Mailing

Michelangelo Coviello

1

Due occhi sono come due mani
toccano e frugano nella discarica
la sinistra tiene nella destra il coltello
mentre sull’erba corpi nudi assorti di ragazze
i ragazzi guardano e aspettano il turno
gli occhiali da sole rivolti ad est
ad ospitare il sole terrestre
è una crosta il limite della pelle
sfiorata dal raggio che arriva al tramonto
e trova il vuoto
la metamorfosi del messaggio
nessuno ad aspettare la luce
un abbraccio dal fondo del buio.

9

L’immagine rimbalza più volte
sul pelo dell’acqua poi sprofonda
affoga piano piano
i turisti col telefono si fermano
a descrivere in una lingua lontana
l’albero sradicato dal vento
che ora riposa sul velluto
sonoro del popolo del cielo al tramonto
invisibile come tutti i suoni del parco
il lago è diventato un unico schermo
dove l’immagine riemerge in primo piano
controllata a vista da una nuvola armata
che saluto spruzzando con le labbra.

da Michelangelo Coviello Mailing (Stampa, 2013)

Fiato d’artista di Piero Manzoni

Domenica prossima, in occasione della mostra milanese Piero Manzoni 1933-1963, a cura di Flaminio Gualdoni e Rosalia Pasqualino di Marineo, a Palazzo Reale sino al 2 giugno, alfadomenica proporrà un ampio speciale curato da Andrea Cortellessa e dedicato al «pittore milanese, ma geniale» (nella definizione degli Skiantos).

Il brano video che anticipiamo oggi è tratto da uno dei Filmgiornali che Manzoni realizzò con la SEDI fra il ’60 e il ’61. L’idea era di Uliano Lucas, che all’epoca marcava Manzoni a uomo. Anticipiamo qui anche uno dei testi di Cortellessa.

https://vimeo.com/91780987

Cinegiornale/Comunicazione
Andrea Cortellessa

La pubblicità è l’anima del mercato, e PM capisce al volo l’importanza di “fare notizia”. È l’eredità più tangibile che raccoglie del futurismo: come Marinetti accetta e persegue il successo di scandalo, la «voluttà di essere fischiati» che i nuovi media a disposizione degli artisti, nella nascente Società dello spettacolo, possono gigantografare in misura inimmaginabile dalle prime avanguardie (non casuale l’entusiasmo nei suoi confronti di Damien Hirst, testimoniato dal documentario Piero Manzoni artista). Non solo. A differenza di Marinetti e soci, il cui look – «abito futurista» di Balla a parte – nelle Serate non era distinguibile dai loro avversatori, PM (come forse il solo Dalí, a quei tempi; PM lo va a trovare una volta, nel ’61, a Cadaques) capisce di doversi “costruire un’immagine”. È «lo spin doctor di se stesso e delle sue iniziative» (Gualdoni). In questo senso anticipa la pratica di comunicazione che Balestrini e Warhol di lì a poco istituzionalizzeranno col Gruppo 63 e con la Factory, e in generale il comportamentismo degli anni a venire. PM cura il rapporto coi critici (da Emilio Villa a Vincenzo Agnetti; il suo carteggio per esempio col catalano Cirlot è di grande interesse), che però prenderanno a studiare sul serio il suo lavoro solo dopo la sua morte; non minore è però la sua attenzione per il nascente mondo dei media: accettando di pagare lo scotto delle semplificazioni, delle sguaiataggini, delle vere e proprie irrisioni.

E facendosene, anzi, fattivo complice: il suo umorismo sottile e metafisico si fa, in quelle occasioni, vera e propria clownerie. Sino alla fine: nella raccolta degli Scritti sull’arte è compresa un’intervista di Franco Serra pubblicata, con molte foto e il titolo Costa duecento lire al litro il fiato del pittore che non usa pennelli, da «Settimana Incom illustrata» il 16 dicembre 1962: a nemmeno tre mesi dalla morte. Anche in questo caso lo precede John Cage che, a quanto pare su istigazione di Umberto Eco, partecipa nel ’59 ad alcune puntate di Lascia o raddoppiain qualità di esperto di funghi (il che, per inciso, era davvero: infatti guadagnò il bel gruzzolo di sei milioni di lire, equivalenti a circa 70.000 € odierni…; la leggenda vuole che avesse scelto questo argomento di ricerca in quanto mushroom precede immediatamente music nell’ordine alfabetico) approfittandone per eseguire alcuni brani, definiti da Mike Bongiorno «di musica strambissima», davanti a una platea di milioni di spettatori (memorabile lo scambio di battute finale tra i due).

