alfadomenica dicembre #5

MONTAGNA sull' UNIVERSITÀ INGLESE - CORTELLESSA SU COSTA - BALESTRINI POESIA - FORLANI VIDEO *

COSA CI DICONO LE OCCUPAZIONI DELLE UNIVERSITÀ INGLESI?
Nicola Montagna

Come sta cambiando l'università inglese a tre anni dalla decisione del governo di coalizione di triplicare le tasse? Una prima risposta la stanno dando gli studenti che in queste settimane hanno occupato aule e sale per conferenze nei campus delle università del Sussex, di Birmingham, Manchester, Liverpool, Londra ed altre città.
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IN CERCA DELL'UOMO INVISIBILE
TROVARE CORRADO COSTA
Andrea Cortellessa

Suona banale dire quanto ci manchi, Corrado Costa. Tanti protagonisti dell’arte e della poesia di quegli anni, infatti, sono scomparsi prematuramente. Ma in molti altri sensi Costa è mancante. Si sottrae, intanto, agli organigrammi della nostra sicumera storiografica.
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CANZONETTA DI BUONANNO
Nanni Balestrini

le cose non hanno nomi
le case non hanno muri
i tetti non hanno porte
i treni volano bassi
chi parte non ha meta
c’è poco da stare al passo
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P COME POESIA - alfazeta per alfabeta2
Un video di Francesco Forlani


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alfadomenica dicembre #3

DEMICHELIS SULL' EUROPA - CHICCHI SU LAZZARATO - MIGLIORE/BORDONI - GRAFFI -

J'ACCUSE! L'EUROPA È MORTA IL 22 SETTEMBRE
Lelio Demichelis

J’accuse! Ma a differenza di Zola – che si rivolgeva al presidente francese – noi non possiamo rivolgerci a presidenti come Barroso, Angela Merkel o Mario Draghi, perché non sono super partes come poteva essere Félix Faure ma anzi, e peggio, sono loro gli autori diretti di un’autentica e deliberata ingiustizia.
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IL GOVERNO DELL'UOMO INDEBITATO
Federico Chicchi

Non è oggi giunto il tempo per mollare gli ormeggi? L’ultimo e formidabile libro di Maurizio Lazzarato Il governo dell’uomo indebitato (DeriveApprodi, 2013).
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LA CULTURA MOTORE POLITICO
Conversazione di Tiziana Migliore con Isabella Bordoni

T.M.: il mese scorso, a Milano, è stato presentato Dencity, un sistema culturale integrato, della durata di tre anni, per una macro area della periferia sud-ovest della città – Giambellino-Lorenteggio, Solari-Savona-Tortona, Barona-Parco Teramo.
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UNA POESIA DI MILLI GRAFFI
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alfadomenica novembre #3

Interventi di:
Alberto ARBASINO - Fausto CURI - Ugo NESPOLO - Vincenzo OSTUNI - 
Mauro PETRUZZIELLO -

SESSANTA E NON PIÙ SESSANTA
Intervista a Alberto Arbasino di Fausto Curi

Dallo speciale sul Gruppo 63 in edicola e in libreria nei prossimi giorni insieme al numero 33 di alfabeta2
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50 ANNI DEL GRUPPO 63
Una settimana di appuntamenti a Roma, Milano e Zurigo

- Roma, 18 novembre - Libreria Feltrinelli, via del Babuino ore 18.00
Zurigo, 20 novembre - Universität Zürich ore 18.15
- Milano, 23 novembre - Castello Sforzesco ore 17.00
- Milano, 24 novembre - Castello Sforzeco ore 17.00

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THE FOUR SEASONS RESTAURANT
Mauro Petruzziello

Forse l’unica cosa che funziona in The Four Seasons Restaurant, il nuovo spettacolo di Romeo Catellucci/Socìetas Raffaello Sanzio (visto il 3 novembre al Teatro Argentina di Roma per Romaeuropa Festival 13) è il suo totale fallimento, ovvero l’impossibilità di tener fede al proposito che lo regge.
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LA VESTE, LA CINTURA E LA GHIRLANDA
Vincenzo Ostuni

(«Se ci si spoglia interi si scompare», mi hai detto,
«assieme a ciò di cui ci si è spogliati;
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LA GALANTE AVVENTURA DEL CAVALIERE DAL LIETO VOLTO (1967) -
Un film di Ugo Nespolo


