Alfagiochi / Ecce E

Antonella Sbrilli

spinelli EDa alcune settimane stiamo facendo un viaggio lungo la parola “alfabeta”: ogni lettera una stazione a cui scendere per guardarsi intorno in cerca di somiglianze fra le lettere che la compongono e forme e segni dipinti, disegnati, fotografati, animati.

Ad oggi, sono arrivate - soprattutto via Twitter con l’hashtag #alfagiochi - centinaia di immagini in cui si riconoscono le sembianze della “A”, della “L”, della “F”, della “B”. Intraviste in un disegno di Klee, nel gesto di una danzatrice, nelle linee di un paesaggio, nel movimento di una Gif animata, aspettano di essere ricombinate in innumerevoli varianti verbo-visive, che riscrivano collettivamente il nome della rivista (e i suoi anagrammi, come per esempio “Beata la F”).

La volta scorsa, seguendo l’isola dei baci di Cangiullo e la forma degli occhiali di Malerba, abbiamo cercato la “B”(vedi le risposte sotto e la tavola riassuntiva).
Questa settimana è il turno della “E”, che ci porta verso il termine della parola.
Si tratta di una lettera fondamentale, antica e modernissima, stabile e mutevole, - come elenca l’artista Aldo Spinelli - che alla “E” ha dedicato il libro omonimo, una mini-enciclopedia esatta ed esaustiva (vi si ritrovano statistiche e abbreviazioni, lipogrammi e cruciverba in “e”, Perec ed Eco) edita da e@archimede e Polillo nel 2001.

Come sempre le proposte possono essere inviate via mail a redazione@alfabeta2.it o su twitter con l’hashtag #alfagiochi.

Risposte al gioco del 19 marzo 2017 La B di (Alfa)beta

AlfabetaB“B” di carne e di pietra, di stoffe e di vuoti: la doppia curva della “B” è avvistata per primo da Nunzio Guido Mangano, che allestisce una quadreria di lati B di donna, di uomo e d’ermafrodito, dipinti e scolpiti nel corso dei secoli. La doppia curva ruotata in orizzontale diventa un seno in una fotografia di Yamamoto Masao, inviata da @Rosa_vint.
Dai corpi agli abiti, la “B” struttura i colletti e i corpetti iper-realistici di Domenico Gnoli, mandati da Viola Fiore. E i boccoli delle bellezze rinascimentali di Botticelli, come suggerisce @mbmissmary.

Dai corpi umani alle strutture architettoniche, le “B” si ripetono come un modulo seriale nell’Acquedotto delle Arcatelle di Tarquinia (da Giulia Valdi) e nelle gallerie della metropolitana di New York sintetizzate da Depero (da Miriana Grassi).

Nel museo immaginario delle “B” sono presenti opere di specie diversa: una superficie ondulata di David Hockney, segnalata da @Lycia18, la folla di omini colorati di Keith Haring in cui Giuseppina Zizzo individua una “B” in un dettaglio anatomico. La lettera spunta inaspettata nel reticolo geometrico di una composizione di Mondrian, intravista da Mario (@mariollemm), mentre Sandra Muzzolini la scopre tra i “miroglifici”, i segni primari del linguaggio inventato da Mirò. Appare e scompare nei garbugli di segni di Cy Twombly, inviati da Luigi Scebba, che allega anche la “B” di Balla, un ermetico strumento musicale di Morandi e un brano di Bach.
Luisanna Ardu ci ricorda l’alfabeto diavolino di Paola Gregoretti, dove la “b” in corsivo minuscolo è il telaio della bi-cicletta; e Franco Chirico l’alfabeto apocalittico di Sanguineti.

