Programma completo

Venerdì 12 settembre ore 17:30
La scrittura visuale/La parola totale
Museo Nitsch, vico Lungo Pontecorvo 29d, Napoli (Belvedere)

Progetto XXI / Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee

L’esplorazione della produzione artistica più recente, ancora discussa, non del tutto sedimentata, la ricerca dell’arte sperimentale più avanzata e il sostegno alle pratiche, ai discorsi e alle narrazioni dell’arte contemporanea: è tutto questo Progetto XXI della Fondazione Donnaregina per le Arti Contemporanee che, quest’anno, si arricchisce di una nuova collaborazione, con la Fondazione Morra/Museo Nitsch.

La scrittura visuale/La parola totale, ampio programma di mostre e incontri, a cura di Giuseppe Morra, che si inaugura il 12 settembre e proseguirà fino al 15 gennaio 2015, indagando la storia della poesia visuale fra Napoli, Genova, Milano, Firenze, Roma. Il progetto comprende una sezione riservata ai giovani artisti, PRE POST ALPHABET, a cura di Eva Fabbris e Gigiotto del Vecchio, concepita come avvicinamento tra le opere degli iniziatori e delle figure cardine della poesia visiva e il modo di operare di alcuni artisti di generazioni successive.

La giornata inaugurale di La scrittura visuale/La parola totale, il 12 settembre, inizia alle ore 17:30, presso il Belvedere del Museo Nitsch (vico Lungo Pontecorvo 29d – Napoli): con i curatori saranno presenti all’inaugurazione anche Pierpaolo Forte, presidente della Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee, e Andrea Viliani, direttore del Museo MADRE.

Nello stesso giorno (ore 18:30) sarà presentato il libro monografico “Arrigo Lora Totino” a cura di Renato Barilli e Pasquale Fameli. In Biblioteca (ore 20:00) seguono tre eventi: l’esposizione del manoscritto Le Filtre de L’Alphabet et de l’€ di Henri Chopin, la mostra retrospettiva di Arrigo Lora Totino e la mostra dedicata ai documenti, lavori audiovisivi e opere di scrittura visuale internazionale, che comprende i seguenti artisti: Alain Arias-Misson, Julien Blaine, Jean François Bory, Carlo Belloli, Jiří Kolář, Jackson Mac Low, Franz Mon, Anna e Martino Oberto, Adriano Spatola. E ancora John Cage, Paul De Vree, Heinz Gappmayr, Bernard Heidsieck, Gerhard Rühm e Luca Maria Patella (opera permanente). 

A conclusione della giornata, per lo spazio PRE POST ALPHABET: Karl Holmqvist e Natalie Häusler (Sala Conferenze, dalle ore 21:00).

La scrittura visuale/La parola totale è un evento esemplare perché salda rigore metodologico, originalità critica e capacità di coinvolgere il pubblico attraverso studi che analizzano le poetiche visuali dal punto di vista sia storico che delle ricerche artistiche di questi ultimi anni, per delinearne prospettive e sviluppi futuri. “Il senso della mostra, scandita lungo un ampio arco temporale e geografico, capace di riscrivere, agitandole, le stabili coordinate del tempo e dello spazio” - scrivono Giuseppe Morra e Loredana Troise – “non va rintracciato nelle singole opere, quanto nel gusto collettivo e universale delle possibilità espressive impiegate; intense e intessute di segni e linguaggi differenti, le parole/immagini confluiscono e si confondono tra desideri, interessi e passioni, prendono corpo e si distaccano dal testo classico e si fondono in un nuovo contesto, espandendo il proprio potere. La forza di questa impostazione risiede nella peculiarità di una pluralità di situazioni che raccontano l'eclettismo degli artisti della poesia visiva, le loro affascinanti personalità, la loro produzione di cui si avvertono, sottesi, tracce, suggestioni e fascini inediti. Il movimento della Scrittura Visuale, opponendosi alla massificazione culturale, ha attivato nel pubblico la capacità critica, nella reinvenzione e liberazione della parola scritta, di opporsi al conformismo che indugiava esclusivamente sulla parola o sul segno privo di significato”.