Il film è stato proiettato a Torino, Roma e Milano in occasione dei 50 anni del gruppo 63

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Defotografare il mondo

Andrea Cortellessa

Più o meno a metà del suo viaggio in Grecia, il filologo e narratore Dino Baldi giunge nell’ònfalos, il cuore di tenebra e di luce, di ogni idea di classicità. Eleusi, il luogo del Mistero. Il luogo dei riti tenuti più gelosamente segreti dell’antichità, il luogo che nei secoli ha attirato irresistibile tutti coloro che Sono Alla Ricerca Di Qualcosa (e, proprio perché non Sanno Bene Di Cosa Siano In Cerca, è qui che vengono). Un luogo che delude le attese, naturalmente.

Oggi Eleusi, infatti, è il sobborgo industriale di Atene. Cioè il posto più inquinato della Grecia: soffocato di cantieri, stabilimenti e, tutt’intorno, «case tutte uguali stipate di antenne e di parabole». Un luogo che – a differenza di tanti altri che, nello stesso paese, ammanniscono al turista di massa «visioni di maniera che inquinano più delle raffinerie» – neppure prova a fingere di aver restaurato la sua antica, forse immaginaria identità.

E allora, conclude paradossale Baldi, «si sta proprio bene a Eleusi»: perché «non c’è nessuno che ti dica come devi guardare le cose, e le cose non ammiccano a una loro bellezza perduta». Un luogo perfetto per Marina Ballo Charmet, insomma: «Quando vedo Marina che si muove fra le pietre senza fare obiezioni, senza cercare niente né aspettarsi niente, mi vengono in mente le foto di marciapiedi che mi ha fatto vedere prima di partire, e mi pare che per posti come questo non ci siano occhi migliori».

Marina Ballo Charmet, Nel Peloponneso. Eleusi, 2012-13
Marina Ballo Charmet, Nel Peloponneso. Eleusi, 2012-13

In generale la Grecia contemporanea, per la sproporzione fra il suo passato assoluto e il suo presente quanto mai relativo (con una certa cattiveria afferma Baldi che i greci di oggi «dovrebbero provare a cambiare nome, come i figli d’arte che vogliono smarcarsi dall’ombra sterile del padre»), è una perfetta macchina per disattendere le aspettative. Non è un caso che sia appunto un greco di oggi, Jannis Kounellis, l’artista ad aver dato l’interpretazione più spietata e meno estetizzante, di quel passato, all’interno di Post-classici (la mostra, a cura di Vincenzo Trione, chiusa il 29 settembre al Foro Romano): frammenti di colonne e altri elementi architettonici sono disposti sul terreno come a incorniciare un’immagine, un oggetto, un fuoco dell’attenzione. Che ovviamente manca.

Ballo Charmet è la fotografa che, come in tutti i libri della serie Humboldt ideata da Alberto Saibene e Giovanna Silva (Oracoli, santuari e altri prodigi è il secondo della serie, dopo Narciso nelle colonie di Vincenzo Latronico e Armin Linke), accompagna uno scrittore e compone, in parallelo al suo, un proprio viaggio per immagini (nel volume c’è anche un bel saggio di Marco Rinaldi, a ricordare il precedente di Gastone Novelli: che negli anni Sessanta si confrontò a sua volta con la Grecia contemporanea utilizzando entrambi i media, la parola e l’immagine). E le fotografie della Grecia riprodotte nel volume – Olimpia, Corinto, Epidauro, appunto Eleusi… – appaiono anche alla fine del percorso allestito da Stefano Chiodi, al museo MACRO, col titolo Sguardo terrestre.

Marina Ballo Charmet, Senza titolo (dalla serie Con la coda dell'occhio), 1993-94
Marina Ballo Charmet, Senza titolo (dalla serie Con la coda dell'occhio), 1993-94

Proprio Chiodi definisce «la città contemporanea», sin dai primi anni Novanta oggetto privilegiato di questa fotografia (i «marciapiedi» che ricorda Baldi), «una fabbrica di nulla»: «Cemento, granito, asfalto, intonaco, ferro, polvere, sabbia, legno, erbacce, detriti, segni labili, ottusi, uno sporco tenace». Sono questi gli elementi di una «strana tavola periodica» che (senza però le pretese classificatorie dei suoi grandi predecessori, Bernd e Hilla Becher) lo sguardo di Ballo Charmet mette a nudo, con un doppio movimento: ingrandendone i dettagli – come nell’apologo sulla fotografia di Michelangelo Antonioni, Blow-up – sino all’informe, all’infra-ordinario, alla disgregazione materica; e soprattutto abbassandosi, sin quasi al livello della superficie (con quello che Jean-François Chevrier chiama «sguardo del cane», e che l’artista preferisce definire infantile: in effetti la serie Primo campo, del 2001-03, è dedicata – dolce e inquietante insieme: senz’altro legata all’altro mestiere, di psicoterapeuta, di Ballo Charmet – ai dettagli della pelle umana nella piega fra spalla e collo, dove cioè riposa lo sguardo del bambino in braccio al genitore…).

