Le cartoline di Arminio

Sergio Nelli

Franco Arminio è diventato un punto di riferimento, una voce che ci si aspetta di sentire. Dopo i due ultimi libri da paesologo, dopo Circo dell'ipocondria, Viaggio nel cratere, le poesie e i tanti interventi sui giornali e sui blog (vorrei ricordare le sue collaborazioni al Primo amore), esce ora per Nottetempo Cartoline dai morti, un libretto piccolo ma densissimo nel quale egli dilata, a partire (se vogliamo soffermarci ancora sulla psicologia) dal grumo ipocondriaco che lo accompagna, un' immagine della vita o, meglio, alla lettera, alcune immagini. Lo fa accumulando pochi elementi che i morenti-morti evocano nel loro transito un attimo prima di un silenzio definitivo. Sono cose, ultime povere annotazioni, alle quali il contesto dell'esser morti dà una forza imprevista, cosìcché la spoliazione e riduzione a elementi di ordinaria quotidianità diventa la soglia di una sbilenca, toccante epifania. "Io sono uno di quelli che un minuto prima di morire stava bene". Il passaggio si ferma tutto qui. Non c'è nemmeno bisogno di scegliere cartoline esemplari perché lo sono tutte. Leggi tutto "Le cartoline di Arminio"

Appunti al computer

Sergio Nelli

Padre e figlio

Un quindici-sedicenne beccato a sfrecciare a quasi 120 chilometri l’ora telefona immediatamente al padre che arriva subito sul posto sfrecciando soltanto a 105. È accaduto nel corso di un controllo effettuato dalla Polizia Municipale in viale XI Agosto a Firenze.

Preghiera

Uno dei Dipendenti  da Sostanze in Infinite Jest di David Forster Fallace, durante il Pater nostro comunitario mormora: Non ci indurre alla stazione, ma liberaci dal male. Amen.

Filmati

Stasera ho visto un piccolo filmato  porno amatoriale molto divertente e anche eccitante. Dura sei minuti e sette secondi. Telecamera fissa. Ci sono due ragazze in un grande letto matrimoniale che parlano con disinvoltura mentre si sfiorano la fica. Ridono, il loro tono di voce è molto naturale. Sono felici di stare lì. All’inizio si toccano un po’ sotto come se si grattassero un braccio. Ma, d’un tratto, per magia entrambe si zittiscono e comincia la fase più intensa. Le loro mani  sono impegnate, ognuna in proprio. Non si muovono né veloci né lente. Una delle due geme. Poi entrambe vengono quasi in simultanea e hanno l’espressione del venire. Immediatamente ridono e ricominciano a parlare. Leggi tutto "Appunti al computer"

Teoria delle sigarette inutili

Sergio Nelli

La prima sigaretta è legata all'attesa. Sei lì immobile, è come se dovessi nascere.

La seconda sigaretta è quella del primo caffè: ha gli occhi gonfi, il pigiama, le pantofole.

La terza sigaretta si muove in macchina ed è condizionata dal clima e dal tempo atmosferico.

La quarta sigaretta è dopo la colazione al bar. Il fumo succhiato è gradito, guardi a terra o alzi gli occhi al tuo prossimo. Ti accorgi di dover spazzolare le briciole della brioche sul giaccone.

La quinta e la sesta sigaretta sono sociali, di scambio. Si fuma con altri, si fuma insieme e siamo lì proprio per quello, in cortile, sotto le scale antincendio. Leggi tutto "Teoria delle sigarette inutili"

Il penultimo giorno di scuola

Sergio Nelli

Prima ho sognato che mi portavano all’ospedale perché cascavo dalle scale  o scivolavo per un capogiro, non ricordo, e dopo diverse analisi, camici bianchi andavano e venivano – mi si doveva aprire la testa. C’era del verde fuori da quel luogo in cui mi dovevo recare di nuovo per farmi aprire la testa. C’era una porta, un muro intonacato e delle scale di marmo. Ero molto triste e quando mi sono svegliato ho sentito il mal di testa. Tenevo gli occhi bassi, in cucina ho incontrato i croccantini del gatto e la sua ciotola d’acqua. Ho sperato ci fosse un po’ di caffè avanzato che c’era. Ne ho bevuto un sorso abbondante freddo e ho aspettato che la pastiglia di paracetamolo 1000 che avevo messo in un mezzo bicchiere d’acqua si sciogliesse. Ho acceso una sigaretta pensando alla malattia del sogno e al fatto che da un po’ di giorni mi facevano male le tempie, come se sgranassi le mascelle dormendo o come se l’irradiazione del dolore avesse colpito una zona contigua a quella solita, cioè le sopracciglia e il bordo occhio-zigomo. Leggi tutto "Il penultimo giorno di scuola"