4 studi senza crudeltà, senza numero, senza calore

Andrea Raos


E allora tornavo verso casa, attraversando l'aria nera in quella quasi notte. Passavo le vetrine spente e le pozzanghere, nell'acqua grossa che cadeva ancora.

Nella città vuota, 1 rumore dietro di me. Mi volto e c'è 1'ombra, 1'ombra bassa e vuota, 1 brillare scuro. Guardo meglio.

È il lupo pervinca!

"Chi?"

- Vi eravate tutti dimenticati di me, lo so. Tu avevi detto:

quello pervinca va nel Paese… (che cavolo di colore è il pervinca?)
(boh, ci pensiamo dopo. tu comincia ad andare, intanto)

E io sono andato. Ed eccomi qui. Non c'è il mio colore, non qui. Non so dove andare.

- Lupo pervinca... che viaggio che hai fatto... Ma perché sei venuto proprio da me?

- Sono qui per avvertirti, Andrea. Leggi tutto "4 studi senza crudeltà, senza numero, senza calore"

4 studi senza crudeltà, senza numero, senza calore

Andrea Raos

Mi mettono in 1 stanza con le pareti mobili, invasa di strumenti spenti e coperti di teli. Mi accorgo solo ora, scrivendo, che non ricordo quando mi hanno chiamato per la radiografia. Eppure devono averla fatta. Sono qui perché tossisco sangue, non penso proprio che mi abbiano solo misurato la pressione (eppure l'hanno fatto). Ricordo di avere passato molto tempo a torso nudo, sdraiato sul lettino, a fissare la tenda tirata e ascoltare i rumori del reparto. E quindi, in qualche punto di quel molto tempo, la radiografia deve esserci stata.

Dopo 1 po' mi alzo e scosto la tenda per guardare fuori. Rispetto alla sofferenza e al caos dell'Accettazione qui colpiscono la calma, la rassegnazione routinaria del dolore gestito. Le 2 infermiere-ragazze in camice che scherzano accanto all'uomo sdraiato, le gambe tremanti, con il cranio aperto e le garze ubriache di sangue. La donna ancora giovane, appena morta di non so che cosa nella stanza accanto alla mia, il marito e i figli ancora stupefatti, non ancora penetrati nella parte acuminata del venire a mancare. Appoggiati anche loro agli stipiti sembriamo vicini di pianerottolo, mancano solo le 4 chiacchiere sul tempo che fa. Mi lanciano ogni tanto quello sguardo vacuo tipico di chi ha appena perso 1 persona molto cara, inespressivo tranne che per 1 fondo colpevole, il lampo buio di chi si sta chiedendo in cosa ha sbagliato, perché ha lasciato morire, se non è forse questo che voleva. Conosco troppo bene, l'ho visto per troppi anni, ogni mattina, nello specchio riflesso. Mi annoia. Mi distolgo.
Leggi tutto "4 studi senza crudeltà, senza numero, senza calore"

4 studi senza crudeltà, senza numero, senza calore

Andrea Raos

Mi accascio in verticale per lasciarmi scivolare addosso al muro vischioso, caldo contro la schiena. Mi piego contro le ginocchia, appoggio la testa indietro, chiudo gli occhi, cerco di calmarmi. perché non sei qui, calmarmi lo spavento. l'avevo fatto io, questo abisso, perché. Appena chiusi gli occhi, scatta l'accesso di catarro. Questa tosse è 1 lama piantata verso l'avanti, spinge la cassa toracica ad aprirsi stringersi insieme, fa male, molto male, è amara e secca, unta e crudele, non smette. Mi rovescia verso terra, dove lì schiudo palato e bocca, spingo in fuori i bronchi come a vomitarli. Sputo, finalmente, ed è bagnato e doloroso come se piangessi dalla bocca. Cala al suolo una palla vischiosa (sempre stata così la mia saliva, sembra colla, sperma), biancastra, intasata di bolle, striata di rubino. Leggi tutto "4 studi senza crudeltà, senza numero, senza calore"

4 studi senza crudeltà, senza numero, senza calore

Andrea Raos

Iniziato come 1 normale colpo di tosse non prevedevo lo sbordo di sangue, in mezzo al corridoio, mentre andavo a farmi 1 caffè. Ancora non sapevo, eri già lontana, che coincideva con l'inizio del tuo ciclo mestruale, la fine annunciata del nostro bambino. Non l'ho mai saputo. Sono tornato a casa, attonito, a guardare cosa dicono su yahoo! answers dei tumori ai polmoni. Il pronto soccorso più vicino è accanto all'ufficio, da dove ero partito. Torno indietro. Dentro il taxi (ero troppo spaventato per camminare, mi aggrappavo ai pali, guardavo il cielo) estinguo il tempo per la 1ª volta. Il freddo mi attraversa completo, la lama lenta degli 86ºF all'ombra, dell'umido, dell'aria che piange. A ogni respiro un sovracuto, un raschio sussultato dai bronchi a sfiorare gli armonici della camera d'eco. Questo tremito cocleare. Anaerobico. Nucleare.

Leggi tutto "4 studi senza crudeltà, senza numero, senza calore"