Nel ’60 a Uliano Lucas (che parteciperà alle riprese in qualità di figurante e vi realizzerà scatti memorabili) viene l’idea di far incontrare PM e l’operatore Gianpaolo Maccentelli, che realizza cinegiornali per la SEDI (la quale poi li distribuisce nelle sale cinematografiche di tutta Italia). I testi, a dir poco goliardici (come quello, ineffabile, che commenta il gioco fra PM, che gonfia un Corpo d’aria, e una modella a sua volta alquanto ariosa che è in realtà una nota soubrette di origine russa, Lucy d’Albert, già al fianco di Totò e Carlo Dapporto), sono dello sceneggiatore Marcello Ciorciolini, futuro collaboratore di Franco Franchi e Ciccio Ingrassia; la voce è della star radiofonica, e in futuro televisiva, Corrado Mantoni. Il look di PM in queste occasioni, per la verità, resta inappuntabile, ma il suo comportamento è studiato in modo da urticare ogni possibile sensibilità borghese. E tuttavia PM, che pure anticipa tanti indirizzi a venire, non confonde queste occasioni promozionali con la sua opera. Non esporrà mai foto o video tratti da queste sue “performance”.

 

alfadomenica aprile #1

FABBRI su LE GOFF - CHAMBERS sul SUD – CARBONE e MUKASONGA  – alfavisioniGIOVENALE Poesia - CAPATTI Ricetta **

JACQUES LE GOFF: ERESIE CINESI
Paolo Fabbri

La storia, si sa, è nemica della memoria: vuol renderne ragione oggettiva e dar torto ai ricordi soggettivi. Come il personale sorriso con cui ricordo Jacques Le Goff, che non è più tra noi. Quel sorriso che, per l’immenso storico, è stato, forse, “una creazione del Medioevo”. Lunga durata che giungeva, per lui, fino alla Rivoluzione francese.
Leggi >

SMONTARE IL SUD
Iain Chambers

Disfarsi delle storie ufficiali e istituzionali, e rifiutare il loro giudizio, ci porta a tagliare il corpo della conoscenza ereditata per liberare altre storie, altre modalità per raccontare un passato che non passa, ma che si accumula come una rovina potente ed inquietante nel presente.
Leggi >

RUANDA, VENT'ANNI DOPO
Intervista di Maria Teresa Carbone a Scholastique Mukasonga

Esattamente vent’anni fa, nei primi giorni di aprile del 1994, ebbe inizio in Ruanda un massacro che portò, nell'arco di tre mesi, all’uccisione di oltre ottocentomila persone. Ruandese, esule in Francia al momento del massacro, Scholastique Mukasonga ha assistito da lontano allo sterminio quasi totale della sua famiglia e solo nel 2004 è rientrata nel paese. L'abbiamo intervistata poco prima della sua partenza per Kigali, dove domani prenderà parte alle commemorazioni per il ventennale del genocidio.
Leggi >

alfavisioni - SAPERSI MOLTO VICINI
Andrea Cortellessa
sul convegno «Sapersi molto vicini. Arte, letteratura, critica nell’Italia contemporanea». Con Achille Bonito Oliva, Stefano Chiodi, Michele Dantini, Flavio Favelli ed Emanuele Trevi.
Guarda >

https://vimeo.com/91152994

AMPIA COLLEZIONE DI UTILI TAG PER AFFRONTARE CON ESTREMO RIGORE LA SPINOSA QUESTIONE DELLA PREOCCUPANTE CRISI DEGLI ODIERNI INTELLETTUALI E DELL'IMPEGNO - Poesia
Marco Giovenale

A, aa, aaa, a intellettuali, aa intellettuali, aaa intellettuali, abaco intellettuale, abbasso gli intellettuali, addavenì l’intellettuale, adesso gli intellettuali vanno in radio, affrontare con estremo rigore la spinosa questione della preoccupante crisi degli odierni intellettuali e dell’impegno, agli intellettuali servirebbe un po’ di digiuno...
Leggi >

CREMA AL CIOCCOLATO - Ricetta
Alberto Capatti

Prima una crema lontana, in musica. Le Bas, nel 1739 pubblicò a Parigi il suo Festin joyeux in cui indicava, per ogni formula, l’arietta e lo spartito. L’accompagnamento, la ricetta e il piatto, facevano, nella sala da pranzo, spettacolo. Eccola.
Leggi >