La scrittura visuale/La parola totale, da settembre 2014 proseguirà fino a gennaio 2015 seguendo geograficamente i luoghi dove le espressioni poetiche visuali si sono sentite con maggiore specificità nel nostro paese (Napoli, Roma, Firenze, Genova, Milano), e proponendo molteplici livelli di interpretazione: quello della documentazione, cui alludono i materiali cartacei, pubblicazioni, libri oggetto, poemi visivi, disegni, fotografie, scritture, periodici, cataloghi, riviste; quello delle risonanze sincopate nella sezione dedicata al cinema, al video, alle partiture sonore e alla performance teatrale, a cui fa seguito l'ambito critico che si fa carico di un impegno epistemologico volto alla divulgazione, attraverso presentazione di libri, convegni e conferenze animate da artisti, storici ed esperti.

Questo il calendario delle mostre e degli incontri successivi a quelli inaugurati il 12 settembre, sempre presso il Museo Nitsch (vico Lungo Pontecorvo 29d – Napoli):

31 ottobre - 30 novembre 2014 - Poesia Visuale a Napoli

Venerdì 31 ottobre ore 17:00, Sala conferenze. Interverranno Achille Bonito Oliva, Andrea Cortellessa, Lorenzo Mango, Angelo Trimarco.
Alle ore 18:30, Sala conferenze presentazione del libro di Emilio Villa L’opera poetica a cura di Cecilia Bello Minciacchi.
Ore 19:00 Biblioteca. Le stanze: Luciano Caruso, Luigi Castellano (LUCA), Stelio Maria Martini. Opere di Achille Bonito Oliva
Ore 20:30 Sala conferenze. Spazio: PRE POST ALPHABET. Lupo Borgonovo Duets for Monkeys
Sabato 1 novembre 2014 ore 17:00 Sala Conferenze. Interverranno: Andrea Cortellessa, Aldo Tagliaferri
Le stanze: omaggio a Emilio Villa. In occasione del centenario della sua nascita a cura di Andrea Tomasetig
Ore 21:00 Sala Conferenze. Spazio: PRE POST ALPHABET Vincenzo Latronico e Micheal Dean

5 dicembre 2014 - 15 dicembre 2014 - Poesia visuale a Genova e Milano

Venerdì 5 dicembre ore 17:00 Biblioteca e Sala conferenze. Interverranno Nanni Balestrini, Matteo D’Ambrosio, Stefania Zuliani
Le stanze Milano: Ugo Carrega, Vincenzo Ferrari, Emilio Isgrò, con omaggio a Nanni Balestrini.
Le stanze Genova: Ugo Carrega, Luigi Tola, Rodolfo Vitone, con omaggio a Corrado D’Ottavi
Ore 20:00 Sala conferenze. Spazio: PRE POST ALPHABET Anna Franceschini
Venerdì 12 dicembre 2014 ore 20:00 Sala conferenze. Domenico Mennillo / lunGrabbe Poema Visivo 1976. Performance da un testo di Corrado D’Ottavi.

18 dicembre 2014 - 15 gennaio 2015 Poesia visuale a Firenze e Roma

Giovedì 18 dicembre ore 17:00 Biblioteca. Interverranno Lorenzo Mango, Loredana Troise e Stefania Zuliani.
Le Stanze Firenze: Eugenio Miccini, Lamberto Pignotti, Giuseppe Chiari. Omaggio a Sarenco
Le stanze Roma: Tomaso Binga, Giovanni Fontana, Mirella Bentivoglio, Luca Maria Patella. Omaggio a Adriano Spatola e Corrado Costa
Ore 19:30 Sala conferenze Giovanni Fontana Parole in libertà (Balla, Cangiullo, Depero, Marinetti)
Vocalità e scrittura (Corrado Costa, Arrigo Lora Totino, Adriano Spatola, Emilio Villa, Giovanni Fontana)
Venerdì 19 dicembre 2014 ore 17:00 Biblioteca e Sala conferenze. Presentazione del libro Tomaso Binga Scritture Viventi a cura di Antonello Tolve e Stefania Zuliani. Interverrà Angelo Trimarco
Ore 19:30 Sala conferenze Giovanni Fontana Poésie Sonore (Henri Chopin, François Dufrene, Pierre & Ilse Garnier, Bernard Heidsieck)
Concretismo internazionale (Haroldo De Campos, Vaclav Havel, Bohumila Grogerova e Josef Hirsal, Decio Pignatari)
Ore 22:00 Biblioteca. Spazio: PRE POST ALPHABET Andrea Romano e Diego Tonus.
Giovedì 15 gennaio 2015 ore 17:00 Sala conferenze. Presentazione del libro Un male incontenibile. Sylvano Bussotti artista senza confini (ed. Bietti) di Luigi Esposito. Interverranno Luigi Esposito, Daniele Lombardi, Giuseppe Morra e Andrea Viliani.
Ore 19:00 Sala Conferenze. SUONO SEGNO GESTO A FIRENZE. Daniele Lombardi (Pianoforte)
Sylvano Bussotti Novelletta (1973) Preludio Pianolibero Futuro (2003)
Giuseppe Chiari Intervalli 1 (1950), Intervalli n.2 “Do” (1950), MpDL (1997), MpDL2 (1998), MpDL8 (1998)
Daniele Lombardi Visualizzazione 1 (1973), Mitologie 4 (2002)
Cosa può fare un pianista contro le guerre?
Ore 22:00 Sala conferenze. Spazio: PRE POST ALPHABET Jan St. Werner
(Mouse on Mars)

