Alfagola / Il vezzeggiativo di amare e di amaro

Alberto Capatti

È l’amaretto che il Corrrado nel Credenziere di buon gusto del 1778 chiamava “biscottino amaricante” e La scienza in cucina di Artusi registra con due ricette, con mandorle dolci e amare. C’è invece chi ha usato le noci e per questa singolarità li andiamo a pescare Tra le ricette di mamma Lina pubblicate dalla nuora Edda Chiodini Lorenzi (Polifilo 1998). Dove cucinavano? a Mortaso in Val Rendena, provincia di Trento. La torta di carote, i biscotti, diventata biscotti della nonna, e gli amaretti destinati agli ospiti, con un bicchier di vino, dolce e frizzante. Le noci erano di casa e per questa ragione venivano prescelte, anche se la cottura in forno domandava particolare attenzione.

Amaretti

Ingredienti

Gr 70 di noci

Gr 80 di zucchero

1 albume

1 cucchiaino di farina bianca

Mescolate bene le noci tritate, lo zucchero e il cucchiaino di farina ed unitevi delicatamente l’albume montato a neve. Disponete il composto, a cucchiaiate sulla placca imburrata del forno, facendo attenzione di distanziare le varie porzioni perché l’impasto tende a dilatarsi e ad espandersi (calcolate di ottenere una decina di biscotti). Cuocete a calore moderato fino a che gli amaretti risultino dorati.

Una risposta a “Alfagola / Il vezzeggiativo di amare e di amaro”

  1. C’è la ricetta di un dolce torinese che amo: le pesche ripiene. Bisogna avere degli amaretti secchi e AMARI ma non si trovano più. Oggi il mondo vuole amaretti morbidi all’interno e poco amari.
    Finalmente la ricetta di cui avevo bisogno . Non l’avevo mai cercata, abituata fin dall’infanzia a comprarli nei negozi di biscotti.
    Bene ora ce l’ho e aspetto con ansia le pesche “spaccarelle” per rifare questo che è il mio dolce preferito grazie al Corrado, all’Artusi e a Capatti che ce l’ha proposta.

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