Thriller Republic. La memoria degli anni di piombo tra aule giudiziarie e format televisivo

Daniele Salerno – Centro TraMe

«La mia immaginazione si sforzava senza riuscirvi di rappresentarsi i dialoghi non solo nei contenuti ma nelle frasi parola per parola, il tono delle voci, le possibilità dell’uso del discorso nel cuore del terrore. E insieme sentivo la certezza desolata che quei dialoghi non si sarebbero mai più potuti ricostruire, che erano perduti per sempre».

«Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi. Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace».

La prima citazione è di Italo Calvino: era il 1978, all’indomani del ritrovamento del corpo di Aldo Moro. La seconda citazione è di Pier Paolo Pasolini: era il 1974, l’anno della strage di Brescia, ancora oggi senza colpevoli per insufficienza di prove. Si tratta di due intellettuali e scrittori profondamente diversi, che di fronte a un elenco di stragi e assassini cercano di ricostruire una narrazione che possa fare a meno di “ciò che non si sa o che si tace”, della prova che continua a essere insufficiente. Leggi tutto "Thriller Republic. La memoria degli anni di piombo tra aule giudiziarie e format televisivo"

Doppio canto. Luoghi di una memoria minore

Daniela Panosetti

Stefano Schirato è un fotografo indipendente, sbarcato a Chernobyl lo scorso dicembre per realizzare un reportage sul fenomeno (in crescita) dello stalking sui luoghi della catastrofe. Tymofyi è il nonno di uno dei tanti bambini della zona nati con gravi patologie e 25 anni fa lavorava per la centrale come autista, facendo spola tra gli impianti e la vicina città di Prypyat. Stefano ha un permesso per entrare nella zona rossa, nei giorni successivi. Tymofyi, invece, non ci ha più messo piede dal giorno del disastro. Decidono allora di andarci assieme, per un breve viaggio nella memoria. Ne nasce un racconto a due voci, tra le immagini catturate da Stefano1 e i ricordi ripercorsi di Tymofyi, dalle strade deserte di Prypyat fino alla soglia di una vecchia casa di pietra, invasa dal verde.

Stefano, a Chernobyl, è arrivato inseguendo una storia, quella degli stalkers. Per raccontare le loro incursioni incoscienti e disperate nella zona rossa, oltre il cordone di sicurezza, a trafugare oggetti e materiali radioattivi per il mercato nero2 o a far da guida ai molti, discutibili “turisti della catastrofe”, in cerca di inquietudini alla Tarkowski3 o di emozioni forti da videogame post-apocalittico.4 Cercava il presente in un passato congelato, il retroscena reale di una delle scene più potenti della nostra iper-realtà. Leggi tutto "Doppio canto. Luoghi di una memoria minore"

150 anni di memorie divise – Dialogo del Centro TraMe con John Foot

a cura del Centro TraMe

John Foot ha dedicato e dedica tuttora le sue ricerche al nostro paese e alla sua storia recente nei suoi vari aspetti: dallo sport (Calcio 1898-2007. Storia dello sport che ha fatto l’Italia) alla storia delle città italiane (Milano dopo il miracolo. Biografia di una città) fino all’analisi delle vicende politiche. Nel 2009 ha pubblicato il libro Fratture d’Italia, in cui racconta le “memorie divise” sviluppatesi attorno agli eventi più importanti della storia del paese – dalla Prima Guerra mondiale fino agli anni di piombo – a partire dall’analisi di varie pratiche di memoria (targhe, monumenti, anniversari e commemorazioni).

[Nei mesi scorsi su AlfaBeta2 Slavoj Zizek e Alexander Stille hanno parlato dell’“anomalia Italia”. E su questa espressione è ritornato qualche settimana dopo Donald Sassoon sul Sole24Ore. Lei stesso apre il suo Modern Italy (2003) citando Peter Lange: Che cosa rende l’Italia un caso di difficile classificazione?. Tutto sommato gli inglesi a volte discutono ancora su quale nome usare per designare la loro nazione e per decenni hanno fatto i conti con l’IRA; gli spagnoli elaborano ancora il doloroso passato franchista, cercano di gestire forti spinte secessionistiche interne e qualche settimana fa hanno ricordato i trent’anni dall’ultimo tentato golpe militare; il Belgio sta attraversando una profondissima crisi politica che ne minaccia la stessa esistenza. E infine la riunificazione della Germania non sembra essere andata di pari passo con quella dei tedeschi.]

Allora, a 150 anni dall’unità, in che senso l’Italia rimane tra le nazioni europee l’anomalia di “difficile classificazione”?

In molti sensi, anche se naturalmente è sempre necessariovedere l’Italia in una prospettiva comparativa. Sono peculiarità italiane: la deficitaria legittimità dello Stato e delle istituzioni pubbliche (una sorta di permanente crisi di legittimazione, per citare Habermas), la tendenza al trasformismo politico, alcune questioni antropologiche legate al comportamento politico, la battaglia in corso tra la classe giudiziaria e quella politica, l’uso pubblico della storia, il potere degli intellettuali, il ruolo del clientelismo e del patronage, la crisi dello stato-nazione, il potere del crimine organizzato, il ruolo della società civile e della famiglia. Tutti questi elementi non sono esclusivi dell’Italia ma, messi insieme, rendono l’Italia “difficile da classificare”. Leggi tutto "150 anni di memorie divise – Dialogo del Centro TraMe con John Foot"

Berlusconi e la questione maschile

Francesco Galofaro

Scrivo questo intervento sull’onda del dibattito che ha preceduto e seguito la manifestazione delle donne del 13 febbraio, in particolare sul Manifesto e Liberazione. Diversi sono stati gli inviti agli uomini perché palesassero il loro punto di vista sui motivi per cui il desiderio sessuale maschile è ancora legato a ruoli gerarchici e di dominio. Anche su Alfabeta2 abbiamo letto l’intervento di Fausto Curi. Vorrei aggiungere qualche elemento di riflessione senza raccogliere una qualche bandiera; la misura in cui queste mie osservazioni riflettano anche l’opinione di qualcun altro non è affar mio. Leggi tutto "Berlusconi e la questione maschile"