*alfadomenica è la nuova rubrica di alfabeta2 in rete:
ogni domenica articoli di approfondimento, dibattiti, scritture, poesie ecc.

alfavisioni – Sapersi molto vicini

Sapersi molto vicini è il titolo – preso da un verso di Amelia Rosselli – d’una giornata di discussione tenutasi ieri a Villa Carpegna, sede della Quadriennale di Roma, e condotta da Stefano Chiodi, Davide Ferri e Antonio Grulli. L’incontro ha fatto seguito a una serie di incontri ideati da Ferri e Grulli e tenutisi nel corso del 2011 al museo MAMbo di Bologna, i cui riflessi si leggono nel volume Sentimiento Nuevo. Un’antologia (Comune di Bologna 2013): che presenta anche un’antologia di testi di critica d’arte pubblicati negli ultimi anni. Sapersi molto vicini vuole far incontrare esponenti di ambienti da sempre vicini, appunto, ma che faticano oggi a trovare spazi concreti di interazione e confronto. Artisti e scrittori, critici e storici dell’arte e della letteratura, sono intervenuti: Achille Bonito Oliva, Barbara Casavecchia, Luca Corizza, Andrea Cortellessa, Michele Dantini, Emanuela De Cecco, Flavio Favelli, Luca Lo Pinto, Maria Grazia Messina, Giulia Piscitelli ed Emanuele Trevi. La Quadriennale curerà on-line una ripresa integrale degli interventi e delle sessioni di discussione.

Qui Andrea Cortellessa rivolge alcune domande ad Achille Bonito Oliva, Stefano Chiodi, Michele Dantini, Flavio Favelli ed Emanuele Trevi.

https://vimeo.com/91152994

sapersi molto vicini alle
retrovie dei ragazzi «in
panne», e pur sapendo, reagendo
presentarsi nuda al televisore
consumando «arte e storie»
d’una altra età giovanile
quella che è vostra e mostruosamente
si evolve ad essere mia.

Amelia Rosselli, Documento (1966-1973)

Ruanda, vent’anni dopo

Intervista di Maria Teresa Carbone a Scholastique Mukasonga

Esattamente vent'anni fa, nei primi giorni di aprile del 1994, ebbe inizio in Ruanda un massacro che portò, nell'arco di tre mesi, all'uccisione di oltre ottocentomila persone, per lo più di etnia tutsi. Fu un genocidio dal quale “nessun ruandese – superstite, corresponsabile o esule – emerse indenne, mentre il mondo stava a guardare senza fare nulla”, come ha scritto giorni fa Agnes Binagwaho, ministra per la salute del paese africano in uno studio sul “Lancet” che descrive gli incredibili progressi raggiunti dal governo di Kigali in campo sanitario dal 1994 a oggi.

In questi vent'anni il Ruanda ha dovuto fare fronte a un duplice enorme sforzo: da un lato ricucire un tessuto sociale così tragicamente sconvolto, dall'altro non coprire di silenzio quanto era accaduto. Uno sforzo cui non possono essere indifferenti tutti gli scrittori che hanno provato a raccontare cosa vuol dire vivere in un paese che ha nel suo passato prossimo un simile bagno di sangue: ne sono prova, tra l'altro, testi come L'ombra di Imana, della franco-ivoriana Véronique Tadjo (Ilisso 2005) o Il grande orfano, del guineano Tierno Monénembo (Feltrinelli 2003).

Ruandese, esule in Francia al momento del massacro, Scholastique Mukasonga ha assistito da lontano allo sterminio quasi totale della sua famiglia e solo nel 2004 è rientrata nel paese. Proprio per questo nella sua opera gli avvenimenti del '94 non compaiono se non di riverbero, e tuttavia non cessano di proiettare la loro ombra, anche retrospettivamente, in un passato solo superficialmente tranquillo. Era così nel suo libro d'esordio, l'autobiografico Inyenzi, ou les Cafards (Gallimard 2006), dove Mukasonga ripercorreva – più che il genocidio vero e proprio, cui era dedicata solo la parte finale – la fase di incubazione dello sterminio, a partire dagli anni Cinquanta. Ed è così nel primo romanzo della scrittrice, Nostra Signora del Nilo, tradotto di recente per 66thand2nd da Stefania Ricciardi (pp. 209, euro 16), ambientato negli anni Settanta in un liceo femminile che assomiglia molto a quello frequentato a suo tempo dalla stessa autrice.

