L’Europa di Tsipras

Dimitri Deliolanes

Alexis Tsipras ha la stessa età di Matteo Renzi, 39 anni, ma probabilmente questa è l’unica cosa che li unisce. Renzi ha assunto, nel modo discutibile che tutti conosciamo, la presidenza del consiglio. Tsipras deve ancora aspettare le prossime elezioni politiche, che non tarderanno. Basti dire che agli inizi di febbraio le ultime misure di austerità sono state approvate in Parlamento con una maggioranza di 151 deputati su 300.

Anche nel caso, in cui dopo la sicura batosta delle elezioni europee, il premier di destra Antonis Samaras non voglia deporre le armi, ci saranno le elezioni presidenziali agli inizi del 2015. Ma difficilmente l’attuale governo riuscirà ad arrivarci. Intrappolato nella logica del buon allievo della Merkel, Samaras si sente accerchiato: i commissari della troika non gli concedono nulla, il suo elettorato sta fuggendo verso il voto di protesta per Alba Dorata e dentro il suo stesso partito è accusato di aver virato decisamente a destra: autoritarismo poliziesco, retorica da guerra fredda e l’assegnazione di importanti ministeri agli estremisti, come il ministro della Salute Adonis Georgiadis, ex deputato di estrema destra, editore di libelli antisemiti.

Neanche i suoi alleati del partito socialista PASOK di Evangelos Venizelos se la passano bene. Il successore di Papandreou ha condotto il partito verso una politica di appiattimento sulle posizioni del premier di Nuova Democrazia. Questo crollo del PASOK ha conseguenze dirette sulla crescita di SYRIZA. Tra il 2011 (caduta del governo Papandreou) e l’estate del 2012 (doppie elezioni nazionali) un nutrito gruppo di ex minstri, deputati ma soprattutto elettori del PASOK si sono spostati a sinistra. Qualcuno lo ha fatto individualmente. Altri, come le organizzazioni sindacali e quella giovanili, hanno aderito in gruppo. SYRIZA, per la sua stessa composizione, era pronta ad accoglierli.

Tsipras in effetti è il leader che meglio simbolizza la natura composita di questo partito, nato praticamente sotto la sua leadership: un punto di aggregazione che rompe la secolare tradizione al frazionamento della sinistra. I primi passi sono stati intrapresi nel 2001 per iniziativa della vecchia Coalizione della Sinistra del Progresso, il cui troncone principale era il vecchio Partito Comunista dell’Interno, di orientamento eurocomunista. Con SYRIZA la barra si è spostata decisamente a sinistra, dal momento che è riuscito ad aggregare non solo piccole formazioni extraparlamentari, ma anche consistenti forze uscite nel frattempo dal Partito Comunista (KKE). I comunisti avevano iniziato un percorso a ritroso che nell’ultimo congresso li ha condotti a rivalutare la figura di Stalin.

Alle elezioni del 2004 a capo della nuova formazione c'era l’ex europarlamentare Alekos Alavanos ma nel congresso del 2008 Alavanos si è messo da parte per lasciare il posto al giovane Alexis Tsipras, emerso nelle precedenti elezioni comunali. Alle elezioni del 2009 SYRIZA aveva ottenuto il 4,4% ma la profonda crisi ecnomica scoppiata subito dopo ha determinato il crollo del bipartitismo che aveva governato fino a quel momento. Anche se SYRIZA nel 2010 ha subito la scissione a destra della Sinistra Democratica di Fotis Kouvelis, è riuscito comunque a moltiplicare in modo impressionante le sue forze e nel giugno 2012 a raggiungere il 27%.