Rispetto alla tradizione egemone della fotografia italiana – per esempio rispetto a Gabriele Basilico, un cui seminario frequentato nell’87 fu decisivo per la sua vocazione – il vettore di questa ricerca appare diametralmente opposto. Lo dimostra il suo stilema più evidente, la sfocatura: laddove in Basilico e dintorni il «tutto-a-fuoco» serve a rendere «il visibile […] leggibile nella profondità» il continuo ondeggiare del fuoco, nelle fotografie di Marina Ballo Charmet, suggerisce che già la superficie delle cose sia «cieca, impenetrabile, indecifrabile» (Chiodi). La stessa autrice dichiara che, nel fotografare, a interessarla «non è la messa a distanza, il punto di vista elevato, razionale, ma l’essere-nel-luogo, dove l’elemento del controllo si allenta, entra in crisi».

È quella che il lessico psicoanalitico a lei più caro (Anton Ehrenzweig, Salomon Resnik) definisce visione laterale, «periferica o distratta» (e infatti la prima serie matura, del ’93-94, s’intitola Con la coda dell’occhio; perfettamente in sintonia con lei, allora, è Dino Baldi quando, durante il viaggio in Grecia, deliberatamente omette di visitare il suo centro naturale, la capitale: «Ad Atene non c’è nulla d’importante, non ci voglio andare»).

Marina Ballo Charmet, allestimento della mostra Sguardo terrestre, MACRO Roma
Marina Ballo Charmet, allestimento della mostra Sguardo terrestre, MACRO

Ma c’è un ulteriore spaesamento, più sottile ancora, che induce il lavoro di Marina Ballo Charmet. Me ne sono reso conto di fronte alla sua opera (per paradosso) più «spettacolare», collocata sulla parete di fondo della mostra al modo di un grande come-volevasi-dimostrare: il trittico a colori Paris, Les Buttes Chaumont, del 2006 (dalla serie Il parco, ambientata in altri spazi simili fra Parigi e Milano). Le tre immagini – che riprendono persone sdraiate nell’erba a prendere il sole o a leggere il giornale, più lontano dei bambini che giocano coi loro genitori – hanno in comune gli stilemi cui il linguaggio di Ballo Charmet ci ha abituato:
il piano della composizione è s-centrato dall’abbassamento della prospettiva (sicché al centro dell’immagine non si trova il suo presunto «soggetto», quello che ho appena descritto, bensì l’erba che si frappone fra esso e l’occhio della macchina) e la sua superficie è «macchiata» dal fuoco ondivago, che restituisce con precisione determinate parti del piano «allontanandone» altre in tratti più confusi.

Ma a rendere totalmente s-paesante l’opera è soprattutto qualcosa che in prima battuta percepiamo, invece, solo per via subliminale. La successione delle tre immagini infatti (con un effetto che in catalogo si perde, purtroppo) sembra, ma a ben vedere non è, quella logico-spaziale rispondente alla nostra ipotetica percezione «reale». Dalla collocazione delle persone nelle tre fotografie, quella che si trova a sinistra (i bambini che giocano) in teoria dovrebbe invece – per riprodurre la «panoramica», diciamo, del nostro sguardo – stare a destra. Con questa semplice inversione dell’ordine spaziale, esplicitando un procedimento che è in realtà all’opera in ogni singola immagine, viene così messa in discussione l’implicita credenza «narrativa» che, volenti o nolenti, attribuiamo alla fotografia nei confronti della realtà.

Marina Ballo Charmet ha realizzato anche dei video, e parlando con Chiodi delle proprie immagini metropolitane definisce i suoi dei «fermo-immagine del nostro vivere e camminare nella città»: come se appunto ogni immagine servisse a «fermare» l’immaginario, interminabile film della nostra esistenza (secondo la stessa logica che induceva il Pasolini di Empirismo eretico, negli anni Sessanta, a definire il cinema la «lingua scritta della realtà»). Ma giustamente Chevrier ci mette in guardia dal confondere «immagine fissa e fermo-immagine». Le singole fotografie «con i procedimenti della ripresa cinematografica hanno in comune solo l’esperienza della mobilità dello sguardo in un campo dato».

