Ma noi facciamone un’altra. Un congedo

Alfabeta2, come la precedente alfabeta, è legata indissolubilmente al nome e all’opera di Nanni Balestrini, che – come sapete – non è più tra noi dallo scorso 19 maggio. Per questo con il numero di oggi, dopo aver pubblicato i testi raccolti o commissionati prima della sua scomparsa, ci congediamo dai nostri lettori. Anche se la rivista chiude le pubblicazioni, tutti i materiali che abbiamo pubblicato in questi anni resteranno accessibili in rete almeno sino alla fine del 2020 e, in seguito, all’interno dell’Archivio Balestrini.

Sappiamo che questa, per i lettori, è una perdita. Lo è anche per noi. Dal 2010 in avanti, prima su carta e poi in rete, alfabeta2 ha avuto un ruolo importante in un dibattito, quello culturale e politico italiano, più che mai impoverito. Del lavoro che abbiamo fatto insieme alla comunità dei nostri collaboratori, che negli anni è sempre cresciuta in quantità e qualità, per quanto è stato possibile in un contesto certo non facile, siamo fieri. E lo siamo pure del riscontro ottenuto, della discussione che in molti casi abbiamo contribuito a stimolare. Proprio per questo il congedo odierno vale anche come una dichiarazione di intenti; mutuando il motto brechtiano di Nanni, assicuriamo che, nel futuro più o meno prossimo, anche noi ne faremo un’altra. Alfa e Beta sono solo le prime due lettere.

Maria Teresa Carbone, Andrea Cortellessa

Alfabeta2 è stato un luogo di critica e di non allineamento. Senza, però, quell’aria di famiglia da ceto intellettuale e/o di sinistra che lascia sempre nell’aria un che di appiccicoso.

Un luogo nel quale si sono messi in circolo anticorpi per provare a respingere pregiudizi e conformismi.

Un luogo dove ci si è presi cura del linguaggio a fronte della sua semplificazione, provocata e cavalcata dalla politica della paura.

Abbiamo affrontato un campo di devastazione che si accompagna alla violenza contro i corpi dei più fragili. E delle donne.

Con i suoi pregi e i suoi difetti Alfabeta2 si è mossa lungo questo solco con un’ operazione pensata e portata avanti da Nanni Balestrini e da quanti e quante, per primi Maria Teresa Carbone e Andrea Cortellessa, hanno sostenuto e realizzato il progetto.

Io credo che sia stata presa bene la mira e che molte delle idee di Nanni continueranno a circolare.

Letizia Paolozzi

Alfabeta2 dunque chiude.

Usando Melville, direi: avrei preferito di no. Prima è mancato il profumo della sua materialità (oltre al profumo intellettuale degli articoli pubblicati sulla edizione cartacea); ora mancherà anche l’immaterialità dell’edizione online.

Alfabeta2 dunque chiude. E mancherà anche a chi, come me è entrato nel mondo di Alfabeta solo con la seconda Alfabeta, ma vivendo comunque una bellissima avventura. Ma lo spirito di Alfabeta non muore: perché non deve morire; perché i tempi sono difficili e serve un luogo/tempo di riflessione critica e di dissenso. Dissenso non solo culturale, ma anche o soprattutto sociale e politico. Alfa e Beta sono le prime due lettere dell’alfabeto greco: perché allora non immaginare e costruire davveromorta una rivista se ne fa un’altra - una nuova rivista e chiamarla ad esempio Alfabetagamma - continuando cioè le nostre riflessioni oltre le prime due lettere (ovvero, oltre il già fatto)? Oppure, e più semplicemente: Alfabeta3?

Ultima cosa, in realtà la più importante: grazie Nanni!

Lelio Demichelis

Alfabeta2 sono gli incontri a casa di Letizia, le cene a Testaccio, gli incontri con Nanni a Maria ai Monti e sul terrazzo. Incontri per utilizzare parole, per dialogare, comprendere, discutere, litigare, con il massimo di libertà e di anarchia, riuscendo a rendere visibile il futuro a cui si sta pensando nei modi più diversi. Alfabeta2 unitaria e diversa, irritante ed entusiasmante, noiosa e geniale, come tutte le altre cose di cui ci dobbiamo occupare nelle nostre vite. Parole, idee, suggestioni che rimarranno scritte, da poterle riguardare perché tutto per la natura delle cose dobbiamo dimenticare ed essere dimenticati.