Tsipras era il volto nuovo della politica greca. Giovane, pulito, dal ragionamento pacato e dalla vita personale molto riservata. Malgrado i grandi sforzi delle emittenti specializzate in gossip, la sua compagna (niente matrimonio ma patto di convivenza) Betty (Peristera) Baziana è rimasta praticamente invisibile, così come i due figli. La carriera politica del presidente di SYRIZA si è svolta interamente dentro il partito della sinistra: era cominciata agli inizi degli anni Novanta, con l’ondata di occupazioni nei licei contro i tagli all’istruzione, poi proseguita all’Università, fino alla laurea in ingegneria civile, specializzazione in urbanistica.

Quando SYRIZA è diventato il primo partito di opposizione, (al quale la Costituzione greca attribuisce particolari funzioni) Tsipras è stato quello che ha maggiormente compreso la differenza che passa tra la lunga sopravvivenza all’opposizione e la prospettiva di governare per portare la Grecia fuori dalla crisi. Già all’indomani delle elezioni del 2012 il leader di SYRIZA ha posto pubblicamente il problema della nuova natura e dei nuovi compiti della sinistra greca. Era, e continua a essere, una sfida determinante. È indicativo un fatto: alle ultime elezioni la posizione di SYRIZA rispetto alla crisi era ancora di tipo massimalista: prevedeva l’unilaterale abrogazione di ogni accordo sottoscritto con i creditori, assumendo consapevolmente il rischio di un’esplusione del paese dall’eurozona. Ma subito dopo Tsipras ha iniziato un lungo percorso che lo avrebbe portato su posizioni molto più realiste.

Intanto si è provveduto a cambiare natura al partito. Nell’ultimo congresso, che si è svolto nel luglio del 2013, SYRIZA ha smesso di essere un aggregato di ben undici componenti. Ha assunto una sua specifica identità e le componenti si sono ridotte a mere correnti interne. Ma la vittoria più importante di Tsipras è stata assumere l’europeismo come valore fondante del partito, ricercando la via di uscita dalla crisi all’interno dei processi politici dell’Unione Europea. Da questa indicazione è maturata a dicembre la decisione del gruppo della Sinistra Europea di candidare Tsipras alla presidenza della Commissione.

Una volta definito questo percorso, bisognava elaborare una proposta fattibile per l’uscita dalla crisi. Tsipras punta non a una soluzione greca, ma a una soluzione europea per tutti i paesi indebitati: una conferenza UE dedicata proprio a questo problema, con un nuovo haircut del debito, secondo le indicazioni del FMI e l’elaborazione di un nuovo piano di sviluppo delle economie in recessione. La Grecia, secondo il leader di SYRIZA, può offrire all’Europa le grandi risorse energetiche del Mediterraneo orientale, nascoste sotto il fondo marino che si estende da Israele a Cipro fino allo Ionio. Ma soprattutto l’Europa eviterà di destabilizzare il paese in una regione già percorsa da tantissime tensioni esplosive.

In tutte le dichiarazioni Tsipras ostenta sicurezza sulla ragionevolezza dei creditori: “Tutti sanno che fare esibizione di instansigenza verso la Grecia rischia di risvegliare i tanti vulcani europei del debito che ora sono in sonno”. In ogni caso, le decisioni unilaterali, come la sospensione dei pagamenti degli interessi sul debito, potranno essere solo l’ultima ratio, quando ogni accordo risulterà impossibile.

Il leader della sinistra greca rimane fedele alle indicazioni del congresso del suo partito che parlano dell’obiettivo di un “governo della sinistra”. Ma è probabile che anche in questo campo alla fine prevarrà la realpolitik. Non è sicuro che SYRIZA riesca a ottenere in Parlamento l’autosufficienza. I comunisti del KKE hanno già detto che non sono interessati. Rimane solo la Sinistra Democratica di Kouvelis, fino al giugno scorso al governo con Samaras, e i Greci Indipendenti di Panos Kammenos, un piccolo partito della destra antiausterità. D’altronde, lo stesso Tsipras ha più volte ammesso che il suo elettorato non proviene solo dalla sinistra, ma comprende anche tanti elettori moderati.

