Olivo Barbieri, dal Mondo Fuori Fuoco a …

Manuela Gandini

Il vedere fa comprendere la mancanza di importanza di tutto”

Don Juan

Quando Carlos Castaneda (1925-1998) parte per il Messico incontra Don Juan – il brujo, stregone o uomo di conoscenza - che lo inizia ai segreti della percezione ridicolizzando e smontando il suo personaggio occidentale. Gli anni di apprendimento accanto a lui lo avvicinano a comprendere il concetto di vedere diverso dal guardare. “Il mondo, quando lo vedi, non è come tu pensi che sia. È un mondo fugace che si muove e cambia. (…) Noi uomini sappiamo ben poco del mondo. Un coyote ne sa molto più di noi. Un coyote non è quasi mai ingannato dalle apparenze del mondo”, proclama lo stregone (1).

E Genaro, l’altro brujo amico di Don Juan, afferma: “Che altro potrebbe avere un uomo oltre alla sua vita e alla sua morte?”.

L’arte si focalizza sul vedere. Si nutre e si imbeve di cronaca, quotidianità, letteratura e tecnologia. Sviluppa universi paralleli, riflette – come uno specchietto retrovisore – fatti umani, eventi epocali, comportamenti e trasformazioni sociali, poco prima che avvengano. Con anticipo produce immagini che successivamente si rivelano premonitrici. L’antropologo americano Joseph Campbell (1904-1987) affermò che i moderni sciamani sono gli artisti, in quanto capaci di mostrare ciò che ancora non è in quel momento visibile.

Nonostante l’abuso dell’immagine nella nostra epoca, l’arte non è stata spodestata del proprio potere evocativo e trasformativo. Sviluppa invece il compito di portare la coscienza collettiva e individuale a riflessioni che la cronaca (data la velocità, il controllo, la dozzinalità) non consente. Il mondo è zeppo di persone che guardano e non vedono. Alzate gli occhi dal vostro cellulare e, nella vettura del treno o sull’autobus, vedrete quasi tutti i viaggiatori attorno a voi concentrati sul proprio smartphone o tablet.

Lo spettacolo come la società moderna è allo stesso tempo unito e diviso. Come essa edifica la propria unità sul laceramento”, scrive Guy Debord (2)

Come appare un’area di servizio agli occhi di Edward Hopper? Un uomo calvo un po’ avanti con gli anni armeggia solitario con la sua pompa di benzina mentre attorno l’erba prende fuoco. Intanto Tom Joad, protagonista disperato di Furore (2), appena uscito di galera, viaggia con il suo furgone scassato e tutta la famiglia verso la California per un lavoro da reietti. Le strade sono invase da straccioni in cerca di fortuna durante la crisi americana degli anni Trenta. (3)

Vicino a San Francisco c’è una squallida e solitaria stazione di servizio. Jack Nicholson, aiutante del proprietario del locale, nel Postino suona sempre due volte (4) è pazzo per Cora, la moglie annoiata del gestore, interpretata da Jessica Lange. Avvolti dal fuoco della passione, i due decidono di far fuori il marito di lei riuscendo ad accopparlo solo la seconda volta. Scampati alla giustizia, Cora perde la vita in un incidente.

Sul display della nostra memoria legata al viaggio, ci appare l’insegna grondante della “Esso” dipinta da Mario Schifano.

Negli anni Sessanta, Ed Ruscha percorre avanti e indietro, da Los Angeles a Oklahoma City, la Route 66, per visitare la madre rimasta vedova. Le solitarie pompe di benzina, le gasoline station, s’imprimono nell’immaginario dell’artista che le trasforma in opere nude, spopolate, asettiche, con monumentali idee di prospettiva, futuro e progresso. “Io considero [le parole] come materiale visivo e le ho considerate come delle sculture, esse hanno un volume e uno spessore” ha detto Ruscha. Nel paesaggio deserto, come nella vita, le parole sono entità presenti, concetti concreti che sostituiscono gli oggetti stessi.

