Irlanda, il discorso politico in un altrove possibile

Mariavita Cambria

Possiamo oggi inventare un nuovo modello di “alfabetizzazione informata”, di tipo economico e fiscale, per evitare la deriva verso il governo del capitalismo finanziarizzato privo di economia? Se lo chiede, e lo chiede ai suoi interlocutori, Michael D. Higgins, Presidente della Repubblica d’Irlanda, in Uomini e donne d’Irlanda (aguaplano, 2018). Perché scegliere di tradurre e pubblicare i discorsi di un Presidente? Perché leggerli? Perché, come afferma Enrico Terrinoni, traduttore e curatore del volume, Higgins (o Michael D., come viene chiamato amichevolmente nel suo paese) ha dato un senso nuovo all’arte del discorso pubblico, del discorso politico. Arte che gli ha consentito di essere rieletto con il secondo mandato proprio lo scorso 26 Ottobre 2018.

Diverse le ragioni che rendono questa lettura particolarmente significativa oggi in Italia. Il volume contiene cinque discorsi che svelano la forza ed il valore delle argomentazioni di Michael D., presidente, poeta, intellettuale pubblico impegnato per anni in battaglie per i diritti civili. Tre dei cinque sono stati pronunciati a Dublino fra l’8 marzo, festa internazionale della donna, e il 29 marzo del 2016 (anno delle celebrazioni del centenario dell’Easter Rising, l’insurrezione di Pasqua dell’Aprile 1916) e vertono tutti su argomenti connessi alla rivolta partendo però da figure che sono state marginalizzate nel canone, come ad esempio le donne. Il quarto è stato pronunciato alla Congress Hall di Londra, il 14 ottobre del 2016 e si incentra su Eva Gore-Booth, sorella di Constance, poi nota come Constance Markievicz una delle leader dell’Insurrezione di Pasqua. Poetessa, drammaturga e suffragette impegnata, Eva Gore-Booth simboleggia una delle figure dimenticate ed in qualche modo oscurate, da una certa “storiografia ortodossa irlandese”. Michael D. ci restituisce un ritratto a colori di questa donna forte, coraggiosa e determinata, dimenticata forse anche a causa della sua relazione con Ester Roper, altra attivista del movimento suffragista inglese. Il volume si chiude con un discorso tenuto a Cuba, al Colegio Universitario San Géronimo dell’Università de L’Avana il 17 Febbraio del 2017, a meno di tre mesi dalla scomparsa del Líder Máximo. Proprio quest’ultimo pezzo racchiude, attraverso la ricostruzione inedita delle relazioni tra Irlanda e Cuba, il progetto di un altrove possibile attraverso la prefigurazione di percorsi per la creazione di modelli di cooperazione e sviluppo alternativi. In esso si traccia l’importanza sociale della migrazione da e verso isole, in termini di restituzione, di scambio.

La forza del volume – inserito non a caso nella collana “festina lente” che si propone di pubblicare “pillole di arte, filosofia, letteratura da assumere rapidamente e far decantare nel tempo” – risiede sia nelle argomentazioni del presidente che nella scelta ambiziosa di tradurre discorsi di grande spessore culturale, ricchi di rimandi e citazioni a lavori di scrittori, poeti, artisti, intellettuali e ricercatori (da menzionare a tal proposito, il pregevole apparato di note del testo). Si restituisce così al pubblico l’importanza e il valore quotidiano della ricerca, delle arti e della poesia anche e non solo nel fare politico.

Cuore dei discorsi è la convinzione che la questione nazionale non può essere separata da quella sociale e quella sociale non può essere distinta dall’esaltazione del valore della diversità e delle figure “subalterne”. Secondo James Connolly, leader dell’Irish Citizen Army la “prima armata rossa della storia” (una milizia nata in difesa dei lavoratori durante un famoso sciopero), e protagonista del terzo discorso, “il vero progresso di una nazione verso la libertà va misurato sul progresso della sua classe più subalterna”. Ed è proprio attorno ai subalterni che viene cucito l’orizzonte di un altrove possibile nel quale si insiste su un nuovo universalismo basato su modelli di sviluppo alternativi perché, come si suggerisce attraverso le parole di Eduardo Galeano, “né sistemi di Stato autoritari e collettivizzati, né la versione finanziarizzata del capitalismo globale divenuta egemonica dopo la caduta del Muro di Berlino sono consoni ai nostri bisogni, o adatti alla civiltà della sostenibilità di cui la nostra umanità ha un così urgente bisogno”. La lezione di umanesimo si fonda sull’abbattimento di confini e barriere, sempre presunti (immaginari e immaginati), pur nella loro triste realtà di fatto.

Un altrove possibile, popolato da politici che sono intellettuali e che riescono a restituire senso al discorso politico pienamente inserito nel contesto nazionale con una prospettiva universale nella quale si viaggia da uomini e donne non armati, non violenti alla ricerca di nuove possibilità. Un orizzonte ricco di orizzonti, nel quale siamo trasportati discorso dopo discorso. Una lettura consigliata e suggerita in un inizio d’anno nel quale si continua a contemplare ed attuare l’idea di lasciare morire in mare uomini e donne, in cui si chiudono porti e si cancellano diritti. Una lettura, come nota il curatore, nella quale predominano visioni che conducono ad “una resistenza che sappia farsi ri-esistenza” e, al tempo stesso, una lettura che ci restituisce fiducia nell’ormai svilito genere del discorso pubblico e politico.

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