Speciali

Non solo scrivere stanca. Scritture del lavoro

Non solo scrivere stanca. Scritture del lavoro

Andrea Cortellessa Che la quinta edizione di Libri Come – la festa del Libro e della Lettura ideata da Marino Sinibaldi e condotta da Michele De Mieri e Rosa Polacco all’Auditorium Parco della Musica di Roma, che si chiude oggi – sia stata dedicata quest’anno al Lavoro conferma la forte attenzione che a questa dimensione dell’esistenza, da qualche anno, sta di nuovo dando la letteratura: non solo in Italia ma, credo si possa dire, da noi con particolare intensità (del resto è sul Lavoro che questa Repubblica, almeno per adesso, continua a fondare il primo articolo della sua Costituzione). Non è in sé una no[...]


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Poesie del lavoro

Fabio Zinelli La letteratura parla sempre più insistentemente di lavoro. Come tema e come condizione. Perché è sempre più vicina alla realtà e non da ultimo anche perché gli scrittori esordienti vivono con urgenza il problema dell’evanescenza del posto di lavoro e come situazione ordinaria il precariato. Sul piano dell’espressione, la crescita dei linguaggi speciali oltre il confine di specializzazioni tecniche sempre più condivise (l’informatica, la lingua della comunicazione e della finanza) investe la lingua che parliamo legandola alla lingua del terziario, attraversa la lingua della pubblicità e preme sulla lingua della creazione. La tensione tra cose (merci) e linguaggio è ancora più for[...]


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Luigi Di Ruscio, lo Scriba assoluto

Angelo Ferracuti Luigi Di Ruscio disse di sé, della sua condotta solitaria di Scriba assoluto: «Ho letto in qualche parte che gli intellettuali si dividono in due parti, in talpa e lepre. La talpa scava il suo buco imperterrita, la lepre vola da tutte le parti. La talpa nel suo buco e con pazienza lo scava, scava sempre lo stesso buco cerca le ultime conseguenze, va verso lo sprofondo […]. Io veramente vorrei essere sempre più talpa. Joyce è la talpa quasi perfetta, la lepre quasi perfetta è D’Annunzio o Petrarca, la talpa perfetta è Dante. Per le lepri ho avuto sempre un[...]


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da Neve nera

Luigi Di Ruscio Divenni per forza neorealista anche se io che mi consideravo poeta normalissimo, non è colpa mia se il mio mondo era quello poverissimo considerato indicibile in poesia e io non potevo rimuoverlo, se scrivi di certe cose s’incazzano tutti perché la poesia dovrebbe rimanere monopolio delle persone per bene, le persone per bene sono quelle della borghesia, la gente dei quartieri belli, poi occorre anche la laurea, ma dove ti presenti scravattato e disgraziato come ti ritrovi? Quando Mondadori stampa le poesie di Scotellaro l’autore era già morto da un pezzo, tutte le poesie neorealiste furono iscritte da quattr[...]


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