Le mostre e gli eventi in programma saranno accompagnate da una selezione di materiali cartacei, quali riviste, pubblicazioni periodiche, cataloghi, a cura di Domenico Mennillo e da una selezione di film d’artista, a cura di Mario Franco.

Questo l’elenco delle proiezioni:
Giovedì 13 novembre 2014 ore 17:00
Gianfranco Baruchello e Alberto Grifi, Verifica Incerta (1964, 30’)
Mario Schifano, Reflex (1964, 8’) Vietnam (1967, 3’)
Luca Maria Patella, Terra animata (1968, 7’) SKPM2 (1967, 30’) Vedo Vado (1969, 20’)
Venerdì 14 novembre 2014 ore 17:00
Tonino De Bernardi, A Patrizia: l’irrealtà ideale, l’oggetto d’amore (1967)
Mercoledì 18 dicembre 2014 ore 17:00
Sarenco Collage (1968-1984, 75’)
Giovedì 8 gennaio 2015 ore 17:00
Sarenco In Attesa Della Terza Guerra Mondiale (1985, 75’)
Venerdì 9 gennaio 2015 ore 17:00
Sarenco BENVENUTO GRANDE CINEMA (1986 75’)
Martedì 13 gennaio 2015 ore 17:00
Sarenco PAGANA (1987-1988, 75’)
Mercoledì 14 gennaio 2015 ore 17:00
Sarenco SAFARI (1990, 75’)
Ingresso gratuito
Orari: lunedì-venerdì ore 10.00-19.00
Sabato 10.00-14.00
Domenica chiuso

Per informazioni:
Tel. + 39 081 5641655
Email progettoxxi@museonitsch.org

Semaforo

Maria Teresa Carbone

Burrito

Jay Castaño sa esattamente come sarà il suo funerale. Pochi giorni dopo la sua morte, gli amici e la famiglia si raduneranno a Southeast Washington, diranno qualche parola gentile e metteranno il suo corpo non trattato in nessun modo dentro la terra. “Voglio essere avvolto in un sudario come un piccolo burrito”, dice Castaño, funzionario presso una scuola della capitale.
Ellen McCarthy, Green burials are on the rise as baby boomers plan for their future, and funerals , Washington Post, 6 ottobre 2014.

