Alfadomenica #2 – gennaio 2018

L'alfadomenica di oggi ha come fulcro centrale (ma non unico) l'arte, tra mostre e libri. 


Gianluca Ranzi, Enrico Baj, il coraggio del dibattito

Francesca Pasini, Il campo gravitazionale di Sol LeWitt

Angelo Guglielmi, Il grande cancellatore

Serena Carbone, Paolo Icaro, l’errore come base di un nuovo linguaggio

Giorgio Mascitelli, L’arte della confusione e il politicamente corretto

Antonella Sbrilli, Alfagiochi / Mi ritorni in mente

Alfadomenica #1 – gennaio 2018

Non più quotidiano, ma settimanale, anzi alfadomenicale, con qualche rapida incursione nell'attualità. Alla fine di dicembre vi avevamo annunciato il cambio di passo di Alfapiù, che si accompagna all'uscita su carta, a partire da marzo, del trimestrale monografico Alfabeta, dedicato nel primo numero al Sessantotto. Quello che non vi avevamo detto, però, è che stavamo lavorando a un restyling del sito. Avete sotto gli occhi il risultato, che si basa in larga parte sulle osservazioni venute dai lettori – prima fra tutte, l'importanza di migliorare la qualità della lettura sullo schermo dello smartphone. Speriamo che questa rinnovata Alfabeta vi piaccia e vi invitiamo a mandare i vostri commenti all'indirizzo email redazione@alfabeta2.it . Ma soprattutto ci auguriamo che molti di voi aderiscano all' associazione a cui abbiamo dato vita all'inizio del 2017, il modo migliore per sostenere la nostra testata e partecipare ai dibattiti che ospitiamo nel Cantiere, lo spazio riservato ai soci.

E adesso, buona lettura!

Claudio Canal, Modernismo islamico

G.B. Zorzoli, Un instant ritardatario

Massimo Filippi, Tafanopolitica

Matteo Moca, Fascismo, postfascismo

Alberto Capatti, Gualtiero e le patate

Luigi Marfè, Tradurre il mondo

Alfadomenica # 5 – dicembre 2017

Con un Alfadomenica di dimensioni monstre si chiude il 2017 e, come vi abbiamo annunciato la scorsa settimana, si apre un nuovo ciclo per Alfabeta. Nel 2018, infatti, la rivista riprenderà a uscire su carta, sotto forma di trimestrale monografico. Il primo numero, in uscita a primavera, sarà dedicato al Sessantotto, mentre il secondo e il terzo avranno rispettivamente come tema Femminismo e gender e Trasformazioni dell'industria culturale; in chiusura, l'Almanacco 2019. Una decisione che, come abbiamo scritto, è anche il frutto dei risultati dell'associazione Alfabeta, che ha raccolto alcune centinaia di adesioni. Per questo, ai soci che rinnoveranno l'iscrizione e a quelli che si iscriveranno per la prima volta riserviamo, insieme a una copia dell'Almanacco 2018, il primo numero della nuovissima Alfabeta. La quota associativa rimane invariata: 25 euro (18 euro per studenti e insegnanti). I soci sostenitori (quota: 100 euro) riceveranno invece, oltre all'Almanacco 2018, i quattro numeri del trimestrale. Per tutti si conferma l'accesso esclusivo al Cantiere di Alfabeta, che in questi giorni ospita una nuova discussione sullo ius soli. Quanto al sito, a partire da domani, l'alfapiù quotidiano sarà sostituito da un alfasettimanale che ogni domenica, a turno, tratterà di libri, di musica e spettacolo, di arte, di cinema. A questo si affiancheranno  interventi puntuali sulle più importanti questioni di attualità.

A tutti, lettrici e lettori, i nostri auguri per il nuovo anno!