Michele Emmer

La conclusione di ogni esperienza collettiva è sempre un evento vagamente luttuoso; se poi, come nel caso di Alfabeta2, a questo si sovrappone il lutto per la scomparsa di una figura e di una persona come Nanni Balestrini, ecco che questo sentimento diventa sempre più concreto e quasi si materializza davanti ai nostri occhi. A questa esperienza dolorosa si oppone da sempre la certezza che una parte di ciò che scompare continua a vivere e a mutarsi in altre forme: non intendo certo sottrarmi, né potrei del resto, a questa legge umana. Così ovunque si praticheranno l’idea della cultura come intelligenza collettiva che svolge una funzione critica del presente e il gusto per la connessione di campi disciplinari anche molto distanti Alfabeta2 in qualche misura rivivrà. Alfabeta2 è stata una scheggia di un mondo in cui sembrava possibile fare quasi tutto ciò che era sentito come giusto proiettata in un mondo in cui quasi tutto è predeterminato, in cui ogni via di fuga sembra essere abolita. A chiunque non si vuole rassegnare a vivere solo in questo mondo attuale spetta il compito etico di rilanciare, nei modi che gli competono, schegge di quell’altro mondo.

Giorgio Mascitelli

Alfabeta2 si congeda, ma come scrivono Maria Teresa Carbone e Andrea Cortellessa, nel saluto di oggi – 15 settembre 2019 – è contenuta l’intenzione di “farne un’altra”, un’altra rivista, un’altra festa, un’altra trasformazione.
Un’altra mano del gioco, possiamo dire, nello spirito di Nanni Balestrini, che sempre si è mosso nella dimensione regolata e imprevedibile, dilatata e futura dei suoi giochi con il linguaggio, con le cose e con i tempi.

Nell’avventura di alfabeta2 on line, la rubrica “alfagiochi”, per quasi tre anni, ha intercettato l’attitudine alla partecipazione ludica di lettori e lettrici, che hanno scambiato e condiviso immagini al confine fra scrittura e pittura, sensi e nonsensi trovati in giro e rilanciati: grazie a chi ha contribuito, ha intuito e proposto nuove possibilità, a chi è stato al gioco. Stare al gioco. Intermezzi ludici e replicabili tra parole e immagini, il volume pubblicato da alfabeta edizioni e DeriveApprodi, mantiene traccia di questi scambi (e di molto altro), così come rimane attivo, ancora per qualche tempo, l'account twitter @alfabetadue.

Antonella Sbrilli

La piada

La farina che sia zero

Un decimo di strutto vero

La s’impasta a palla lesto

E si spiana poi rotonda

La si pone sopra il testo

Volta, rivolta, è pronta.

Alberto Capatti

Adesso ci fermiamo Nanni
Va bene Nanni continuiamo

Non vale più la pena Nanni
Va bene Nanni continuiamo

E’ tutto inutile Nanni
Va bene Nanni continuiamo

Non si vende abbastanza Nanni
Va bene Nanni continuiamo

Non abbiamo più soldi Nanni
Va bene Nanni continuiamo

C’è lo sfacelo ovunque Nanni
Va bene Nanni continuiamo

Gli sbirri menano più di prima Nanni
Va bene Nanni continuiamo

I vecchi fasci sembrano come nuovi Nanni
Va bene Nanni continuiamo

La poesia non ci salva né da soli né in gruppo Nanni
Va bene Nanni continuiamo

Hanno scritto che non serve a niente Nanni
Va bene Nanni continuiamo

Il governo non è meglio della strada, la strada non è meglio del governo Nanni
Va bene Nanni continuiamo

Non leggono più niente Nanni
Va bene Nanni continuiamo

Non guardano nemmeno più in aria Nanni
Va bene Nanni continuiamo

Dicono di sì a tutto Nanni
Va bene Nanni continuiamo

Non si capisce neppure da che parte stiamo Nanni
Va bene Nanni continuiamo

Dicono che siamo morti Nanni
Va bene Nanni continuiamo

Andrea Inglese *

*

Su questo testo si basa la traccia audio di un video dal titolo omonimo, realizzato da Gianluca Codeghini e Andrea Inglese e presentato il 2 luglio 2019 a Milano presso la galleria Mudima, in occasione della serata in omaggio a Nanni Balestrini. 

Qui di seguito l'annuncio di due incontri dedicati a Nanni Balestrini che si terranno nei prossimi giorni a Milano e a Roma. 

Martedì 17 settembre, ore 16, Sala del Grechetto alla Biblioteca Sormani, Milano:

Giornata di studio su Nanni Balestrini

Intervengono Cecilia Bello Minciacchi, Andrea Cortellessa, Franca D’Agostini, Eugenio Gazzola, Milli Graffi, Giorgio Longo, Federico Milone, Ugo Perolino.

Presiede Luigi Ballerini.