Eppure la disposizione in serie (come, in questo caso, in trittico) delle immagini fisse, in una sorta di effetto Kuleshov della nostra attenzione, ci induce ogni volta a metonimicamente narrativizzarle, come appunto quando seguiamo un film. Così che l’infrazione di Ballo Charmet – nei confronti di questa sintassi, incongrua e implicita quanto, per lo più, strettamente vigente – ci turba in profondità. La sua non è un’antinarrazione ma, più radicalmente, una de-narrazione: come chiama, le sue, il poeta Mark Strand. L’illusione di coerenza lineare, decostruita al proprio interno, fa vacillare il nostro senso del tempo, la nostra collocazione nello spazio e dunque, in generale, il nostro rapporto con la realtà.

Io stesso ho citato prima un celebre film. Ma è a un altro grande maestro del cinema di quegli anni che mi fa pensare questo lavoro: all’Alain Resnais che una volta – per spiegare le infrazioni all’ordine diegetico di un film come L’année dernière à Marienbad – ricordò, o inventò, che quando era ragazzino riceveva i fumetti delle sue serie preferite direttamente dagli Stati Uniti. I fascicoli affrontavano un viaggio lungo e travagliato, sicché poteva capitare che gli arrivasse, prima del numero cui era giunta la sua lettura, quello ancora successivo; o che d’improvviso apparisse un numero precedente di cui s’erano nel frattempo perse le tracce.

Il viaggio dell’immagine – come quello nella terra che vive del proprio passato – è una macchina per disattendere le nostre aspettative. O, come definiva Borges il cinema quando è arte, un labirinto senza centro.

Marina Ballo Charmet, Il parco, 2006
Marina Ballo Charmet, Il parco (Paris, Les Buttes Chaumont), 2006

Marina Ballo Charmet
Sguardo terrestre
a cura di Stefano Chiodi
Roma, MACRO, fino al 17 novembre
catalogo Quodlibet, pp.128, (2013)
€ 18,00

Dino Baldi-Marina Ballo Charmet
Oracoli, santuari e altri prodigi. Sopralluoghi in Grecia
con contributi di Marco Rinaldi, Maria Giovanna Cicciari e Alberto Saibene
Humboldt-Quodlibet, pp.199, (2013)
€ 19,00

alfadomenica marzo #4

RASTIER su HEIDEGGER - GUGLIELMI su KNAUSGARD - Giovenale GIOCO(E)RADAR - Carbone SEMAFORO – Lazzarato COORDINATE **

L'HEIDEGGERISMO, DOPO IL NAUFRAGIO
François Rastier

Scriveva Heidegger: «Bisognerebbe chiedersi su cosa sia fondata la particolare predestinazione della comunità giudaica per la criminalità planetaria». È tutto qui: il complotto mondiale e anche cosmico, l'individuazione di una comunità criminale della quale si pretende «lo sterminio totale», nove anni prima della conferenza di Wannsee. Dieudonné è stato accusato d'incitamento all'odio razziale per molto meno; ma chiunque se la prendesse per la pubblicazione di queste scempiaggini heideggeriane verrebbe subito accusato di voler censurare il grande Pensatore.
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LA MORTE DEL PADRE
Angelo Guglielmi

Leggo e recensisco per la prima volta uno scrittore nato in una Europa lontana, la Norvegia. Io invero in Norvegia una volta ci ero capitato per visitare i fiordi. Ma non ricordo quasi nulla se non il mare allo stesso livello dei monti coperti di neve, e a Oslo in una piazza, il pomeriggio che arrivai, il gioco pubblico di lanciarsi da altezze sempre più alte (a partire dai dieci metri) nel vuoto, legati a una corda. E ora questo romanzo, La morte del padre, di Karl Ove Knausgard, nato a Oslo nel 1968.
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GIOCO (E) RADAR - Scritture installative (seconda parte)
Marco Giovenale