La “B” della parola Boss sagomata in ottone da Alexander Calder è trovata da Carlotta (@1Ostrich_) e per Viola Fiore una “semplice linea bianca su sfondo nero” di Matisse disegna un abbraccio pieno di “B”.

alfadomenica #1 – dicembre 2016

Oggi su alfadomenica:

  • Lelio Demichelis, Adriano Prosperi, le ombre dell’identità e la caverna del potereIdentità è una parola avvelenata, scriveva l’antropologo Francesco Remotti. Che può diventare un’ossessione. Promette ciò che in realtà non esiste (appunto, un’unica identità) e illude individui e popoli su ciò che non sono (essendo molteplici per composizione).  Leggi:> 
  • Antonella Sbrilli, Aldo Spinelli, magister ludi:  Fino al 31 dicembre 2016 è visitabile nella Biblioteca Classense di Ravenna la mostra Aldo Spinelli. Parole e figure. Curata dallo stesso artista, in collaborazione con Daniela Poggiali, Mara Sorrentino, e Dino Silvestroni, l’esposizione presenta i libri e i giochi realizzati da Spinelli nel corso di cinquant’anni di attività. È esposta anche una scelta di giochi della collezione dell’artista e delle raccolte storiche della Classense. Leggi:>
  • Claudia Beccato, Artisti (russi) di tutto il mondo, benvenuti in Montenegro:  Il Dukley European Art Community di Kotor, in Montenegro è una singolare residenza artistica d’intento europeo, ma sensibilmente russa. È qui che Sergey (Balovin ndr) e io veniamo invitati per tutto il mese di agosto 2016. Leggi:>
  • Semaforo: Bambine - Bambini - Giocattoli. Leggi:>

Sulla nostra home page c'è L'invasione aliena - Almanacco 2017 di Alfabeta2 e un invito a entrare nel nostro cantiere: leggetelo e, se volete, fate girare!

 

Aldo Spinelli, magister ludi

spinelli_dadoloopAntonella Sbrilli

Fino al 31 dicembre 2016 è visitabile nella Biblioteca Classense di Ravenna la mostra Aldo Spinelli. Parole e figure. Curata dallo stesso artista, in collaborazione con Daniela Poggiali, Mara Sorrentino, e Dino Silvestroni, l’esposizione presenta i libri e i giochi realizzati da Spinelli nel corso di cinquant’anni di attività. È esposta anche una scelta di giochi della collezione dell’artista e delle raccolte storiche della Classense.

Se si va in cerca del catalogo dell’opera di Aldo Spinelli – artista giocatore, collezionista e curatore nato a Milano nel 1948 – non si trova un volume monografico con saggi critici e illustrazioni a tutta pagina. Quello in cui ci imbatte, invece, è una raccolta di figurine, un vero album di cento figurine. Pubblicato dall’editore per antonomasia degli album da completare, Panini di Modena, il catalogo-album è uscito nel 2008, con la firma (o meglio, con la «forma della firma» dell’artista, eseguita a macchina e stampata da plotter) e con il titolo Collezione nella prima pagina di copertina e Collazione nell’ultima. Un album di figurine e un cambio di vocale fra due verbi contigui: chi viene in possesso dell’album ha subito la conferma che sta entrando nel terreno del gioco, quel fenomeno che – come ha scritto Stefano Bartezzaghi – mette tra virgolette tutto il resto.

Al posto dei saggi e delle fotografie, dunque, nell’album di Spinelli si trovano appositi spazi numerati in cui bisogna incollare – dopo essersele procurate anche con scambi di doppioni – le riproduzioni adesive delle sue opere. La didascalia di cui è corredata ogni figurina spiega con sintesi essenziale la regola e la natura di ciascun lavoro e la sua relazione con gli altri. Come un ipertesto, l’album è autosufficiente in quanto a informazioni e immagini, e come un ipertesto, la sua lettura non si ferma alla superficie, ma chiede ai lettori-giocatori di partecipare attivamente al completamento della raccolta e alla sua esplorazione, instillando in loro «la contagiosa ed epidemica idea della collezione».