Olivo Barbieri compie un processo per certi versi simile ma inverso. Cattura Fast Food, Deli, Delicatessen, Burger King, nella loro vivacità pop, ma poi compie interventi di cancellazione delle icone: ingrigisce la ciambella (donut) sul tetto di un locale o riduce il White Center di Mark Rothko a un hamburger. Barbieri – in mostra, a  cura di Achille Bonito Oliva, alla Galleria Mazzoli di Modena – ripercorre e impasta tra loro le forme dei monumenti orientali e occidentali. Piero Della Francesca contro un hamburger. Il Guercino contro le donuts. Se l’idea di occidente è ridotta alla Silicon Valley e gli Usa sono “culturalmente” una colonia dell’Italia, Barbieri cerca di tornare alla forma originale delle cose, togliendo tutto ciò che non serve. Perché il mondo è un enorme deposito di cose diventate ormai invisibili.

Ha rifotografato, dalla medesima angolazione, la stazione di rifornimento californiana di un famoso dipinto di Ed Ruscha, Norms on fire, senza decontestualizzare niente ma proponendolo come un rendering architettonico. Siamo oltre gli anni 2000.

Questo breve viaggio sul vedere si conclude con una citazione di Alessandro Bergonzoni sull’intellettuale no profet: “Lungi da me ogni risentito nervosismo se qualcuno sostiene il poco impegno, voglio ribadire che sono molti gli autori o gli artisti che “pensano” il presente, non per ammalarlo di cronaca ma per espanderlo”. (5)

  1. Joseph Beuys nella performance I like America and America likes me (1974) incontrò un coyote, lo conobbe e imparò a vedere.
  2. Guy Debord, La società dello spettacolo, Stampa Alternativa, 1977.

  3. John Steinbeck, Furore, Bompiani.

  4. Il postino suona sempre due volte è tratto dall’omonimo romanzo di James M. Cain del 1934, Adelphi

  5. Alessandro Bergonzoni “L’intellettuale è ‘no profet’”, “L’Espresso”, n. 15. 8 aprile 2018.

 

Olivo Barbieri, American Monument and Monument, a cura di Achille Bonito Oliva, Galleria Emilio Mazzoli, Modena, sino al 26 maggio.

Ricreazioni. L’arte tra i frammenti del tempo

DERIVEAPPRODI in collaborazione con Alfabeta2 annuncia l’uscita in libreria del nuovo libro

Ricreazioni. L'arte tra i frammenti del tempo, a cura di Achille Bonito Oliva, collana Alfalibri

17-0531_RICREAZIONI_copertina_p1_1Nello scenario contemporaneo, l’elemento digitale ha alterato la percezione dello spazio e del tempo, consegnandoci a un presente schizofrenico in cui l’arte rinuncia all’elemento progettuale e proiettivo per affidare il proprio fare unicamente alla continua citazione e ricreazione di sé.

Tra globalizzazione e tribalizzazione gli artisti contemporanei sviluppano un linguaggio che intreccia pittura, scultura, video, musica, disegno, architettura. Il questo modo l’opera diventa sintomo ed esito della disgregazione di ogni tradizionale categoria estetica ma non rinuncia a conservare e sviluppare la coscienza intellettuale grazie a un continuo attraversamento multiculturale, transnazionale e multimediale.

Nel mixaggio delle discipline, le arti estrapolano dal passato gli elementi per la creazione di nuovi ambiti di senso. La storia si reinventa nel web, nelle crepe della crisi, nello scorrere dei flussi umani, nella paura di saltare in aria nel bel mezzo della quotidianità.

Nel libro curato da Achille Bonito Oliva - critico d’arte, curatore, saggista e accademico - arte, fotografia, architettura, cinema, letteratura, teatro, musica e new media vengono analizzati nella loro produzione da studiosi dei diversi settori: Achille Bonito Oliva, Manuela Gandini, Antonello Tolve, Lorenzo Mango, Giuliano Sergio, Veronica Pravadelli Angelo Guglielmi, Lucia Tozzi, Federico Capitoni, Lucia Ronchetti.