È questo il programma di governo che il leader della sinistra greca ha cercato di spiegare agli europei e agli americani in una serie continua di viaggi all’estero. Nella strategia di SYRIZA il sostegno dell’opinione pubblica europea svolge un ruolo fondamentale. Allo scoppio della crisi nel 2010 i greci hanno constatato con terrore con quanta facilità un potente sistema mediatico poteva scatenare contro qualsiasi popolo europeo un'offensiva fatta da calunnie, razzismo e antichi stereotipi. L’Unione Europea non può reggere una seconda volta a una lacerazione simile.

Sulle elezioni europee

Andrea Fumagalli

Sul fatto che queste elezioni Europee non modificheranno nulla non è difficile immaginarlo. Basta una semplice analisi della struttura del biopotere oggi esistente. L'Euro di Maastricht - così come è stato costruito - è come un manganello che ti pesta violentemente quando vai in piazza. Prendersela con il manganello, senza pensare a chi lo usa, e perorare la causa di vietare il manganello (ovvero, fuor di metafora, uscire dall'Euro) non solo è inutile ma potrebbe dare adito a soluzioni peggiori (l'uso della pistola?).

Ma prendersela con il poliziotto che usa il manganello non risolve comunque il problema. Draghi e la Bce, insieme alla troika, non sono altro che fedeli esecutori (come lo è il poliziotto zelante, che sempre più spesso, a Genova 2001 come in Grecia oggi, va anche al di là del suo mandato). Il cuore del problema è l’oligarchia finanziaria a livello globale. Èa questo livello, sfuggevole, non definibile, non immedesimabile in un “nemico” in carne ed ossa (il padrone) o in una istituzione pseudo-sovrana (lo Stato o l’UE) che occorre porsi e dal quale occorre partire per poter immaginare scenari diversi e alternative future. Come scalfire, ridurre, combattere questo potere finanziario, moderno Golia di fronte a tanti piccoli potenziali David ma impossibilitati nell’agire?

Sono possibili circuiti finanziari alternativi in grado di fare “esodo” all’interno e contro i dispositivi di comando, controllo e ricatto che oggi vengono agiti contro le popolazioni e le varie moltitudini dell’Europa e del Mondo? Sul blog di Effimera, è iniziata una discussione su questo tema e sulla possibilità di pensare, come strumento di contro-potere all’oligarchia finanziaria, un’Istituzione finanziaria del comune e una moneta del comune, per la cui analisi si rimanda a: http://quaderni.sanprecario.info/category/effimera/comune-reddito-moneta/. Qui si gioca la partita e da qui si comincia a discutere, come premessa e analisi prepolitica dal cui esito dipende poi lo sviluppo di forme organizzative, di modelli di comunicazioni e di rappresentanza che siano adeguate alla posta in gioco e non semplici retaggi di un passato che oggi non c’è più.

È facile criticare il tentativo della Lista Tsipras da chi si fregia di fare il purista (come Formenti) senza preoccuparsi di individuare alcuna alternativa, perché troppo impegnato a criticare tutto e tutti. Stare seduto sulla collinetta della purezza potrà pure permettere di osservare le tristi vicissitudini umane di questi anni, i singulti di reazione, le meschine operazioni di repressione sociale, l’opportunismo culturale e politico, ecc., ma finché non si avrà il coraggio di scendere nell’agone, sporcarsi le mani, tentare e sbagliare, ritentare e risbagliare, nulla cambierà.

La Lista Tsipras è uno di questi tentativi, probabilmente il meno adeguato per noi in Italia, probabilmente importante per la Grecia dove gli equilibri politici sono diversi, ma credo che sia un tentativo che possa essere laicamente fatto. Purché non sia l’unica proposta in campo e non sia a sua volta il prodotto della triste nomenklatura che ha portato alla morte la sinistra radicale italiana.

