Schizofrenia italiana

[In "Nuovi argomenti", n. 4, terza serie, ottobre-dicembre 1982]

Antonio Porta

Italiani significa essere esposti a continue e improvvise lacerazioni, essere quasi inermi di fronte al pericolo di una schizofrenia costante. L'essere dell'italiano è fatto di sostanza schizoide. Ciò accade senza alcun sovraccarico di patetismo; nulla di meno straziante o intimo di questa schizofrenia: essa accade come ad "un altro", e di fatto molti italiani vivono esattamente come se accadesse sempre "a un altro". Il metafisico "altro" di lacaniana memoria è utilizzato dall'essere italiano per scaricare "fuori" ogni possibile disturbo privato, conseguenza dello stato di schizofrenia costante. Leggi tutto "Schizofrenia italiana"

Michelangelo Pistoletto

Le fotografie del numero 6 di Alfabeta2 (gennaio-febbraio 2011) sono dedicate all'artista Michelangelo Pistoletto. Qui una selezione delle immagini pubblicate:

Le virtù del tumulto (seminario all’Esc)

Libera Università Metropolitana  2011 *  Esc, via dei Volsci 159, Roma

La rivolta tra esodo e rivoluzione

Nel pieno della crisi sistemica del capitalismo globale torna attuale il dibattito sulla trasformazione radicale. Per un verso, infatti, il capitalismo della finanza e delle corporation transanazionali non intende accettare regole e considera la crisi come una caratteristica strutturale della odierna produzione di valore; per l'altro, la parabola Obama ci dimostra che il riformismo è un disco incantato e le ricette neokeynesiane armi spuntate. In questo quadro si  acuiscono le tensioni sociali, soprattutto nel vecchio continente, dove con maggiore asperità colpiscono le politiche deflattive trainate dalla Banca centrale e dalla Germania. Da circa un anno l'Europa (con riferimento ad entrambe le sponde del Mediterraneo) è teatro di tumulti che vedono protagonisti i giovani, studenti e precari, e i migranti. Tumulti che, nel segnalare una resistenza potente contro l'austerity, rendono urgente la domanda sul progetto di trasformazione: qual'è l'obiettivo, infatti, dei riot  metropolitani? La tematica del no-future registra adeguatamente le passioni e i discorsi che attraversano le rivolte, da Roma a Londra, da Atene a Tunisi, da Parigi al Cairo? Leggi tutto "Le virtù del tumulto (seminario all’Esc)"

Cronaca di una rivoluzione inimmaginabile: da Cartagine al Nilo e oltre

Turi Palidda

“Il baluardo contro il fondamentalismo islamista”; “la garanzia contro l’immigrazione clandestina”, “il miglior partner economico dell’Italia e dell’Europa”, “un governo moderno dello sviluppo”: questi gli attestati di stima che tutti i governi dei paesi cosiddetti democratici hanno elargito senza riserve al regime di Ben Ali, così come a ben altri regimi ignobili. Sino a fine dicembre 2010 Moubarak era “il miglior alleato della democrazia occidentale” (pensando a se stesso, Berlusconi, anche dopo il 6 febbraio, ha detto che “è saggio ed evita rotture”). Leggi tutto "Cronaca di una rivoluzione inimmaginabile: da Cartagine al Nilo e oltre"

Essere cittadini, non clienti

Gustavo Zagrebelsky, 5 febbraio 2011, Palasharp di Milano, in occasione della manifestazione “Dimettiti. Per un’Italia libera e giusta”.

“Permettetemi due parole fuori copione, proprio due: che bello! Perché siamo qui? Che cosa abbiamo da chiedere, da dire? Niente e tutto. Niente per ciascuno di noi. Tutto per tutti. Questo è il carattere del nostro incontro e di tanti altri che si svolgono in queste giornate, con i quali siamo in consonanza.

Ripeto: non abbiamo nulla da pretendere solo per noi, nulla di personale, non siamo qui nemmeno come appartenenti a questo o quel partito, a questo o quel sindacato, a questa o quella associazione.

Ciò che chiediamo, lo chiediamo come cittadini. Chi è qui presente non rappresenta che se stesso, per questo il nostro incontro è altamente politico, come tutte le volte in cui, nei casi straordinari della vita democratica, tacciono le differenze e tacciono le appartenenze particolari, e parlano le ragioni che accomunano tutti i cittadini, tutti nudi cittadini, interessati alle sorti non mie o tue, ma comuni a tutti. Leggi tutto "Essere cittadini, non clienti"

La retorica della verità

laboratorio αβ Bologna

Anna Maria Lorusso

Molte volte nel corso dell'anno appena terminato abbiamo letto del pericolo che corre l'informazione, tra tentativi di legge-bavaglio, ritorni censori, dossieraggi e la solita, insoluta, questione del conflitto di interessi. Poco si parla, però, a nostro avviso, di un problema dell’informazione meno evidente ma ugualmente grave e che meriterebbe analoga attenzione: il diffondersi di tentazioni veritative e assolutistiche: monologiche. Cerchiamo di spiegarci.

È ovvio che in un panorama mediatico polifonico, plurale e libero ogni soggetto autorizzato a parlare dovrebbe essere garantito nel suo diritto di parola. Tuttavia, ci pare che sarebbe altrettanto essenziale che ogni soggetto autorizzato a parlare si limitasse a farsi portavoce del proprio punto di vista, del suo credo e dei suoi valori, senza volontà di prevaricazione dogmatica. Più volte invece ci siamo trovati in questa situazione, e troppo spesso forse senza accorgercene neanche. Il “monologismo” si sta facendo sistematico, abitudine diffusa, stile informativo, forse cifra epocale. Non dobbiamo pensare solo allo stile inquisitorio del Giornale o alle urla sguaiate e pre-politiche di Beppe Grillo. Forse dobbiamo anche riflettere su chi, da una parte e dall’altra dell’arena politica, predica il ritorno ai fatti o presenta le proprie inchieste come Verità, e non come indagini (soggettive, interessate, parziali, seppur – auspicabilmente – corrette). Leggi tutto "La retorica della verità"

La decrescita non è impoverimento

Marino Badiale, Massimo Bontempelli

L’idea (o slogan) della decrescita è una componente essenziale di un pensiero critico capace di confrontarsi con la situazione del mondo contemporaneo, e di interagire con una possibile nuova pratica politica adeguata ai gravissimi problemi attuali. Il punto di partenza del pensiero della decrescita è la ritrovata consapevolezza, annullata nel senso comune da qualche secolo di capitalismo, che i concetti di bene economico e di merce non sono identici: beni (intesi anche come servizi) sono i prodotti del lavoro umano che soddisfano determinati bisogni e necessità, merci sono, tra quei beni, quelli inseriti in un mercato monetario con un prezzo di vendita, e acquisibili, quindi, soltanto pagando quel prezzo. In termini logici, sono due concetti interconnessi, ma non coestensivi. La distinzione chiaramente riecheggia quella, introdotta dagli economisti classici e ripresa da Marx, fra valore d’uso e valore di scambio. Quando si parla di crescita si intende la crescita della sfera della circolazione di merci, quindi della sfera di compravendita di beni e servizi dotati di un prezzo. Quando si parla di decrescita si intende la diminuzione del raggio di questa sfera. Leggi tutto "La decrescita non è impoverimento"