Voci del 15 ottobre – Collettivo Uninomade

Distruggere la paura, affermare il comune

Collettivo Uninomade

0. Nella sera romana illuminata dai fuochi di Piazza San Giovanni, abbiamo cominciato a interrogarci sulla giornata del 15 ottobre, su ciò che ha rivelato nelle molteplici scale geografiche che si sono incrociate a produrne la dimensione globale, sulla forza e sulle potenzialità che ha fatto emergere, sui problemi che consegna alla nostra riflessione e alle nostre pratiche. Lo abbiamo fatto e continuiamo a farlo da materialisti, convinti – per citare uno che la sapeva lunga – che le azioni umane non vadano derise, compiante o detestate, ma prima di tutto comprese. Proviamo a farlo con queste note, segnalando alcuni dei punti che ci sembrano più rilevanti.

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Voci del 15 ottobre – Caminiti

Dietro il passamontagna del 15 ottobre

Lanfranco Caminiti

Incolti, brutali, rozzi, prezzolati, criminali, teppisti, dementi, sfascisti, populisti, nemici. Neri. Eccolo, nei commenti sui quotidiani, l’identikit degli “incappucciati” di piazza san Giovanni.

Un unanime coro di condanna, di politici, di opinionisti – un arco che raccoglie la destra e la sinistra e i più radicali delle sinistre – che manda al rogo quei maledetti violenti. Leggi tutto "Voci del 15 ottobre – Caminiti"

Voci del 15 ottobre – Bifo

Mantra del sollevarsi (15 ottobre e dintorni)

Franco Berardi Bifo

Il 15 febbraio del 2003 centomilioni di persone sfilarono nelle strade del mondo per chiedere la pace, per chiedere che la guerra contro l’Iraq non devastasse definitivamente la faccia del mondo. Il giorno dopo il presidente Bush disse che nulla gli importava di tutta quella gente (I don’t need a focus group) e la guerra cominciò. Con quali esiti sappiamo. Leggi tutto "Voci del 15 ottobre – Bifo"

Voci del 15 ottobre – Carlo Formenti

Idiozia politica

Carlo Formenti

Piluccando nella marea di banalità, luoghi comuni e iperboli retoriche che gli incidenti romani del 15 ottobre hanno prevedibilmente (succede in occasione di tutti gli scontri di piazza) innescato sui media, mi è capitato di leggere pochissimi articoli che avessero un minimo di interesse. Qui ne vorrei commentare tre, due dei quali apparsi sul Corriere della Sera, il terzo sul Manifesto. Ne riassumo brevemente i contenuti. In un pezzo inserito fra le cronache sugli incidenti, il Corriere ipotizza che a scatenare il casino sia stata la volontà della frazione “dura” del movimento (alcuni centri sociali neo autonomi, frange dei noTav, anarchici insurrezionalisti, ecc.) di regolare i conti con i cugini “moderati” (gli ex disobbedienti di Casarin e componenti analoghe), colpevoli di avere intavolato una trattativa con il partito di Vendola (trattativa da cui sarebbe derivata la decisione di non assaltare i palazzi del potere durante la manifestazione del 15). Leggi tutto "Voci del 15 ottobre – Carlo Formenti"

Voci del 15 ottobre – Emiliano Brancaccio

I demolitori del 15 ottobre e il futuro del movimento

Intervista a Emiliano Brancaccio di Emilio Carnevali

Partiamo dalla giornata di sabato. Che idea si è fatto di ciò che è accaduto a Roma?
In tutta franchezza non intendo accodarmi alla consueta discussione etico-normativa su “violenza” e “non violenza”. Se ne sono fatte tante, in passato, e mi pare che non abbiano mai inciso sul corso effettivo degli eventi. Preferisco analizzare le dinamiche del processo storico, di cui gli scontri di Roma, così come quelli di Atene, indubbiamente fanno parte, che ci piaccia o meno. Rilevo nei “demolitori” di piazza san Giovanni una qualità superficiale e un limite di fondo. La qualità sta nella rapidità. L’onda di una rivolta distruttiva cresce in Europa ogni giorno, con accelerazioni improvvise. E’ interessante notare che, sul piano strettamente visivo, questi “riots”, queste azioni rivoltose, sembrano le uniche in grado di colpire alla stessa velocità dei famigerati mercati finanziari.

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Voci del 15 ottobre – Stefano Chiodi

La violenza illustrata

Stefano Chiodi

Fumo. La densa colonna nera che macchia il cielo di Roma al tramonto, la sera del 15 ottobre, condensa in un segno lugubre il senso di una giornata dominata dalla repentina inversione dell’entusiasmo in smarrimento. La piazza affollata, gli slogan, la musica, gli striscioni, insomma tutta la sostanza e il “colore” immancabile dei cortei, sono stati subito risucchiati e spenti dalle notizie degli scontri e delle violenze. Di più: cancellati. La sensazione, per chi era dentro il corteo, e per tutti gli altri, è beffarda, paradossale: ciò che si sta ancora facendo è come già passato, estinto, o revocato, mentre ciò che deve ancora accadere e forse non è accaduto affatto ­– il sangue dei feriti, le devastazioni, il fallimento politico, certo – si proietta all’indietro come un insaziabile fantasma postumo.

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