Ciò che conta, infatti, a partire dalla critica del presente, è la ricerca di una prospettiva per il futuro. Questo obiettivo – qui da noi (può essere diverso in altre parti del mondo) - non può essere solo pensato all’interno dell’istituzionalizzazione (elettorale) della necessità di trasformazione radicale che il presente ci impone (in quanto si sviluppa su un terreno, quello istituzionale, che non lo consente), ma non lo è neanche all’interno di una ideologia pura sganciata dalla praxis e autoreferenziale.

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Perché voteremo per la lista Tsipras

Franco Berardi Bifo

Qual è l’orizzonte in cui si colloca la lista Tsipras che nasce in questi giorni e si presenterà alle elezioni europee di maggio? In quale contesto opera, quali obiettivi potrà proporsi? Negli ultimi cinque anni l’aggressione del capitalismo finanziario ha prodotto un cambiamento profondo nelle condizioni di vita della popolazione europea, e soprattutto un mutamento nella percezione di ciò che l’Unione europea rappresenta.

L’Unione che nacque come progetto di pace e di solidarietà è stata trasformata da Maastricht in poi in un progetto di sottomissione della società agli interessi del ceto finanziario. La crisi del 2008 ha offerto l’occasione per l’assalto finale contro la civiltà sociale che il movimento operaio ha costruito nei cento anni della sua storia, e contro i diritti dei lavoratori. La prospettiva politica su cui l’unione fondava il suo progetto è stata stravolta a tal punto che Europa è diventata una parola maledetta per un numero crescente di persone. Se questa spirale di impoverimento e di odio non si spezza, il punto d’arrivo è la guerra.

E la guerra già suona le trombe alle porte d’Europa. Clamorosamente alla frontiera orientale, dove si annuncia la guerra tra Russia ed Europa, ma anche a occidente dove la repubblica catalana promette secessione. E alla frontiera meridionale dove diecimila cadaveri galleggiano sul canale di Sicilia. In alcuni aree l’effetto della violenza finanziaria è oggi visibile a occhio nudo.

Secondo Lancet, la più autorevole rivista medica del mondo, quella che si sta verificando in Grecia è una strage degli innocenti: per effetto delle misure di “risanamento” imposte dalla Banca Centrale europea e dal governo tedesco la mortalità infantile è quasi raddoppiata negli ultimi anni. Il numero dei bambini che nasce sottopeso è cresciuto del 19 per cento, il numero dei bambini nati morti è cresciuto del 20 per cento poiché le prestazioni mediche prenatali costano troppo. I tagli nelle forniture di siringhe monouso e profilattici per i tossicodipendenti ha fatto crescere le infezioni di Aids da 5 nel 2009 a 484 nel breve volgere di tre anni. I diabetici debbono scegliere tra comprare insulina che gli permette di sopravvivere alla malattia, o comprare cibo e sopravvivere alla fame.

Se in Grecia il risanamento sta già producendo effetti paragonabili a quelli di una guerra, in Italia i livelli di consumo e la qualità della vita quotidiana hanno finora subito una flessione meno dirompente: un quarto del sistema industriale è in via di smantellamento, la disoccupazione oscilla intorno al 14%. Sono poste le condizioni per un impoverimento di lungo periodo, e il patto di stabilità prevede per i prossimi anni uno spostamento prolungato e gigantesco di reddito dalla società verso il sistema finanziario.

È possibile fermare questa tendenza assassina con gli strumenti tradizionali dell’azione democratica? Possiamo attenderci che la lista Tsipras possa fermare la devastazione? Io credo di no. Proporsi questo obiettivo sarebbe illusorio, ed è bene saperlo. È troppo tardi per fermare la catastrofe, e gli strumenti dell’azione democratica sono da tempo inefficaci. A spazzare via ogni equivoco su questo punto è stato lo stesso Presidente della Banca Centrale Europea. Prima di diventare presidente della Banca Centrale europea Mario Draghi era stato consulente della banca d’affari Goldmann Sachs, e in quella veste contribuì a confezionare le falsificazioni che hanno portato la Grecia nell’abisso, facendo scattare la trappola in cui il popolo greco è stato imprigionato.