La redazione di Alfabeta

Ed ecco il sommario di oggi:

  • Patricia Peterle e Elena Santi, Cinque voci dal contemporaneo # 5 / Valerio Magrelli (con una nota di Andrea Cortellessa su Guida allo smarrimento dei perplessi): L’attività poetica, questo “fare” per antonomasia, rappresenta una forma di resistenza linguistica contro ogni preteso uso “innocente” del linguaggio. Pertanto, chi si ostina a comporre versi, dovrà cercare di rendere alla parola la lucentezza del conio che le viene quotidianamente offuscata. La poesia esige dunque un approccio reattivo, capace di sottrarre i materiali verbali alla mercificazione quotidiana. È appunto questo a renderla così complessa, impegnativa, salutare, “etica”. È appunto questo a spiegare perché, come l'Araba Fenice, essa rinasca dalle sue stesse ceneri, ed abbia per culla la fiamma. Altrimenti detto, ricorrendo a un’immagine assai meno sublime, più il linguaggio si deteriora, maggiore è la necessità della sua manutenzione poetica. E di manutenzione, oggi, c’è assai bisogno. - Leggi:>
  • Arianna Agudo, Happy New Ear: Nell’incipit del suo l’Arte del romanzo Milan Kundera, rifacendosi alla celebre conferenza che Edmund Husserl tenne nel 1935 a proposito della crisi dell’umanità europea, individuava i germogli di questa crisi nell’incalzante tendenza alla formazione di discipline specializzate, alla divisione categoriale del mondo in tante verità relative che ne frantumano e dissolvono l’unità fino a condurre l’uomo moderno all’«oblio dell’essere». Secondo Kundera è proprio il romanzo moderno a porsi per primo come ricettore e ricettacolo di questa realtà frammentata grazie alla sua capacità di accettare la relatività, parzialità e ambiguità del mondo e a possedere «come sola certezza la saggezza dell’incertezza». A questa tendenza alla specializzazione, che oggi risulta quanto mai acuita, l’arte contemporanea sembra aver risposto attraverso i tanti tentativi di erosione dei confini tra le arti, la loro commistione e contaminazione reciproca. - Leggi:>
  • Carlo Branzaglia, Anche la grafica fa storie. Una visione autoriale sul graphic designA molti anni dall’uscita del seminale, è il caso di dirlo, Storia del Graphic Design di Maurizio Vita e Daniele Baroni, edito nel 2003 da Laterza, compare in libreria un altro corposo volume in cui la storia si incrocia con la grafica. Ma già dal titolo è evidente che l’intenzione dell’autore non è quella di costruire una storiografia precisa, per quanto la sequenza di saggi e schede segua inflessibilmente un ordinamento di stampo cronologico. Il racconto della grafica di Andrea Rauch, edito da Casa Usher (sottotitolo Storie e immagini del graphic design italiano e internazionale dal 1890 ad oggi) segnala infatti la volontà di raccontare delle storie e di parlare di grafica più che di design. - Leggi:>
  • Alberto Capatti, Alfagola / Gualtiero immaginario: Un menu : Le Dîner de l’Apocalypse chez Marchesi. Cena dell’Apocalisse da Marchesi, Milano, 21 Marzo 1979. Lo ritrovo ne La mia grande cucina italiana (Rizzoli, 1980). Scorro il menu, dietro l’ultima pagina della copertina, e leggo e traduco : I fiori del Male saltati e bagnati di neghentropia, e sotto Implosione di rombo semiologico alla maniera di Umberto Eco, e sono preso dall’idea fissa che la nuova cucina è stata, è immaginazione. Le ricette vengono prima o dopo questi fiori del male e dopo il rombo semiologico, e non esauriscono una ricerca fatta di intuizioni, accostamenti, plagi, parole e giochi di parole e mani da prestigiatore, da cuoco. Gualtiero Marchesi, una voce posata, cauta ed amichevole, un volto tranquillo, lo ricordo così, con esternazioni culinarie impossibili, il risotto con la foglia d’oro, e una giusta distanza da me, da chi cuoco non è, e dovrebbe ascoltare in silenzio. - Leggi:>
  • Antonella Sbrilli, Alfagiochi / Alfabetadue à la carte: Ci siamo lasciati la vigilia di Natale con un anagramma molto riuscito e tempestivo di Sandra Muzzolini: Regalo di Natale = Donate allegria. E intanto si è fatta la fine dellanno e linizio di una nuova fase di Alfabeta2, che dal 2018 uscirà come trimestrale su carta e come settimanale, sempre la domenica, online. Alfabetadue, con le sue undici lettere, si presta  a  rivolgimenti di vario genere. Sincretistico: LAde fu beata; Fiabesco: Baule da fate; Cinefilo: Daube fatale.  - Leggi:>
  • Semaforo: Algoritmo - Coscienza - Fundraising - Offline - Tempo. Leggi:>