Per info scrivere a ufficiostampa@deriveapprodi.org

Alfabeta / Creare

 

DOMENICA 15 NOVEMBRE ALLE 22.10 SU RAI5

IN ONDA L’ULTIMA PUNTATA DELLA PRIMA SERIE DI “ALFABETA”:

CREARE

Con Achille Bonito Oliva, Carolyn Christov, Marco d'Eramo,

Jacques Rancière, Gianfranco Baruchello

Dopo aver parlato di amore, economia, gioco, guerra e uso, l’ultima puntata “Alfabeta”, trasmissione televisiva di informazione culturale in onda su Rai 5, pone l’accento su quell’elemento che, nelle funzioni della vita, assicura la produzione (e la riproduzione): il “creare”; dalla religione all’arte. Nella capacità degli artisti di mutare lo stato delle cose concretizzando un'idea, qualcosa ci affascina nel profondo. Questo verbo, che ha le sue radici nella religione e che i greci identificavano con la tecnica, quali significati nuovi assume oggi? Nelle conversazioni che Andrea Cortellessa conduce con filosofi quali Pietro Montani e Jacques Rancière, critici e curatori d'arte come Achille Bonito Oliva e Carolyn Christov, artisti come Gianfranco Baruchello e Jannis Kounellis, e negli interventi visivi di artisti e registi, Alfabeta2 esplora la sfuggente definizione di questo concetto che il critico americano Arthur C. Danto ha definito come un sognare ad occhi aperti.

GLI OSPITI

CAROLYN CHRISTOV-BAKARGIEV – curatrice e storica dell'arte

JACQUES RANCIÈRE - filosofo

ACHILLE BONITO OLIVA – curatore e critico d'arte

PIETRO MONTANI – docente di estetica

MARCO D’ERAMO – giornalista e scrittore

PETER WEIBEL – direttore museo Zkm di Kalshrue

FREDDY PAUL GRUNERT – curatore e attivista

NANNI BALESTRINI – poeta e scrittore

VALENTINA VALENTINI – critica e docente di scienze dello spettacolo

GIANFRANCO BARUCHELLO - artista

letture

Nanni Balestrini (Tape Mark I)

documentari

estratti da Rua Aperana 52 di Julio Bressane,

Hélio Oiticica di Cesar Oiticica filho

Il programma è prodotto da Boudu-Passepartout. Regia: Uliano Paolozzi Balestrini Fotografia: Duccio Cimatti Montaggio: Francesca Bracci e Martina Ghezzi.

* * *

Alfabeta / Creare, un percorso tra i libri

Il testo letto da Nanni Balestrini è tratto da Come si agisce [1963], in Id., Come si agisce e altri procedimenti. Poesie complete, vol. 1 (1954-1969), DeriveApprodi 2015

 

Documenta (13). The Book of Books, a cura di Carolyn Christov-Bakargiev, Hatje Cantz 2012

Henri Bergson, L’evoluzione creatrice [1907], a cura di Fabio Polidori, Raffaello Cortina 2002

Achille Bonito Oliva, Il territorio magico. Comportamenti alternativi dell’arte [1970], a cura di Stefano Chiodi, Le Lettere 2009; L’ideologia del traditore. Arte, maniera, manierismo [1976], postfazione di Andrea Cortellessa, Electa 2012; Dialoghi d’artista. Incontri con l’arte contemporanea, Skira 2008

Arthur C. Danto, Che cos’è l’arte [2013], Johan & Levi 2014

Jacques Rancière, Il disagio dell’estetica [2004], a cura di Paolo Godani, ETS 2009; Politica della letteratura[2007], Sellerio 2010; Scarti. Il cinema tra politica e letteratura [2011], a cura di Andrea Inzerillo, Pellegrini 2013

