Angelin Preljocaj, lo specchio di Biancaneve

Enrica Palmieri

blancheneige© Yasuko Kageyama

Per la prima volta al Teatro dell’Opera di Roma è andato in scena il 3 maggio 2019 Blanche Neige di Angelin Preljocaj con le musiche di Gustav Mahler. Un atto unico di un’ora e cinquanta minuti tessuto sulla favola di Biancaneve con la corte, la matrigna e lo specchio magico, il taglialegna, il cervo, i sette nani, la mela stregata e il principe che non può mancare mai nelle favole. Storie che gli studiosi di tradizioni popolari come Propp hanno analizzato e classificato secondo sistemi capaci di raccogliere una moltitudine di varianti in un numero limitato di schemi per dare ordine a tanta ricchezza del patrimonio orale. Sul palco del Costanzi, Preljocaj, coreografo albanese naturalizzato francese, crea la sua versione con la ricerca e l’estetica che lo contraddistinguono dove anche la dissacrazione è elemento affascinante.

La scena si apre con una regina in preda alle doglie di un parto fatale per lei ma che dà vita a una nascita. Il tempo scorre veloce passando dietro una quinta centrale che permette a un neonato di diventare bambina e a una bambina di riapparire adolescente. La lettura è facile, i movimenti della corte ricordano quei personaggi ossequiosi i cui bisogni vanno rispettati tanto che lei, Biancaneve, non si muove come loro ma anela a una libertà che ritrova nella natura. La sua ingenuità la rende languida ed elastica a differenza dei cortigiani mossi da movimenti spigolosi e geometrici. Poi entra lei, la matrigna vista da Preljocaj come una donna attraente addirittura in abiti hard che mettono in evidenza gambe e braccia lunghe e possenti avvolti in una cappa nera a restituire un erotismo assente nella storia di antica memoria. Come un personaggio di un fumetto, seguita da due felini anch’essi neri, si specchia e si rispecchia, ma l’immagine che appare è quella di un’altra donna perfettamente analoga.

Uno stratagemma questo che permette poi di poter dallo specchio vedere come un déjà-vu. le immagini della giovane Biancaneve in scene passate e già viste dallo spettatore.

Il cervo, vittima sacrificale, il cui cuore servirà al taglialegna (nello spettacolo un trio di grande spessore virtuosistico) a dare tregua momentanea alle ire della regina, si muove con una sequenza di movimenti staccati, tale da privare il corpo dell’interprete della sua umanità per renderlo uno strumento dinamico al servizio della drammaturgia.

blancheneige© Yasuko Kageyama

Una parete simile a un canyon è la scena dei sette nani, sette danzatori imbracati che, appesi a corde, restituiscono una danza aerea fatta di camminate in salita e discesa su una pendenza massima andando contro la legge della gravità. Ecco la fantasia che si materializza con le tecniche dell’acrobatica e della danza aerea ma sempre con lo spessore della danza che non ammette sbavature nel suo rapporto con la musica: nessun cenno al grottesco ma tanta grazia nelle sospensioni. La mela stregata non è il frutto proibito che attrae la giovane donna ma è l’arma che la matrigna/strega affonda nella bocca della ragazza in una scena di estrema violenza. Può essere una lama che penetra, ma anche un bavaglio che asfissia, qualsiasi morte può avvenire se l’accanimento su un corpo diventa inarrestabile.

Distesa dai nani su una lastra di vetro, Biancaneve giace esanime, il principe cerca di rianimarla facendo con lei un passo a due ma che danza da solo essendo lei completamente un corpo senza vita. Emozionante questa scena tra la speranza e la disperazione, il desiderio di resuscitarla lo porta a danzare con lei prendendola, sollevandola, lanciandola e facendola volteggiare in aria per riprenderla a sé. La magia dell’amore che non vuole vedere la realtà.

La sensualità di questo momento sulle note dell’adagetto della Sinfonia n.5 di Malher, motivo famoso per le scene di Morte a Venezia, è sottolineato da un crescendo di fisicità attiva di lui e passiva di lei perché il peso del corpo può scuotere più della sua forza.

Chiude l’opera una scena tutta dorata dove Blanche de Neige ha il suo bel vestito da sposa e scarpe brillanti pronta per il bacio, quel momento che tutti vorremmo infinito, sospensione tra la vita e la morte, che incarna l’amore, quello assoluto che si incastra proprio nel punto dello spazio e del tempo da cui la storia reale resta fuori.

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