Etnie

Ogni megalopoli del pianeta ha il suo sobborgo esclusivo. Los Angeles ha Beverly Hills, Londra Ascott, Parigi, Neuilly-sur-Seine, Berlino Grunewald. Ville enormi e bellissime, parchi ben curati, automobili costose, immigrati non pervenuti, residenti selezionati. E su come avvenga la selezione dei residenti, l’immancabile guida ha pronto un arsenale di leggende da proporre agli scolaretti in gita con il naso schiacciato contro il vetro del pullman e gli occhi sgranati sulle case di plutocrati e VIP. L’abisso economico fra gitanti e indigeni è, ovunque, immenso. A Mosca lo zoo dei milionari si chiama superstrada Rublëvo-Uspenskoe. Rublëvka. Niente gite, però, da queste parti. Tanto le ville non si vedono comunque, oltre gli altissimi muri di recinzione. Per di più, l’abisso fra gli indigeni e la gente comune in questi paraggi non è solo economico, ma anche culturale. (…) Ricchi e poveri sono due etnie distinte, in Russia. Con culture diverse e diverse – sissignori! – confessioni religiose. La cena di un nobile francese di oggi poco si differenzia dal pasto di un contadino suo compatriota. Vino e formaggio, orientativamente. Vino e formaggio costosi, certo. Ma non dubiterei che qualunque villico di Francia sia in grado di identificare senza indugio le portate sul desco dei signori. In un ristorante della Rublëvka il suo analogo russo non capirebbe metà dei piatti in menu. Che diavolo è il rombo? E il ceviche? Da quando in qua il tartufo è un fungo e non un dolce? Che differenza c’è fra una Belon e una Fine de Claire e, soprattutto, come accidenti fanno a mandarle giù?
Valerij Panjushkin, L'Olimpo di Putin, traduzione di Claudia Zonghetti, E/O 2014 (in libreria dal 14 ottobre), pp. 9-10.

Immondizia

Tra gli allievi di Platone il mito della pseudocreaturina si propaga. Secondo il logografo Ellanico di Lesbo, i bicchieri di plastica e le boccette vuote dei farmaci formano una variegata flotta lanciata in una missione maledetta. Esposta ora al sole cocente ora alle piogge battenti, questa armata di immondizia segue la sua impervia rotta oltre la cintola equatoriale del pianeta attraversando il tratto più ampio dell'Oceano Pacifico, in un viaggio non visibile da quello di Darwin e Gulliver e Ulisse. E alla testa di questa avanzata c'è la pseudocreaturina immersa in questo brodo di plastica in decomposizione. Il sole infatti fotodegrada questi sacchetti della spesa e della lavanderia. L'azione del vento e delle onde li rimescola riducendoli in frammenti sempre più piccoli. I brandelli si saldano e le braccia della pseudocreaturina sviluppano mani, e dalle mani germogliano le dita di plastica ondeggiante. Il bambino-cosa... dalle sue gambe spuntano piedi. E i piedi si sfrangiano a formare dita inerti.
Chuck Palahniuk, Sventura, traduzione di Gianni Pannofino, Mondadori 2014, p. 199.

Negozio

Doveva succedere: Amazon apre un negozio. Un negozio vero. Almeno, questo riferisce il Wall Street Journal citando fonti anonime. Il Journal dice che il punto vendita sarà di fronte all'Empire State Building a Manhattan e aprirà in tempo per la redditizia stagione delle feste.
Marcus Wohlsen, Amazon Is Opening a Store in NYC, But It’s Not Really for Shopping, Wired, 9 ottobre 2014.

 

In cagnone

Alberto Capatti

Quando si parla di cucina milanese, e si elencano gli ingredienti di un piatto, ci sono sempre il riso e il burro, o meglio quest’ultimo c’era, perché sempre più numerosi sono coloro che per friggere la cotoletta impanata lo mettono a metà con l’olio. Tra i piatti in cui sfrigolava, c’era il riso in cagnone. Cagnon in milanese era il baco, e il suo nome evidenziava la propria simiglianza con il chicco di riso bollito. Così lo definiva Cherubini : “Ris in cagnon o ris in padella o ris a la lodesanna... Riso cotto dapprima in acqua insalata, colato, e quindi condito con burro, aglio, acciughe, cacio, fungarelli ecc.” (Dizionario milanese-italiano, 1839).

Nel 1839, era un piatto già noto fuori e La cucina casereccia stampata a Napoli nel 1807, e continuamente impressa, ne dava la ricetta, e alla settima edizione, il riso in cagnone alla milanese diventava una sorta di risotto con zafferano. Napoli era la capitale gastronomica d’Italia e un piatto casereccio di uno stato del nord, francese e poi autriaco, non poteva stupire. Ci stupiamo invece quando leggiamo, in un ricettario autorevole come La cucina degli stomachi deboli, del 1857, compilato dal dottor Dubini, dermatologo all’Ospedale Maggiore questo

Riso in cagnoni

Ingredienti = Riso, acqua, sale, acciughe, cipolla, olio, pepe, noce moscada.