Pietro Montani, Bioestetica. Senso comune, tecnica e arte nell’età della globalizzazione, Carocci 2007;L’immaginazione intermediale. Perlustrare, rifigurare, testimoniare il mondo visibile, Laterza 2010; Tecnologie della sensibilità. Estetica e immaginazione interattiva, Raffaello Cortina 2014 (cfr. anche LINK)

Gilles Deleuze, Che cos’è l’atto di creazione? [1987], a cura di Antonella Moscati, Cronopio 2006; poi in Id., Due regimi di folli e altri scritti. Testi e interviste 1975-1995, a cura di Deborah Borca, introduzione di Pier Aldo Rovatti, Einaudi 2010

Marco d’Eramo, Lo sciamano in elicottero. Per una storia del presente, Feltrinelli 1999

Fredric Jameson, Postmodernismo. Ovvero la logica culturale del tardo capitalismo [1992], postfazione di Daniele Giglioli, Fazi 2007

Judith Butler, Soggetti di desiderio [1987], presentazione di Adriana Cavarero, Laterza 2009; Questioni di genere. Il femminismo e la sovversione dell’identità [1990], Laterza 2013; La vita psichica del soggetto. Teorie del soggetto [1997], Meltemi 2005; a cura di Federico Zappino, Mimesis 2013; Fare e disfare il genere [2004], a cura di Federico Zappino, Mimesis 2014

Paul Klee, Confessione creatrice [1920], in Id., Confessione creatrice e altri scritti, Abscondita 2004

Making things public. Atmospheres of democracy, a cura di Bruno Latour e Peter Weibel, MIT Press 2005; ZKM. Archives and collections, exhibitions and events, research and production, a cura di Peter Weibel e Christiane Riedel, ZKM 2010; The global contemporary and the rise of new art worlds, a cura di Hans Belting, Andrea Buddensieg e Peter Weibel, ZKM-MIT Press 2013

Giorgio Agamben, Che cos’è un dispositivo?, nottetempo 2006

Walter Benjamin, L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica [1936],

Gilles Deleuze, La piega. Leibniz e il barocco [1988], Einaudi 1990; 2004

Paul Klee, Teoria della forma e della figurazione [1924, pubbl. 1945], prefazione di Giulio Carlo Argan, Feltrinelli 1959; Mimesis 2009-2011

Friedrich Hölderlin, A metà della vita [1826], in Id., Tutte le liriche, a cura di Luigi Reitani, prefazione di Andrea Zanzotto, Mondadori 2001

Valentina Valentini, Nuovo teatro made in Italy, Bulzoni 2015

Rainer Maria Rilke, Torso arcaico di Apollo [1908], in Id., Poesie, a cura di Giuliano Baioni e Andreina Lavagetto, Einaudi 1994

Baruchello. Certe idee, Catalogo della mostra (Roma, Palazzo delle Esposizioni, 6 dicembre 2011-4 marzo 2012), a cura di Carla Subrizi e Achille Bonito Oliva, Electa 2011

Cittadellarte. Il sabato del villaggio

Yuval-Avital-photo-Nora-RoitbergManuela Gandini

Sono immobili. Assorti. Donne e uomini neri, fuggiti dalla guerra, riprendono a camminare immersi nel rumore del fiume. Estrapolati dal flusso dei migranti - coinvolti nella performance sonora di Yuval Avital nella nuova sede del Terzo Paradiso di Michelangelo Pistoletto a Biella - sono diventati opera. L’atmosfera di sospensione, prima che si levi il cinguettio degli uccelli in una partitura di suoni acquatici studiata da Avital, cambia l’ordinaria percezione che abbiamo di loro. Ben vestiti, entrano nello specchio dove il Budda medita, camminano attorno alla Mela reintegrata e attorno al tavolo specchiante a forma di Mare Mediterraneo. Ogni tanto pronunciano una parola o lanciano un urlo, composti. Circumnavigano l’opera di Pistoletto a formare a loro volta un’altra opera. Attraverso l’arte la loro presenza acquista una dignità diversa. E in questo caso tutto appare chiaro: l’arte non è che uno strumento lucido di lettura della realtà. L’idea di quella realtà è condensata nei minuti di astrazione della performance Rivers.