Alfadomenica # 4 – dicembre 2017


Care lettrici, cari lettori, l'alfadomenica di oggi non può che cominciare con gli auguri per questi giorni di festa, per il nuovo ciclo dell'anno che ricomincia, per il futuro - parola che, più che mai di questi tempi, pronunciamo con incertezza e timore e che tuttavia spetta a noi costruire. Auguri che rivolgiamo a voi, e anche a noi stessi, perché da gennaio Alfabeta cambierà ancora una volta pelle. Come sempre in controtendenza, o forse in anticipo, rispetto ai tempi attuali, nel 2018 la nostra rivista riprenderà a uscire su carta, così come è stato quando è nata nel 1979, ed è poi rinata nel 2010. Questa volta, però, lettrici e lettori si troveranno di fronte un trimestrale corposo (circa 200 pagine), di taglio monografico: il primo numero, in uscita a primavera, sarà dedicato al Sessantotto, mentre il secondo e il terzo avranno rispettivamente come tema Femminismo e gender e Trasformazioni dell'industria culturale; in chiusura, l'Almanacco 2019. La decisione di ritornare alla carta è anche il frutto dei risultati dell'associazione Alfabeta, che ha raccolto alcune centinaia di adesioni. Per questo, ai soci che rinnoveranno l'iscrizione e a quelli che si iscriveranno per la prima volta riserviamo, insieme a una copia dell'Almanacco 2018, il primo numero della nuovissima Alfabeta. Anche per il sito si annunciano grandi cambiamenti, il primo a partire proprio da Capodanno: al posto dell'alfapiù quotidiano, ci sarà un alfadomenicale che a turno tratterà di libri, di musica e spettacolo, di arte, di cinema, affiancato da interventi incisivi e puntuali sull'attualità. E dunque, auguri!

La redazione di Alfabeta

Oggi su Alfadomenica:

  • Patricia Peterle e Elena Santi, Cinque voci dal contemporaneo # 4 - Enrico Testa: Essere poeta oggi significa essere qualcosa meno di niente. Ritengo insopportabili coloro che «fanno» i poeti assumendo atteggiamenti da vati o da guru new age e credono così di collocarsi in una posizione d’eccellenza. Il poeta è in fondo un uomo come tutti, con qualche problema in più e, in contraccambio, con una minima dose d’attenzione e sensibilità che, per sorte e cultura, si declina in versi. Quindi – per favore – no ai cantori nostalgici, no ai canti dispiegati, no al restauro dei tempi andati. Anche perché oggi – considerati il crollo del prestigio della cultura umanistica e la perdita dei suoi valori simbolici e antropologici – della poesia in fondo non importa niente a nessuno. Che poi ogni poeta appena decente debba provare un certo disagio nei confronti del mondo mi sembra quasi un prerequisito essenziale - Leggi:>
  • Valentina Valentini, L'archivio infinito. Una conversazione con Antonio SyxtySyxty Sorriso era una griffe, che avevo ideato per ‘firmare’ alcune delle mie ‘azioni teatrali' – come si chiamavano allora – o performance/eventi/happening. Per fare un esempio la sfilata/performance BLOOM BLAST del 1980 era ‘griffata’ SYXTY SORRISO. Ho sempre giocato con le componenti della mia identità personale (da quella anagrafica reale a quella completamente inventata). Antonio Syxty era – e continua a essere – una fake identity. - Leggi:>
  • Alberto Capatti: Alfagola / Trippa: Piatto popolare, gustoso, facile. Se dovessimo immaginarle una storia, la serviremmo come il lampredotto, voce toscana che la designava trippa da gatti e che, nel mercato di Firenze, nell’Ottocento, era offerta in un panino. La sua ascendenza invece è meno volgare di quello che non si supponga, e la ritroviamo in ricettari di corte cinquecenteschi. Ne eran ghiotti i papi e Bartolomeo Scappi la serviva loro lessa o fritta o sulla graticola (Opera,1570,33). Prima di lui Cristoforo Messisbugo, le aveva previste per la corte di Ferrara, negli anni anteriori al 1549, data di stampa dei Banchetti compositioni di vivande. - Leggi:>
  • Antonella Sbrilli: Alfagiochi / Regalo di Natale = XXXXXX XXXXXXXX: Nella scorsa rubrica - quando mancavano ancora due settimane al Natale - abbiamo toccato il tema del regalo che giocatori e giocatrici hanno declinato in vari modi verbo-giocosi. Soprattutto su Twitter, la parola è stata al centro di variazioni ri-creative, giocate su sinonimi (strenna, omaggio, dono, presente), false etimologie e anagrammi, collegandosi anche ad hashtag già esistenti. In particolare, #alfaregali si è unito per qualche tweet al gioco del #rocambolario che da parecchi mesi impegna i giocatori a sezionare parole comuni e ad inventare definizioni dei segmenti che diano un nuovo sperticato senso alla parola di partenza. Un esempio in tema natalizio è di Enrico Terrinoni: “cerbiatto piccino di nome Antonio = bambinello”. - Leggi:>

