Shu Lea Cheang e Paul B. Preciado, costruzione della soggettività sessuale e tecnologie di controllo

Shu Lea Cheang, CASANOVA X, still from 4K video, 10'00'', from the series for the installation 3x3x6 (Courtesy the artist and Taiwan in Venice 2019).

Francesca Guerisoli

Visitando la mostra 3x3x6 di Shu Lea Cheang, evento collaterale della 58. Biennale di Venezia presentato dal Taipei Fine Arts Museum of Taiwan, si riscontra una precisa corrispondenza tra il pensiero di Paul B. Preciado e l'opera dell'artista. Le tesi che il filosofo della disidentificazione porta avanti, esposte anche nella sua ultima conferenza in Italia (“La rivolta nell'epoca tecnopatriarcale”, PAC, Milano, 1 marzo 2019), costituiscono la base teorica e critica dell'installazione dell'artista taiwanese. Artista e curatore tessono insieme una fitta trama di riferimenti visivi e testuali, storici e contemporanei, reali e immaginari connessi alla rivoluzione epocale determinata dalla compresenza di Internet, intelligenza artificiale, tecnologie robotiche, ingegneria genetica, tecnologie biologiche e chimiche applicate ai processi riproduttivi, cognitivi e psicologici. Cheang, che fa di Web e nuovi media materiali delle sue opere fin dagli anni Novanta, “crea strumenti sperimentali per navigare questa transizione (...) da una cultura analogica e basata su testo a un panorama elettronico digitale di algoritmi”, dice Preciado.

Vivere nell'alta sorveglianza digitale

L'idea dell'artista di lavorare sulla sorveglianza viene dal contesto: ci troviamo nel Palazzo delle Prigioni. Il titolo della mostra si riferisce, dunque, all'architettura standardizzata di imprigionamento, una cella di 3x3 mq monitorata da 6 telecamere. Varcata la soglia del Palazzo e percorse le scale che conducono al primo piano si viene invitati a firmare una liberatoria: condizione d'ingresso è accettare di essere ripresi. Raggiunta la prima sala, si viene catapultati in un ambiente mediale che rivela a ruota i suoi elementi costitutivi. In prima istanza è l'impatto visivo a conquistare il pubblico, che si posiziona al centro di un'installazione immersiva composta da dieci grandi monitor disposti circolarmente. Qui, si assiste a una drammaturgia che attinge dal reale e dall'immaginario, tra fiction e cronaca. I video accennano i profili di dieci persone, tra cui Casanova a Foucault: si tratta di soggetti incarcerati a causa di condotte sessuali illegali in diversi tempi e culture. Man mano prende forma un mosaico di persone e storie evocate che agganciano il personaggio ritratto ad altri elementi, esterni e contemporanei. Solo in un secondo momento si apprende che alcune immagini che campeggiano sui monitor provengono sia dal Web e da riprese esterne all'edificio, inviate dagli utenti, sia da apparecchi ad alta tecnologia di riconoscimento facciale, che catturano i volti del pubblico mentre sale le scale di accesso al palazzo. La connessione con il reale è infatti un elemento costitutivo dell'opera; sebbene la ripresa video sia annunciata all'ingresso del Palazzo, se ne prende piena coscienza solo in un secondo momento. È allora che si giunge a leggere l'installazione come un'interfaccia, un dispositivo che connette i personaggi ritratti al pubblico.

Al cuore dell'opera di Shu Lea Cheang – costruita secondo uno spazio che deriva dalla struttura a panopticon e dalla sala di controllo dei media che Hugh Hefner ha installato nella sua famosa dimora Playboy (tema che Preciado tratta nel suo libro Pornotopia. Playboy, architettura e sessualità, 2011) – vi è dunque in primo luogo una riflessione sull'alta sorveglianza digitale. Siamo spettatori di un'installazione che come forma artistica – direbbe Boris Groys (2010) – costruisce una comunità di spettatori “in virtù del carattere olistico e unificante dello spazio che occupa. E al tempo stesso quella folla diventa parte dell’esibizione per ogni visitatore e viceversa”; ma qui siamo ad un livello superiore: il pubblico diviene oggetto osservato da se stesso anche mediante un dispositivo digitale, che registra e rielabora attraverso un algoritmo la sua immagine e la restituisce al dominio pubblico. Il visitatore non può modificare l'opera; è l'algoritmo a decidere tutto e ne subisce l'azione. A smascherare il funzionamento del dispositivo è l'ultima delle quattro sale: qui si può osservare da vicino l'architettura del sistema operativo, messo a nudo. “Tutta la mostra lavora su questo sistema operativo. In questo senso, nella mostra la tecnologia non è il mezzo ma l'oggetto di esposizione; è l'oggetto della mostra”, dice Paul B. Preciado. Chi poteva curare questa mostra meglio di lui? Esperto di rivolta nella nostra epoca “tecnopatriarcale”, il filosofo spagnolo è noto per l'esplorazione dei rapporti di forza materiali e le retoriche che costruiscono e ingabbiano le soggettività, dall’economia alla tecnologia.

