Alfadisco #9 – marzo 2019

Paolo Carradori

FRANCO D’ANDREA OCTET

INTERVALS II” (Parco della Musica Records)

Questo secondo atto dell’ottetto di D’Andrea, registrato all’Auditorium Parco della Musica di Roma, era atteso. Come per un grande romanzo chi aveva goduto del primo volume non vedeva l’ora di rimmergersi nella fascinosa trama sonora di una formazione capace di disegnare un frizzante jazz contemporaneo senza cancellare tradizione e classicità. Se è vero che questa ricerca ha rappresentato un aspetto costante del luminoso cammino di D’Andrea con l’ottetto il pianista ha raggiunto una tale esplosiva sintesi negli incastri ritmici, nelle polifonie, nelle raffinate armonie e stratificazioni da apparire un punto di non ritorno. Questa seconda uscita rivendica addirittura un maggiore tasso di ricerca sonora con un più ampio coinvolgimento di chitarra elettrica ed elettronica. Il descrittivismo impressionista ellingtoniano - colori jungle, blues e swing connessi - qui deflagra in mille pulsanti rivoli dove le ricche voci strumentali ci raccontano uomini e storie di una cultura afroamericana che sentiamo profondamente nostra. Abbagliati da queste meraviglie non dobbiamo però dimenticare il pianismo di D’Andrea che con accenni stride, contrasti e tensioni ritmiche, si muove come voce, guida, griot in un contesto di creazione collettiva insuperabile.

Franco D’Andrea piano – Andrea Ayassot alto and soprano sax – Daniele D’Agaro clarinet – Mauro Ottolini trombone – Enrico Terragnoli guitar – Aldo Mella double bass – Zeno De Rossi drums – Luca Roccatagliati electronics

KEITH JARRETT

LA FENICE” (Ecm-2cd)

Il 2018 avrebbe dovuto essere l’anno di Jarrett grazie al Leone d’oro alla carriera assegnatogli, con spregiudicatezza qualcuno ha scritto, dalla Biennale Musica di Venezia. È stato invece l’anno del silenzio. Un silenzio che ricorda lo stesso del pianista americano durato circa tre anni alla fine degli anni ’90. Problemi di salute, speriamo non gravi. L’Ecm aveva nel cassetto dal 2006 questo documento in piano solo - registrato al Teatro La Fenice di Venezia - la scelta di pubblicarlo probabilmente legata al riconoscimento veneziano (o per squarciare il silenzio?). I due cd, va detto subito, non ci danno indicazioni nuove sulla strada del pianoforte in solitudine di Jarrett ma, per esempio rispetto al frizzante “Rio”, qui si sviluppa una introspezione più marcata, una profonda indagine intima. Soprattutto nel primo cd dove nella suddivisione in cinque parti il pianista improvvisa tra avventurosi astrattismi, sprazzi melodici, intense fughe ritmiche, col costante sottofondo degli elementi da sempre impressi nel suo Dna: gospel, blues e soul. Qualche manierismo nell’approccio agli standard nel secondo cd non scalfisce l’alta qualità complessiva della registrazione. Riascoltare, nell’anno del silenzio, i vocalizzi di piacere jarrettiani nello scolpire la tastiera emozione vera.

Keith Jarrett piano

MATTEO BORTONE TRIO

ClarOscuro” (CamJazz)

Nel jazz contemporaneo la classica (?) formula del piano trio assume forme, suoni e ambientazioni diverse, opposte, come se scomponendo gli equilibri di questo magico meccanismo si possano scovare all’infinito strade creative. Lo dimostra anche questo prezioso lavoro che vede il contrabbassista Matteo Bortone come autore di tutte le tracce, formalmente anche leader ma bastano pochi minuti d’ascolto per capire che la logica è profondamente paritetica. Di grande interesse l’esplorazione della melodia dei tre che traspare costante, mai intesa come rifugio, facile soluzione ma indagine, approfondimento del suono nell’ascolto dell’altro. Si incontrano anche momenti liberi e sognanti su fondali scuri, schegge di ambienti urbani, ma le tensioni più alte si raggiungono negli incroci di tre notevoli personalità. Del talento di Bortone sapevamo già, qui conferma tutto, suono denso legnoso, grande senso del tempo mai matematico più mentale, buona qualità di scrittura. Il pianoforte di Zanisi è sempre in costante ascesa ma in ClarOscuro trova terreno per insospettabili arditissime improvvisazioni dove stride il taglio classico con un linguaggio apertissimo. Tamborrino non smette di stupire con la sua capacità di rendere ogni brano un caleidoscopio di invenzioni, colori, sorprese, nel garantire un sontuoso tappeto ritmico mai scontato. La sua batteria in Concretion Part1 insuperabile.