Alfadomenica # 3 – dicembre 2017

Oggi su Alfadomenica:

  • Patricia Peterle e Elena Santi, Cinque voci dal contemporaneo # 3 / Tommaso OttonieriLa radice del termine – poeta, poesia – risiede evidentemente, nel poìein, nel fare; che riconduce il lavoro della parola alla più generale e concreta prassi dell’arte (termine che nell’origine indica un muoversi verso (qualcosa), ovvero, in senso traslato, un adattare, ossia nuovamente un fare), e dunque, persino, alla manualità che l’arte stessa implica, alle sue virtù di plasmazione. - Leggi:>
  • Massimo Filippi, Le vite degli animali infami: Linguaggio obbligatorio e rituale. È il linguaggio capace di rendere “umanitario” l’orrore più cupo – le guerre, gli stermini di massa, i respingimenti, l’esclusione istituzionalizzata, la quotidiana messa a morte de* vivent*. Il linguaggio che legittima la malvagità del banale, l’inarrestabile lavorio dei dispositivi di smembramento che, dietro una scintillante patina di normalità e di naturalità, continua a trasformare il vivo in morto.  - Leggi:>
  • Semaforo: Facebook - Genetica - Natura: - Leggi:>

Alfadomenica # 2 – dicembre 2017

Oggi su Alfadomenica:

  • Piero Del Giudice, L'Aja. Il tribunale come palcoscenico: Slobodan Praljak è nato nel 1945 a Čapljina, in Bosnia Erzegovina, una cittadina sulla Neretva, strategica per il bacino idrico, nota per la devozione degli abitanti. Città di crociati. Il testone di Praljak, così simile a una maschera, campeggia adesso sui muri di Čapljina sagomato con le mascherine e lo spray: lumini accesi sotto il testone, preghiere, messe di suffragio e, trasferite in parete, le ultime parole dell’ex-generale croato-bosniaco in diretta con il mondo e davanti ai giudici del Tribunale Penale Internazionale dell’Aja: «Non sono un criminale di guerra. Respingo il vostro verdetto». - Leggi:>
  • Patricia Peterle e Elena Santi, Cinque voci dal contemporaneo # 2 - Mariangela GualtieriProsegue il piccolo ciclo di appuntamenti su alfaDomenica con cinque importanti poeti italiani di oggi a colloquio con due studiose dell’altro emisfero. Dopo Mariano Bàino, è dedicato a Mariangela Gualtieri il secondo estratto dall’importante volume di Patricia Peterle ed Elena Santi, italianiste dell’Università di Florianópolis in Brasile, Vozes. Cinco décadas de poesia italiana (Editora Comunità, Rio de Janeiro 2017), che raccoglie trentatré conversazioni con poeti italiani di cinque generazioni diverse, da Giampiero Neri a Massimo Gezzi. - Leggi:>
  • Antonella Sbrilli, Alfagiochi / #AlfaregaliAl tema del dono nelle sue affascinanti ed enigmatiche accezioni (un oggetto, un gesto, un pensiero, un talento ecc.) sono state dedicate negli scorsi mesi le Indagini sul Dono, un ciclo di appuntamenti a cura di Stefano Velotti organizzati a Roma dalla Fondazione VOLUME!, in collaborazione con la Casa delle Letteratura e l’Università Sapienza. Un tema antico e complesso, indagato con artisti che hanno fatto attenzione al dono, con artigiani, filosofi, antropologi, economisti, attraverso carotaggi  esemplari, di grande interesse.  - Leggi:>
  • Alberto Capatti, Alfagola / La maionese: Ne esistono almeno quattro : una di origine italiana, la mayonnaise francese, quella in tubo o in vasetto ed infine la veggie. Procediamo con ordine. La prima attestazione è nell’Apicio moderno di Francesco Leonardi stampato nel 1790, con una insalatina alla majonese che comincia così : Fate cuocere arrosto due o  tre pollastri, e tagliateli poscia in otto pezzi per cadauno. Stemperate in una terrina con olio a proporzione due rossi d’uova dure, un poco di mostarda e un poco d’aceto alla Ravigotta … Leggi:>