A Cittadellarte, sabato 26 settembre, si è svolta una giornata densa di eventi. Si è aperta con l’assemblea degli ambasciatori del Terzo Paradiso (artisti e autori di iniziative legate al simbolo omonimo sul territorio mondiale), e si è trasformata in una sorta di festa popolare di forte impatto emozionale. Tamburi, musiche etniche e performance hanno accompagnato un corteo che da piazza Fiume è giunto in via Serralunga, con bambini, famiglie, artisti, emigrati, ambasciatori, curiosi. A tutti veniva regalata un T-shirt con impresso il simbolo del Terzo Paradiso: le asole del segno dell’infinito, rappresentano il primo e il secondo paradiso, ossia le due ere nelle quali l’uomo ha vissuto in armonia con la natura prima e con l’artificio poi, mentre il cerchio centrale rappresenta l’armonizzazione dei due paradisi e la consapevolezza della necessità di un radicale cambiamento di stile di vita. Il gruppo Art Mob, delineando i tre cerchi ha mimato i paradisi. Straordinario quello tecno-artificiale nel quale un ragazzotto viene vestito con un giubbotto bianco, gli viene dato un cellulare, un’aspirapolvere, un panino … e senza spirito critico, al ritmo della musica disco, accetta qualsiasi cosa con acefala passività.

La strada era punteggiata di tavoli, con sopra le mele del biellese, e di carretti multicolori e divertenti - realizzati dagli studenti del Liceo Artistico “G.&Q. Sella”, dai membri dell’Associazione MASK e dagli artisti del territorio piemontese - pieni di mele. E ancora si ritrovavano mele nella sede di Cittadellarte con un’esposizione pomologica e con le radiografie delle mele marcie fatte da Grazia Amendola. Il tutto all’interno della mostra I Malus – una storia della mela di Andrea Caretto e Raffaella Spagna.

Il simbolo della mela – ha affermato Pistoletto – attraversa tutta la storia che abbiamo alle spalle, partendo dal morso, che rappresenta il distacco del genere umano dalla Natura e l’origine del mondo artificiale che si è sviluppato fino a raggiungere le dimensioni totalizzanti di oggi. La mela reintegrata rappresenta l’entrata in una nuova era”.

In tutto questo fiorir di frutta c’era lo zampino di Achille.

Achille Bonito Oliva, partito per una specie di tournee, ha inaugurato qui la sua mostra territoriale intitolata “L’albero della cuccagna – Nutrimento dell’arte” che - in chiusura di Expo e in risposta alla soffocante concentrazione di opere della mostra “Arts & Food” curata da Germano Celant alla Triennale di Milano – ha dislocato in tutta Italia opere di 30 artisti che hanno lavorato sul tema dell’albero della cuccagna, dell’abbondanza, della scarsità, della compatibilità ecologica e della favola. A Cittadellarte, come sempre, l’opera è collettiva e le discipline si intersecano. Produttori, gente comune, artisti, agricoltori, sono stati partecipi del sabato del villaggio, una giornata che ha avuto il suo culmine nell’ex Lanificio Daniele Trombetta, complesso adiacente alla sede di Cittadellarte, dove Pistoletto ha costruito (con il Comitato Biellesi per il Terzo Paradiso) il simbolo permanente del Terzo Paradiso. Fatto con il rilievo dell’alfabeto Braille, il segno è interamente calpestabile e percorribile. L'edificio di cemento, con finestre industriali a ogiva, costeggia il torrente Cervo e appare come una cattedrale laica, un luogo venuto dal futuro. Qui si incontrano la natura del fiume, le pietre e l’industria sotto il segno consapevole dell’arte.

Sull’opera di Alfredo Jaar

Achille Bonito Oliva

L’artista contemporaneo vive una condizione di sradicamento sociale che non gli permette di riconoscersi una funzione e un ruolo. Egli non opera sul mondo, ma sul linguaggio. Sa di operare metalinguisticamente. La coscienza infelice di questo stato fa sì che egli viva una situazione di frustrazione e di paralisi come irrisolutezza dei conflitti.