Questo signore dai modi raffinati ha detto che le politiche economiche europee non le decidono le elezioni ma il pilota automatico del sistema finanziario. E se qualcuno avesse dubbi sull’inesorabile logica del pilota automatico, pensi alla parabola di François Hollande che fece la sua campagna elettorale promettendo un cambiamento delle regole europee, per poi piegarsi senza fiatare alle misure che pure aveva promesso di contrastare. Nei prossimi mesi, possiamo starne certi, i partiti che governano in Italia faranno campagna contro le misure austeritarie dimenticando di averle approvate e di esserne del tutto responsabili. Come vassalli recalcitranti i governanti d’Europa meridionale tengono infatti un duplice discorso: quando parlano ai loro sudditi promettono di resistere alla severità tedesca, e ripetono come un mantra la parola “crescita”, ma quando si tratta di rispondere ai guardiani delle inesorabili leggi della finanza tengono gli occhi bassi e sono obbedienti come scolaretti.

È bene dissolvere ogni equivoco su questo punto: nello spazio dell’euro la democrazia è stata revocata e la volontà degli elettori è sistematicamente violata da coloro stessi che gli elettori hanno eletto, perché vige una legge superiore. Ed è bene dissipare un secondo equivoco, quello sulla ripresa e sulla crescita. La ripresa che promettono non ha niente a che fare con un miglioramento delle condizioni di vita dei lavoratori. La chiamano infatti jobless recovery: un aumento del prodotto nazionale senza aumento dell’occupazione, senza aumento dei salari, senza miglioramento dei servizi. La ripresa di cui parlano gli economisti presuppone la cosiddetta riforma strutturale: privatizzazione di quel che ancora non è privatizzato, riduzione dei costi del lavoro, peggioramento dei servizi sociali, eliminazione definitiva di ogni protezione dei lavoratori. Questa catastrofe non è un pericolo lontano, ma un processo che si sta dispiegando.

Dunque perché votare per la lista Tsipras? Una pattuglia di parlamentari che vengano dai movimenti sociali, dal mondo del lavoro e dalla scuola, una pattuglia di persone consapevoli della devastazione prodotta dal finanzismo neoliberista, non potrà evitare che si compia un processo ormai profondamente incardinato nel futuro della società europea. Il problema è già un altro, e si delinea come progetto di lungo periodo: il compito che la lista Tsipras può affrontare è creare le condizioni per ricostruire dal basso l’Unione europea, per la sopravvivenza sociale fuori e contro la dinamica assassina del capitalismo finanziario.

Questa è la ragione per cui io voterò per la lista Tsipras. Non perché si fermi la catastrofe in corso, ma perché nella catastrofe si apra la strada a un nuovo modello di relazione tra il lavoro e il sapere, tra il lavoro e la tecnologia. Una strada che sia libera dal peso della classe dei predoni finanziari. Costoro stanno conducendo una guerra contro la società europea, e la stanno vincendo. Smettiamo di farci illusioni: un’affermazione della lista Tsipras alle elezioni di maggio è solo l’inizio di un esodo di massa, fuori da questa guerra, fuori da questo massacro sociale. Finora ci sono state lotte sporadiche contro la devastazione finanzista: esplosioni di rabbia isolata, e perfino un’estesa ondata di occupazioni nella Spagna del 2011. Ma in assenza di un progetto strategico comune, in assenza di un movimento sociale unitario le lotte non fermano gli aggressori e non aprono alcuna strada nuova.

Il popolo greco ha disperatamente cercato di fermare il massacro, nell’isolamento e nella solitudine. La paura ha prevalso, e mentre la troika massacrava il venti per cento dei neonati greci, i popoli europei fingevano di non sapere cosa accadesse in Grecia, come un tempo gli abitanti delle città tedesche fingevano di non sapere cosa accadesse nei campi costruiti appena fuori delle mura cittadine. Ma le lotte difensive sono destinate alla sconfitta, perché non c’è più niente da difendere, il flagello è già qui, e le condizioni perché il flagello dilaghi sono già ben piantate su tutto il territorio del continente. Il progetto cui dobbiamo lavorare è quello della fuoriuscita dalla forma che il capitalismo finanziario e l’ideologia neoliberista hanno imposto alla società europea.