Ampliando con pochi appunti la riflessione dello scorso articolo (https://www.alfabeta2.it/2015/03/15/gioco-e-radar-09-scritture-installative-prima-parte/), si potrebbe dire che c’è qualcosa nella stessa cultura diffusa, di massa, o nelle precondizioni di esistenza di tanti suoi fenomeni (molti dei quali tradotti in opere digitali), che ha evidenti affinità con un’idea installativa, eccedente, di arte e di testualità.
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SEMAFORO di Maria Teresa Carbone

Cool - Eredità - Gap - Povertà
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COORDINATE - AMERICA LATINA di Francesca Lazzarato
Brigate ortografiche sui muri di Quito

A partire da oggi Alfadomenica propone una nuova rubrica, Coordinate, che a rotazione, ogni quattro mesi, proporrà notizie da una diversa area geografica. A inaugurare il ciclo l'America Latina, scandagliata da Francesca Lazzarato.
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alfadomenica novembre #4

BUTLER sul GENERE – DEMICHELIS su REVELLI - SACCHI sul MACBETH di GUIDI - SEMAFORO di Carbone - RICETTA di Capatti *

FARE E DISFARE IL GENERE
Judith Butler

I saggi che compongono Fare e disfare il genere costituiscono una parte della mia riflessione più recente sui temi del genere e della sessualità. Il filo che lega questi saggi tra loro verte principalmente su ciò che potrebbe significare disfare quelle concezioni dominanti che dettano norme restrittive in materia di genere e sessualità, ma, al contempo, si focalizzano anche sull’esperienza – distruttiva e costruttiva – del venire disfatti.
Un'anticipazione da Fare e disfare il genere (Mimesis, 2014), a cura di Federico Zappino.
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IL NEOLIBERISMO CONTRO IL RESTO DEL MONDO
Lelio Demichelis

Se il capitalismo vuole essere un'antropologia prima che un modello economico, allora la battaglia di contrasto in nome di libertà e democrazia è in primo luogo culturale e politica. E per questo è utile l’ultimo saggio breve di Marco Revelli, uscito negli Idòla di Laterza e chiarissimo già nel titolo: La lotta di classe esiste e l’hanno vinta i ricchi. Vero! Un saggio (ricchissimo di dati e di analisi empiriche) che si lega a precedenti letture simili della crisi, come quelle di Mario Pianta, Luciano Gallino, Joseph Stiglitz e ora anche Thomas Piketty.
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MACBETH RELOADED
Annalisa Sacchi

Macbeth su Macbeth su Macbeth di Chiara Guidi appare come una lunga confessione femminile all’anima che pur ha provato la seduzione del potere, la sete di comando, la morsa della violenza. Una confessione laica, priva non solo di giudizio, ma dello slancio stesso a prendere posizione. E Macbeth è l’opera perfetta nella sua essenziale ambiguità: Il bello è brutto e il brutto è bello… Solo è ciò che non è.
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SEMAFORO di Maria Teresa Carbone

CANI - INTEGRAZIONE - LINGUE - NOSTALGIA - SPERPERI
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RICETTA di Alberto Capatti

È appena uscito di Donpasta Artusi remix (Mondadori), un ricettario sulla scia de La scienza in cucina costruito con ricette richieste, ricevute e commentate. Dà ampio spazio alla cucina amalfitana, pugliese e di Sicilia. Distingue quindi, con puntiglio, le arancine di Palermo e gli arancini di Catania, a sfera, a pera,con relativa e distinta ricetta.
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alfadomenica febbraio #2

FRANCESCA FRANCO su GLI ANNI '70 A ROMA – MARCO DOTTI sulla DIPENDENZA - NADIA AGUSTONI / POESIA - ALEXIS TSIPRAS / VIDEO *

ARTE COME RESILIENZA
Francesca Franco

Palazzo delle Esposizioni inaugura un’ampia mostra di ricognizione storica sull’arte degli anni 70 a Roma, che nell’attuale panorama espositivo capitolino non può non essere salutata con gioia.
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OGNI DIPENDENZA È DEBITO
Marco Dotti

Capitava, nell’antica Roma, che un debitore venisse consegnato al proprio creditore in base a un provvedimento del magistrato.
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I PRIMATI O DELLA GUERRA
Nadia Agustoni

uno scarabocchio
ma meno - emorragie
la leggevano nella carta di riso
sparpagliata (ehi botticella)
una vita è qualunque cosa
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ALEXIS TSIPRAS AL TEATRO VALLE
Guarda il video >

Nei prossimi giorni su alfa+più un articolo su Alexis Tsipras e le elezioni europee

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