La poesia prima dei poeti

Lello Voce

La poesia nasce prima dei poeti. La poesia nasce nel mondo, non prima del mondo, anche se poi, per prima, si affanna a cercare un codice per rendere comprensibile il mondo.

C’è poesia ben prima che si abbia notizia di qualsiasi poeta, se è vero, ed è vero, che essa è il medium più antico che l’uomo conosca per la trasmissione dell’informazione non genetica. E forse era a qualcosa del genere che si riferiva già il Vico, nella sua Scienza nuova, quando discorreva della lingua poeticissima delle origini.

Né la poesia può fare a meno del mondo, a meno di non voler sparire… La poesia nasce insieme alla comunità.

La stessa tradizione lirica, quella di più stretta osservanza petrarchista, non potrà fare a meno di concordare sul fatto che la grande confessione (e l’esercizio di pentimento e autocontrizione) del Canzoniere ha senso soltanto a partire dalla sua dimensione «pubblica», poiché nessuna confessione ha effetto senza un orecchio che ne sia in ascolto, ogni confessione è la messa in scena del peccato, e pretende il suo pubblico. Leggi tutto "La poesia prima dei poeti"

Al di sopra o al di sotto della legge. I movimenti e lo Stato civile di eccezione

Federico Campagna

 «Tout le pouvoir aux communes!»

Comité invisible

Via via che il Mediterraneo sprofonda nell’ennesima epoca di declino, i governi dell’area fanno sempre più spesso ricorso all’istituto dello stato di eccezione. In seguito ai fatti del 15 ottobre a Roma, il ministro dell’Interno si è affrettato a richiedere «misure straordinarie di emergenza», prontamente seguito a ruota dal partito di Di Pietro. In Grecia, all’alba dello sciopero generale del 15 e del 16 ottobre, il governo socialista di Papandreou non ha esitato a consentire l’intervento della neonata Eurogendfor, la polizia militare europea creata ad hoc nel 2007 per affrontare situazioni di emergenza civile. Sinistramente, l’Eurogendfor non è sottoposta ad alcuna legislazione nazionale e risponde delle proprie azioni solo a un comitato disciplinare interno. Ma un trend simile si è diffuso anche a settentrione del circo delle atrocità mediterranee. Nello scorso agosto, per esempio, il governo britannico ha deliberato il dispiegamento di una forza militare straordinaria per reprimere l’ondata di rivolte e, in seguito, l’attuazione di una vendetta sociale e giudiziaria inaudita nei confronti di chiunque fosse stato coinvolto negli scontri. Leggi tutto "Al di sopra o al di sotto della legge. I movimenti e lo Stato civile di eccezione"

Il rettore e gli studenti

Giuseppe Caliceti

Perché il governo Monti non piace a tanti studenti e docenti italiani? Perché non piace il nuovo Ministro all'Istruzione Francesco Profumo? Non solo per una questione di diffidenza. Non solo perché si è già rimasti pesantemente scottati dalle parole a vanvera di Gelmini. Purtroppo di motivi ce ne sono già tanti. Per esempio, le dichiarazioni di Monti qualche mese prima di diventare il nuovo premier: sosteneva dalle pagine del “Corriere della Sera” che Mariastella Gelmini aveva fatto una buona Riforma della Scuola. Certamente, rispetto a Berlusconi, sono cambiati i modi: più sobri, meno da commedia all'italiana di serie B. Ma i contenuti? Il programma? Per quanto riguarda scuola pubblica e università non pare che la situazione possa migliorare rispetto a quanto è accaduto negli ultimi anni targati Gelmini. Leggi tutto "Il rettore e gli studenti"

L’inganno delle guerre umanitarie

Danilo Zolo

Il flagello della guerra

A differenza degli animali, l’homo sapiens fa strage continua dei suoi simili e mostra di non saperlo o di non volerlo sapere. Egli sembra ignorare, per esempio, che fra l’inizio dell’Ottocento e la prima metà del Novecento oltre 150 milioni di uomini e di donne  sono morti in guerre e in altri feroci conflitti, in gran parte nell’area europea. E le stragi sono continuate e continuano tuttora nonostante la garanzia formale del diritto e delle istituzioni internazionali. Dopo la conclusione della Seconda guerra mondiale, appena spenti i bagliori delle esplosioni atomiche di Hiroshima e Nagasaki, la Carta delle Nazioni Unite aveva definito la guerra come un «flagello» (scourge) che la comunità internazionale era impegnata a cancellare per sempre dalla storia umana. Leggi tutto "L’inganno delle guerre umanitarie"

