Mafia

Matteo Di Gesù

Nel primo pomeriggio del 7 aprile 2010, nella casella di posta elettronica di molti palermitani arrivò una mail direttamente dall’editore Feltrinelli: «Abbiamo il piacere di comunicarvi che oggi alle ore 18 Massimo Ciancimino sarà alla libreria di via Cavour per firmare le copie del suo libro». E in effetti, così andò: auto blindata parcheggiata in seconda fila, il figlio di don Vito alle sei e mezza di quel memorabile pomeriggio primaverile, autografava controcopertine del volume fresco di stampa di cui era coautore insieme allo stimato giornalista Francesco La Licata. Cento copie vendute in due ore, quel pomeriggio. Qualcuno, nei giorni successivi, fece le sue rimostranze agli incolpevoli responsabili della Feltrinelli di Palermo: ma, come si è detto, l’iniziativa era partita direttamente da Milano, che aveva utilizzato l’indirizzario mail della libreria. Leggi tutto "Mafia"

Appunti di Acampadasol

di Amador Fernández-Savater

21/maggio 2011

00.00 1Puerta del Sol stracolma di gente quasi fino a scoppiare lancia la sua sfida: “Adesso siamo tutti illegali”. Quand'è che tanta gente tutta insieme si era ribellata contro la legalità con tanta allegria e tanta ragione? È stato un momento incredibile, per la storia di tutti e di ognuno di noi.

“Riflettendo, stiamo riflettendo” (13 marzo)2

Un dibattito ricorrente: Qualcuno sa a cosa servono le assemblee? Non sembrano in grado di prendere delle decisioni, e men che meno di metterle in pratica. Eppure sono molto affollate e animate, in generale c'è un livello alto di attenzione. Non funzionano come spazi di decisione, ma come luoghi dove circola la parola. Qualcuno mi dice: “Le assemblee sono inutili, ma molto belle”. Belle proprio perché inutili? Leggi tutto "Appunti di Acampadasol"

Grecia, la fiera della miseria politica

Dimitri Deliolanes

Il sentimento dominante è la disperazione. Più che la rabbia. Arrabbiati sono in tanti, ma alla fine sono minoranza. Disperati lo sono tutti. Dal premier Yiorgos Papandreou fino all’ultimo immigrato afghano, trascinato in condizioni disumane fino a questo estremo lembo di Europa per trovarsi intrappolato e solo, senza possibilità di lavoro e senza una lira in tasca.

Gli arrabbiati si sono radunati per lungo tempo a piazza Syntagma, di fronte al Parlamento, la «Boulè degli Elleni». È là la Puerta del Sol, la piazza Tahrir dei Greci. «Ladri! Ladri!», hanno inveito contro il mondo politico. Tutti gli danno ragione. Mai come in questo momento la classe politica incontra tanto disprezzo da parte dell’opinione pubblica. Leggi tutto "Grecia, la fiera della miseria politica"

Il diritto al cibo

Stefano Rodotà

Penso sia opinione condivisa che il modo più corretto di guardare al diritto al cibo – e alle sue molteplici declinazioni come diritto a un’alimentazione sana, sicura e adeguata – è di considerarlo un elemento fondamentale della cittadinanza globale, intesa come un insieme di diritti che accompagnano le persone ovunque esse siano. Questo approccio è confermato dal lungo cammino del diritto al cibo a partire dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo delle Nazioni Unite, fino ai documenti più recenti, come il decreto brasiliano sulle politiche per la sicurezza alimentare e la nutrizione (25 agosto 2010) e la nuova Costituzione kenyana (27 agosto 2010); una riforma ancora più considerevole della Costituzione indiana sarà inoltre approvata di qui a breve. Leggi tutto "Il diritto al cibo"

Ricordando Gargonza

Umberto Eco

È ancora materia di discussione chi siano stati i veri vincitori delle elezioni comunali, specie a Milano e Napoli. Quello che non ci si è chiesti abbastanza è chi siano gli sconfitti, perché ci si è arrestati all’evidenza più immediata, e cioè che chi ha subito la «sberla» sono stati Berlusconi e Bossi, il che è innegabile. Ma c’è qualcun altro che, se non sconfitto, dovrebbe sentirsi messo in causa dal risultato delle amministrative. Io ritengo che sia stato messo in causa, almeno come rappresentante eminente di una tendenza, Massimo D’Alema. Leggi tutto "Ricordando Gargonza"

La Libia e il pacifismo a orologeria

Omar Calabrese

In questi mesi – a partire dall’inizio dell’intervento armato delle forze della Nato in Libia – abbiamo assistito a una discussione (abbastanza sottotraccia, a dire il vero) sulla legittimità dell’azione bellica in territori sovrani, sia pure in presenza di giustificate ragioni umanitarie. Sarò sincero: ho trovato questo dibattito spesso deviante, a volte strumentale, e persino un po’ ipocrita. Riassumiamo le posizioni fondamentali. Da un lato, come è ovvio, stanno i «giustificazionisti»: Gheddafi sta compiendo un massacro nei confronti di una sacrosanta ribellione popolare, e dunque occorre fermare la strage, sia pure senza l’invio di truppe di terra, in ottemperanza con la risoluzione dell’Onu sulla materia. Dall’altro si trova, invece, un variegato e insolito arcipelago di critici «pacifisti»: numerose personalità della destra, a cominciare dai leghisti, negano l’opportunità di imporre con le armi la No fly zone, e magari domandano sarcasticamente dove siano finite le bandiere arcobaleno che protestavano contro la guerra in Iraq o in Afghanistan; alcuni gruppi tradizionalmente antimilitaristi continuano a ritenere che le bombe siano sempre bombe, che uccidono senza alcuna presunta «intelligenza», e che essere fautori della pace non possa prevedere alcuna mediazione sul principio generale; e infine una sinistra più “«torica» vede in Gheddafi una vittima degli americani, che promuoverebbero la guerra per il controllo delle risorse petrolifere. Leggi tutto "La Libia e il pacifismo a orologeria"

In memoria di Cy Twombly

Achille Bonito Oliva

1957, arriva a Roma e si mette in silenzio ad abitarla.

Presenta i suoi segni con discrezione e distacco come non fossero suoi. E subito riceve i consensi di un ambiente che ne percepisce la novità di impianto. Cy Twombly, americano della Virginia, arriva in Italia lasciandosi alle spalle la situazione ormai matura dell'action painting. Una pittura che cercava di esorcizzare l'esterno attraverso l'attuazione di un gesto vitalizzante, che si accampava perentoriamente nello spazio estetico. E il gesto era assoluto, inglobava la presentività di sé e la necessità di una regressione alla felicità della matrice. Leggi tutto "In memoria di Cy Twombly"