Alfagiochi / Stiamo al gioco

Antonella Sbrilli

Nel volume Stare al gioco. Intermezzi ludici e replicabili tra parola e immagine (edizioni alfabeta2 e DeriveApprodi, 2019), ci sono molti degli alfagiochi che abbiamo giocato insieme dal dicembre del 2016, due volte al mese, qui su “alfabeta2”.

Chi legge ritroverà alcuni dei fili conduttori maggiori, fra cui l’anagramma di nomi d’artista, il rinvenimento di lettere nelle opere d’arte, il passaggio dalla scrittura all’immagine, la consultazione casuale dell’archivio della rivista, la ricerca collettiva di dettagli, di citazioni, di collegamenti. Insomma, la gamma di proposte - spesso legate all’attualità - che si sono susseguite in questi anni nella rubrica, con alcune delle risposte arrivate via posta elettronica, ma soprattutto via Twitter e a volte via Instagram: testi brevi, immagini, video, gif animate. Impossibile mantenere la natura multimediale di queste interazioni, trasferendole sulla carta. E difficile mantenerne la natura interattiva. Il libro ci prova, proponendo una selezione riveduta e rielaborata dei testi e delle immagini che dal 2016 al 2018 sono apparsi nella rubrica quindicinale.
Ma l’antologia è solo una parte del volume, che si apre con la trascrizione di una conversazione fra Umberto Eco e Andrea Cortellessa avvenuta nel 2015, in occasione di una puntata - dal titolo Giocare - della trasmissione Alfabeta, andata in onda su Rai5.

Un intervento di Marco Dotti esplora, con incroci di dati e di interpretazioni, i fenomeni dell’azzardo, del gaming, del gambling, riassunti nel titolo eloquente di “governo (ludico) dei viventi”. A corollario di questa analisi, si può leggere l’estratto da un libello settecentesco - finora inedito in italiano e tradotto da Maria Teresa Carbone - di Talleyrand, in cui l’abilissimo diplomatico affronta il tema delle lotterie, discutendone aspetti etici e politici.

Termine ubiquo e dai molti significati, il gioco compare con impressionante frequenza anche nel campo dell’arte, ricorrendo nei titoli di opere ed esposizioni, di eventi e performance, e investendo con i suoi dispositivi tanto gli allestimenti di mostre e di musei, quanto le attività di coinvolgimento dei pubblici.

Il libro apre a questi aspetti con un saggio di Paolo Fabbri sulle pratiche ludiche degli artisti del Surrealismo che hanno “lungamente, seriamente, collettivamente giocato con ogni tipo di segno: il linguaggio e le immagini, scritti, pittogrammi, figure e oggetti”. E si affaccia su un campionario di esempi recenti di mostre e iniziative artistiche che pongono il gioco in primo piano. Un campionario continuamente aggiornabile, come dimostra anche la scorsa rubrica, in cui abbiamo giocato con gli Artonauti, una fortunata impresa editoriale che coniuga l’educazione artistica con l’album di figurine da collezionare.

A scandire le pagine del libro Stare al gioco, ci sono le sculture polimateriche che riproducono icone del fumetto e dell’animazione, come Pippo o Betty Boop: sono opere dell’artista Sam Havadtoy, nato a Londra nel 1952, cresciuto a Budapest, formatosi a New York, intervistato da Piero Addis in chiusura del volume.
La raccolta dei nostri alfagiochi è illustrata da una scelta di immagini: poche rispetto alla quantità di materiale inviato - ancora rintracciabile sui social network seguendo l’hashtag #alfagiochi -, ma significative della consistenza dei giochi svolti. Uno dei più frequentati è stato Alfabeta alla carta, in cui per diverse settimane siamo andati in cerca della forma delle lettere che costituiscono il titolo della rivista nel libero repertorio delle immagini a disposizione.

Qui sopra è riprodotta una striscia, in cui “alfabeta2” è ottenuto accostando nove forme che alludono ai caratteri alfanumerici di cui è composto.
Il gioco di questa settimana invita a riconoscere da quali opere sono tratte queste forme.

Si possono inviare le risposte all’indirizzo redazione@alfabeta2.com o su Twitter e Instagram con il solito hashtag #alfagiochi.

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