Ma al tempo stesso il lavoro artistico (come quello intellettuale), sotto la forma apparente della sublimazione, diventa l’unico modo di mantenere il dissenso. Così il diaframma tra l’arte e la vita resta come segno ineluttabile e soglia che l’artista non può varcare. Perché, se questo fosse possibile, sarebbe il ritrovamento della totalità perduta che invece l’alienazione dell’epoca presente non gli consente di possedere, lasciandolo nello stato dimezzato di sublimatore accanito e costruttore di metafore reali. La strategia perseguita dall’arte poggia su quella che io definisco l’ideologia del traditore.

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Alfredo Jaar, Cultura = Capitale (2012)

Essa è già l’ideologia tradita, destituita della cifra sovrastrutturale di ogni teoria che si ponga come espressione di interessi di gruppo, per acquistare la forza vergine della progettualità eversiva. L’ideologia, cioè, è circoscritta o funzionale, strumento di contenuti sociali di parte o, etimologicamente, idea per un’azione storica.

È in questo senso che l’arte diviene ideologia e tradimento. Il traditore per definizione è distaccato dal gruppo sociale per guardarlo nella sua alienazione, teso verso una correzione del reale e tuttavia impotente a compierla. Escluso dal mondo e necessario al mondo, volto verso la praxis ma incapace di parteciparvi se non tramite il raccordo immobile del linguaggio. La conseguenza è l’oscillazione psicologica e una insicurezza che lo accompagna costantemente verso il potere astratto della tecnologia, gestito con falsa e intenzionale neutralità dalla classe egemone.

L’artista, in un tempo così negativo, perde di frontalità con il mondo e acquista una velenosa posizione di lateralità da cui osservare il reale che gli sfugge lungo vie tortuose e imprendibili, al di fuori della sua sfera d’influenza. Il presente diventa per lui un tem po impraticabile in cui è possibile solamente fare ricorso alla cultura. L’arte non è presa immediata sul mondo ma diventa possibilità e citazione deviata.

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Alfredo Jaar, Abbiamo amato tanto la rivoluzione (2013)

Dove la citazione è la tattica eversiva di un linguaggio codificato che simula una realtà mai modificata e irriconoscibile. L’artista, dalla sua posizione laterale e decentrata, è cosciente della convenzione tautologica dell’arte chiusa sul proprio linguaggio e autoreferenziale. Contrapponendo così all’infelicità sofferta dell’artista del passato la felicità superba del circolo. Il dissenso dalla parzialità del mondo e la riflessione sulla totalità antropologica si pongono come discorso sul tempo e sulla morte.

L’artista dunque trova un mondo già altamente articolato e una caduta dell’umano tra le asserzioni di principio. Il processo di sviluppo tecnologico è così avanzato da comportare una perdita di concretezza del mondo e un accorciamento delle possibilità dell’immaginazione e della sua funzione ad assumere la vitalità della vita.

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Alfredo Jaar, M'illumino d'immenso (2009)

Con Duchamp l’arte ha adottato la posizione di Heidegger che il terribile è già accaduto e all’artista tocca la zona periferica del linguaggio. L’artista fa uso, secondo Laing, di procedimenti di acquisizione magica della realtà: toccare, copiare, imitare sono forme magiche di furto. Il furto dei materiali del mondo è un dirottarli dalla destinazione naturale verso la produzione del proprio immaginario: un gesto di appropriazione. Se si può muovere il reale solo con la mente, questo significa che il pensiero è una forza elettricamente concreta.

Se il mondo ha confinato l’arte nello spazio del superfluo, della citazione, appunto, questa resta un progetto sul mondo, e l’ideologia del traditore significa per l’artista assumerne la lateralità, come posizione paralizzante in principio ma ribaltata poi in tensione pratica, dove il pensiero e la cultura sono funzioni sanamente illogiche e modello di comportamento per riacquistare, rispetto al mondo e insieme al mondo, una frontalità e una unità conquistata. Se il mondo non si può vivere, se la vita non permette di risolvere immediatamente tutti i conflitti, l’unica prima difesa per l’artista è il linguaggio.

