La fine del santo

Franco Arminio

ogni anno, dovunque mi trovo il dodici giugno, faccio in modo di essere a bisaccia il giorno dopo, il giorno di sant'antonio. in mezzo secolo mi sono perduto una sola processione. non sono un credente, ma l'emozione di quel filo di voci che cantavano mi ha sempre accompagnato: il canto chiaro in mezzo al giorno caldo opposto a quello freddo e notturno della processione del venerdì santo.

quest'anno a bisaccia è successo una cosa epocale senza che se ne sia accorto nessuno: la processione è andata avanti senza alcun canto. non credo sia stata una decisione,semplicemente arriva un giorno in cui le cose che da anni stanno per finire poi finiscono veramente. capita anche in politica. Leggi tutto "La fine del santo"

Non passa lo straniero

Carlo Formenti

Le reazioni politiche più spassose al tragicomico naufragio della Nazionale in Sudafrica sono state quelle dell’ineffabile Calderoli e dell’ex (?) fascista Gasparri. Mentre gli appassionati di calcio non si prendevano nemmeno la briga di accogliere i “reduci” del disastro a pomodorate (a conferma che ad accendere la passione sono ormai solo le squadre di club, in barba alla retorica sull’onore pedatorio nazionale), i due ministri hanno puntato il dito contro i colpevoli: i troppi stranieri che giocano nel nostro campionato, soffocando il talento dei nostri giovani virgulti. Non importa se altre nazioni europee, i cui campionati non sono meno imbottiti di immigrati, hanno fatto assai meglio, né ci si interroga sui motivi per cui tutto lo sport italiano (atletica, nuoto, sci, pallacanestro ecc.) sta andando malissimo (con poche eccezioni, tutte al femminile, il che meriterebbe una riflessione che non ho qui modo di sviluppare). La colpa è dei club “esterofili”, a partire da quella Internazionale (nome che fa rizzare le orecchie a Gasparri: non a caso nel ventennio lo avevano cambiato in Ambrosiana)  che ha vinto la Coppa dei Campioni senza schierare nemmeno un italiano. Ma ora mettiamo fra parentesi i deliri razzisti, e tentiamo di capire i veri motivi del fallimento, anche perché non è necessario amare il calcio per ammettere che simili catastrofi sono spie dello stato di salute di un Paese. Leggi tutto "Non passa lo straniero"

L’elastico al punto zero: si dovesse ripartire…

Biagio Cepollaro

Premessa

Riporto qui alcuni blogpensieri che risalgono al 2005, apparsi come note sparse su www.cepollaro.splinder.com. Questi cinque anni mi pare abbiano espresso quasi continuamente il senso di qualcosa che degeneri e di qualcosa che resti sostanzialmente immobile. Strana questa doppia sensazione: come se molti segni indicassero una discesa verticale al di là di ogni pessimistica previsione e però anche un’immobilità di fondo che dice che c’è ancora una speranza…Come se l’immobilità fosse un’estrema protezione e un possibile inizio di rimonta, il punto zero dell’elastico da cui ripartire. Leggi tutto "L’elastico al punto zero: si dovesse ripartire…"

Presentazione dei Bloc-notes

Inizia oggi la rubrica Bloc-notes:

Scritture rivolte al presente, alla prossimità, a ciò che sta sempre sotto gli occhi senza mai essere visto. Zibaldone senza vincoli di tema o genere. Più che l’opinione, la notazione; più che il disegno, la traccia provvisoria. Diversi autori coinvolti per un certo lasso di tempo, con una cadenza settimanale. Un diario corale.

Da oggi, per la durata di un mese, sette autori posteranno una volta alla settimana i loro interventi: Simone Pieranni il lunedì, Andrea Inglese il martedì, Milli Graffi il mercoledì, Biagio Cepollaro il giovedì, Alessandro Raveggi il venerdì, Carlo Formenti il sabato, Franco Arminio la domenica.

Indovina che città è (un gioco estivo)

Gianluca Gigliozzi

 Il gioco estivo consiste nel provare a indovinare di che città si parla. Ecco gli indizi.

 È una città italiana di montagna, esiste fin dal XIII secolo ––––

Ha avuto un centro storico definito splendido che però splendido adesso non è più, almeno secondo quei canoni classici ormai vecchi che dobbiamo imparare a rigettare o perlomeno rinegoziare –––

Aveva, come tutte le città italiane più antiche, una periferia piuttosto squallida ma attualmente, dopo un ben noto evento traumatico, da quell'anello anonimo, tipico d'una modernizzazione incompiuta, si è passati a uno spazio scompaginato che combina strutture geometriche e sinuose con strati urbanistici dall'apparenza piuttosto fatiscente e dalle fattezze oggettivamente sconnesse, attorno ai quali si sviluppa però una specie molto suggestiva di deserto d'asfalto e cemento – qua e là punteggiato da funzionali parallelepipedi di materiale sintetico d'ottima fattura che racchiudono i servizi più vari, accolgono flussi d'inquieti o rassegnati, ingoiano il passaggio di rabbiosi e delusi e risputano individui conciliati e fiduciosi ––– Leggi tutto "Indovina che città è (un gioco estivo)"

Seconda interrogazione sul mezzo

Milli Graffi

Cerco di capire che cosa sia questa scrittura che invade il web e che è molto diversa da tutte le fome di scrittura conosciute finora. Una caratteristica predominante è la firma, anzi la mancanza della firma. Non ci sono più i cognomi, in linea di massima, e la firma si regge sull’uso di nomi propri molto comuni. Vien da pensare che più che scrittura siano pratiche che appartengono all’oralità. L’oralità esercita un fascino potente, perché ha le stigmate dell’autenticità, del pulsare in presa diretta con il senso/sentimento dei singoli, e inoltre facilita il rifiuto della razionalizzazione, degli obblighi burocratici delle grammatiche ecc, ecc. Gli  studi di Havelock e di Ong sull’oralità degli antichi, se mi ricordo bene, oltre a esaltare le qualità di un modus inventivo che è alla base di tutta la poesia occidentale, affermavano anche che l’oralità aveva un deciso carattere conservativo. Leggi tutto "Seconda interrogazione sul mezzo"