Abbiamo intervistato Scholastique Mukasonga alcuni giorni fa, poco prima della sua partenza per Kigali, dove domani prenderà parte alle commemorazioni per il ventennale del genocidio.

È stato il genocidio a fare di me una scrittrice”, lei ha dichiarato in più di una intervista. Eppure nei suoi libri gli avvenimenti del 1994 non sono quasi mai in primo piano. Può spiegare meglio il senso della sua affermazione?

Nell'aprile del 1994 non ero in Ruanda, a Nyamata, luogo della deportazione dei tutsi dal 1960. Se fossi stata lì, oggi non ci sarei più. Non mi considero dunque come una persona scampata al genocidio, ma come una superstite. Mi sembrerebbe indecente parlare al posto di quelli che si trovavano a Nyamata nel 1994. Nel mio primo libro Inyenzi, ou les cafards, ho dato la parola a mio cognato, testimone e sopravvissuto al massacro. Ma quando sono dovuta andare in esilio in Burundi, nel 1973, i miei genitori mi avevano affidato la missione di testimoniare la loro esistenza e lo sterminio che già si annunciava. I miei due primi libri sono tombe di carta innalzate alla loro memoria.

Con Nostra Signora del Nilo lei ha abbandonato l'autobiografia per scrivere un romanzo. Quali differenze ha riscontrato nella stesura del libro?

Anche se poggia evidentemente su dati reali (il liceo Nostra Signora del Nilo assomiglia al liceo Notre-Dame des Citeaux dove io sono stata educata), l'invenzione permette di prendere quella distanza necessaria grazie alla quale si sviluppa il piacere della scrittura. In altri termini, rispetto alla rigidezza dell'autobiografia la finzione mi ha consentito di abbordare i medesimi soggetti, allargando però la visuale.

Nostra Signora del Nilo si svolge negli anni Settanta, eppure si ha l'impressione che il liceo dove ha luogo l'azione sia lo specchio di un paese lacerato, dove la violenza esploderà da un momento all'altro. Pensa che si sarebbe potuto prevedere e prevenire quello che accadde poi nel 1994?

I primi pogrom contro i tutsi cominciarono nel 1959. La mia famiglia, come tante altre famiglie tutsi, venne deportata nel 1960 a Nyamara, nel Bugesera, una regione insalubre dove si pensava che sarebbero tutti morti. E già nel 1960 Bertrand Russell denunciò il massacro dei tutsi come il più grave dopo la Shoah. Ma il regime hutu, sostenuto dall'Occidente e dalla chiesa cattolica, descriveva il Ruanda come un paese modello, roccaforte contro il comunismo che invadeva l'Africa. E l'apartheid subìto da gran parte della popolazione veniva ignorato.

Nel suo libro lei descrive situazioni molto serie (per esempio la pedofilia di padre Herménegilde) o addirittura tragiche, come la morte di Frida, con molto umorismo, una scelta che differenzia Nostra Signora del Nilo rispetto ai molti altri ambientati in Ruanda. Ce ne vuole parlare?

L'umorismo ha sempre fatto parte integrante dei miei libri. Penso che il lettore non debba essere sommerso dal dolore e abbia il diritto di gustare il piacere puro della lettura. Mia madre Stefania era una narratrice rinomata, che sapeva tenere gli ascoltatori con il fiato in sospeso, e io spero di avere ereditato almeno un po' del suo talento. Ma l'umorismo che affiora perfino nelle situazioni più tragiche è un tratto culturale del Ruanda e i ruandesi lo maneggiano con grande destrezza anche in riferimento a se stessi. Discrezione, riservatezza e ironia sembrano essere caratteristiche della nostra cultura, un fatto che ha causato molti malintesi.

Come è nato il personaggio di Monsieur Fontenaille, questo bianco innamorato pazzo del mito dell'Africa?