Il crollo & l’incoscienza

Christian Caliandro

 “La mia previsione aggiornata: Italia, arrivederci
crescita. E diamo il benvenuto a una bruttissima recessione.”
NOURIEL ROUBINI, TWITTER, 3 NOVEMBRE 2011

Ma dunque l’Italia è veramente un problema che non riesce
A inserirsi nei problemi dell’Europa, avulsa come un pianeta morto,
e in cui un uomo civile, libero, è un’assurda sopravvivenza,
la traccia d’una vita scomparsa sotto una catastrofe tellurica?
CORRADO ALVARO, L’ITALIA RINUNZIA? (1944)

Fate un esperimento: confrontate i discorsi che fanno le persone in Italia oggi, ovunque (in treno, ad una fiera d’arte, al lavoro) con quelli che le stesse persone facevano quattro, sei, otto mesi fa. Un anno fa. Confrontate anche i loro visi. Impressionante, no? Chiedete a chiunque vi sia vicino di pensare per un attimo a come viveva, a ciò che faceva due, tre, cinque anni fa:  da allora gli sembreranno passate ere geologiche.

Questo Paese sta crollando sotto gli occhi di tutti, ed è un’esperienza insieme affascinante e sconvolgente. Un’esperienza che investe la psiche collettiva e la vita individuale. La dominante cromatica di questo periodo, di quest’epoca italiana è il grigio. Un grigio tetro, carico di presagi sinistri e malevoli. Ma anche di promesse. Leggi tutto "Il crollo & l’incoscienza"

Mi sono svegliato di notte che non era vero

Aldo Nove

Mi sono svegliato di notte che non era vero, che era tornato su da Napolitano, al Colle, per dirgli che no, che aveva cambiato idea con il sorriso a 360°, quello che spaventa i giovani, destabilizza i vecchi, inorridisce i popoli, disorienta i mercati, disgrega le forze sociali e sudavo, gridavo che no!, non poteva dire di no, dopo, lo aveva detto che se ne andava ed era inderogabile!, aveva già pianto, avevamo già festeggiato, avevamo già ritrovato il coraggio di chiamare gli amici all’estero e per questo che non si permette, che neanche se lo immaginasse di sottrarci il senso, di trasformarci di nuovo in una massa che guarda la televisione, la sua televisione che diventa tutto, che traspira i nostri giorni dal tubo catodico trasformandoci in servi e no, questo volta no, Leggi tutto "Mi sono svegliato di notte che non era vero"

Il moderno non è mai finito

Carlo Formenti

All’amico Alberto Abruzzese «alfabeta2» proprio non va giù. In un lungo articolo (Pensare e fare politica nel tempo delle reti) pubblicato a puntate sulla rivista «gli Altri», si è dichiarato profondamente irritato per i «vertici di politichese marxista, leninista, idealista» che, a suo parere, si toccherebbero su queste pagine, infestate dai «fantasmi» del comunismo e della rivoluzione non meno di quelle della vecchia alfabeta. Del resto – questo lo dice Marx, non Alberto, ma è chiaro che anche lui lo pensa – si sa che nella storia le tragedie, se e quando si ripetono, assumono veste farsesca. Replicare alle invettive con le invettive serve a poco, se non a sfogare il cattivo umore. Quindi mi guarderò bene dal farlo, anche perché le invettive di Alberto arrivano solo alla fine di una serie di argomentazioni «serie» che meritano di essere trattate come tali, e sulle quali mi è impossibile tacere, visto che vengo in più occasioni tirato in ballo in quanto membro di una confraternita di autori accusati di aver contribuito a definire e analizzare il tempo presente in quanto «società delle reti». Una definizione, commenta amaramente Abruzzese, che ha sortito l’effetto «di trascinare la soggettività delle reti dentro l’economia politica invece di spingere la società stessa a sciogliersi dentro le reti». Leggi tutto "Il moderno non è mai finito"