Lacrime di poveri Christi. Cronaca di una giornata a Terzigno (2)

Chiappanuvoli

«Berlusconi ci deve lasciare in pace, non ha diritto di insegnarci nulla – mi grida in piena faccia un altro signore furente – Che se ne vada ad Antigua e non rompa più i coglioni!»

Non poteva non essere giunto fin qui il rumore delle ultime indiscrezioni sulla megaproprietà del Premier nella piccola isola caraibica. Ci fermiamo davanti ad un altro spiegamento ingente di forze dell’ordine, altre camionette della Polizia, un paio di volanti ed un’altra trentina di poliziotti in assetto antisommossa. Dietro di loro si scorge l’unica strada degna di questo nome vista finora. Mi dicono essere la nuova via spianata, asfaltata, verniciata, imbandita di lampioni ogni metro e mezzo e marciapiedi super lusso appositamente creata per l’accesso dell’immondizia alla discarica Sari. Una sorta di autostrada innaturalmente distesa tra campi coltivati a frutta. Una superstrada nella frutta, che mi dicono non abbia mai ricevuto l’omologazione d’uso, ma solo il transito di centinaia di camion al giorno più o meno autorizzati. Qui c’è un altro presidio di persone che controllano l’accesso. Bisogna essere pronti, l’immondizia non deve passare. Leggi tutto "Lacrime di poveri Christi. Cronaca di una giornata a Terzigno (2)"

Lacrime di poveri Christi. Cronaca di una giornata a Terzigno (1)

Chiappanuvoli

Calarsi in quello che era stato definito uno degli ultimi e meglio riusciti miracoli governativi e non scorgere la benché minima parvenza di santità, dà la misura di quanto assurda, disumana ed irriverente sia diventata la politica della seconda Repubblica Italiana.

Siamo arrivati all’una e mezza di venerdì 22 Ottobre a Marchesa, frazione del comune di Boscoreale, uno dei 4 comuni interessati dalla costruzione della seconda discarica, voluta da Regione e Governo, per gestire l’emergenza rifiuti nel napoletano. Al bivio per l’ingresso al paese, una barricata di frigoriferi, sacchi d’immondizia e biciclette rotte, ci impedisce il cammino. Usciamo dall’auto, non senza timori per l’incolumità della stessa, disarmati del nostro arsenale composto da una videocamera, due macchinette fotografiche e un taccuino. Ad accoglierci un paio di anziani signori e una manciata di ragazzi a cavallo di scooter che subito ci chiedono cosa vogliamo, perché siamo lì e ci intimano in modo tutt’altro che delicato di tornare indietro perché in paese non si può entrare. Prontamente sfoderiamo quello che, a ben ragione, abbiamo pensato potesse essere il nostro passe-partout della giornata: «siamo dell’Aquila», e snocciolato, non senza intoppi logici, il nostro progetto: «verificare di persona l’informazione sui fatti vergognosi che avvengono da settimane nel vesuviano e riportare notizie attendibili, per quanto possibile.» Leggi tutto "Lacrime di poveri Christi. Cronaca di una giornata a Terzigno (1)"

Il cielo sopra Torino

Davide Ferrario

Mercoledì 24 novembre

È da ieri che i ricercatori sono saliti sul tetto di Palazzo Nuovo per protestare contro la riforma Gelmini. L’Università sotto di loro, intanto, è occupata dagli studenti. Io seguo il tutto un po’ da lontano perché l’università non è il mio campo e poi perché come 100Autori Torino, il gruppo di film maker locali che fa a capo a 100Autori nazionale fresco di occupazione del red carpet del festival di Roma, stiamo preparando una protesta per venerdì, giorno in cui è prevista l’inaugurazione del Torino Film Festival. Insomma, il cinema è il  nostro specifico e – al di là della simpatia e della solidarietà – non pensiamo di fare nessuna iniziativa comune. Tanto è vero che quando nel pomeriggio una di noi manda una mail segnalando l’occupazione del tetto e dicendo che la faccenda dovrebbe interessarci e che dovremmo fare qualcosa “insieme”, parte un dibattito via computer. C’è chi dice “Facciamo un comunicato”, chi non è convinto fino in fondo delle ragioni dei ricercatori. Le mail si intrecciano, diventano via via più calde. Finché chi ha fatto partire il dibattito confessa candidamente che lei con un ricercatore ci vive, è il suo compagno – e che quella che richiede non è un’opinione pro o contro, ma un aiuto nella cruda realtà di vivere da precari al tempo del berlusconismo. Il dibattito teorico finisce, infrangendosi sulla quotidianità immediata e concreta. Tutti noi del cinema viviamo – chi ragionevolmente bene, chi malamente – senza nessuna sicurezza a lungo termine. Basta rendersi conto che non siamo i soli. Leggi tutto "Il cielo sopra Torino"

Il popolo della gru. Cronaca di un’azione politica

Gherardo Bortolotti, Andrea Inglese e Maria Luisa Venuta

Premessa:

2009 si approva la cosiddetta Sanatoria per colf e badanti. La Sanatoria è da subito “abusata”, dai lavoratori non regolari di cantieri, fabbriche, ecc. per uscire dalla clandestinità e dal lavoro nero. Oltre a pagare centinaia o migliaia di euro tra bolli e contributi, spesso i migranti accedono a un mercato di finti datori di lavoro pronti, dietro pagamento, a presentare con loro la domanda di sanatoria. La Circolare Manganelli del marzo 2010, che esclude dalla sanatoria i clandestini che hanno ricevuto un decreto di espulsione, complica il quadro. Ai TAR locali il compito di gestire le contraddizioni della legge.

L’occidente è dunque questo luogo senza popolo? Il popolo sono sempre gli altri. Noi siamo individui spopolati. Spettatori, ma per nulla passivi. Assoldati dalle mille astuzie tecnologiche, per allestire come meglio ci riesce il nostro quotidiano spettacolo: ciò che del reale riusciamo a far filtrare fino a noi in dosi piacevoli, narcotizzando il resto, il disastro.

Settembre-ottobre 2010: presidio di migranti di fronte all'ufficio unico della Prefettura di Brescia: si protesta contro il congelamento delle domande di regolarizzazione presentate. Il presidio nasce dopo ricorsi al TAR sfavorevoli ai migranti e due sentenze del Consiglio di Stato, la prima sfavorevole e la seconda favorevole ai migranti. Questi si appoggiano all'Associazione “Diritti per tutti”, nata nel 2000, che coinvolge italiani, egiziani, marocchini, senegalesi, indiani e pakistani.

Lavoratori già invisibili sui luoghi di lavoro (senza contratto), si devono rendere invisibili anche dopo il lavoro (segregati in casa per non rischiare fermi ed espulsioni). Leggi tutto "Il popolo della gru. Cronaca di un’azione politica"