Il genius loci di Primavera dei teatri. Una conversazione con Saverio La Ruina

Valentina Valentini

Valentina Valentini: Il Festival Primavera dei teatri esiste da più di venti anni, come è venuta l’idea, quali le motivazioni per far nascere un festival di teatro a Castrovillari, paese del Nord della Calabria, non lontano da Sibari e vicino ai monti del Pollino?

Saverio La Ruina: Il primo impulso credo sia stata una reazione ai continui viaggi al Nord per assistere agli spettacoli che ci interessavano. Tra una cosa e l’altra ogni spettacolo richiedeva un paio di giorni. E se la montagna andasse a Maometto?, ci siamo detti per limitare i danni. Certo, poi da lì le ricadute, come anche una sensibilizzazione ai nuovi linguaggi nel territorio, rafforzando la nostra identità in un luogo dove avevano circuitato solo spettacoli di stampo tradizionale. Addirittura Castrovillari veniva da un vuoto teatrale cominciato nel 1986 con l’incendio del Teatro Vittoria, tuttora non ancora messo a regime, ma che stiamo riallestendo nelle ultime edizioni per rilanciarne l’apertura. Siamo entrati in questo vuoto lasciato dal teatro tradizionale per riempirlo di contenuti all’avanguardia.

V.V: Su quale ipotesi si è costruita all’inizio il Festival, quale ipotesi lo sosteneva e l’ha sostenuto in questi anni. E’ cambiato il formato nel tempo, gli obbiettivi?

S.L: L’obiettivo era e continua ad essere quello di far crescere noi e la nostra comunità sia artisticamente che a livello etico intorno ai valori di solidarietà, giustizia ed eguaglianza dei quali il teatro è portatore privilegiato, in particolare in un territorio dove ce n’è più bisogno che in altri. Parallelamente quello di formare giovani calabresi alle professioni dello spettacolo: in campo artistico, organizzativo, tecnico e della comunicazione. Più che cambiamenti, nel formato c’è stata un’attenzione sempre più definita verso la nuova drammaturgia, sia nelle proposte che negli approfondimenti, come anche nella formazione. Nel tempo Castrovillari è diventato un luogo sempre più ambito dove debuttare, grazie al seguito di cui ci onorano gli addetti ai lavori. Un obiettivo che invece ancora non riusciamo a realizzare per mancanza di risorse adeguate, anche se timidamente proviamo a fare qualcosa, è l’ospitalità di compagnie internazionali omogenee a quelle italiane di nostro riferimento. Ma chissà che non si riesca in futuro.

V.V.: In una regione come la Calabria in cui le iniziative sono nate e hanno avuto poca tenuta, Primavera dei Teatri è una prova di resistenza eccezionale: da cosa dipende questa capacità di fondare un luogo?

S.L.: Credo dal far bene il proprio lavoro, all’insegna della qualità, persistendo e resistendo, non dimenticando il valore dell’accoglienza. Ma non saremmo durati così a lungo senza una grande passione, perché noi amiamo profondamente quello che facciamo: siamo noi i primi a godere degli spettacoli che presentiamo a Primavera dei teatri e del confronto con artisti, studiosi e critici. Naturalmente, una certa intelligenza nel rapportarsi al territorio e ai luoghi intorno ai quali il festival gira è fondamentale. Il resto poi viene a cascata: l’interesse degli spettatori, degli addetti ai lavori, dei media, l’indotto, eccetera.

V.V.: Come si relaziona alle realtà teatrali attive nella regione, sia istituzionali che indipendenti.? E’ riuscito il festival in questi anni a creare una rete nella regione?

S.L.: Da una parte il festival ha presentato negli anni moltissime proposte di gruppi calabresi, dall’altra ha creato sinergie intorno a degli obiettivi: dagli incontri a Castrovillari tra realtà calabresi e rappresentanti politici è nata la prima legge regionale di settore. Sempre da Primavera dei teatri sono partite le discussioni intorno alle residenze teatrali, concretizzatesi poi in leggi e misure regionali. Da sottolineare che le residenze si sono rivelate un fenomeno importante degli ultimi anni della vita non solo teatrale, ma culturale calabrese. Credo che nell’attuale diffusione di compagnie e soggetti teatrali sul territorio calabrese ci siano anche i semi di Primavera dei teatri. Ai suoi stages, più di una generazione ha potuto crescere e confrontarsi, sia in ambito artistico che organizzativo e della critica teatrale. La stessa visione degli spettacoli programmati ha creato una sensibilità condivisa. Ormai è da tempo che le realtà calabresi fanno rete intorno a progetti comuni e stimolano l’Ente Regione a interventi mirati. Infine, col progetto Europe Connection, in collaborazione con PAV, da due anni stiamo affidando testi dei più interessanti giovani drammaturghi europei a compagnie calabresi i cui allestimenti vengono presentati al festival, a conclusione di un percorso che prevede fasi di lavoro fianco a fianco con i drammaturghi e con un critico come occhio esterno.

.V.V.: Nei primi anni Novanta, appena arrivata all’Università di Arcavacata come docente di Discipline dello spettacolo, volendo scoprire la dimensione del teatro di ricerca nella regione, promossi una iniziativa: Genius Loci. A Sud del teatro di ricerca che convocò compagnie e singoli attori/registi a discutere, presentare spettacoli, confrontarsi con dei maestri come Franco Scaldati...

Come descrivi l’attuale dimensione del teatro in Calabria?

S.L.: Fino a un po’ di anni fa i calabresi che volevano fare teatro emigravano, né tantomeno consideravano la possibilità di ritornare. Adesso c’è chi non emigra e anche qualcuno che rientra. Tra i bravi artisti calabresi stabilitisi altrove, c’è chi torna a Primavera dei teatri come spettatore, ma anche all’interno del programma con creazioni di compagnie nazionali. Sia all’interno che col fuori si è sviluppata una dinamica più vivace. Ma c’è ancora moltissimo da crescere. Genius Loci è stata la prima esperienza festivaliera che la mia generazione ha vissuto in Calabria, la prima occasione di conoscenza e confronto tra i gruppi calabresi, e alcuni di quei legami persistono ancora.

V.V.: Come ha risposto Castrovillari a Primavera dei Teatri?

S.L.: Il festival vive a pari merito sia di pubblico locale che nazionale. All’inizio, sulle proposte più “estreme”, quello locale ha avuto una specie di shock. Non a caso abbiamo fatto precedere le prime edizioni da una serie di incontri che preparavano alla visione degli spettacoli più “radicali”, creando fin da subito uno zoccolo duro del festival che si è poi sempre più allargato. Il pubblico nazionale, meno presente alle prime edizioni, negli anni ha avuto una vera e propria escalation. A livello istituzionale, abbiamo avuto un sostegno decisivo nelle prime edizioni del festival da parte dell’Amministrazione Comunale, in aggiunta a quello dell’ETI (che è stato il vero volano del festival), poi affievolitosi in modo consistente, non so in che misura imputabile alla crisi economica in cui versano i Comuni, in parte compensato con aiuti logistici. Decisivo in tutti questi anni è stato il sostegno dell’Ente Regione e di un certo respiro quello dell’Ente Parco Nazionale del Pollino, insieme a sporadici interventi di altri enti locali. Quasi totalmente assenti gli sponsor che in alcuni festival del Nord risultano determinanti.

Cfr. http://www.scenaverticale.it/it/produzioni/

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Il tuo commento dovrà essere approvato prima di apparire.