Fa cuocere il riso nell’acqua salata e poi levalo asciutto dall’acqua. Prepara intanto quattro acciughe ben tritate e mettile a prendere il tostato con una cipolla tagliata in croce e mezza quarta (kil. 0,09) d’olio. Tolta la cipolla, unisci all’olio e alle acciughe il riso, rimestalo bene e condiscilo con sale, pepe e noce moscada.Se all’olio si sostituisce il butirro ed alla noce moscada il formaggio trito, si avrà il solito riso in cagnoni per i giorni di magro (corrige: “di grasso”).

Dubini facendo una cucina per “stomachi deboli” omette l’aglio e suggerisce l’olio (senza indicare se fosse d’oliva). Va altresì precisato che, in certe case il burro lo si friggeva sino a fumare, facendo di questa minestra asciutta una sfida per stomachi fortissimi. A chi ha saltato la premessa e vuol saltare il riso in padella con una ricetta “d’oggi” consigliamo di consultare Vecchia Milano in cucina di Ottorina Perna Bozzi (1975). Ecco il suo

Ris in cagnon

per 5 persone
Gr. 500 di riso
Condimento: gr 100 di burro, 1 spicchio d’aglio intero che poi si butta, 6 foglie di salvia, parmigiano.

Cuocere il riso “al dente” in acqua salata abbondante. Far friggere il condimento in modo che sia color nocciola e versarlo sul riso preparato nel piatto di portata, con molto parmigiano. La denominazione di “cagnon” pare venga dal fatto che i corpuscoli neri del burro fritto, fermandosi sulla punta della grana del riso, ricordano i vermi bianchi col musino nero, che in milanese si chiamano “can” o “cagnott”. E al singolare “cagnon”.

Io uso il riso Carnaroli o il Vialone e trito l’aglio che amo quasi bruciaticcio, ma non lo abbino col tavernello.

L’Europa di Tsipras

Dimitri Deliolanes

Alexis Tsipras ha la stessa età di Matteo Renzi, 39 anni, ma probabilmente questa è l’unica cosa che li unisce. Renzi ha assunto, nel modo discutibile che tutti conosciamo, la presidenza del consiglio. Tsipras deve ancora aspettare le prossime elezioni politiche, che non tarderanno. Basti dire che agli inizi di febbraio le ultime misure di austerità sono state approvate in Parlamento con una maggioranza di 151 deputati su 300.

Anche nel caso, in cui dopo la sicura batosta delle elezioni europee, il premier di destra Antonis Samaras non voglia deporre le armi, ci saranno le elezioni presidenziali agli inizi del 2015. Ma difficilmente l’attuale governo riuscirà ad arrivarci. Intrappolato nella logica del buon allievo della Merkel, Samaras si sente accerchiato: i commissari della troika non gli concedono nulla, il suo elettorato sta fuggendo verso il voto di protesta per Alba Dorata e dentro il suo stesso partito è accusato di aver virato decisamente a destra: autoritarismo poliziesco, retorica da guerra fredda e l’assegnazione di importanti ministeri agli estremisti, come il ministro della Salute Adonis Georgiadis, ex deputato di estrema destra, editore di libelli antisemiti.

Neanche i suoi alleati del partito socialista PASOK di Evangelos Venizelos se la passano bene. Il successore di Papandreou ha condotto il partito verso una politica di appiattimento sulle posizioni del premier di Nuova Democrazia. Questo crollo del PASOK ha conseguenze dirette sulla crescita di SYRIZA. Tra il 2011 (caduta del governo Papandreou) e l’estate del 2012 (doppie elezioni nazionali) un nutrito gruppo di ex minstri, deputati ma soprattutto elettori del PASOK si sono spostati a sinistra. Qualcuno lo ha fatto individualmente. Altri, come le organizzazioni sindacali e quella giovanili, hanno aderito in gruppo. SYRIZA, per la sua stessa composizione, era pronta ad accoglierli.

