No hope in Romania

Florin Flueras  intervistato da Franco Berardi Bifo

Avete annunciato la candidatura alle elezioni presidenziali della Romania con una lista che si chiama NO HOPE. Qual è il vostro scopo? Quali sono i vostri programmi? Pensate davvero di poter cambiare il corso delle cose in Romania?

Siamo un gruppo di persone che proviene per la maggior parte dalla performance e dalla danza professionale. A un certo punto non abbiamo potuto più evitare di porci una domanda fondamentale a proposito della nostra arte. Quale interesse può avere fare performance nel teatro, che interesse ha aggiungere un altro spettacolo alla società dello spettacolo generalizzato? A partire da questa domanda abbiamo iniziato quella che chiamiamo pratica postspettacolare, con l’intenzione di portare le nostre capacità di performer sulla scena principale, quella dei mass media e della politica. La candidatura è un modo per entrare nel dibattito ufficiale, essenzialmente un modo per entrare nella scena televisiva.  Non andiamo in televisione per annunciare un’alternativa o un altro programma: andiamo in televisione  per rivelare cosa c’è dietro la scena dello spettacolo del potere. Non entriamo nella vita politica perché abbiamo una soluzione, ma per sollevare le questioni che sono abitualmente evitate e per decostruire le soluzioni ufficiali, per creare le premesse perché possa manifestarsi l’intelligenza collettiva. Leggi tutto "No hope in Romania"

Per uscire dall’incubo della crescita

Marino Badiale, Massimo Bontempelli

In questo articolo continuiamo le considerazioni iniziate in “Dopo la fine della crescita” (Alfabeta2, n.11). In quell'articolo abbiamo sostenuto che siamo arrivati in sostanza alla “fine della crescita”. Ma una società organizzata sulla crescita che non riesce a crescere, o non riesce a crescere abbastanza, è un vero incubo,  come dice Latouche. Se le nostre argomentazioni saranno confermate dai fatti, ci troveremo di fronte ad una sempre più massiccia perdita di valore e di dignità del lavoro. Ma questa perdita di dignità e valore è una dramma sociale e civile. Nelle società occidentali, il lavoro è stato un elemento strutturante fondamentale del comportamento etico, della coesione sociale, della stessa memoria storica. Se il lavoro perde ogni valore economico, viene meno ogni sua centralità sociale ed etica. Cosa lo sostituisce? La centralità del denaro e del consumo. Leggi tutto "Per uscire dall’incubo della crescita"

Che cos’è la conversione ecologica

Guido Viale

L’idea di una «conversione ecologica» – un termine introdotto anni fa nel lessico socio-politico da Alex Langer ˗ appare centrale, ogni giorno di più, per affrontare la crisi che stiamo attraversando. Conversione ecologica è un termine che ha un risvolto soggettivo, etico, personale e un risvolto oggettivo, sociale, strutturale. Rimanda innanzitutto a un cambiamento del nostro stile di vita, dei nostri consumi, del modo in cui lavoriamo e del fine per cui lavoriamo o vorremmo lavorare, del nostro rapporto con gli altri e con l’ambiente. La «conversione» è ecologica perché tiene conto dei limiti dell’ambiente in cui viviamo: limiti che sono essenzialmente temporali; sia perché fanno i conti con il fatto che siamo esseri mortali in un mondo destinato a durare anche dopo di noi, e per questo toccano il nucleo più profondo della nostra esistenza; sia perché ci ricordano che non si può consumare in un tempo dato più di quello che la natura è in grado di produrre; né inquinare più di quanto l’ambiente riesce a rigenerare. Leggi tutto "Che cos’è la conversione ecologica"

Frammenti insurrezionali

Marcello Tarì

In tempi eccezionali fenomeni normalmente considerati marginali diventano essenziali e delineano il comune di un’epoca. Stiamo vivendo uno di quei tempi.

Partire dal mezzo

Si era pensato che parole come insurrezione, rivoluzione, anarchia e comunismo fossero state per sempre rinchiuse in esangui ambienti «antisistema« e che non restasse, al meglio, che ripetere a ogni autunno il rituale movimentista. Ma oggi, in presenza di movimenti insurrezionali diffusi, sono proprio i movimentisti a ritrovarsi minoritari. Alcuni sono in affannosa ricerca di una nuova rappresentanza, se non di una narrazione di governo che si aggrappa alla capacità di resistere di un non meglio specificato «ceto medio», mentre i circoli del radicalismo si trovano espropriati della loro identità costruita proprio sull’assenza dell’insurrezione. Leggi tutto "Frammenti insurrezionali"

Una politica economica per la transizione (I parte)

Decrescita (4)

Marino Badiale, Massimo Bontempelli

La principale questione che si pone a chi voglia dare spessore concreto al pensiero della decrescita è quella della transizione dall’attuale società della crescita a una società, appunto, della decrescita. Per prima cosa occorre precisare che ragionando su società della crescita e società della decrescita, si stabilisce una comparazione (che certo è necessaria) tra termini eterogenei. Società della decrescita significa società svincolata dall’obbligo della crescita del prodotto interno lordo, cioè della produzione rivolta al mercato, che è tipico del capitalismo. Leggi tutto "Una politica economica per la transizione (I parte)"

Comunisti senza comunismo?

Jacques Rancière

[…] La mia riflessione ha come punto di partenza una frase ricavata da un’intervista che Alain Badiou ha di recente concesso all’organo del Partito comunista francese: L’hypothèse comuniste est l’hypothèse de l’émancipation. Per come la capisco, la frase significa che il senso della parola è intrinseco alle pratiche di emancipazione, che il comunismo è la forma di universalità costruita attraverso queste pratiche. Sono assolutamente d’accordo con la proposizione intesa in questo senso. Per sapere quale comunismo sia qui chiamato in causa, resta ovviamente da definire cosa si intenda con emancipazione. Leggi tutto "Comunisti senza comunismo?"

Fragili guerriere-poepiche

MANIFESTO DI POETICA PER UNA NUOVA PROPOSTA FEMMINISTA

Rosaria Lo Russo e Daniela Rossi

fantasticavo una folla immaginaria alla quale rivolgevo quel canto…

Da un’intervista ad Amelia Rosselli a proposito de La libellula

Il momento storico presente rende estremamente necessario anche per le donne artiste prendere posizione a favore di una rinascita degli ideali del movimento femminista e delle sue battaglie nella seconda metà del Novecento, battaglie attualmente dimenticate e grottescamente negate dal potere politico e dall’annichilimento delle coscienze nell’Italia contemporanea.

Il nostro manifesto vuole essere una proposta di mobilitazione culturale volta alla presa di coscienza dell’enorme patrimonio poetico femminile dell’Italia contemporanea e alla sua valorizzazione. Leggi tutto "Fragili guerriere-poepiche"