She Lea Cheang, FSB X, still from 4K video, 10'00'', from the series for the installation 3x3x6 (Courtesy the artist and Taiwan in Venice 2019).

Non conformità di genere e crimini sessuali

Ma che cosa ci fanno, insieme, Casanova e Foucault? Il tema dell'alta sorveglianza nell'epoca digitale è affiancato a quelli della devianza e della disidentificazione. L'opera di Shu Lea Cheang, mediante le tecnologie di confinamento e controllo, dall'incarcerazione fisica ai sistemi di sorveglianza, indaga infatti la costruzione della soggettività sessuale. Le Prigioni sono note per aver “ospitato” personalità come Giacomo Casanova, incarcerato nel 1755, probabilmente per via delle sue condotte libertine. Ma l'artista non lo sceglie per questo motivo, bensì perché “è stato il primo a promuovere il preservativo, motivo per cui portiamo Casanova nella storia della sessualità queer”, dice Preciado. Partendo da qui, dalle Prigioni e da Casanova, Shu Lea Cheang – coadiuvata da accademici internazionali, attivisti e ricercatori – ha individuato dieci casi di persone recluse a causa della non conformità di genere, sessuale e razziale, tra cui soggetti storici come il Marchese de Sade e Michel Foucault (accusato di essere omosessuale ed espulso dalla Polonia mentre lavorava per il Centro Culturale Francese), così come casi contemporanei, dal Taiwan al Sud Africa. Queste persone hanno ispirato film di finzione, trasmessi in altre due sale. “Non stiamo fornendo alcun giudizio, ma cerchiamo di riflettere su cosa viene considerato deviante e criminale in un certo momento della storia, e ciò cambia nel tempo. I film sono fiction ispirate a questi casi. Per noi era molto importante chi li avrebbe impersonati”. Due esempi: per Casanova è un ragazzo asiatico, contro la rappresentazione occidentale della mascolinità, e per il Marchese de Sade, riferendosi al Sade storico che pesava oltre 180 kg e la cui pratica sessuale era prevalentemente anale, l'artista ha scelto una donna che ne restituisse sia la materialità sia la femminilità. Questa scelta richiama la teoria della disidentificazione di genere, e ha anche a che fare con un altro punto espresso da Preciado nella conferenza al PAC, in cui definisce la lotta “somato-politica” come lotta “di tutti quei corpi che sono stati oppressi nella storia. È questa la differenza con una politica identitaria che presuppone un soggetto politico 'donna', 'nero', 'trans', 'operaio', 'omosessuale', ecc. – che presuppone quindi un soggetto che struttura la lotta, che crea le sue strategie politiche. In opposizione a questa politica delle identità, propongo un insieme di alleanze somato-politiche che si strutturano nella critica radicale alle tecnologie di oppressione” (traduzione di Maddalena Fragnito).

Tra i personaggi contemporanei protagonisti dei video figurano BX, condannata all'ergastolo nel 2013 per aver reciso il pene del marito e averlo gettato nella spazzatura; RX, uno studioso musulmano arrestato per presunta violenza sessuale nel 2018 e detenuto in isolamento in una prigione francese per dieci mesi senza processo; o le donne di Gweru, detenute nella prigione di massima sicurezza di Chikurubi di Harare per aver stuprato e raccolto sperma maschile a scopo di lucro. La prigione di Shu Lea Cheang non intende però sorvegliare il criminale sessuale, bensì proiettare l'immagine che ne dà l'apparato di potere collettivo. Ed è qui che si situa la domanda sulla costruzione sociale di cosa sia ritenuto deviante e criminale; se la mostra per certi versi appare come la visualizzazione delle tesi espresse da Preciado nel suo lavoro critico, ampio spazio è lasciato all'immaginazione, alle domande che affiorano da un allestimento sapientemente costruito che “ingabbia” il visitatore e lo conduce in un universo perturbante.

Shu Lea Cheang

3x3x6

Venezia, Palazzo delle Prigioni

11 maggio – 24 novembre 2019