Tsipras in effetti è il leader che meglio simbolizza la natura composita di questo partito, nato praticamente sotto la sua leadership: un punto di aggregazione che rompe la secolare tradizione al frazionamento della sinistra. I primi passi sono stati intrapresi nel 2001 per iniziativa della vecchia Coalizione della Sinistra del Progresso, il cui troncone principale era il vecchio Partito Comunista dell’Interno, di orientamento eurocomunista. Con SYRIZA la barra si è spostata decisamente a sinistra, dal momento che è riuscito ad aggregare non solo piccole formazioni extraparlamentari, ma anche consistenti forze uscite nel frattempo dal Partito Comunista (KKE). I comunisti avevano iniziato un percorso a ritroso che nell’ultimo congresso li ha condotti a rivalutare la figura di Stalin.

Alle elezioni del 2004 a capo della nuova formazione c'era l’ex europarlamentare Alekos Alavanos ma nel congresso del 2008 Alavanos si è messo da parte per lasciare il posto al giovane Alexis Tsipras, emerso nelle precedenti elezioni comunali. Alle elezioni del 2009 SYRIZA aveva ottenuto il 4,4% ma la profonda crisi ecnomica scoppiata subito dopo ha determinato il crollo del bipartitismo che aveva governato fino a quel momento. Anche se SYRIZA nel 2010 ha subito la scissione a destra della Sinistra Democratica di Fotis Kouvelis, è riuscito comunque a moltiplicare in modo impressionante le sue forze e nel giugno 2012 a raggiungere il 27%.

Tsipras era il volto nuovo della politica greca. Giovane, pulito, dal ragionamento pacato e dalla vita personale molto riservata. Malgrado i grandi sforzi delle emittenti specializzate in gossip, la sua compagna (niente matrimonio ma patto di convivenza) Betty (Peristera) Baziana è rimasta praticamente invisibile, così come i due figli. La carriera politica del presidente di SYRIZA si è svolta interamente dentro il partito della sinistra: era cominciata agli inizi degli anni Novanta, con l’ondata di occupazioni nei licei contro i tagli all’istruzione, poi proseguita all’Università, fino alla laurea in ingegneria civile, specializzazione in urbanistica.

Quando SYRIZA è diventato il primo partito di opposizione, (al quale la Costituzione greca attribuisce particolari funzioni) Tsipras è stato quello che ha maggiormente compreso la differenza che passa tra la lunga sopravvivenza all’opposizione e la prospettiva di governare per portare la Grecia fuori dalla crisi. Già all’indomani delle elezioni del 2012 il leader di SYRIZA ha posto pubblicamente il problema della nuova natura e dei nuovi compiti della sinistra greca. Era, e continua a essere, una sfida determinante. È indicativo un fatto: alle ultime elezioni la posizione di SYRIZA rispetto alla crisi era ancora di tipo massimalista: prevedeva l’unilaterale abrogazione di ogni accordo sottoscritto con i creditori, assumendo consapevolmente il rischio di un’esplusione del paese dall’eurozona. Ma subito dopo Tsipras ha iniziato un lungo percorso che lo avrebbe portato su posizioni molto più realiste.

Intanto si è provveduto a cambiare natura al partito. Nell’ultimo congresso, che si è svolto nel luglio del 2013, SYRIZA ha smesso di essere un aggregato di ben undici componenti. Ha assunto una sua specifica identità e le componenti si sono ridotte a mere correnti interne. Ma la vittoria più importante di Tsipras è stata assumere l’europeismo come valore fondante del partito, ricercando la via di uscita dalla crisi all’interno dei processi politici dell’Unione Europea. Da questa indicazione è maturata a dicembre la decisione del gruppo della Sinistra Europea di candidare Tsipras alla presidenza della Commissione.

Una volta definito questo percorso, bisognava elaborare una proposta fattibile per l’uscita dalla crisi. Tsipras punta non a una soluzione greca, ma a una soluzione europea per tutti i paesi indebitati: una conferenza UE dedicata proprio a questo problema, con un nuovo haircut del debito, secondo le indicazioni del FMI e l’elaborazione di un nuovo piano di sviluppo delle economie in recessione. La Grecia, secondo il leader di SYRIZA, può offrire all’Europa le grandi risorse energetiche del Mediterraneo orientale, nascoste sotto il fondo marino che si estende da Israele a Cipro fino allo Ionio. Ma soprattutto l’Europa eviterà di destabilizzare il paese in una regione già percorsa da tantissime tensioni esplosive.

