Ascoltare Liu Fang con la testa appoggiata a un guanciale di nuvole azzurre

Nazim Comunale

Dunque, camminare sul Po

è sempre un viaggio, è un’avventura

[...]

E dopo le file dei pioppi –

che sembrano non avere fine –

le antiche città

giovani di mille anni.

[...]

7. Questo è il Po, oggi

Fetonte

secondo la mitologia –

precipitò dal cielo e annegò nel Po.

Le sorelle

che lo piangevano sulla riva – furono trasformate in pioppi.

E la pioppicultura

è una delle attività tipiche del fiume.

Oggi

sulle sue rive

possiamo ancora vedere pecore al pascolo

ma

nei giorni di festa –

gare di motocross.

Questo è il Po, oggi.

E questa, più in generale, è l’Italia

nuova e vecchia insieme

già del Duemila e ancora antica.

Cimiteri sopra cimiteri di altre ossa

città sopra città

chiese sopra altre chiese scomparse.

Niente riposa

sotto e sopra il suolo italiano;

tutto è testimonianza di altre vite,

di antichi percorsi,

di perdute fantastiche o strazianti primavere.

Da Il Po è un fiume di Roberto Roversi,

poesia in sedici tappe per il documentario

Sguardi dal fiume” del 1997 di Nene Griffagnini

e Francesco Conversano)

A due passi dal grande fiume c'è un teatro speciale, che si affaccia sulla piazza metafisica di Gualtieri, il paese del pittore Antonio Ligabue: dopo quasi trent'anni di abbandono è stato riaperto dall'associazione che ne porta il nome, privo del palcoscenico originario. Questa menomazione genera nuove possibilità e un nuovo modo di fruire gli spazi, in un teatro rovesciato dove la platea diventa palcoscenico e dove una volta stava quest'ultimo, ora siedono gli spettatori. Da questo rovesciamento fisico e concettuale nasce un ambiente scenico unico, anche grazie all’intelligente scelta di non porre in essere nessuna opera di restauro delle condizioni originali della struttura: gli unici interventi sono stati leggeri e con l'intento di non modificare la situazione attuale dell’edificio. Che oggi si presenta come fosse stato bombardato, come un ventre ferito. In questo scenario, che già da solo è uno spettacolo, va in scena l'undicesima stagione di questa coraggiosa impresa, in grado di catturare l'attenzione di musicisti di grande fama come Ezio Bosso, che è un amico del Teatro Sociale , proprio in questo periodo qui di ritorno (tra l'8 ed il 10 luglio) a dirigere la Europe Philarmonic Orchestra, per festeggiare il decennale del suo primo concerto in questo posto, che è una vera e propria utopia realizzata.“Siamo argini. Senza confini” (da leggere con giusta pausa dopo il punto): così nel libretto di presentazione della stagione 2019 del Teatro Sociale, in barba alla vacua retorica dei porti chiusi e all'ipocrisia e al cinismo dilagante. Un sottile stupore di essere al mondo, un'attitudine da visitatori del pianeta, come nelle storie plausibili (ma della cui verità non possiamo mai essere certi), che abitano “Narratori delle pianure”, l'importante raccolta curata da Gianni Celati e pubblicata nel lontano 1984. Come scriveva Walter Benjamin, capita sempre più di rado di incontrare persone che sappiano raccontare qualcosa come si deve.

Accade in questo posto a un crocicchio dove il reale e l'immaginario, il fisico ed il metafisico, le ipotesi e le apparenze si incontrano; nella serata del 28 giugno giunge dalla Cina (anche se risiede da tempo a Montreal, in Canada) Liu Fang, grande virtuosa di pipa (il liuto cinese), per un recital in solo che lascia muti per la meraviglia. Musica di una delicatezza e di un nitore indicibili, che si ascolta, con il poeta Li Po, “con la testa appoggiata a un guanciale di nuvole azzurre”. Già invitata da Paolo Angeli al suo festival in Gallura “Isole che parlano” nel 2016, Liu Fang ammalia il pubblico con un folk imprendibile, minimale, dove ogni gesto sonoro è calibratissimo, essenziale e perfettamente armonico, come un passo di danza. Paesaggi sconfinati di mondi che non sappiamo, in equilibrio assoluto tra inaspettate assonanze con il sentimento velatamente drammatico di certa tradizione napoletana (il suono della pipa può ricordare per certi versi una mandola o un mandolino) e armonici come echi di storie remote di cui cogliamo l'essenza senza conoscerne i contorni. Furono i geniali Gastr Del Sol di David Grubbs (tra le altre cose oggi professore di musica al Brooklyn College di New York) e del Re Mida Jim O'Rourke (un musicista capace di spaziare dall'elettroacustica al pop alla Bacharach, dai Sonic Youth alle collaborazioni con i più interessanti musicisti giapponesi, non ultima la sua musa attuale, Eiko Ishibashi) tra i primi, sulle orme di John Fahey, a scavare in profondità per far venire alla luce il legame tra le forme del folk più antico e i miraggi del drone e del minimalismo. Cogliere il nesso tra sperimentazione e musica popolare ha permesso poi a molte orecchie di aprirsi a nuove sorprese e a nuovi misteri: ecco che allora ci si approccia a questo excursus nella tradizione classica e foklorica cinese sapendo che tra linee di queste composizioni liriche, sospese, vagamente malinconiche, si annidano segreti che non sappiamo decifrare e non possiamo dire. Germogli di melodie fragili eppure rigorose, sottili, monumentali e cocciute nella loro intima essenza. Suoni naturali, di sostanza filosofica, prodotti da un liuto a quattro corde di seta.

La prima parte della stagione del teatro Sociale di Gualtieri prosegue tra varie rassegne (Direction Under 30, Concerti dal Mondo, Fuoriuscite) fino a settembre, poi arriverà a novembre spostandosi a casa di Cesare Zavattini, a Luzzara, dove un altro spazio è stato recuperato grazie al lavoro della Fondazione Un Paese e ad un gruppo di volontari. L'invito è dunque a seguire il programma sul sito www.teatrosocialegualtieri.it

Accontentiamoci di riparare poche cose, è già molto. Una sola cosa riparata ne cambia altre mille” (John Berger)

LIU FANG

Teatro Sociale di Gualtieri

28 giugno

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