Lunedì 23 settembre, ore 17, Upter (via IV novembre 157), Roma:
Nanni Balestrini. Una retrospettiva
Con Maria Grazia Calandrone, Maria Teresa Carbone, Fiammetta Cirilli, Andrea Cortellessa, Elisa Davoglio, Marco Giovenale, Massimiliano Manganelli, Giulio Marzaioli, Guido Mazzoni, Vincenzo Ostuni, Lidia Riviello, Franca Rovigatti, Sara Ventroni, Michele Zaffarano

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Alfagola / Insalata di patate

Alberto Capatti

Il gioco è da letterati pseudocucinieri. Prendere una ricetta, dimostrarne la reversibilità mettendola in versi. La n° 444 de La scienza in cucina di Pellegrino Artusi fornisce una lista di parole e una sequenza, resta da ingabbiarle in otto o nove sillabe a riga. Il risultato, mettetelo alla prova leggendo e cucinando, con un avvertimento, a scanso di equivoci: capperi, peperoni, cetriolini, cipolline erano sottaceti, e avete libertà di acquisirli tali, e di astenervi dal condir con altro aceto. Le dosi, immaginatele.

Le patate van lessate

Oppure cotte col vapore

E tutte belle e sbucciate,

Tagliatele ed ogni fettina

Finisce nella terrina.

Se poi le vuoi condire

Usa capperi a non finire

Peperoni e cipollini,

Sottaceti e cetriolini,

Acciughe e sedano usuale.

Trita ora il tutto a prova

E non ti scordare due uova

Sode, olio, aceto e il sale.

Alle patate.in insalata

Origano e prezzemolo

Dan flagranza assai garbata.

Alfagola,/ Rosso

Alberto Capatti

Rosso

Questa ricetta è dedicata a Nanni Balestrini. E’ stata scelta pensando a lui, ben sapendo, dopo aver guardato il titolo, che è inutile per chi fa la spesa in un supermercato, ma evoca un certo colore da lui prescelto. Se la letteratura è una cucina dell’immaginazione, e i ricettari antologie, val la pena di leggerla così : è tratta da Il cuoco sapiente, stampato a Firenze nel 1871, ed è scritta con garbo.

Sugo semplice di pomidoro

Nella stagione in cui si hanno i pomidori freschi devonsi per i bisogni della cucina preferir questi alla conserva, la quale si suol preparare soltanto per farne uso nell’inverno ed in quei paesi in cui i pomidori non si trovano che a caro prezzo. Se ne ottiene il sugo semplice facendoli bollire per mezz’ora in pochissima acqua, e passandoli poscia per istaccio; al quale uopo si adopera un mestolo di legno, con cui si premono ripetutamente finché non rimanga sullo staccio che le bucce  ed i semi. Se si vuole che il sugo riesca denso, bisogna gettar via la parte acquosa che passa per la prima. Si può rendere più saporito questo sugo rimettendolo al fuoco con un poco di brodo e qualche droga in polvere, e lasciandolo concentrare.

Alfagola / Cipolle (Anno 1971)

Alberto Capatti

A tola co i nostri veci è il ricettario in dialetto veneziano redatto da Mariù Salvatori de Zuliali, ristampato oggi da Franco Angeli. Diamo seguito alle cipolle in tiella del Libro novo di Cristoforo Messisbugo, proposte nelle tavole dei banchetti rinascimentali ferraresi, con queste segolete di casa Centina Sperti, evidenziando della cipolla la sua onnipresenza nei mangiari aristocratici, borghesi e popolari, senza dimenticare il poveraccio che carpita una crosta di pane, seduto per terra, se la sgranocchia insieme, nuda e cruda. Lasciamo il testo originale, senza note e senza commenti, non perché suoni più autentico, anzi invitando a fantasticare …

Segolete in umido (casa Centina Sperti)

Cussì se fa le segolete a la vera maniera veneta: Lessar tante picole segolete bianche, intiere, in acqua calda salata, per pochi minuti. Dopo scolarle e tagliarle a fetine no tanto sutile. Da parte, metar su’l fogo in t’una tecia, un fià de qualsiasi grasso (struto, ogio o butiro); pena che questo cominsia a desfrisar, metarghe drento un cuciaro de sucaro e lassar ch’el diventa un pocheto rosso; alora metarghe dento le segolete e portarle a completa cotura zontandoghe, se ghe fusse de bisogno, un pocheta de acqua calda. Ste segolete se le serve come contorno de carne rosta. Se proprio le fusse tanto picinine, se podarìa anca par de manco de tagiarle a fete o a metà.