In tutte le dichiarazioni Tsipras ostenta sicurezza sulla ragionevolezza dei creditori: “Tutti sanno che fare esibizione di instansigenza verso la Grecia rischia di risvegliare i tanti vulcani europei del debito che ora sono in sonno”. In ogni caso, le decisioni unilaterali, come la sospensione dei pagamenti degli interessi sul debito, potranno essere solo l’ultima ratio, quando ogni accordo risulterà impossibile.

Il leader della sinistra greca rimane fedele alle indicazioni del congresso del suo partito che parlano dell’obiettivo di un “governo della sinistra”. Ma è probabile che anche in questo campo alla fine prevarrà la realpolitik. Non è sicuro che SYRIZA riesca a ottenere in Parlamento l’autosufficienza. I comunisti del KKE hanno già detto che non sono interessati. Rimane solo la Sinistra Democratica di Kouvelis, fino al giugno scorso al governo con Samaras, e i Greci Indipendenti di Panos Kammenos, un piccolo partito della destra antiausterità. D’altronde, lo stesso Tsipras ha più volte ammesso che il suo elettorato non proviene solo dalla sinistra, ma comprende anche tanti elettori moderati.

È questo il programma di governo che il leader della sinistra greca ha cercato di spiegare agli europei e agli americani in una serie continua di viaggi all’estero. Nella strategia di SYRIZA il sostegno dell’opinione pubblica europea svolge un ruolo fondamentale. Allo scoppio della crisi nel 2010 i greci hanno constatato con terrore con quanta facilità un potente sistema mediatico poteva scatenare contro qualsiasi popolo europeo un'offensiva fatta da calunnie, razzismo e antichi stereotipi. L’Unione Europea non può reggere una seconda volta a una lacerazione simile.

L’immaginazione politica di Mapa Teatro

Giulia Palladini

L’immaginazione, secondo Italo Calvino, può essere pensata come la costruzione di cristalli, punti di concentrazione attorno a cui delle immagini si accorpano.

Le opere del gruppo colombiano Mapa Teatro sembrano rispondere a questa descrizione con straordinaria esattezza – e questo termine, qui, non è casuale, non ultimo perché proprio nella lezione sull’esattezza Calvino aveva proposto l’immagine del cristallo come modo autopoietico di organizzare la materia creativa, aperto alla creazione futura come “golfo della molteplicità potenziale”.

Allo stesso modo le opere di Mapa Teatro sono compiute come ‘montaggi’ di un’immaginazione in divenire, che accolgono la possibilità che quest’immaginazione si articolari in altre forme, in altri media, evocando immagini, rimettendo in scena oggetti e suoni provenienti da altre opere. Non solo: tale continuità di pensiero accoglie anche l’eccesso della storia, trasformando così il teatro in un dominio del potenziale; non solo di ciò che è stato o di ciò che sarà, ma anche di quello che sarebbe o sarebbe potuto essere.

Questa trasformazione può darsi proprio grazie all’esattezza di immaginazione che Mapa Teatro deposita su questa storia: l’esattezza riservata a tutti gli archivi esplorati, alle immagini documentarie che mai si sceglie di rappresentare; l’esattezza di un pensiero politico che è al contempo lucido e appassionato.

Il lungo corso del lavoro teatrale del gruppo fondato da Heidi e Rolf Abderhalden trent’anni fa a Parigi, somiglia alla bellissima palazzina che oggi è la sua sede a Bogotà: un antico e luminoso hotel dell’epoca coloniale, pieno di stanze, che affacciano su uno spazio centrale, usato come scena e laboratorio permanente. In questo luogo, che loro chiamano “spazio di migrazioni”, sono ospitati anche gli studi di artisti che negli anni hanno lavorato assieme, o accanto, a Mapa Teatro. Come questa palazzina, l’organismo Mapa Teatro ha ospitato al suo interno storie e immagini molteplici, in particolare della storia del proprio paese.

Ne è un esempio la trilogia Anatomia della violenza in Colombia, che in questi giorni al Festival Iberoamericano de Teatro di Bogotà si articola (ma certamente non si conclude) con il terzo “montaje” teatrale, Los Incontados. Il “triptico” - iniziato con Los Santos Innocentes nel 2010 e proseguito con Descurso de un hombre decente del 2012 (che in giugno sarà di nuovo in Europa, al Malta festival di Poznan) – cristallizza una ricerca sulla relazione strettissima tra celebrazione e violenza nella storia colombiana degli ultimi quarant’anni.