Dal numero 34 di alfabeta2 in edicola e in libreria in questi giorni

La mostra di Alfredo Jaar, Abbiamo amato tanto la rivoluzione, a cura di Claudia Gioia, è in corso alla Fondazione Merz di Torino fino al 9 marzo 2014.

OSMOSIS, o delle nostre vite sospese

Martina Cavallarin

Non so cosa sia l’arte, ma sono cos’è un’opera d’arte: un luogo d’identità. (Fabio Mauri)

Krino = discernimento: strumento d’intelligenza necessaria nelle mani del critico che deve analizzare, scremare, scegliere e saper passare dalla dimensione verbale alla dimensione visuale, dal ruolo di critico che verbalizza a quella di curatore che visualizza. Poi serve applicare altre metodologie e altri dispositivi per realizzare un progetto, armonizzare i componenti del coro, artisti solisti nella pluralità, organizzare l’impresa dal sito d’esibizione al catalogo da editare.

Questi i compiti del curatore contemporaneo che gli studenti della terza edizione del LUISS Master of Art, corso di alta formazione postlaurea organizzato all’interno del LUISS Creative Business Center sotto la guida di Achille Bonito Oliva, Responsabile scientifico del Master, devono imparare. OSMOSIS, l’incertezza generata dalla crisi, è la mostra che darà forma a tali studi.

Cesare Pietroiusti/Paul Griffith, Eating Money. An Auction (2007)
Cesare Pietroiusti/Paul Griffith, Eating Money. An Auction (2007)

L’arte, per i suoi infiniti del senso, è un’identità che si può definire di matrice rizomatica. Gilles Deleuze e Felix Guattari per distinguere e sottolineare un tipo di ricerca filosofica che procede per moltiplicazioni e innesti, senza zone d’entrata o uscita definite, senza gerarchie interne, usano la metafora del rizoma. Si tratta di una radice come l’Iris che collega gli organismi e mette in gioco regimi di segni o non-segni molto differenti. Il rizoma è un sistema acentrico, non gerarchico e non significante.

Tale comune complicità e simpatia tra sfere dell’esistenza può aprire davvero la probabilità a un vivere migliore, antropologico e ambientale. Attraverso un’espansione del pensiero a gangli allargati e capillari si può quindi manifestare la propria individualità nella tensione e nell’apertura totale verso l’altro, per tracimare in un nuovo archetipo spaziale, geografico, fisico, mentale, divenendo, attraverso le Arti e la loro condivisione partecipata, metafora oggettiva della condizione dell’uomo e del mondo.

Fausto delle Chiaie, Sbarco in Sicilia (2013)
Fausto delle Chiaie, Sbarco in Sicilia (2013)

In una conferenza a Huston, nel 1954, Marcel Duchamp parla del “processo creativo” enunciando che il fruitore dell’opera è co-creatore dell’opera. Duchamp ammette il “coefficiente d’arte” intendendo “la differenza tra quel che l’artista aveva progettato di realizzare e quel che ha realizzato”. In questa feritoia s’inserisce l’inciampo dello sguardo dell’altro, il pubblico, che intercede e intensifica l’espansione del senso, ciò che Duchamp chiama “transfert”, funzione della quale “l’artista non è affatto cosciente”. Tali incidenti, in una stazione più che in un museo, sono oggetto di un’arte relazionale che passa senza soluzione di continuità dal privato al collettivo, dalla soggettività dell’opera alla pluralità delle attenzioni cui è sottoposta.

