Elvio Fachinelli, Al cuore delle cose

Elvio Fachinelli, Al cuore delle cose. Scritti politici (1967-1989), a cura di Dario Borso

Quelli raccolti in Al cuore delle cose sono la quasi totalità dei testi di tenore variamente politico consegnati dallo psicanalista Elvio Fachinelli (1928-1989) alla carta stampata (quotidiani, settimanali, riviste): di questi sessanta testi (dall’articolo al saggio, dal diario alla conferenza) cinquanta erano praticamente introvabili, mentre i restanti dieci sono comparsi in antologie ormai non più in commercio. Rivolta studentesca, lotte operaie, speranze e accelerazioni negli anni Sessanta; terrorismo, derive autoritarie, progetti di autonomia, delusioni e tracolli nei Settanta; riflusso edonistico, innovazioni tecnologiche e nuove forme di sopravvivenza negli Ottanta: questi fondamentalmente i temi trattati, con un approccio per chiavi e spie assolutamente inedite, per brevi rilievi sismografici che segnalano una realtà in continuo movimento. Non quindi storia, e men che meno enciclopedia – piuttosto un mosaico formato dallo sguardo obliquo di uno straordinario psicanalista. Che della psicanalisi e di Sigmund Freud ha adottato la capacità di cogliere i particolari illuminanti, gli imprestiti delle esperienze altrui, le persistenze di uno stile nell’alternarsi dei periodi. Tre decenni, appunto, che nella sua attività «giornalistica», col senno di poi ma la curiosità del momento, sezionò e ricompose, in una versione lieta e spietata del carpe diem.

Riccardo Antoniucci – Ufficio Stampa DeriveApprodi

tel. 06 85358977 cell. 340 7642693
ufficiostampa@deriveapprodi.org
www.deriveapprodi.org

DeriveApprodi srl
Piazza Regina Margherita, 27
00198 Roma

“L’Ape e l’Architetto” trent’anni dopo

Un libro per tutti e per nessuno

Dario Narducci

Quando, ormai due anni fa, chiesi ai quattro autori dellApe e l’Architetto la liberatoria per la ripubblicazione della loro opera temevo sinceramente di riceverne un cortese diniego. Perché L’Ape e l’Architetto è uno di quei libri che, a una lettura superficiale, appare come un nobile reperto storico − impossibile da ignorare ma troppo legato a un’epoca ormai lontana perché possa essere riproposto ai lettori di questo nuovissimo millennio. Ciccotti e De Maria arrivano a definirlo «un libro impossibile da leggere». Ovviamente dissento. A me pare piuttosto che a questa riedizione datata 2011 ben si addica un sottotitolo già letto altrove: un libro per tutti e per nessuno.

L’Ape e l’Architetto è infatti un libro per tutti per le tematiche che investe. È anche un libro di epistemologia. Uno dei temi centrali dell’Ape e l’Architetto è infatti l’analisi dei modi di produzione della scienza. Che non vuol dire solo analisi dell’interazione tra portati scientifici e contesto sociale di riferimento ma anche e soprattutto analisi delle connessioni interne tra il modus operandi degli scienziati all’interno di un quadro storico-politico dato e le rappresentazione formali del mondo che ne scaturiscono. Analisi che gli autori condussero con un approccio che era originale ai tempi della prima pubblicazione del testo − e che tale purtroppo resta anche in questi primi anni del XXI secolo. Leggi tutto "“L’Ape e l’Architetto” trent’anni dopo"

Cinema senza autori?

Maria Teresa Carbone

Sventurata la cinematografia senza autori. Sempre che, naturalmente, gli autori siano coloro che sanno “trovare la giusta distanza per dire la verità sul sistema da cui si strappano”.  O se preferiamo – è ancora Serge Daney a parlare nell’introduzione a Les Cahiers du cinéma: la politica degli autori (minimum fax 2000) – sempre che siano “la linea di fuga grazie alla quale il sistema non è chiuso, respira, ha una storia”.