Alfagola / Cipolle (anno 1549)

Alberto Capatti

Cristoforo Messisbugo pubblica e ripubblica, a Venezia, post mortem, il suo Libro Novo, menu e ricette della corte di Ferrara in cui ricopriva il ruolo di spenditore, funzionario cui incombeva l’alto e basso controllo della tavola ducale. Chi si immagina solo figure mitologiche di zucchero e voli d’uccelli finiti dalle reti ai larghi piatti, si sbaglia, perché la cucina modesta, di piccolo impegno, faceva parte della cultura di corte. Singolari inoltre le cipolle senza un’ombra di zucchero di canna, spezia regale, ostentata e profusa. Lanciamo dunque un solo invito,

A far cipolle in tiella

Piglia le tue cipolle, e mondale, poi falle allessare in acqua intiere però, e quando saranno cotte, e farai scolare dall’acqua, e poi le infarinerai, e le porrai in una tiella con buon’olio, e le farai frigere, ponendoli un testo sopra, si che venga bel colorite, e poi le imbandirai, ponendoli sopra un poco di pevere e invece dell’olio, le potrai frigere in butiro fresco, e saranno migliori.

La tiella è la teglia ed il testo un coperchio di metallo caldo, caldissimo.

Alfagola / Sufflé di ceci

Alberto Capatti

Ritorniamo al punto. I ceci li ho lessati in barattolo, secchi, surgelati e trascritti in un libro di cucina. Volendo continuare la strada della fagiolaia, vado a ripescare una ricetta che Artusi inviò in una lettera a Olindo Guerrini il 25 novembre 1899, ricetta che non finì ne La scienza in cucina. Pellegrino ne spiega la ragione e questo non deve scoraggiarci: che cosa mancava, che spezie aggiungerci oppure come servirsene da contorno ? Una ricetta mancata è un esercizio di fantasia per ripeterla e correggerla, magari ispirandoci all’hummus. Artusi, ovviamente lo ignorava, e scriveva il sufflé soufflet, ma questo deve stimolarci, cominciando dai tre prodotti in commercio, e giocando con la crema da abbinare. Ecco :

Soufflet di ceci

Ieri feci la prova del piatto indicatomi, che io chiamerei Soufflet di ceci, e, cosa difficile alla prima, mi riuscì perfettamente, ma, a gusto mio è un piatto che sa di poco.

Se Ella desidera riprovarlo, ecccogliene la ricetta.

Ceci cotti in acqua salata grammi 400

Midolla di pane 50

Parmigiano grattato 30

Uova n°3

Latte quanto basta

Odore di spezie.

Si pestano i ceci con la midolla di pane inzuppata nel latte e si passano. Poi si condiscono col parmigiano, le spezie ed altro sale se occorre. Vi si aggiungono le uova, prima i tre rossi poi le chiare montate mescolando adagio. Ho escluso il burro per renderlo più soffice e l’ho cotto nel forno da campagna entro a uno stampo liscio unto e ingrassato …”

Il forno di campagna era, nell’800, una pentola con funzioni da forno. Il soufflé non rappresenta l’unico esito di questa crema da assaggiare spalmata abbinata non necessariamente con i semi di sesamo tostati, con la tahina. Spremete oltre al limone, la fantasia.

Alfagola / Fagiuoli

Alberto Capatti

Tutti i legumi abbassino la testa

Dando al fagiuolo il posto più eminente

Che sublime fra loro alza la cresta

Questi versi figurano nella Fagiuolaia ovvero rime facete del Signor Dottor Giovanbattista Fagiuoli, avvocato fiorentino, stampata ad Amsterdam nel 1739. Ci inducono a scegliere con la punta delle dita una ricetta, ovviamente toscana, e poi, con un guizzzo impertinente, preferire ai bianchi i borlotti, e cercarne un’altra altrove, in Lombardia, dopo averli comprati surgelati in un supermercato. Così va il mondo oggi, fra passato e presente si perde ogni controllo, si sfagiola continuamente. E quindi dal 1739, da Amsterdam, casco nel 1990 a Milano, e trovo nella Grande enciclopedia illustrata della gastronomia questa lunga ricetta anch’essa datata, e traballante su un punto essenziale: quando il fagiolo si unisce al riso?

Risott coi borlott

Se i fagioli son secchi, metterli a bagno per 12 ore, altrimenti lessarli direttamente in acqua, tenendoli un po’ indietro di cottura e salandoli alla fine.

Pausa: e se sono surgelati ?

Per 4-6 persone, occorrono 500 gr di fagioli, pesati bagnati nel primo caso e sgusciati nel secondo. In una casseruola da risotto preparare un soffritto con 1 cipolla tritata, 40 gr di burro, 60 gr di lardo (piuttosto rosato) tritato, rimestando senza lasciar colorire. A metà cottura, aggiungere 4 pomodorini da sugo tritati. Procedere poi come per un normale risotto con 350 g di riso Arborio o Vialone nano, facendo sfumare in casseruola, prima di aggiungere poco per volta il brodo, 0,5 dl di vino rosso Barbera o Bonarda. Quando il risotto è pronto, mescolarvi rapidamente 40 gr di burro crudo e 50 gr di parmigiano grattugiato. Servire dopo 5 minuti di riposo.

E adesso arrangiatevi …