Gli artisti Mircea Cantor, Ludovica Carbotta, Gea Casolaro, William Cobbing, Fausto delle Chiaie, Mark Jenkins, Margherita Morgantin, Ivan Navarro, Donato Piccolo, Cesare Pietroiusti/Paul Griffiths, Domenico Romeo, con la collaborazione di RAM radioartemobile che amplificherà il suono nelle dimensioni extralarge dell’architettura pubblica, sono chiamati a interpretare questa temperatura sociale in stato d’inquietudine. La mostra racconta le nostre vite sospese attraverso un’esposizione che si svolge in uno spazio morfologico che è di per sé spazio sospeso, organismo allargato, imprevedibile, transitorio e traditore per eccellenza.

Gea Casolaro, South #3 #12 #16 (2008-2010)
Gea Casolaro, South #3 #12 #16 (2008-2010)

La Stazione Tiburtina (7 - 28 novembre 2013) - cuore romano e nazionale dell’Alta Velocità, struttura destrutturata e futuribile, luogo in cui certezze, previsioni, aspettative si intersecano davvero con bisogni e pensieri così densi negli spazi di fermate approssimative - si fa grembo di un dialogo possibile, quello che l’arte apre e esibisce, ovvero la fusione necessaria tra lei, l’arte, e la vita. Perchè OSMOSIS lo spiegano gli studenti del Master: “Non c’è una risposta univoca, l’unica cosa certa è che questa mostra nasce da un’URGENZA, quella di descrivere il nostro presente governato dalla Crisi”.

L’opera si pone quindi come emergenza e prosecuzione, come opposizione tra ordine e caos, uno sforzo tra il rischio dell’artista e le rivendicazioni dell’uomo. In un cammino di sintesi tra installazione verticale e orizzontale l’opera si abbandona alla totalità dell’immersione; si tratta di un’evocazione quasi tangibile, nel coinvolgimento dello spettatore che v’inciampa e la penetra, di abbandono all’esperienza dell’incontro tra esseri viventi e strutture.

Margherita Morgantin, 28.12.2008 Gaza (2011)
Margherita Morgantin, 28.12.2008 Gaza (2011)

Qui la meccanica per induzione dell’osservare è stimolo ad abbandonarsi a una riflessione depurativa. L’introversione, gli effetti del senso e il segno del concetto, vengono sviluppati dal lavoro per srotolare un’equivalenza sotto l’impronta dell’architettura, dell’installazione, della pittura, della fotografia, della traccia effimera e fallimentare del IO SONO QUI.

La mostra è dedicata alla memoria di Carlotta Nobile, diplomata al LUISS Master of Art 2011/2012

alfadomenica novembre #2

Interventi di:
Elisabetta BENASSI - Achille BONITO OLIVA - Andrea CORTELLESSA - Aldo NOVE - Francesco RAPARELLI

CON IL GRUPPO '63. ARTISTI
Achille Bonito Oiva

Negli anni 50 gli artisti considerano l’opera d’arte come un’estensione della propria esistenza. Un cordone ombelicale lega sia l’opera all’artista sia lo spazio fluente dell’immaginario allo spazio appiattito e orizzontale del mondo quotidiano.
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IL 'NON' CHE FA LA DIFFERENZA
Francesco Raparelli

Il pensiero, quando è grande, è sempre fuori posto. Capiterà così, vista la sua grandezza, all'ultima fatica di Paolo Virno, Saggio sulla negazione. Per una antropologia linguistica, da pochi giorni in libreria.
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TEMPI MODERNI
Aldo Nove

Ora che sono davvero cambiate
vedi che sono soltanto cazzate
le cianfrusaglie che sono passate
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ELISABETTA BENASSI. LA PESCATRICE DI STELLE
Andrea Cortellessa

Ogni volta che ci appassioniamo a un artista, e seguiamo le sue tracce, e pensiamo al filo che collega i suoi lavori come a una cronologia segreta – oltre che della sua – della nostra esistenza, prima o poi viene il momento in cui ci chiediamo quale, fra queste opere, sia il nodo di quel filo.
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TERRA - Un film di Elisabetta Benassi

*alfadomenica è la nuova rubrica di alfabeta2 in rete:
ogni domenica articoli di approfondimento, dibattiti, scritture, poesie ecc.