Una delle più grandi disgrazie che siano capitate ai ruandesi è di abitare alle sorgenti del Nilo. Certo, prima dell'arrivo degli europei lo ignoravano, come ignoravano i miti che dall'antichità si erano accumulati sulle sorgenti di questo fiume misterioso. Alla fine del diciannovesimo secolo il Ruanda è l'ultima macchia bianca sulla carta dell'Africa. Alle sorgenti del Nilo si sarebbero trovati degli esseri fuori dal comune, usciti dalla leggenda. E se non ci fossero stati, li si sarebbe inventati. La civiltà tradizionale ruandese affascinò a tal punto i primi osservatori europei, amministratori coloniali e soprattutto missionari, che si rifiutarono di vedere nei tutsi dei semplici autoctoni. I tutsi dovevano essere per forza degli invasori, poiché i “negri” sono incapaci di raggiungere un tale grado di raffinatezza politica e rituale. Così si inventarono per loro le origini più deliranti: Etiopia Egitto Caucaso Tibet... Considerati degli europei come una razza superiore perché quasi bianca, i tutsi, dopo la presa del potere da parte degli hutu, non saranno altro che degli stranieri, degli invasori, i veri colonizzatori che bisogna cacciare ed estirpare. Nella sua follia il personaggio di Fontenaille rappresenta tutte le mortifere affabulazioni che si sono accumulate sul mio disgraziato paese. Virginia, nel romanzo, riassume così la situazione: “Qui noi siamo scarafaggi o serpenti, per i bianchi siamo gli eroi delle loro leggende.

Il suo romanzo ha ricevuto dei riconoscimenti importanti, tra cui il premio Ahmadou Kourouma, intitolato al grande scrittore ivoriano che in libri come I soli delle indipendenze ha reinventato il francese. Qual è il suo rapporto con questa lingua?

Negli anni Sessanta si imparava il francese già a partire dalla scuola elementare, ma dal momento che il Ruanda ha la fortuna di possedere una lingua nazionale parlata da tutti, il francese non usciva dagli istituti scolastici. In effetti, credo di avere scritto francese prima ancora di parlarlo. Ora vivo e lavoro in Francia da molti anni, e parlo dunque il francese tutti i giorni, ma non ho dimenticato la mia lingua materna, il kinyarwanda, e per questo ho scelto di disseminare tutti i miei libri di parole in questa lingua.

Molte conversazioni di Virginia e Veronica sottolineano la responsabilità dei bianchi nella creazione dell'odio fra hutu e tutsi. Crede sia possibile trovare un percorso di pace per ricomporre questa frattura?

Gli africanisti seri hanno confutato i miti dell'antica antropologia razzista. Basta constatare che hutu, tutsi e twa parlano la stessa lingua, abitano fianco a fianco, condividono la medesima cultura. I ragazzi che oggi affollano le aule scolastiche non sono più toccati da categorie come etnie e razze, erette del tutto artificialmente.

A questo proposito, nel recente Città aperta del nigeriano Teju Cole il protagonista si stupisce vedendo dei giovani ruandesi ballare in una discoteca a Bruxelles come nel 1994 se non fosse accaduto niente. Qual è la prospettiva sul genocidio da parte di chi a quel tempo non era ancora nato?

I ruandesi non vogliono dimenticare e intendono combattere con tutte le forze il negazionismo, ma al tempo stesso non vogliono essere ostaggio del passato: il Ruanda è un paese rivolto al futuro e basta soggiornare anche solo pochi giorni nel paese per constatare il dinamismo straordinario della popolazione e i progressi compiuti dal 1994.

Cosa pensa del processo a Pascal Simbikwanga, accusato di complicità nel genocidio, che si è appena svolto a Parigi e si è concluso con una condanna a 25 anni?

Ritengo che si tratti solo di un primo passo. In Francia restano 37 presunti responsabili da giudicare. E in Italia?

Crema al cioccolato

Alberto Capatti

Prima una crema lontana, in musica. Le Bas, nel 1739 pubblicò a Parigi il suo Festin joyeux in cui indicava, per ogni formula, l’arietta e lo spartito. L’accompagnamento, la ricetta e il piatto, facevano, nella sala da pranzo, spettacolo. Eccola:

 

Creme au chocolat

Le chocolat on le fait fondre,
Avec du lait dessus le feu;
Du sucre ajoutez quelque peu
Avant de le morfondre.

 Surtout mettez-y je vous prie
Six ou huit jaunes d’œufs bien frais
Ce que vous ferez cuire après,

Tout doux au bain-marie

Crema al cioccolato

Il cioccolato si deve legare
Con il latte sul fuoco
Di zucchero versatene un poco
Prima di lasciarlo raffreddare.