Questo processo di fuoruscita potrà prendere forma se la lista Tsipras avrà una forte affermazione alle elezioni di maggio, e sarà un processo di disobbedienza e di insolvenza generalizzato, un processo di ricostruzione dal basso dell’unione europea, come spazio della solidarietà sociale.

Lettera aperta ai compagni della sinistra radicale sulle elezioni europee

Carlo Formenti

Dire che la Lista per Tsipras, così come viene configurandosi, rischia di essere un’ennesima occasione mancata per rilanciare una sinistra italiana degna di questo nome è un eufemismo. Quello che si sta prospettando è una sorta di Ingroia2, o Arcobaleno3, affiancato da un’area neoliberale rappresentata dal “Partito dei Professori” di ALBA e da alcuni intellettuali (come Barbara Spinelli e Paolo Flores D’Arcais) che fanno capo a testate come Micromega e il Fatto Quotidiano.

Ma non si voleva arrivare appunto a una lista unitaria in grado di proiettarsi al di là delle vecchie coalizioni dei partitini della sinistra radicale? Sì, ma l’idea era che questo progetto unitario conservasse chiari tratti di sinistra e incarnasse una forte scelta politica contro questa Europa, espressione antidemocratica degli interessi del capitale finanziario globale. Di tutto questo non mi pare resti traccia alcuna, a partire dal simbolo, una sorta di tappo di bottiglia, da cui è stata espunta persino la parola sinistra (a scanso di ogni equivoco, caso mai qualcuno ancora nutrisse illusioni in merito) e nel quale l’unica connotazione ideologica è affidata al nome del leader (si sa, siamo in tempi di personalizzazione della politica) e al colore rosso dello sfondo sul quale il nome si staglia.

Ma ad apparire intollerabili sono soprattutto altri due fatti: 1) l’idea di Europa che emerge dal dibattito politico fra i promotori della lista; 2) la discussione sulle modalità di scelta dei candidati. I primi segnali di un “sequestro” del dibattito su quale Europa vorremmo al posto di quella della BCE e della Troika, si sono avuti con la “discesa in campo” di Vendola e Sel, cui si sono affiancati, pur non appoggiando (almeno finora) esplicitamente la candidatura Tsipras, autorevoli esponenti della sinistra Pd, come Fassina e Civati che, in dialogo con la Spinelli e Gianni Alfonso, prospettano l’idea di una “terza via”, né mercatista né euroscettica.

Da qualche decennio (Blair docet) abbiamo sperimentato sulla nostra pelle dove portino le “terze vie”; nel caso in questione credo portino a far smarrire ai cittadini europei la consapevolezza che tanto le attuali istituzioni quanto l’attuale configurazione del sistema produttivo e finanziario europei sono irriformabili, e che, se si vogliono difendere gli interessi delle classi subalterne, questa Europa può solo essere distrutta per costruirne dal basso un’altra sulle sue ceneri. Ma questi, si sa, sono pericolosi discorsi sovversivi, cui nessuno dei Professori che hanno preso saldamente in pugno le redini del progetto desidera lasciare spazio. Quindi, per evitare falle nel dispositivo, occorre stabilire un ferreo controllo anche sulla scelta dei candidati, e qui veniamo al secondo punto.