Paolo Sorrentino è un autore? Certo vuole esserlo, e questa è un’aspirazione meritevole, in un paesaggio piatto, come è nel complesso quello del cinema italiano di questi anni. Certo gliene è stato attribuito lo statuto dalla critica (italiana e anche, a dire il vero,  internazionale) e di questo, comunque la si pensi, non gli si può fare colpa. Ma certo, ammesso che lo sia, Sorrentino è un autore (un eroe) del nostro tempo – e dunque pigro e furbo.

Leggi tutto "Cinema senza autori?"

Il bisogno dell’autore. Paolo Sorrentino come oggetto sociale

Luca Bandirali e Enrico Terrone

Beata la cinematografia che non ha bisogno di autori. Ipotizziamo che This must be the place di Paolo Sorrentino fosse stato firmato da un regista indipendente americano, uno dei tanti John Smith che cercano fortuna al Sundance Festival e ogni tanto riescono a convincere qualche star hollywoodiana a recitare in un loro film. Ammesso, ed è tutto da vedere, che il This must be the place di John Smith avesse trovato una distribuzione italiana, come si esprimerebbero al riguardo i nostri critici cinematografici, intellettuali e spettatori? Non è difficile ipotizzare che il film sarebbe liquidato come stracco epigonato di certo cinema degli anni Ottanta-Novanta, nel solco – ormai largo come un’autostrada – di Wenders, Jarmusch e dei fratelli Coen. Leggi tutto "Il bisogno dell’autore. Paolo Sorrentino come oggetto sociale"

Una vogata rituale in laguna

Michele Emmer

“ Questa era Venezia, la città lusingatrice, di una bellezza sospetta, questa città mezzo leggenda e mezzo tranello, nell’atmosfera acre della quale l’arte prosperò prodigalmente nei tempi antichi, città che ispirò ai musicisti suoni che cullano ed addormentano voluttuosamente.”

Biennale  Musica 2011, a Venezia, tema Mutanti, ultima giornata, 1 ottobre. “Stiamo assistendo a una sorta di mutazione della cultura occidentale, della nostra tradizione. Viviamo in un mondo che fa sembrare anacronistici non solo il pensiero, l’approfondimento e la fatica che comportano, ma anche la carta, la pratica, l’artigianato...Oggi che tutto è a portata di un click, viviamo la tentazione di liberarci della memoria, come fosse un fardello pesante da portare.” Parole di Luca Francesconi, curatore della Biennale. Leggi tutto "Una vogata rituale in laguna"

La presa del potere da parte delle immagini di Luigi XIV. Videoecrazia e sopravvivenza delle immagini

Francesco Zucconi

 «Ora tocca a lei… Stia sicuro che resisterà all’impatto, anche perché saremo in tanti a sostenerla, e avremo con noi le corde della storia e della ragione. Lei deve porsi nell’animo e nel corpo del giovane Luigi XIV».

Paolo Volponi, Le mosche del capitale

 Luigi vuole un abito nuovo. Vuole più di un abito nuovo: un’intera collezione. I sarti sono chini sulle stoffe e gli indossatori attendono immobili, ma tagliare e cucire non basta. Ciò che il sovrano comanda è la progettazione di fogge grandiose, drappi iperbolici, impareggiabili. «Non ci sono abbastanza fiocchi e merletti! È troppo misero, ricominciate da capo!». Luigi XIV chiede di allungare il pizzo del tallone, perché il suo abito non deve imitare niente di esistente, ma soltanto suscitare imitazione. Egli non vuole essere alla moda. Ha piuttosto compreso che il potere assoluto del quale dispone si identifica con la differenza stessa. Esso è la legge della moda, il criterio di variazione, allo stesso tempo interno ed esterno al proprio sistema di riferimento. Leggi tutto "La presa del potere da parte delle immagini di Luigi XIV. Videoecrazia e sopravvivenza delle immagini"