Weeds Not Dead

Pteridophilia 2, 2018. Video (4K, colore, sonoro), 20', courtesy dell'artista.

Marco Antelmi

Il PAV, Parco Arte Vivente di Torino, come sede di un partito, il partito delle erbacce. Questa l’idea per il terzo Weed Party dell’artista cinese Zheng Bo alla sua prima personale in Italia curata da Marco Scotini.

Alla Biennale di Yinchuan del 2018, diretta dallo stesso Scotini, Bo ha modificato la celebre frase “Lavoratori di tutto il mondo, unitevi!”, riproducendola come slogan vegetale “Earth workers unite” (Lavoratori della terra unitevi) con un’installazione di centinaia di piante di pioppo. Il senso della frase non si riferisce soltanto al proletariato marxista - e specificamente a quello contadino – ma alla terra e alle piante come soggetti della subordinazione dello sfruttamento. Le piante infestanti, soggetto dell’opera, sono i veri lavoratori sovversivi, dei quali l’artista rivendica l’attivismo implicito nell’occupazione di ogni spazio libero.

Questo spirito ecologico non rimane chiuso in se stesso ma è messo in relazione alle istanze umane, in accordo con una visione unificata del mondo che è tanto attuale quanto tipica della metafisica dell’Asia orientale. La queer ecology di Zheng Bo combatte la manifestazione fisica del patriarcato, libera i corpi organici dai loro limiti con processi détournanti. La resilienza della lotta di genere passa da cultura a coltura di resistenza, in modo da trovare nel naturale decolonizzato l’unico partito privo di scissioni.

L'uomo non può fare altro che accettare questo legame di cui sarà sempre la parte ledente, come racconta il secondo video del ciclo Pteridophilia, nel quale al termine di un rapporto sessuale con una felce un giovane si nutre di essa, in un processo che ricorda un rito sacrificale: la precessione nell'abbandono carnale, la successione nel consumo della vittima. La visione del mondo presentata è relazionale a livello fisico e non solo concettuale. Lega ecologia e postcolonialismo con una rinnovata nozione di agentività, la quale elimina lo sfondo dell’ambiente per dare voce a tutte le entità ecosistemiche in campo, dalle piante agli animali, nella loro coevoluzione. Quello che si osserva in Pteridophilia è allora un fenomeno fisico di diffusione tra corpi, che, se tenuti a contatto sotto forte pressione per un tempo sufficientemente lungo, vede le reciproche particelle saldarsi nella compenetrazione politica.

D'altronde è un ritorno storico frequente soprattutto nell'Asia dell'Est, il cibarsi di piante infestanti in tempi di carestia. Testimonianza ne sono i due libri riscritti di proprio pugno da Zheng Bo, le cui pagine sono inserite tra le piante di After Science Garden, con uno sforzo che unisce memoria personale e memoria collettiva. Il primo è un manuale taiwanese del 1945 durante l’occupazione subita dal Giappone, periodo in cui al popolo era consigliato cibarsi di piante infestanti per affrontare la fame; il secondo è un testo del 1961 sulle modalità di sopravvivenza durante la grande carestia cinese del tempo. È in questo atto del riscrivere che l’artista non rimane passivo ma agisce, stringendo un sodalizio con le erbacce. Nel teatro vegetale di Zheng Bo viene messa in scena con valore fattuale la lotta separatista delle piante dall’uomo e dal costrutto che chiamiamo ambiente. Sono le erbacce a fare attivismo, Bo le aiuta semplicemente a prendere forza, come un contemporaneo Debord che incita gli studenti alla rivolta.

Il padiglione del PAV diventa così un giardino interno dall’atmosfera lunare, dai LED sospesi che emanano luce viola per la crescita delle piante selezionate in collaborazione con l’agronomo di Torino Daniele Fazio, che in questo contesto appaiono aliene.

I giardini infestanti diventano terreno di scontro per il dibattito sul sogno mancato del socialismo, tra cosmogonie utopiche e fallimenti respinti. Si tratta di propaganda botanica in tempo di “guerra verde”. Perché è evidente il bisogno di fare qualcosa di più che far circolare i discorsi su quale ecologia sia la migliore e su quale forma dare alla cornice dell'Antropocene, termine ancora troppo introflesso sulle controindicazioni dell'Uomo, piuttosto che rivolto alle effettive posture correttive da adottare.

Zheng Bo è in mostra al PAV Parco Arte Vivente di Torino fino al 24 Febbraio 2019 con Weed Party III/Il Partito delle Erbacce, curato da Marco Scotini.

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