Soprattutto mettete, è d’uopo,
Sei-otto rossi d’uovo recente
Che farete cuocere dopo
A bagnomaria dolcemente.

Vi immagino perplessi. Chi era Le Bas? Di lui si sa solo che partecipò alla preparazione del banchetto per l’incoronazione di Luigi XV. Era musico? Sicuramente, e questa è la partitura dell’arietta, Si le péril est agréable, su cui era cantata la cresme au chocolat.

lebas1

Se avete paura di perdere il filo, fra gorgheggi e gorgoglii, rileggete la ricetta di Tante Marie, una Ada Boni francese, duecento anni dopo (La véritable cuisine de tante Marie, 1930).

Crème au chocolat

Faites bouillir un demi-litre de lait avec 100 grammes de sucre; lorsque le lait a bouilli, retirez-le du feu et mettez-en deux cuillerées dans une casserole avec deux tablettes de chocolat que vous laissez fondre en ayant soin de l’écraser, pour qu’il n’y ait pas de grumeaux. Lorsque le chocolat a fondu, ajoutez le reste de lait que vous avez fait bouillir avec le sucre et laissez refroidir. Après cela, battez ensemble trois jaune d’œufs et un blanc et versez-les en remuant dans le chocolat au lait refroidi ; passez ensuite à la fine passoire et versez dans de petits pots ou dans un plat creux. Faites prendre au bain-marie ou dans un four modérément chaud. Il faut compter 15 à 20 minutes pour la cuisson.

 Crema al cioccolato

Fate bollire mezzo litro di latte con 100 grammi di zucchero; quando il latte è bollito, ritirate dal fuoco e mettetene due cucchiaiate in un pentolino con due tavolette di cioccolato che lasciate fondere schiacciandolo perché non restino dei grumi. Quando il cioccolato è fuso, aggiungete il resto del latte bollito con lo zucchero e lasciate raffreddare. Dopo di che battete tre rossi d’uovo e un bianco e versateli rigirando nel cioccolato al latte freddo ; passate al colino e versate in tazzine o in una ciotola. Fate prendere a bagno maria o in un forno moderatamente caldo. Bisogna contare 15 o 16 minuti di cottura.

Ampia collezione di utili tag per affrontare con estremo rigore la spinosa questione della preoccupante crisi degli odierni intellettuali e dell’impegno