Enrico Zanisi piano – Matteo Bortone double bass, prepared double bass, glockespiel – Stefano Tamborrino drums

FAUSTO ROMITELLI

SOLARE” (Stradivarius)

Meritoriamente procede la pubblicazione del catalogo di Fausto Romitelli (1963-2004), compositore centrale nel panorama contemporaneo. Grazie a Stradivarius possiamo ora conoscere cinque composizioni per chitarra in prima registrazione assoluta, oltre al già noto Trash Tv Trance per chitarra elettrica (2002) e Seascape (1994) per flauto dolce Paetzold. Il più volte dichiarato amore per la chitarra rock, gli ambienti techno e psichedelici, del compositore goriziano, si traduce verso la chitarra classica in una scrittura densa e complessa costantemente alla ricerca del suono non convenzionale e sperimentale. I brani per chitarra sola, Solare e Highway To Hell (1984), Coralli (1987) confermano la poetica romitelliana dei panorami notturni e sognanti, una filigrana di suoni attraversati da vibrazioni, sovrapposizioni, gesti e inquietudini, ma qui anche da aspetti intimi forse dovuti ai limiti di volume dello strumento. In La lune et les eaux (1991) per due chitarre la fascinazione si sviluppa nella trasformazione timbrica dello strumento in qualcosa di misterioso che si muove su ostinati ripetuti. In Simmetria d’oggetti (1987/88) per flauto dolce e chitarra l’aspetto poetico visionario stordisce. Chiude Trash Tv Trance nel quale si riscontra però un approccio troppo distaccato e poca profondità verso materiali sporchi che invece dovrebbero ribollire ed estraniarci.

Elena Càsoli classical guitar – Virginia Arancio classical guitar, electric guitar – Teresa Hackel Paetzold flute, recorder

FRANCESCO DIODATI YELLOW SQUEEDS

NEVER THE SAME” (Auand)

La musica di Diodati non è mai banale, possiede un marcato, originale senso sfuggevole della forma, forma che poi offerta al talento improvvisativo di una super formazione prende strade diverse, si insinua in cento interstizi, si scompone in luminosi prismi per poi intrecciarsi in un dialogo polifonico. Una musica obliqua, che scorre su piani instabili, danzante, leggera, visionaria anche con angoli spigolosi. Questo secondo lavoro dei suoi Yellow Squeeds fa un grosso passo avanti rispetto alla sottolineatura degli aspetti creativi, degli equilibri, dei suoni del collettivo. La chitarra di Diodati, eccetto il breve solitario “Blue Dreams”, fa da impalcatura dell’intera architettura ma un ruolo decisivo lo gioca la brillante tuba di Benedetti che mantiene la musica come magicamente sospesa sopra una nuvola. Never The Same sembra guardare agli originali grovigli ritmici di Threadgill ma anche ai ritmi binari e gli aspetti più neri, colori quasi jungle, di Steve Coleman. Si avvale di musicisti di altissima capacità d’interazione da giocare nella trama collettiva come nelle esplosive uscite soliste: la tromba di Lento sempre più matura e saettante, le tastiere di Zanisi concreto e grande sognatore e la batteria di Morello sempre elegante, impeccabile in ogni soluzione su pelli e piatti.

Francesco Diodati guitars, gongs – Francesco Lento trumpet – Enrico Zanisi piano, Fender Rhodes, synths – Glauco Benedetti tuba, valve trombone, flute – Enrico Morello drums, gongs

PIPE DREAM

PIPE DREAM” (CamJazz)

Questa è musica che non pensi a classificare, vizio comune, l’ascolti e rimani rapito. Come in un bel libro di poesie rimani sorpreso da quella parola, da quel colore, dal ritmo, dalla rima, dal silenzio. La scrivono musicisti che se rivendicano con giusto orgoglio il jazz come casa madre contemporaneamente si allontanano da ritualità, vezzi e autoreferenzialità. È musica scritta, programmata ma fatta di pareti trasparenti dalle quali si può uscire sempre, vedere lontano, attraversare liberi panorami luminosi, misteriosi o complessi, anche rientrare e condividerla insieme. Musica senza leader ma sorvolata da un guru, Hank Roberts con il suo violoncello e la voce, che mette in gioco una storia forte, sviluppata sempre sottovoce senza effetti speciali, suono, gesto, magie sempre al momento giusto. Musica che si genera nell’ascolto reciproco, nel guardarsi negli occhi, in una cerimonia laica profonda, emozionante. Musica segnata da una generazione di sognatori improvvisatori sempre alla ricerca di strade inusuali da battere, aperti, rigorosi. Nessun sogno è impossibile.

Hank Roberts cello and vocals – Filippo Vignato trombone – Pasquale Mirra vibraphone – Giorgio Pacorig piano and fender rhodes – Zeno De Rossi drums

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