Dialogo sulla violenza tra Paolo Mantioni e Federico Campagna

[Rendiamo pubblico lo scambio di mail avvenuto tra un lettore di "alfabeta2", Paolo Mantioni, e uno dei collaboratori del numero 5, Federico Campagna, autore di questo breve intervento.]

Paolo Mantioni

Spett. redazione,

scrivo per esprimere il mio più totale dissento a proposito dell'articolo a firma f.s. (Federico Campagna) intitolato La battaglia di Londra,riquadro conclusivo e autonomo dell'articolo che lo precede, Merry ecc., tutt'altro che disprezzabile (sul piano letterario). Non si tratta di buonismo pacifista o moderatismo politico, non è sul politicamente opinabile che s'appunta il mio viscerale rifiuto dei contenuti di quell'articolo. Non è nemmeno sul piano legale (induzione alla violenza?) che mai e poi vorrei imputare all'estensore dello scritto. il fatto è che io sono così folle da credere sacra la saggezza. Sono così folle da credere che le mie ragioni non sono così assolute da poterle imporre con la violenza a chi non le ritiene tali, e non solo per un astratto senso di reciprocità, ma proprio perché volendo imporre con la violenza le mie ragioni do al mio avversario la certezze che le ragioni possono essere imposte con la violenza. Leggi tutto "Dialogo sulla violenza tra Paolo Mantioni e Federico Campagna"

Storia di Raffaella

In reazione all'articolo Quegli insulsi aneddoti (sul precario accademico)... apparso sul numero 3 di alfabeta2 e in rete ho ricevuto questa lettera, che mi sembra importante pubblicare. Costituisce un'ulteriore testimonianza di quella condizione collettiva di esclusione, che ognuno ha vissuto però in grande solitudine.

Raffaella Romagnolo

Gentile Andrea Inglese,

ho letto il suo contributo sul precariato accademico e vorrei raccontarle la mia esperienza.

Mi laureo in Lettere nel gennaio 1996, con un professore arcinoto e con il massimo dei voti. Questo’ultimo non è naturalmente titolo di merito, dal momento che  negli anni dell’Università ho assistito ad esami di Filologia Italiana in cui venivano assegnati ventisette trentesimi a candidati che non sapevano contare un endecasillabo. Diventata dottoressa, faccio qualche domanda in giro e qualche concorso. Mi va bene: dopo neanche sei mesi vengo assunta in un ente pubblico. Però desidero dedicarmi alla ricerca. Lo desidero da quando ho cominciato l’Università. Partecipo alle selezioni per i dottorati bandite l’autunno successivo. Ne vinco uno, e vengo ammessa all’orale per un secondo. Sempre in Italia, ma fuori dalla sfera di influenza del mio professore. Arcinoto sì, ma assai poco “baronale”, e praticamente senza “scuola” né eredi “accademici”. Leggi tutto "Storia di Raffaella"

L’alienazione dell’intellettuale

Andrea Fumagalli

E’ da qualche anno che si discute del ruolo dell’intellettuale, seppur in ambiti ancora molto ristretti e senza grande enfasi sui media di larga diffusione. Per intellettuale, intendiamo non chi fa lavoro intellettuale (attività oggi tutta da ridefinire), ma chi - per dirla con Eco - “ricopre la funzione intellettuale, svolgendo un’attività critica e creativa”. E’ grande merito del primo numero di Alfabeta2 a domandarsi se nel dibattito culturale contemporaneo abbia ancora senso parlare di funzione intellettuale. Il secolo XX – il secolo degli intellettuali – è terminato, infatti, nel segno di  un strutturale cambiamento sociale, economico e valoriale, al cui interno le categorie sociali, culturali  e antropologiche novecentesche sono in buona parte saltate.  Per rispondere a tale domanda, è dunque necessario partire, direi marxianamente, proprio dalle mutate condizioni materiali e soggettive della produzione e del lavoro.