Messi in risonanza, affrontati in diagonale, smontati e rimontati, l’arte e il gioco si affacciano ovunque nelle invenzioni di Spinelli, richiamando e rimescolando modelli artistici e ludici. I giochi enigmistici, i giochi da tavolo, i giochi di carte, così come i grandi maestri, Queneau, Perec, Boetti, Ben Vautier, Hofstadter (di cui l’artista è amico e complice in diverse occasioni creative), sono rivisitati à la manière de Aldo Spinelli. I versi dell’Infinito di Leopardi, anagrammati, formano Il fintino; le cifre figurate di Leonardo da Vinci, ricombinate, danno origine a rebus che si risolvono con parole moderne; il quadrato magico di Boetti Immaginando tutto si trasforma in Immutando attingo; e poi cruciverba che si autodescrivono, puzzle perfetti, labirinti di parole, forme ricorsive. Una lunga e variegata ricerca, declinata sempre nella direzione dell’autoreferenzialità dell’arte, «che non scopre né inventa nulla se non il suo continuo guardarsi allo specchio e la sua vicinanza con il gioco per la sua inutile gratuità, che comunque genera piacere».

spinelli-paole-e-figureUna parte di questa ricerca in bilico fra arte e gioco ha intercettato le forme del libro. Il libro come oggetto di collezioni particolari; il libro come volume cartaceo da cui ritagliare lettere ricombinabili: il libro come supporto per esperimenti sulla scrittura e il tempo. Come collezionista, Spinelli ha raccolto e continua a raccogliere – oltre a giochi d’artista di autori come Broodthaers o Filliou, e a oggetti quotidiani quali matite, fogli, graffette, scontrini – anche diverse tipologie di libri. Dal primo incontro con Alice nel paese delle meraviglie, commentato da Martin Gardner, Spinelli ne colleziona edizioni disparate, fra cui in ebraico, in estone, in svedese, fino al latino di Alicia in terra mirabili. Un’altra raccolta comprende saggi e romanzi il cui titolo è formato da una sola eloquente lettera dell’alfabeto, fra cui W di Perec e un libro dello stesso Spinelli dedicato alla lettera «e».

«Vorrei che vi meravigliaste non solo di ciò che voi leggete, ma del miracolo che ciò sia leggibile»: è una frase di Nabokov che Spinelli cita nella sua mostra Vedere e Leggere (2010) e che si trova anche – in una catena di parentele necessarie – in esergo a un capitolo centrale del libro I neuroni della lettura (2007), dello scienziato cognitivo Stanislas Dehaene. Il miracolo della lettura per Spinelli si carica anche dello stupore per l’equilibrio e lo squilibrio fra vedere e leggere, che fa oscillare la mente fra la forma delle lettere e gli spazi che si creano fra di esse. Ed ecco che leggere si rivela imparentato con l’atto di occupare superfici in modi regolari o bizzarri, con il gesto di piegare le pagine, con l’azione di contare e classificare lettere, segni di interpunzione, spazi interpolati e così via.

Come autore, ha prediletto la forma ridotta del libro o del quaderno per esperimenti su testi che descrivono se stessi, i così detti loopings: per esempio nel looping 16 ogni pagina dichiara il numero di lettere presenti su unaltra pagina scelta a caso. Altri lavori, appoggiati sulla successione discreta delle pagine, sono dedicati al rapporto fra tempo e scrittura. Fra tanti, spicca Per congiungere un dì ad un altro dì (esposto anche alla mostra Dall’oggi al domani. 24 ore nell’arte contemporanea, al MACRO di Roma, 2016). La spiegazione di Spinelli recita: «Per congiungere un dì a un altro dì basta scrivere dal tramonto all’alba questo testo che non è altro che il calcolo di quante volte esso stesso può essere scritto in quello spazio di tempo». Nelle pagine il testo si ripete per 190 volte, tante ne sono entrate nella notte del 21 luglio 1973, mentre il buio lasciava il posto al chiarore del giorno successivo.

Alla Biblioteca Classense di Ravenna, i libri e i giochi inventati da Spinelli – rompicapo, tassellature, dadi, giochi di parole, giochi matematici – sono esposti e giocabili in laboratori ad hoc (vedi il sito). Ma bastano le istruzioni per l’uso, di cui ogni opera è corredata, per contagiarsi e cominciare a leggere contando, ritagliando, interpolando testi e forme in un gioco di riflessi e ricreazioni di cui Aldo Spinelli è magister.

Aldo Spinelli. Parole e figure

Ravenna, Biblioteca Classense, dal 28 ottobre al 31 dicembre 2016

Dalla prossima settimana su alfadomenica Antonella Sbrilli curerà con cadenza quindicinale una rubrica di giochi, ovviamente alfabetici. Alla casella di partenza!