Il testo (se ho ben capito redatto da Guido Viale per conto di ALBA) che fissa alcuni punti di principio in merito è un vero capolavoro di ipocrisia. Dopo i soliti peana sulla democrazia dal basso e sul ruolo dei movimenti (che però non sono mai convocati a parlare in prima persona) si dice che vanno accuratamente evitate soluzioni assembleari, primarie e quant’altro perché “manipolabili” dai partitini (cioè i professori si arrogano il diritto di vegliare sulla democrazia perché non “divori se stessa?”). Poi vengono fissati criteri rigorosamente antipartitici in onore al sentimento populista diffuso – tanto per far vedere che non si è da meno di 5Stelle – dove non è difficile capire che, quando si parla di non ricadere nel minoritarismo, il vero bersaglio sono le sinistre radicali e antagoniste più che l’idea di partito in sé. Quindi no a chi abbia ricoperto cariche istituzionali o ruoli politici all’interno di questo o quel partito. Unica eccezione i sindaci.

E perché mai?! Non siamo pieni di sindaci sotto inchiesta per collusione con la mafia, corruzione e quant’altro, esiste forse un solo motivo perché i sindaci debbano essere apriori considerati più affidabili degli altri politici (che non sia mera demagogia populista: sono più “vicini” agli elettori e consimili banalità). E i criteri in positivo? Quelli delle macchine elettorali che ormai mettono tutti d’accordo, in onore delle esigenze di spettacolarizzazione/ personalizzazione della politica: scegliere “nomi forti” che possano attrarre il maggior numero di voti possibile. Proviamo a riassumere. Chi c’è dentro questo progetto?

Un’alleanza fra Professori e intellettuali europeisti che è un curioso miscuglio di populismo di sinistra e riformismo socialdemocratico; i resti compressi e messi in un angolo dei partiti della sinistra radicale e un po’ di nouveaux philosophes postoperaisti felicemente avviati ad arruolarsi nel campo degli europeisti liberali di sinistra: Negri e Casarini (che per la verità non è philosophe né nouveau) hanno già dato il loro appoggio, e da poco si è aggiunto il mio vecchio amico Franco Bifo Berardi che, secondo quanto leggo in una mail che mi invita a sostenerne la candidatura, avrebbe accettato di impegnarsi solo dietro insistenze dei compagni e per “spirito di servizio” nei confronti dei movimenti (ho riso per mezz’ora leggendo quella formula da vecchio notabile Dc che sicuramente gli è stata indebitamente attribuita, nel senso che avrebbe potuto usarla solo per provocazione dadaista).

Una bella ammucchiata da far impallidire tutti i vecchi Arcobaleni e che, temo, avrà scarso appeal nei confronti degli elettori delle classi subalterne incazzati con l’Europa i quali, di fronte a questo pasticcio, saranno fortemente tentati di astenersi o di votare per Grillo. A meno che i compagni dei movimenti trovino le energie per entrare con i piedi nel piatto dei professori e imporre candidature che siano riconoscibili non in quanto “nomi eccellenti” ma in quanto bandiere delle lotte.

alfadomenica febbraio #2

FRANCESCA FRANCO su GLI ANNI '70 A ROMA – MARCO DOTTI sulla DIPENDENZA - NADIA AGUSTONI / POESIA - ALEXIS TSIPRAS / VIDEO *

ARTE COME RESILIENZA
Francesca Franco

Palazzo delle Esposizioni inaugura un’ampia mostra di ricognizione storica sull’arte degli anni 70 a Roma, che nell’attuale panorama espositivo capitolino non può non essere salutata con gioia.
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OGNI DIPENDENZA È DEBITO
Marco Dotti

Capitava, nell’antica Roma, che un debitore venisse consegnato al proprio creditore in base a un provvedimento del magistrato.
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I PRIMATI O DELLA GUERRA
Nadia Agustoni

uno scarabocchio
ma meno - emorragie
la leggevano nella carta di riso
sparpagliata (ehi botticella)
una vita è qualunque cosa
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ALEXIS TSIPRAS AL TEATRO VALLE
Guarda il video >

Nei prossimi giorni su alfa+più un articolo su Alexis Tsipras e le elezioni europee

*alfadomenica è la nuova rubrica di alfabeta2 in rete:
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