Marco Giovenale

A, aa, aaa, a intellettuali, aa intellettuali, aaa intellettuali, abaco intellettuale, abbasso gli intellettuali, addavenì l’intellettuale, adesso gli intellettuali vanno in radio, affrontare con estremo rigore la spinosa questione della preoccupante crisi degli odierni intellettuali e dell’impegno, agli intellettuali servirebbe un po’ di digiuno, aree di ripopolamento della fauna intellettuale, assenza di intellettuali, bada intellettuale, balie intellettuali, basta intellettuali, bidoni con intellettuali dentro, bis di intellettuali, buche intellettuali, c’è una impressionante povertà di idee in questi intellettuali, che avrebbe detto pasolini, che c’entra pasolini, che fine hanno fatto gli intellettuali, ci sono meno intellettuali alla radio, come fare senza intellettuali, come si fa a fare quello che si faceva prima se adesso gli intellettuali non ci dicono se è giusto o no, come si fa senza intellettuali, cosa fare in casa quando vengono a mancare gli intellettuali, crisi degli odierni intellettuali e dell’impegno, da una recente statistica, da una recente statistica gli intellettuali in italia tendono a scomparire, da una recente statistica sembra assodato che gli intellettuali in italia stiano riprendendo a proliferare, da una recente statistica sembra che il numero degli intellettuali sia in drammatico calo, da una recente statistica sono scomparsi gli intellettuali in italia, digiunano gli intellettuali, disgusto intellettuale, disordine, disordini intellettuali, disordini tra gli intellettuali, dove sono gli intellettuali, dovrebbero tornare gli intellettuali, e tu saresti un intellettuale, gli intellettuali andrebbero vietati, gli intellettuali dovrebbero, gli intellettuali dovrebbero digiunare di più, gli intellettuali dovrebbero digiunare di meno, gli intellettuali dovrebbero essere cacciati, gli intellettuali dovrebbero fare politica, gli intellettuali e i poeti, gli intellettuali e la politica, gli intellettuali hanno meno voce in capitolo, gli intellettuali hanno più voce in capitolo, gli intellettuali hanno tradito, gli intellettuali in tv, gli intellettuali intervenivano nel vivo, gli intellettuali non dovrebbero fare politica, gli intellettuali non producono che guasti, gli intellettuali si sono guastati, gli intellettuali sono come, gli intellettuali sono come il pesce, gli intellettuali sono come l’ospite, gli intellettuali sono comici, gli intellettuali sono stati traditi, gli intellettuali sono vivi, gli intellettuali una volta erano la coscienza critica della nazione, gli intellettuali vanno riparati, haddavenì l’intellettuale, help intellettuali, hop hop intellettuale, i comici sono gli unici intellettuali rimasti, i guasti degli intellettuali, il declino dell’intellettuale, il mondo intellettuale è povero, il tradimento degli intellettuali, il tradimento dei chierici, il tramonto dell’intellettuale, in miniera in miniera, intellettuale per piccino che tu sia tu mi sembri una badia, intellettuali comodamente a casa tua, intellettuali d’accatto, intellettuali d’oggidì, intellettuali odierni, intellettuali specie a rischio, intellettuali tutti al mare, intellettualismi, intellettualismi inquinanti, intellettualismi inutili, intellettualismi perniciosi, l’impegno dell’intellettuale si vede dal conto in banca, l’intellettuale fa male digli di smettere, la crisi degli odierni intellettuali e dell’impegno, la politica senza intellettuali, la preoccupante crisi degli odierni intellettuali e dell’impegno, la questione degli intellettuali è all’ordine del giorno, la radio è cambiata e ci sono meno intellettuali ad arricchirla, la scomparsa degli intellettuali, la spinosa questione della preoccupante crisi degli odierni intellettuali e dell’impegno, la tv è cambiata e quei rari intellettuali che vi compaiono dicono barzellette, la tv è cambiata in peggio per colpa degli intellettuali, meno intellettuali, minor presenza di intellettuali, non ci sono più gli intellettuali di una volta, non ci sono più intellettuali, non si ascoltano gli intellettuali in radio, non tornano gli intellettuali, odierni intellettuali, ora che sono morti forse intervengono nel morto, ora parliamo di intellettuali, ora riapriranno degli spazi per gli intellettuali, pasolini, pasolini avrebbe saputo cosa dire, pasolini ci salverà, pasolini in automobile, pasolini non avrebbe saputo a sua volta cavare un ragno dal buco, pasolini non l’avrebbe mai detto, pasolini non l’avrebbe mai fatto, pasolini si cuoce un uovo, per fortuna gli intellettuali tacciono, per riguardo agli intellettuali non diciamo altro, percentuale di intellettuali allo stato liquido, perché pasolini invece c’entra, più intellettuali, più intellettuali meno politica, più politica meno intellettuali, pochi intellettuali in giro, politica e intellettuali non vanno d’accordo, preoccupante crisi degli odierni intellettuali e dell’impegno, presenza di intellettuali, quando c’era fortini, quando c’era pasolini, quando c’era pasolini questo non sarebbe successo, quando c’erano gli intellettuali, quando gli intellettuali avevano voce in capitolo, quando sento parlare di intellettuali metto mano al portafoglio, quando sento parlare di intellettuali metto mano alla pistola, quando sento parlare gli intellettuali mi deprimo, quando sento parlare gli intellettuali non so dove nascondermi, questi intellettuali, questi intellettuali non sanno letteralmente che pesci pigliare, questione della preoccupante crisi degli odierni intellettuali e dell’impegno, ritaglia il tuo intellettuale, se ci fossero ancora gli intellettuali, senza badare a intellettuali, senza intellettuali di rango siamo tutti più poveri, senza intellettuali la tv si spegne, senza intellettuali non è più come prima, senza inutili intellettualismi, spinosa questione della preoccupante crisi degli odierni intellettuali e dell’impegno, tacciano gli intellettuali, tanto va l’intellettuale al lardo, ti ricordi quando c’erano gli intellettuali, tornano gli intellettuali, troppi intellettuali, troppi intellettuali in giro, troppi intellettualismi, una volta gli intellettuali andavano in tv, una volta gli intellettuali erano ascoltati, una volta gli intellettuali erano più ascoltati, utili tag per affrontare con estremo rigore la spinosa questione della preoccupante crisi degli odierni intellettuali e dell’impegno, virus intellettuali da estirpare, w gli intellettuali, z gli intellettuali, zz, zzz