In questa storia, moltissimi massacri ebbero luogo durante occasioni di celebrazione, pubbliche o private. Diverse forze, nel corso degli anni, hanno interrotto celebrazioni trasformandole in scene di violenza. Paradossalmente, tali massacri hanno voluto ‘inscenare’ se stessi in un teatro di festa. Questo costituisce un fil rouge tra vari interventi armati realizzati dalla guerrilla delle FARC, dalle forze paramilitari o dai narcotrafficanti: i tre principali soggetti di scontri violenti che caratterizzano il passato recente in Colombia.

La “anatomía de la violencia colombiana” indaga il dispositivo teatrale che queste scene hanno abitato e prodotto: i palcoscenici in cui la morte interrompe uno stato di allegria. Ne Los Santos Inocentes (e nelle sue derive in forma di installazioni) l’abbraccio mortale tra violenza e festa è ‘trovato’ nelle immagini di un rito collettivo, che ha luogo ogni anno nel villaggio di Guapi, sulla costa pacifica. In questo villaggio appartato e nascosto tra la giungla e il mare, per anni si sono perpetrate sopraffazioni da parte dei paramilitari.

Nel giorno de Los Santos Inocentes, il 28 dicembre, gli uomini (per la maggior parte neri o indigeni) travestiti da donne corrono per la città in un violentissimo baccanale di natura religiosa, frustando tutti coloro che incontrano: innocenti o carnefici solo per un giorno, o per tutto l’anno. Le immagini di questa festa, filmate da vicino e montate in un video, diventano in scena una sorta di allucinazione che irrompe nello spazio di una stanza privata, di una festicciola.

In Discurso de un hombre decente, la violenza inscenata è quella di Pablo Escobar, il più potente narcotrafficante di Medellin, uomo pubblico e politico, che ha coltivato per tutta la vita l’idea delirante di diventare presidente della Colombia e legalizzare la droga, così da trasformare i propri affari in un business di stato. Dopo una lunga ricerca negli archivi, nella retorica documentata di Escobar, Mapa Teatro decide di inventare per lui un ultimo discorso: quello che per tutta la vita il ‘capo’ aveva forse immaginato, ma mai formulato. Accompagna questo discorso, la musica amatissima da Escobar, suonata da un vecchio musicista sopravvissuto all’epoca d’oro del narcotraffico, quando la sua celebre banda Marco Fidel Suárez animava le feste private e pubbliche in Medellin, come quella nella Plaza de Toro durante la quale Escobar fece esplodere una bomba sterminando molti dei musicisti, oltre a cittadini e politici presenti.

L’ultimo cristallo di quest’immaginazione politica si concentra sulla violenza rivoluzionaria, quella reale e quella di una rivoluzione per lungo tempo immaginata come imminente in Colombia, e lo fa in un momento particolarmente delicato, visto che sono in corso a Cuba le negoziazioni per il processo di pace tra stato e guerrilla. Los Incontados (quelli di cui non si racconta e che non sono stati contati) sono i cospiratori di una rivoluzione allestita come un coup de magie, in una festa di bimbi. La rivoluzione, scriveva il rivoluzionario Jaime Bateman Cayòn, è una festa, deve essere il raggiungimento dell’allegria, la lotta stessa deve essere un gioioso teatro di liberazione. Questa rivoluzione sempre rimasta potenziale nella storia colombiana emerge a tratti, negli slogan di Radio Sutatenza, nella scena che riproduce una foto di Jeff Walls, incorniciando una lanterna magica per una rivoluzione segreta, sorprendente come un sortilegio.

La rivoluzione, nel suo possibile realizzarsi attraverso la violenza, diventa qui una fiaba raccontata in una festa di bambini, da un ventriloquo seduto al centro della scena. La violenza rivoluzionaria, nell’immaginazione, inverte per gioco l’ordine di sequenza: “La fiesta se acabó, ahora viene la revolución”, scriveva padre Camillo Torres, figura chiave de Los Incontados. Come evocata dalla potenza di un prestidigitatore, nell’immaginazione politica di Mapa Teatro la rivoluzione, come la festa, sembra essere invece sempre a venire.