica, Ghirlanda sgarbata, Hortus inconclusus, Ladri di spazio, Mare cuscinetto, Orizzonte degli eventi, Terminatore, Vertigine da intervallo.
Chi volesse seguire il gioco e contribuire ad esso, lo trova - insieme a regole e informazioni - all’indirizzo www.26letteredalconfine.com

Alfagiochi / 26 lettere dal confine

Antonella Sbrilli

È iniziato giovedì 10 gennaio e proseguirà fino a maggio 2019 un gioco collaborativo dal titolo “26 lettere dal confine”, che si svolge on line ed è scandito da incontri fisici negli spazi del Macro Asilo di Roma (via Nizza 138).

Il gioco si ispira alle comunità “Lexicongame”, volte a creare enciclopedie fittizie su argomenti paralleli (fantasy, distopie, storie alternative), dove ciascun partecipante scrive delle “voci” che contengono a loro volta termini da definire o già sviluppati da altri autori. Gli altri giocatori sono tenuti a scrivere le definizioni dei termini mancanti andando via via a costruire una enciclopedia reticolare, le cui parti sono indipendenti e correlate al tempo stesso. Al termine del gioco, tutte le voci redatte possono costituire la base di una narrazione, di un atlante esplorabile, di una plancia di gioco,  di un dizionario, di un’opera figurativa.


Il meccanismo di gioco creativo collettivo è certamente più difficile da spiegare che da fare. Vediamo dunque in concreto: ecco per esempio una delle prime voci pubblicate sul sito del gioco www.26letteredalconfine.com:

Intervallo di buffer > è quel tempo libero, completamente sciolto da ogni dovere o onere sociale delimitato dalla durata che impiega uno strumento elettronico a caricare una pagina o unapplicazione. Può durare un secondo o svariati minuti, e testa particolarmente chi è affetto da “vertigini da intervallo”. Durante lintervallo di buffer la mente e locchio sono in time out; si può schiacciare un pisolino, fare uno spuntino, o ammazzare il tempo cercando di raccogliere il “pulviscolo residualetra i tasti.

In questa voce, il concetto di confine riguarda l’imprendibile passaggio di tempo fra due stati di attenzione, e la voce fantasma “vertigini da intervallo” viene scritta in grassetto per indicare che attende altri giocatori che la sviluppino; mentre il termine “pulviscolo residuale” rimanda a una voce già esistente a cui si arriva seguendo il link.


Una volta che tutte e 26 le lettere dell’alfabeto saranno corredate di una o più voci, l’artista Pietro Ruffo (chi lo segue, conosce i suoi i mappamondi, i cieli, gli atlanti con le rotte delle migrazioni) visualizzerà i capilettera di questo lessico cooperativo, creando un’opera che risenta anche del gioco collettivo di invenzione e redazione dell’insieme delle voci.

Si tratta, in fondo, di un “alfagioco” e poiché chi scrive è fra gli organizzatori dell’iniziativa (insieme con Maria Grazia Tolomeo, Valentino Eletti e Francesco Moleti), la proposta #alfagiochi di questa settimana si collega a “26 lettere dal confine” e invita chi vuole partecipare a inviare la sua voce. Ricordando che il tema del confine può riferirsi liberamente a realtà immaginarie, a non-luoghi, a prospettive fanta-storiche, a domini scientifici e tecnologici, a stati fisici e mentali.

Le proposte possono essere inviate scrivendo all’indirizzo redazione@alfabeta2.com

o usando Twitter o Instagram con l’hashtag #alfagiochi.

Il sito del gioco con regole e informazioni: www.26letteredalconfine.com

Alfagiochi / Passaggi di tempo 2018

Antonella Sbrilli

Siamo arrivati al 30 dicembre, comincia il conto alla rovescia per l’anno nuovo e si affollano i calendari del 2019.

Per il conto alla rovescia, è d’obbligo citare Ice Watch, l’installazione che l’artista Olafur Eliasson ha realizzato insieme con il geologo Minik Rosing a Londra. Trenta piccoli iceberg - il peso di ciascuno varia da una tonnellata e mezzo a sei tonnellate - raccolti alla deriva in un fiordo in Groenlandia sono collocati in due zone della città, 24 nei pressi della Tate Modern e altri sei, in cerchio, all’esterno della sede europea di Bloomberg (che finanzia l’operazione). Già due volte, nel 2014 e poi nel 2015, Eliasson aveva trasportato enormi pezzi di ghiaccio in mezzo a due capitali, Copenaghen e Parigi, in concomitanza con incontri internazionali sul cambiamento climatico. Disposti a cerchio, come in un quadrante di orologio, o sfalsati sull’asfalto cittadino come bianchi dolmen fra cui muoversi, i pezzi di ghiaccio si liquefanno giorno dopo giorno, con un chiaro - per alcuni fin troppo didascalico - monito sugli effetti del riscaldamento globale, sul futuro delle calotte polari e del livello dei mari. L’installazione, inaugurata a dicembre, dura finché i blocchi non saranno sciolti, scandendo il tempo con un ritmo imprevedibile.

Chi cerca invece un calendario con la sua griglia regolare di caselle che accompagnano il 2019 con citazioni e anniversari, può dare un’occhiata a quello creato da Ethics in Bricks. Il calendario presenta per ogni mese un pensiero-guida, su temi di filosofia morale, illustrato da una scena allestita con mattoncini e altri componenti Lego. Ethics in Bricks è attivo su Instagram, Facebook e Twitter, dove posta ammirevoli ricostruzioni di uffici, strade trafficate, aule - tutte fatte di Lego - e ognuna collegata a un tema filosofico, declinato al presente: il dilemma etico dell’auto senza guidatore, il rapporto formatore-discente, le differenze di genere, i big data e così via. Le scene sono popolate anche dalle figure di filosofi, riconoscibili per dettagli, come la barba scura di Nietzsche, la parrucca bianca di Kant, o per il contesto, come il fiume di Eraclito, fatto con mattoncini piatti celesti e trasparenti.

La copertina del calendario si ispira alla Scuola di Atene di Raffaello e raccoglie in ordine sparso, ma motivato da una legenda, 14 filosofi antichi e moderni, da Socrate ad Hannah Arendt, da Diogene a Martha Nussbaum, e non manca Žižek.

Il mese di gennaio 2019 inizia all’insegna di Platone e ricorda le date di nascita di Simone de Beauvoir, il 9 gennaio, di Gramsci, il 23 e di san Tommaso, il 28.

Il calendario si può scaricare da questo indirizzo e in cambio fare una libera donazione all’Unicef.

Il gioco

Chi avesse voglia, può contribuire all’ampliamento della Scuola di Atene, suggerendo i filosofi che andrebbero aggiunti e quali loro caratteristiche potrebbero essere rappresentate con i mattoncini Lego. Come sempre l’indirizzo a cui scrivere è redazione@alfabeta2.com, mentre su Twitter l’account è @alfabeta_due e su Instagram alfabetadue_

Alfagiochi augura un buon 2019!