La crisi del paradigma fordista-industriale è stata anche conseguenza di una nuova soggettività che erompe nella scena della valorizzazione: l’intellettualità diffusa o di massa, prodotta dalle lotte degli anni Settanta. Avrebbe potuto e dovuto (almeno nelle nostre intenzioni)  essere il trionfo della creatività e della coscienza critica, quindi il terreno ideale perché dieci, cento, mille intellettuali fiorissero. Vi erano tutte le premesse perché ciò potesse avvenire, soprattutto dopo l’eruzione del 1977 che aveva definitivamente spazzato via l’idea togliattiana di ”intellettuale organico”.  Invece nulla si è verificato, anzi, la funzione intellettuale si è progressivamente marginalizzata, inizialmente costretta all’esodo per sfuggire alla repressione, successivamente travolta dalle nuove forme di comunicazione, imposte proprio dall’avvento dell’intellettualità di massa. Leggi tutto "L’alienazione dell’intellettuale"

L’ideologia berlusconiana e il flop del centrosinistra

Giuseppe Caliceti

Avendolo conosciuto abbastanza bene, ho motivi di credere che a Edoardo Sanguineti sarebbe interessato non poco il libro di Massimo Panarari, docente di Analisi del linguaggio politico all'Università di Modena e Reggio Emilia. Titolo: “L'egemonia sottoculturale “. Sottotitolo: “L'Italia da Gramsci al Gossip”. Editore: Einaudi. Se non altro perché Edoardo Sanguineti, qualche anno fa, sulle pagine di Liberazione e del Corriere, suscitò scalpore esortando gli intellettuali italiani a riflettere e a studiare un fenomeno mediatico di quei tempi: la Lecciso. A sporcarsi le mani con la realtà, insomma. E' ciò che fa Panarari nel suo libro che, come l'articolo di Eco sul redivivo “Alfabeta2”, riflette sull'inattualità e il ruolo di una delle figure più bistrattate degli ultimi decenni: l'intellettuale. Leggi tutto "L’ideologia berlusconiana e il flop del centrosinistra"

Scrittori italiani dopo Berlusconi

Giuseppe Caliceti

Caduto una volta per tutte Berlusconi e il berlusconismo, bisognerà riflettere a fondo sull'atteggiamento degli intellettuali italiani in questo ultimo ventennio. In primis gli scrittori. Se è vero che non solo nell'informazione ma anche nella cosiddetta letteratura, - ridotta oggi, nel nostro Paese, a sorella minore dell'Arte dello Spettacolo, - si è assistito a un conflitto di interessi senza precedenti. Voglio dire: ben poco si è detto e si è scritto sull'anomalia italiana di un Silvio Berlusconi padrone non solo dei media, ma editore della maggior parte degli scrittori italiani. Al contrario, in più di una occasione si è assistito a casi come quello di Paolo Nori: si dichiarano senz'altro antiberlusconiani, ma poi finisce che scrivano sul Giornale. Leggi tutto "Scrittori italiani dopo Berlusconi"

I professori Rüf dell’università italiana

[Diamo spazio ad alcuni interventi postati recentemente suPrecarieMenti, blog che si definisce "uno spazio dedicato a tutti i lavoratori precari che operano tra istruzione, ricerca ed editoria". Come già messo in luce da articoli apparsi sul numero 1 di "Alfabeta2" e dalla discussione proseguita sul sito, la domanda sullo statuto odierno dell'intellettuale non può che prolungarsi nella domanda sul lavoro intellettuale diffuso e sulla sua condizione salariale e contrattuale precaria. Ed è proprio a questo tema che sarà dedicato il numero 2 della rivista, in uscita il 15 settembre. Sito web: "PrecarieMenti"]

La Redazione di PrecarieMenti

In questi giorni la creazione dell’Anvur, agenzia di valutazione della qualità della ricerca ha sollevato critiche serrate, specie in risposta ad un articolo comparso sul Corriere della Sera. Si discute in sostanza della possibilità di recuperare fondi per l’inserimento di una nuova generazione di ricercatori e docenti abbassando il pensionamento dei docenti universitari a 65 anni di età, equiparandolo quindi non solo all’età pensionabile in questo paese, ma all’età in cui in altri Paesi europei ed extraeuropei è chiesto ai docenti di lasciare il posto ai più giovani. Inoltre, un sistema di valutazione della ricerca che adotti criteri standard europei garantisce che il governo distribuisca i fondi in base ad una graduatoria creata sulla base di un criterio di produttività degli atenei e di qualità della ricerca ivi prodotta.
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Appunti per alfabeta

Gianluca Paciucci

Rivedere in libreria e in edicola Alfabeta, mi ha riempito di gioia (rivista della mia formazione, generose idee da cui non sono mai più tornato indietro, con semplicità antieroica). Belli gli articoli del primo numero, soprattutto quelli che non sono piaciuti a Sergio Luzzatto[1] (Illuminati e Tronti) perché vecchi e stantii, ma stantìo è tutto Il Sole 24 Ore, nella sua ortodossia veteroconfindustriale; ma pure con qualche incompletezza che mi ha portato a riflettere, irritato, con affetto.

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