Alfadomenica #1 – dicembre 2017

Da mercoledì 6 a domenica 10 dicembre all'Eur di Roma, nella nuova sede della "Nuvola" progettata da Massimiliano Fuksas, si tiene la sedicesima edizione di Più libri più liberi, la fiera della piccola e media editoria. Sarà una occasione, per i lettori romani o per quelli che si troveranno in quei giorni nella capitale, di vedere da vicino - e magari di acquistare - l'Almanacco 2018 di Alfabeta, esposto sui banchi delle Edizioni DeriveApprodi (stand D01). Vi aspettiamo.

Alfadomenica, il sommario:

  • Cinque voci dal contemporaneo / Mariano Bàino: Inizia oggi una serie di appuntamenti che si susseguiranno sugli alfaDomenica di dicembre: cinque importanti poeti italiani di oggi a colloquio con due studiose dell’altro emisfero. A Patricia Peterle ed Elena Santi, italianiste dell’Università di Florianópolis in Brasile, si deve infatti un ponderoso e bellissimo volume dal titolo Vozes. Cinco décadas de poesia italiana (Editora Comunità, Rio de Janeiro 2017), che raccoglie trentatré conversazioni con poeti italiani di cinque generazioni diverse, da Giampiero Neri a Massimo Gezzi. Ogni dialogo comprende una prima parte di domande uguali per tutti i poeti, e altre dedicate in modo più ravvicinato all’esperienza di ciascuno; e si conclude con un componimento – inedito all’altezza dell’intervista –, dato nell’originale italiano e nella traduzione portoghese di Patricia Peterle. Ne è uscita non solo un’antologia iperselezionata e, nondimeno, assai ricca; ma, soprattutto, un giro d’orizzonte assai comprensivo e per molti versi illuminante.  - Leggi:>
  • Ottobre rosso poetico, a cura di Anna Soudakova Roccia: Tribuno della Rivoluzione per antonomasia. Per Lev Trockij, Majakovskij è “majakomorfo” e popola di sé le piazze, le vie e i campi della rivoluzione”. In Majakovskij non c’e l’apologia: il sogno utopico di un nuovo mondo è il nutrimento del suo cuore e delle sue più profonde corde dell’anima. Per Boris Pasternak egli sognò la rivoluzione, prima che quella accadesse ed è, dunque, il primo poeta della epoca per il suo “spirito rivoluzionario innato |…|, generato non solo dagli eventi storici, ma anche |...|dalla sua costituzione, dal suo pensiero, dalla sua voce”. - Leggi:>
  • Alberto Capatti, Alfagola / 1914È l’anno della guerra e a Londra esce il Répertoire de cuisine di Gringoire e Saulnier, due allievi di Auguste Escoffier che operava all’Hotel Carlton. È un ricettario per professionisti del mondo intiero, con ricette di due-quattro righe, ingredienti e operazioni essenziali. Vediamo come erano trattate le paste, collocate in fondo al capitolo sulle verdure. Cos’è cambiato? possiamo recuperarne alcune? Esaminare come era preparata e servita la pasta, lontano dall’Italia, significa riflettere sul nostro modo di consumarla a tavola, e in alcuni casi replicarla dopo più di un secolo con inevitabili varianti. - Leggi:>
  • Semaforo: Iniziativa - Manuali - Oligarchi - Leggi:>